"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 22 agosto 2025

MAI IN ABBINAMENTO EDITORIALE (FUMETTI) (Facebook Down Series - 141)

 

MAI IN ABBINAMENTO EDITORIALE (FUMETTI)
(Facebook Down Series - 141)

 

La mia devozione a Stefano Tamburini è nota (in ragione degli accessi al blog).

 

La mia stima per Tanino Liberatore è per lo meno conclamata: certificata inoltre da una dedica ([1]).

 

Ecco, siccome in abbinamento editoriale ormai ci sono anche i sub-mediocri (come mi informano in questo fine agosto 2025 rispetto a un italiano) ([2]), invece sono tranquillo: Rank Xerox e Rankxerox non li chiederete mai in edicola (pugnaci!) insieme alla Gazza (non il calciatore, il quotidiano).

Magra ma sicura consolazione.

E Lubna che si impala su Rank, per fortuna (e senza citare La donna della domenica …).

 

(Post ispirato da Gil Scott-Heron)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Propiziata da Petulia Mattioli (non solo una artista di vaglia, ma una grande cuoca - ed esserlo non ha soste, lo si è tutti i giorni - la cui cotoletta alla milanese, lei romana di diamante, sta da sola).

[2] Piuttosto (minima strizzata d’occhio agli esperti): https://it.wikipedia.org/wiki/Gim_Toro.

lunedì 8 luglio 2019

ROMANITÀ URBANA? NON PIÙ (Tombstone series – 48)


ROMANITÀ URBANA? NON PIÙ
(Tombstone series – 48)

Ma la romanità urbana, quella “tambu-toriana” non esiste più: Stefano Tamburini è morto, Tanino Liberatore vive a Parigi e Roma artisticamente non interessa più a nessuno (morti anche Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano).

“….”.
Come?
“ZNORT!”



                                                                                                                      Steg



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mercoledì 3 gennaio 2018

POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE? (populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)



POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE?
(populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)

 
Premessa: l’argomento di questo post può essere considerato serio e qualcuno sicuramente mi darà del superficiale: credo di conoscere i fumetti abbastanza bene, e quindi mi assumo il rischio.
 
Lo spunto di queste righe nasce dall’articolo di Beppe Severgnini su Sette (il settimanale del Corriere della Sera) ([1]) per presentare la ultima ed ennesima iniziativa editoriale con cui si vendono in edicola le storie di Tex Willer ([2]).
Mi ha colpito nel titolo l’uso della espressione “un po’ populista” (sebbene si sa che i titoli non sempre dipendono da chi scrive il “pezzo”). Infatti, una quarantina di anni fa si sarebbe scritto (ma senza strillarlo, e dunque al più nel “sommario”) “a rischio di fascismo” o qualcosa del genere.

 
Nel libro Fascisti immaginari ([3]) fra gli altri ha una sua voce Tex Willer ([4]).
In effetti, la scelta di Lanna e Rossi è quella di trattare anche gli autori con i personaggi a fumetti, ma ci sono autori “unidimensionali” ([5]) per il pubblico nel senso che creatore e character sono inscindibili e spesso il lettore non sa come è fatto il primo ([6]).
Tex sicuramente, anche per l’epoca in cui fu pensato, è un eroe di carta non governativo, nel senso che esisteva una morale democristiana per cui il ranger creato da Gianluigi Bonelli (e disegnato per moltissimi anni da Aurelio Galleppini) era della stessa risma di quei fumetti che arrivavano dagli USA e che non avevano una morale cattolica (si pensi a Flash Gordon).
Ma nessuno per anni e anni si pose il problema del suo orientamento politico, forse il mensile Linus (edito dall’aprile 1965) ha qualche responsabilità in una analisi che si interessa, anche, di un inquadramento ideologico di strisce e tavole disegnate. 
Quello che risulta curioso nella scelta di Severgnini è di usare la parola “populismo” in forma più morbida, mentre usualmente essa è solo un gradino prima del fascismo nel linguaggio della propaganda politica italiana: logiche di mercato, forse.

