SE DIVENTA
“TROUSER”, IL “PANTALONE” NON
MIGLIORA
(semiseriamente
durante la settimana della moda di febbraio 2014 a Milano)
Una vera e propria branca ([1]) del
pernicioso modificare in peggio la lingua italiana è l’Inglese a ogni costo.
Chi ride per “I don’t see the hour”,
“rigor” o “In Milan you can be
very tranquil” ([2]) non
si rende conto che quelle espressioni sono di chi tenta di parlare la lingua
straniera.
Ma perché “fashionista” (sempre che coloro che lo usano sappiano
scriverlo e capiscano che quasi è un italianismo) è meglio di “modaiolo”? ([3])
“Brand” è sì un marchio, ma soprattutto per il bestiame.
Tanto che i grandi traduttori evidentemente traducono.
Ecco quindi che Snoopy nei panni di Joe Cool diventava Joe Falchetto.
Si badi che il problema non riguarda sbarbati e sbarbate della Barona o
di Centocelle che si ispirano ai loro omologhi di quasi trenta anni fa dediti
al hip hop.
Il fatto è che ormai siamo alla prassi e non più alla patologia.
Non vi basta “brand”? Allora avete anche “taggato” e “logato”: peggio in
quanto si italianizza e basta. Con buona pace dell’etimologia.
E poi ci sono le pronunce:
- “tì-shirt” invece di “tee-shìrt”,
- “brog”, si scrive “brogue” e si pronuncia di conseguenza ([5]).
E via così.
Non paghi, vi sono anche quelli che si gettano nel “crossover”: ecco
allora “cippaggine”, in quanto non pronunciano nemmeno “ciippaggine”, come
dovrebbero. Eh si perché la parola sarebbe il composto di “cheap” e “aggine”,
ovvero un modesto sinonimo di “dozzinalità”, ma pronunciandolo con la “i” corta
è come se scrivessero “cippaggine” che vuol dire poco ([6]).
Meglio allora ridere sul mobiliere brianzolo che tornato dagli Stati
Uniti racconta delle ottime “t-bon stik” mangiate in Texas.
Variazione fuori tema: sui plurali che diventano singoli, non mi ci metto
neanche: ma chi dice “la scarpa” è forse un appassionato dell’erotismo con
amputazioni [7]?
Che fare? Nulla di costruttivo, aumentare il disprezzo e rallegrarsi per
non essere parte di queste mandrie di “poveretti”. “Style coach” ([8]) inclusi
([9]).
Steg
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consenso scritto dell’autore.
[1] Per
le branchie della scienza o storpiature su liquori fernet (meglio un doppio
scotch diceva qualcuno) rivolgersi altrove.
[2]
Quest’ultima frase è meno errata – non è corretta ma si capisce – di quanto si
pensi.[4] Rinvio al post progenitore: “Il ‘pantalone’ e il ‘caipiroska alla fragola’: il massacro della lingua italiana come alibi per evitare di affrontare molte cose”.
[5] Che non sia sinonimo di scarpe maschili stringate qualche lettore lo sa già.
[6] “Cip” significa frammento in Inglese; ma poi ci sono: le “blue-chip” cioè azioni ad alto rating (che non è proprio sinonimo di quotazione, a meno di tradurlo con quotazione di lungo periodo); c’è il cip nel poker. Mi astengo dalle espressioni idiomatiche.
[7] Rendo omaggio a una famosa battuta di Siouxsie a un concerto dei Banshees rivolta a un focoso spettatore che le aveva afferrato la gamba …
[8] “la mia longeva esperienza nel fashion e per la mia personale attitudine di STYLE COACHING”: cioè? Tutto vero, cercate se volete.
[9] Scriverò mai il post sul vizio di “andare a scuola di tutto”?