WIEN,
TEN YEARS AFTER
Quando la mia famiglia era cliente del Ristorante Savini
(),
il mio cameriere di riferimento era il Signor F. R.: se era lui ad assisterci
nulla poteva andare fuori dalle regole ed era un piacere anche vederlo cambiare
le tovaglie del tavolo vicino: la stessa modalità ritrovata anni dopo a New
Orleans (anche) al bistrot di Brennan’s: Mr. B’s.
Il Signor F. R. era sempre perfettamente pettinato con i capelli corvini all’indietro,
con la brillantina, impeccabile nella tenuta di lavoro, scarpe lucide come uno
specchio. Rammento di averlo incrociato fuori orario, lui non mi vide, lì in
Galleria, all’Ottagono: il suo cappotto aveva un taglio perfetto.
Mi ha sempre ricordato il miglior Dirk Bogarde.
Ecco, quello che ho appena scritto – come avrebbe detto il Signor F. R. –
“una piccola pausa” fra il titolo e la sostanza di questo scritto.
* *
*
Leggendo le righe introduttive (
) e
poi il testo pubblicati (
) della
sceneggiatura de
Il portiere di notte di Liliana Cavani (
) mi
sono reso conto, anno 2020, che quel film ha subìto due travisanti ispirazioni,
travisanti per chi, travisato, appunto, ha ascoltato quelle opere musicali apparentemente
“ispirate”.
La ragione è semplice e da anteporre al resto. Chi conoscere
Il
conformista di Bernardo Bertolucci (
) (
),
potrebbe ricordare l’inganno del kimono di seta con cui l’autista (interpretato
da Pierre Clementi) attira il giovinetto.
Ebbene: io, l’ignaro ex studente di liceo scientifico di un paio di anni più
giovane di Enrico Ruggeri) nonché-e/o privo della sensibilità artistica di The
Gags (o devo dire lo pseudonimo artistico di Gegio?) per anni (o decenni) non è
stato indotto ad andare oltre il film di Lilian Cavani, sfidava, mentre un
libro gli avrebbe aperto gli occhi.
Ipotizziamo che nemmeno Ruggeri e The Gags conoscessero quel libro.
La canzone omonima di Enrico Ruggeri (
) si
risolve, infatti, in una pretesamente dotta lettura del film tramite la sola
figura del co-protagonista (ma facendo il verso a “
Les Amants d’un jour”
(
)), la
cui chiave più leale è forse un ennesimo sforzo ruggeriano, pel vero
ammirevole, di contrastare l’ancòra dominante cultura musicale sinistrese dell’Italia
di Allora.
Per The Gags – cum The Huns –, il tema è più pregnante.
A parte una generale ispirazione “a Max e Lucia” (nessun ammiccamento
manzoniano (
)) nel campo di
concentramento, la strizzata d’occhio del gruppo musicale milanese ad Adam And
The Antz si risolve in vari indicatori specifici: la canzone “Maximilian Aldorfer”
(
),
mezza grafica prelevata dalle immagini cinematografiche a partire dalla
copertina per l’antologia
Criss-Cross (1979-1981) (
).
Gli è, però, che manca Vienna, manca il dopoguerra, è tutto
decontestualizzato e ridotto a una matrice buona soprattutto per banalizzare – involontariamente-
proprio The Gags.
* *
*
Oggi quindi rimane intatta l’opera cinematografica, così come quanto
scrisse la regista a introduzione della sceneggiatura (
) pubblicata
in volume.
“La vittima, anziché il carnefice, che torna sul luogo del delitto”.
“Ebbi l’impressione che [Primo] Levi potesse, o meglio,
riuscisse, a parlare solo di un periodo della sua vita, come se fosse rimasto
là, nonostante tutto”.
“La vittima non vuole dimenticare, torna persino sul luogo del
delitto; è come se non volesse più riemergere da un sottosuolo in cui è caduta
e che la tiene ancora a sé. Il carnefice invece vuole uscire alla luce, darsi
un contegno e cerca nella logica della guerra le sue ragioni e vuole chiudere
per sempre la botola del sottosuolo dal quale è riemerso”.
“I miei protagonisti svolsero i loro ruoli secondo legge fino al 1945;
nel 1957, quando si ritrovano, i loro ruoli sono fuori legge. A questo punto la
gente pensa che sono degli psicopatici; invece sono sempre gli stessi, non
psicopatici ma tragici”. È tragedia vivere dei ruoli fuori dal momento storico che
li ha generati e permessi”.
“È orrendamente bella la divisa delle SS”. […] “Consci o
inconsci erano legati e devoti ad Hitler da un culto omosessuale”. […] “Nel
film la divisa delle SS è un feticcio sessuale”.
“
Se Mussolini faceva leva sul maschismo mediterraneo, sul gallismo
italiano, Hitler fece leva sull’aspetto opposto, più congeniale alla cultura
germanica; un aspetto oltretutto molto militare, uno spirito di corpo. È una
devozione quella che ebbe Hitler più profonda, più estetizzante, meno campestre
di quella toccata al duce” (
).
[Eccetera.]
“
Ho scelto Vienna, perché adoro Vienna” (
).
E rimane quel barattolo di vetro, infranto, svuotato da dita avide del
suo contenuto (confettura?), intorno al minuto 101.
Steg
NOTA TECNICA: ho scritto in precedenza su taluni temi nelle
seguenti sedi:
Tutti questi post sono confermati.
PS: SECONDA NOTA TECNICA
Questo post è identico a
quello che come titolo ha quello del film, e che pare essere stato censurato da
algoritmi.
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