 

Violenza gratuita, droga, rapporti sessuali con una minorenne: questo è Ranxerox (inizialmente Rank Xerox): un robot nato dalla mente di Stefano Tamburini e canonizzato dal tratto di Tanino Liberatore.
Nessun problema per lui e la fidanzata (minorenne e tossicomane) Lubna: egli arriva dall’underground e i suoi “padri” (collaborarono anche Andrea Pazienza e Massimo Mattioli nella parte disegnata) sono tutti di sinistra alla sinistra del PCI.
Così va il mondo, verrebbe da dire. Aggiungendo che la epopea del “coatto sintetico” è durata abbastanza poco perché egli non necessiti di riabilitazione ad uso di un improbabile abbinamento editoriale con una testata quotidiana.

 

Anche i supereroi hanno avuto qualche traversia: ma con l’arrivo di quelli della editrice Marvel in Italia (nel 1970), il tutto era abbastanza banalizzato: Superman si poteva ignorare e/o criticare; Spiderman andava bene (e per fortuna Dick Fury ebbe poca popolarità).
La DC Comics ovviamente ebbe la sua riscossa con un Batman più che problematico, quasi ricreato nella saga “The Dark Knight Returns” (di Frank Miller altresì quanto alle “matite”), che contribuì a rendere più interessante pure l’alter ego di Clark Kent.

 

Ed arriviamo a quello che è il caso più complesso ([7]): Hugo Pratt, e non solo Corto Maltese.
Perché il veneziano nato a Rimini è “quasi” conosciuto come il suo personaggio più celebre ([8]) e non solo in Italia e Francia.
Un dato innegabile: Corto Maltese piace senza discriminazioni ideologiche, conseguentemente gli indici politici riferibili a lui e al suo creatore sono a disposizione di tutti.
Il fatto è che “nulla quaestio” quando CM o HP vengono schierati a sinistra, mentre ogni qual volta essi sono “arruolati” dalla destra scoppia un caso ([9]). E allora?
Volete Pratt di sinistra? Fate voi ([10]).
Rimangono innegabili alcune circostanze: Pratt si arruolò nel Battaglione Lupo della Xª MAS, sebbene per qualche giorno solamente ([11]). Che gli piacesse tutto quello che sapeva di militaria è altrettanto innegabile, nel senso che certo egli non era un pacifista. Onore al nonno poeta e basta (questi era stato fondatore dei Fasci di combattimento veneziani) la poesia di Eugenio Genero che si trova in “Corte Sconta Detta Arcana” ([12])? Pratt era sicuramente un maschilista (e piaceva alle donne ([13])).
Infine, una considerazione di un autore (non solo di fumetti) che lo conobbe molto bene e che, dati i suoi toni pacati, non credo abbia interesse a creare un Pratt fascista: Mino Milani. Ebbene Milani scrive, e con lui chiudo: “A dispetto del troppo parlare (più che divertirlo, probabilmente lo indispettiva) sul suo possibile passato, mi dicono che, morente a Losanna, Hugo abbia chiesto di essere sepolto in camicia nera. Pateticamente, come facevano i fascisti degli anni Venti, o i comunisti degli anni Cinquanta che, la camicia, la volevano rossa. O addirittura come i garibaldini che, se non si facevano polemicamente cremare, chiedevano di essere messi nella bara con la loro giubba di battaglia” ([14]).

 

Io credo sia piuttosto semplice: le persone sono costituite da momenti e periodi, sicuramente non isolabili allo scopo di far prevalere una ideologia sull’altra, a meno di rischiare la banalizzazione.
Capita anche ai fumettisti, anzi ai “fumettari” ([15]).

