CUOIO E
BORCHIE
(allora
eravamo belli, puliti e stilisticamente pericolosi. Noi) (
)
Da qualche anno
provo notevole fastidio per l’annacquamento di alcuni simboli della gioventù.
Quella vera.
Probabilmente è
solo il culmine di quanto cominciò oltre 30 anni fa.
Non è mai
esistita la necessità di indossare capi d’abbigliamento con il marchio di un
prodotto merceologicamente differente, quindi il giubbotto di cuoio, se proprio
doveva avere una marca, o era Schott o era Lewis Leather (
).
1 Ramone su 4
indossa lo Schott Perfecto nella foto di copertina dell’eponimo debutto.
Qualche imbecille vi dirà che James Byron Dean ne indossa uno in Rebel Without A Cause.
Facile, da sei
lustri abbondanti, riconoscere gli impostori, siano essi scapoli o ac-coniugati
(copro anche gli omosessuali), incapaci di cambiare una candela alla moto e
svenuti per la paura dalle parti degli uffici degli Angeli (quelli che “restano
sempre zozzi”) a NYC (o altrove).
Nel 1981 vidi i
Soft Cell al Maximus di Leicester Square, London.
Si pose quindi
la necessità di indossare 2 (due) cinture ornate a fila singola di borchie
piramidali: meno scorza e più pensiero, rispetto a una sola cintura con una
fila a tre. Occorreva, prima, trovare due cinture (e non vi dico come sono da
portare).
Gli speroni sono
ancora da qualche parte, con le stud
piramidali (inaccettabili tutte le altre forme) a ornarli, ovviamente, portati
con gli anfibi o gli stivali di Johnson’s, dopo poco uno solo spur va indossato (io lo tenevo a
destra, non sono mancino).
Al controllo sicurezza
del bagaglio a mano, fine agosto (sempre 1981), all’aeroporto (
)
lascio tutte le mie metalliche piramidi montate su cuoio, che in un sacchetto
di plastica trasparente mi saranno restituite dal
tapis roulant all’arrivo a Milano.
Ancora cuoio e
borchie non sono cosa da impiegati in vena di trasgressione a breve scadenza.
Altri tre anni,
sempre Londra: 1984, una laurea con lode (
).
Estate, una
futura (1989-1990) ferita emotiva ancora oggi non rimarginata (dunque non porto
– nemmeno – una cicatrice interiore) (
), e
Boy di King’s Road vende quegli stivali bassi (già di Seditionaries) con
borchie piatte e chiodi sulla punta (
),
chiamiamoli
rebel brogue, volendo:
facce scure mi scrutano ogni volta sugli autobus rossi a due piani (ancora “aperti
dietro”) che uso per andare la sera nei club o anche solo al pub (
):
siamo ancora, per fortuna, belli, puliti e pericolosi anche quando balliamo al
ritmo di una canzone di Sylvester.
E oggi?
Beh, a parte i
dopolavoristici cuoi su cui lo czarniano Lobo urinerebbe con effetti corrosivi
definitivi, vedo inutili borchie così asettiche che certo nessuna dominatrice
comprerebbe un paio di scarpe con tali ornamenti metallici (indipendentemente
dal colore della loro suola e il prezzo che ne consegue).
Risultato?
Tutto è diluito,
anche se per una camicia come quella che funge da copertina di questo
blog una qualunque, attempata (
),
direttrice di pubblicazione periodica pagherebbe qualche migliaio di Euro.
Dedicato a tutti
i
lazy sod che arrivano da un “
Satellite” (
).
Steg
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