 

 

                                                                                                                     
[collezione privata]

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] 21 dicembre 2017, pagine 58 e seguenti: “Tex Onesto, fascinoso e un po’ populista”.
[2] In linea di massima, non descriverò fumetti e vi invito a svolgere le vostre ricerche on line e off line.
[3] Di Luciano LANNA e Filippo ROSSI, edito da Vallecchi (Firenze), 2003. Già citato in questo blog, esso è strutturato per voci ma ha anche un ottimo indice analitico. 
[4] E anche Tintin, probabilmente il più “sospettato” (leggasi il suo creatore, Hergé) di simpatie di destra, ma riabilitato in occasione, more solito, di una sua diffusione in edicola, in Italia.
Su Corto Maltese e  Hugo Pratt tornerò nel testo.
[5] Mentre il fumetto è per forza bidimensionale.
[6] Naturalmente, il discorso si complica quando autore e disegnatore non coincidono. Ma occorre precisare che il personaggio solitamente è da attribuire all’autore dei testi (o sceneggiature, se si preferisce) e non a chi lo illustra.
[7] Ma trovo interessante anche la voce dedicata a Sturmtruppen in Fascisti immaginari.
[8] Tanto da essere evocato dallo stesso Frank Miller: Corto Maltese è il nome di una isola.
[9] Fra i più recenti e celebri quello dell’incontro “Camerata Corto Maltese” realizzato a Roma da Casapound il 14 gennaio 2011 con tanto di manifesto ritraente un giovane Corto Maltese: si veda l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 17 gennaio di quell’anno. 
[10] Certo, mi è nota la sua “tavola” intitolata “No al fascismo!”.
[11] Secondo quanto scrisse Adriano Bolzoni su Il Secolo d’Italia: “in uno scrignetto di strana fattura, chissà dove trovato, Hugo conservava gli alamari della Decima. Era orgoglioso di aver militato tra i reprobi dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Volontariamente era entrato nella generosa e un poco folle masnada a diciassette anni. Non lo dimenticò mai e nulla poté mai fare impallidire quel ricordo” (cito da un articolo del 20 agosto 2015 a firma di Antonio Pannullo, intitolato “Hugo Pratt, il piccolo marò che trasformò il fumetto in letteratura”, che riporta questo passo risalente al 1997).
[12] Stante il numero di edizioni, è impossibile indicare la pagina (o le pagine) in cui compare la poesia. Preme far presente che la fase della storia in cui il marinaio nato a La Valletta declama le righe tratte da “Venezia mia” si svolge in Siberia nella neve, e non “nel deserto” come scrive taluno.
Giovanni MARCHESE, Leggere Hugo Pratt, Latina, Tunuè, 2006, p. 39, indica la poesia come pubblicata nel 1938 (parrebbe secondo altre fonti una seconda edizione, la prima del 1922) nella raccolta La vose del cuor; (però a pagina 57 e non 52), essa è pubblicata anche nella raccolta Falìve, Venezia, Zanetti Editore, senza data (ma 1925?), pagina XII.
[13] Ma leggete anche cosa scrive di lui sua figlia Silvina Pratt in Avec Hugo, Paris, Flammarion, 2005.
[14] Mino MILANI, Piccolo destino, Milano, Mursia, 2010, pagine 92 e 93.
[15] Prima della “letteratura disegnata”, Pratt si definiva, orgogliosamente, “fumettaro.
 
 

lunedì 24 febbraio 2014

RANK XEROX E RANXEROX (ancora su Stefano Tamburini, e su Tanino Liberatore)



RANK XEROX E RANXEROX
(ancora su Stefano Tamburini, e su Tanino Liberatore)



Anche oggi, 23 febbraio 2014, è facile fare i carini e illudersi “con quelli corretti”: Ornella Vanoni ha 80 anni e di Hugo Pratt non ci direbbe nulla di male.
Corto Maltese è un gran figlio di buona donna, ma non sembra.
Chiaro il segnale?

 

Provate ora a dire bene del Coatto sintetico con il cervello di una fotocopiatrice, novella creatura di un Barone Victor Frankenstein ([1]) che era non un nobile, bensì un giovane adiacente agli studelinquenti ([2]): Stefano Tamburini.

 

Dando a Cesare ciò che è di Cesare, e quindi anche al grande abruzzese (il terzo dopo Gabriele d’Annunzio e Ennio Flaiano) Gaetano “Tanino” Liberatore i suoi meriti, possiamo concludere che Tambura e Tanino sono stati dei Prometei del ventesimo secolo?

 

Ore fa, proponevo a Michele Mordente (scrivendoglielo), per anni inesausto esecutore artistico di Steve Tamburo, di editare le storie di Ran(k)Xerox annotandolo come accadde dal 1969 e per qualche anno con fortuna decrescente per alcuni romanzi di Emilio Salgari per iniziativa e cure di Mario Spagnol.
Fatica inutile, ma alla quale mi dedicherei volentieri.
 
Quarti d’ora prima, infatti, riguardavo grazie a un DVD artigianale (ricevuto troppo tempo fa da Mordente) un Tamburini ancora vivo nella trasmissione televisiva RAI (3, Campania) intitolata “Sulla carta sono tutti eroi”.
E a parte lo Schifano (Mario) ormai noto, riemergeva il ballardiano Crash che certo non è gradevole, ma è vero, jamesdeaniano e comprensibile (se non anche condivisibile, ma se lo è per alcuni ne prendo atto e basta).
Apparivano anche (ivi in quanto nelle tavole a fumetti) delle ragazzine violentissime: irreali allora, reali oggi. Ovvero il coatto R(k)X rischierebbe ora di essere vittima (con le voglie di calcetto infrasettimanale?) della sua eroinomane e ninfomane ultraminorenne.

 

Al di là delle rispettive capacità: somme nel mondo del fumetto, il personaggio pensato da Steve Tambura rimane alla fine soltanto suo. Ci ha provato Tanino a illustrarlo – dopo la morte di Tamburo nell’aprile 1986 – con l’altrui contributo (di Alain Chabat) nelle sceneggiature, ma alla fine la minor distorsione appare disarmonica. Più cattiveria contingente e meno violenza da psicoterapia mancano in quelle tavole caleidoscopiche e ipnotiche, e entrambe sono invece, rispettivamente in addizione e in sottrazione, necessarie.

 

Non so cosa ne pensa Chuck Palahniuk, probabilmente egli si inchinerebbe a un campione della distruzione gratuita come Rank.

 

Noi lo chiamiamo Rank.
Ricordo, una ventina ben abbondante di anni fa, ero a Roma per lavoro e nel pomeriggio, finiti gli incombenti e prima di andare in aeroporto, andai in un negozio di fumetti ([3]) con la metropolitana e sulla scala mobile pensavo a Rank e ai livelli della sua Roma futura e coatta. Mi era inevitabile.

 

In fondo, Rank e Lubna sono una coppia affiatata e da invidiare, mentre Corto Maltese rimane tristemente solo non avendo avuto il coraggio di lasciare l’eccesso della avventura maschilista per una Pandora Groovesnore che ancora mi farebbe battere il cuore (se non fosse che ...).

 

 

                                                                                                                      Steg

 
 
POST SCRIPTUM (del luglio 2015)
Non sono uso a cortesie, ma nel caso di specie si tratta di Michele Mordente, quello che io definisco l’esecutore artistico (con Alessandra Tamburini) di Stefano Tamburini, il quale sta pubblicando e pubblicherà materiale raro di Tambura (e non solo). Ecco la pagina Fb rilevante:
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

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[1] Il romanzo Di Mary Wollstonecraft Shelley fu pubblicato nel marzo 1818.
[3] Anche “fumetteria” è una parola a me sgradita siccome accettabile.



martedì 22 ottobre 2013

CARMELO BENE 3 (Inspired series - 1)


CARMELO BENE 3

(Inspired series - 1)

 

Carmelo Bene indossa capi di colore viola.

Un oltraggio al popolino dei tespiani da carro.

 

Carmelo Bene elogia Pinocchio il burattino: sepolto prematuramente (echi poeiani?).

Mi chiedo se James M. Barrie lesse Carlo Collodi.

 

Carmelo Bene dice “Eduardo” per De Filippo: improvvido!

Ancora oggi v’è l’uso scellerato del solo nome proprio riferito a persone conosciute dalla gente (non necessariamente meritevoli di fama, si badi).

 

Carmelo Bene tiene in mano un pacchetto di sigarette marca Gitanes e negli anni le sue labbra si inspessiscono e le sue orecchie si ingrandiscono.

Ecco il legame con Serge Gainsbourg ([1]).

 

Carmelo Bene vivo, un documentario per Carmelo Bene morto: brutto titolo: Bravo Bene ([2]) ([3]).

Frattaglie ([4]) per lupi e nulla più: frattaglie da un archivio dimenticato e negato a noi, i lupi che vogliamo i tagli pregiati, le costate, i filetti, ma anche il cuore della Macchina attoriale, dunque l’intero.

 

Marilyn Manson ha visto il Riccardo III di Carmelo Bene?

 

Quando Carmelo Bene stava per morire, nel 2002, gli mozzarono la testa e la posero in un contenitore alla temperatura di 100 gradi Celsius sotto zero, poi scesero al 35° livello di Roma, in un laboratorio clandestino, e cucirono quella testa al corpo indistruttibile del coatto Rank Xerox (ripeto, Rank Xerox), quindi attivarono le pile nucleari e forgiarono l’immortale.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Ma come? Se esiste un album di Patty Pravo (pubblicato nel 1971) dal titolo Bravo Pravo, voi quasi 30 anni dopo non riuscite a discostarvi?

[3] Documentario del 1999 disponibile come bonus nel DVD del Riccardo III.

[4] C’era un programma RAI, del 1981, dal titolo “Tagli, ritagli e frattaglie”, appunto; peraltro riferito solo a esibizioni comiche.

sabato 16 giugno 2012

TAMBURA, STEVE TAMBURO, OVVERO STEFANO TAMBURINI


Pubblicità per Cannibale
(scansione da originale, collezione privata)





TAMBURA, STEVE TAMBURO, OVVERO STEFANO TAMBURINI



Oggi Stefano Tamburini lo si conosce per caso. Perché bisogna (è un dato di fatto), prima, conoscere coloro che sono stati più evidenti di lui in una scena – altrimenti non può definirsi ([1]) – fumettistica esaurita, che taluno ([2]) frusta ancora come un cavallo morto.
La scena del Cannibale prima e di Frigidaire poi.



Ebbene: “sotto” Andrea Pazienza e a fianco di Tanino Liberatore per chi sa leggere si trova Tamburini.



Ci ha provato, con coraggio e quasi eroismo, più volte Michele Mordente ([3]), a spiegare e celebrare il genio della mente di Steve Tamburo, ma la sua voce si perde nel vuoto.
Tamburini non vende e poco interessa.


Poco interessa in quanto, ribadisco siamo da anni e anni al recupero di un breve periodo vecchio di un quarto di secolo, i colori sgargianti di Paz(ienza) non vengono mai associati alla sua morte per overdose e al cattivo Zanardi dai radical chic, che sono la maggioranza dei suoi “vedovi”, cosi come pochi si domandano cosa c’è dietro le matite muscolose (non muscolari) e le tinte pirotecniche piegate entrambe al volere di TL ([4]), un incrocio originale fra Burne Hogart e Philippe Druillet (volendo banalizzare con cervello e conoscenza di un allora ventenne: io).
In altre parole: il pubblico non va oltre la superficie di ristampe arbitrarie (Pazienza) e vecchie copie di albi e numeri di periodici più o meno ingialliti e più o meno preziosi (Liberatore con Tambura, ma chi se ne accorge?).



Invece questo romano – di cui non si conosce il giorno esatto della sua morte, nell’aprile del 1986 ([5]), perché trovato cadavere senza grandi indizi in un appartamento: “Oggi, 24 aprile 1986, verso mezzogiorno, è stato trovato il corpo di Stefano Tamburini, morto da più di dieci giorni, forse per un malore improvviso” ([6]) – è la mente e anche le matite (“a serramanico”) e anche le forbici e la colla e la fotocopiatrice e la macchina per scrivere che furono la spina dorsale dei due gioielli che ho evocato in apertura di quella scena disegnata che rendeva l’Italia interlocutore – alla pari e altrettanto unico – di Métal Hurlant.



A me del Tambura hanno sempre affascinato due fattori: il lato punk a meta strada fra New York e Akron – lui era un “americano” non un “inglese” – e quella cultura, emarginata più che marginale, da cui mi aspettavo sempre un guizzo imprevisto.
Tanto che se le sue storie a fumetti sono “No” come No New York, esperimenti come il personaggio di Snake Agent o le cronache (più che recensioni) di Red Vinyle si rivelano un gioco d’intelligenza con il lettore.



Tamburini ragionava con il giubbotto di pelle indosso.



Chissà cosa gli avrei chiesto se lo avessi incontrato.
Ecco, quando morì mi parve che di essere stato privato di un interlocutore che, altrimenti, avrei avuto ([7]).





Cosa ne penso io di Stefano Tamburini? È presto detto. Quello che segue era l’incipit di questo post, nemmeno letto quando ho scritto l’attuale.






QUOTE



STEFANO TAMBURINI: lo Schifano del fumetto e anche di più



Stefano Tamburini per me è un genio.
Mario Schifano forse ([8]).



Agli appassionati di fumetti è noto che la redazione di Frigidaire aveva una ammirazione incondizionata per Mario Schifano, quello degli anni ’70 e primi ’80 del ventesimo secolo.
Nella bibliografia (credo sia più corretto che chiamarla solamente fumettografia) di Tambura compare anche un servizio dedicato a Schifano ([9]).


Ma Tamburini ([10]) creava oltre il mero segno (certo non aveva il tratto di Liberatore) e il suo Snake Agent oggi probabilmente sarebbe realizzato sulla base della frammentazione audio e video di una cattiva ricezione digitale (televisione o Internet, poco importa) ([11]).
Ricordo, anche, che all’epoca la “computer grafica” era agli albori, quindi molto collage e poco software.



UNQUOTE








Cosa dovete cercare? Tutte le storie in bianco e nero di Rank Xerox ([12]), Tiamottì ([13]), Uncontrollable Urge. Un punto di partenza, se riuscite a trovarlo, è Banana Meccanica a cura di, ça va sans dire, Michele Mordente.
Ci sarebbe anche un breve documentario televisivo dal titolo Sulla carta sono tutti eroi; qui però siamo già nel difficile.








Credo di avere una piccola autorizzazione per queste due prove di Red Vinyle che Vi offro.

È seccante doverlo ammettere, ma la lucidità della n-wave americana stà perdendo colpi e qualche grosso gruppo si stà cagando in mano la precisione che aveva fino al 1979: i Pere Ubu, per esempio, cristo, chi glielo perdona un album così palloso come «The art of walking»? Esce fuori finalmente tutta la spocchia intellettuale che il ciccione aveva centellinato negli altri album, è sicuramente tutta colpa sua, smollato il chitarrista Tom Hermas, s'è tirato in famiglia Mayo Thompson, altro grasso vocalist/leader dei Red Crayola, per il quale aveva recitato una filastrocca deficiente nello stupendo «Soldier talk»: non vi aspettate però niente di simile, di tutta la trascinante paranoia dei primi tre L.P. non resta che il «rumore bianco» di Ravenstine a sottolineare diligentemente i viaggi lagnosi dei due lardosi vocalist: per il resto, seghe, seghe e un tributo a Miles Davis. Se si è grassi, è difficile rialzarsi quando si cade (ecco perché i DEVO fanno tanta ginnastica). Un altro tonfo discografico è «Wild Planet», secondo parto dei B-52's: è risaputo che, in tempi convulsi come questi, i parametri di gusto saltano e scricchiolano come siringhe sotto il tacco dei «camperos», e che la banalità ripetitiva ieri ti diverte oggi ti fa cagare, ecco, i B-52's oggi fanno cagare; dal primo L.P. è cambiato solo il colore della copertina da giallo a rosso, stesse facce di cazzo, stessi urletti, stesse basi musicali - ma chi ha ancora voglia di ballare? È irritante -. Per quanto riguarda gli sbarbi della California, posso dire che le ultime cose dei Tuxedo Moon possono andare bene come "ambient music" per una scopata, ed i Chrome non vanno bene neanche per quello: i Residents esquimesi li ho consigliati ad uno che mi stava proprio sul cazzo. Dell'ultimo di David Bowie non mi va di parlare, mi piace, non mi aspettavo niente di meno da lui (l'optimum è ascoltarlo mentre fai le valigie, pochissimo prima di partire per un viaggio), però Tom Verlaine porta sfiga e Robert Fripp pure, a parte il fatto che ormai timbra lo stesso cartellino su troppi album (tra lui e Brian Eno, grandi stronzi del rock, c'è da sperare che non rovinino la testina di David Byrne: tra l'altro è passato un anno da Fear).

La situazione ricorda il periodo di stanca del Progressive rock, quando tutti rifacevano i King Crimson, solo che oggi invece del mellotron si abusa dei nastri preregistrati e della «rhitm box» (agli Stupid Set fischieranno i sensori): mi sento una merda mentre lo dico, ma ascoltare i Faust o i Can, oggi, è ancora molto più arrapante che nel 74, e solo i Contorsions reggono lo sguardo, forse... se solo i Lounge Lizard avessero fatto un disco, eh, se mio nonno avesse le ruote...

(Red Vinyle, Frigidaire n. 1, novembre 1980)





Reduce da una lunga tournèe che mi ha visto rimbalzare tra la farmacia di Piazza Sonnino e vari appartamenti in Trastevere, vittima consenziente del mio hobby preferito, torno in redazione e cosa trovo sul mio tavolo? L’ultimo numero di una fanzine romana per baristi no-wave, chiamata «L'Espresso», aperta a bella posta su un articolo che, fin dalle prime righe, mi fa tornare impellente la voglia di riprendere immediatamente la tournèe dì cui sopra e dimenticare l'infame mondo della critica musicale italiana: il cialtrone Roberto Gatti, forte di un'improbabile licenza media, scrive che Frigidaire ha lanciato sul mercato discografico «la musica inumana», attribuendo a noi e ad altri l’invenzione, esclusivamente sua, di questa definizione pelosa e senza senso.

Senza il più minimo rispetto per eventuali intelligenze che lo stessero leggendo, questo cafone del «Jazz pop rock» accomuna Maurizio Marsico ai Liquid Liquid, Walter Carlos ai Soft Cell, Ranxerox a Maurizio Turchet, in un delirio stronzo, corredato dalle opinioni del «critico rock dell'Unità» e del «critico musicale del Giorno» (come a dire la crema della sfiga), il tutto sotto la bandiera, appunto, della «musica inumana».

II bisogno intossicato di mettersi in mostra, di coniare a tutti i costi la nuova etichetta, spinge queste carogne del giornalismo musicale a rovistare in tutte le pattumiere del rock pur di mettere in bocca a musicisti indifesi spropositi che non si sono mai sognati di dire, per poterci infine polemizzare nei ristretti ma pagatissimi ambiti delle loro rubrichette del porcodio in musica.

Ma come si fa a dire che gli Orchestral Manouvres in the Dark sono inumani? E i Liquid Liquid che fanno del banalissimo funky? E’ l’Espresso che vi fa diventare così? Gatti, ci fai o ci sei?

(Red Vinyle, Frigidaire n. 15/16, febbraio/marzo 1982)







Come vedete, ancora una volta tutta roba di e per angeli dalla faccia sporca.


                                                                                                                    


                                                                                                                               Steg

 
 

 
 
POST SCRIPTUM (del luglio 2015)

Non sono uso a cortesie, ma nel caso di specie si tratta di Michele Mordente, quello che io definisco l’esecutore artistico (con Alessandra Tamburini) di Stefano Tamburini, il quale sta pubblicando e pubblicherà materiale raro di Tambura (e non solo). Ecco la pagina Fb rilevante:

 
 
                                                                                                                      Steg


© 2012-2016, 2022 Steg, Milano, Italia eccetto per: i due testi di Red Vinyle che sono © degli Eredi di Stefano Tamburini, il comunicato stampa che è  © Frigidaire, la scansione e l'originale di Stefano Tamburini che sono © dei rispettivi proprietari per l'oggetto .
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[1] Ci hanno provato, in buona fede.
[2] Me ne assumo la responsabilità: Vincenzo Sparagna. No, non scrivo per conto di Filippo Scòzzari.
[3] Che mi chiama Stè e io lo saluto con uno Znao ipoteticamente rankxeroxiano che lo indispettisce.
[4] Cercatevi Tenere violenze.
[5] Nato il 18 agosto 1955.
[6] Questo il testo integrale – senza correzioni di sorta – del comunicato stampa del 24 aprile 1986 pubblicato da Frigidaire sul numero 66 del maggio 1986: “Oggi, 24 aprile 1986, verso mezzogiorno, è stato trovato il corpo di Stefano Tamburini, morto da più di dieci giorni, forse per un malore improvviso.
Nato nel 1955, sotto il segno del Leone, Stefano Tamburini è stato uno dei fondatori della rivista Cannibale nel 1977 e successivamente, nell’80, del mensile di fumetti e reportages Frigidaire. E’ stato anche l’ideatore, il primo disegnatore e infine lo sceneggiatore del personaggio Ranxerox, un androide quasi perfetto costruito da un immaginario studelinquente durante l’occupazione dell’Università di Roma dell’86 (una specie di ’77 fantascientifico).
Oltre a pubblicare centinaia di pagine di fumetti, testi, immagini ecc. su l’Avventurista, Cannibale, Il Male, Frigidaire e su altre riviste, Tamburini è stato un geniale grafico (sua è infatti sia la progettazione di Cannibale che quella, tanto più complessa e duratura nelle sue tipologie, di Frigidaire) e un attento scopritore e maestro di nuovi talenti nel campo del disegno. Chi più, chi meno, tutti i nuovi autori italiani ed europei di questi ultimi anni gli devono moltissimo.
Recentemente, dopo l’uscita dell’ultimo albo Muscles, in cui compaiono le storie di Snake Agent, un agente segreto le cui avventure sono disegnate con una particolare tecnica di trasformazione dell’immagine alla macchina fotocopiatrice, Stefano Tamburini aveva collaborato al mensile Frizzer, sceneggiando dei curiosi fotoromanzi satirici, e aveva inventato la grafica ed il titolo di una nuova rivista per giovani autori di fumetti: Tempi Supplementari. Sua era stata anche la progettazione grafica del trimestrale di subletteratura Vomito.
Stefano Tamburini è stato un interprete appassionato della vita quotidiana della sua generazione, un osservatore lucido, ironico e insieme disperato del suo tempo. Per anni ha inventato e realizzato progetti con l’entusiasmo di un ragazzo. Ha sempre guardato il successo editoriale (anche dopo le 18 traduzioni delle storie di Ranxerox e la gloria in Francia e negli Stati Uniti) come un aspetto complementare – in fondo secondario – della sua ricerca di vita, di amore, di libertà.
Era un giovane forte e robusto, fino a sembrare indistruttibile o invincibile. Ma anche un artista che la stessa sensibilità estrema ha reso – in certi momenti – fragile come vetro”.
[7] Curioso, mi rendo conto che mi manca anche l’opinione di Tonito su Tambura, ma questa forse è buona parte della storia che sta alle spalle dell’intero mio blog.
[8] A scanso di equivoci: io ammiro Schifano; dopo Francis Bacon, è con Piero Manzoni l’unico artista del ventesimo secolo per cui vorrei poter spendere qualche centinaio di migliaia di Euro per un’opera originale.
[9] Frigidaire, n. 21.
[10] Esattamente ricorda Scòzzari come fra loro si apostrofassero per cognome.
[11] Siete pregati di non cercare di copiare l’idea.
[12] In collaborazione con Pazienza e Liberatore.
[13] Disegni di Liberatore.