"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 24 marzo 2025

ESATTAMENTE 53 ANNI FA … (Facebook Down Series - 112)

 

ESATTAMENTE 53 ANNI FA …

(Facebook Down Series - 112)

 

Nel marzo del 1972 era data alle stampe la prima edizione de La donna della domenica, di FRUTTERO & LUCENTINI: così recita la “ditta” in sovraccoperta ([1]).

 

Di questi due grandi autori ho scritto più di una volta ([2]), anche rispetto al cretinismo sociale rampante e inesauribile ([3]).

 

E allora?

Beh fatevi un giro dove vendono i giornali (quelli di carta, gli altri sono finti) e compratevi il numero de La lettura (Corriere della sera) pubblicato il 23 marzo 2025: delle due l’una: o avete già letto (e riletto, e magari riletto) il romanzo, oppure dovrebbe venirvi la voglia di leggerlo.

Senza dimenticare che chi volesse “fare lo scrittore” probabilmente analizzando le modalità di redazione di quest’opera letteraria capirà la mia opinione sulla inutilità delle scuole di scrittura ([4]).

 

 

Piccolo dettaglio: questo è solo formalmente un post della FbDS.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 31 luglio 2024

L’EDITOR È MORTO (Facebook Down Series – 58)

L’EDITOR È MORTO

(Facebook Down Series – 58)

 

Penso a un paio di libri (uno un romanzo fiume, così insufficiente che – non lo avevo mai fatto – ho regalato la mia copia con invito a cestinarle, nel caso. L’altro una raccolta di racconti, uno poteva essere di 3 pagine e non di una ventina, un altro vero Hemingway dei poveri, peraltro E. H. ispiratore delle prose) i cui autori sono nella editoria (ed editor).

 

Penso a Oreste del Buono e a Roberto Bazlen. Due nomi noti.

Ma è come affiancare a dei polli di batteria delle aquile: i primi razzolano, le seconde volano alte.

 

Credo che – come figura professionale – l’editor sia morto e anche il direttore di collana non stia molto bene ([1]).

 

Tanto in Italia basta vendere.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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[1] Verrebbe da dire che “lo trovo un po’ pallido”. 

martedì 10 dicembre 2019

AVERE DEL TEMPO


AVERE DEL TEMPO

Fra le non troppo vecchie novità culturali (chi ricorda le “vacanze intelligenti”?) c’è la affermazione per cui il tempo è uno dei beni più preziosi.
Delle due l’una: o chi lo dice lo dice per prendere in giro il prossimo, oppure prende in giro se stesso.

C’è una terza possibilità? Forse.
Potersi permettere di impiegare tutto il proprio tempo – con il coraggio di pensarsi immortali – a un proprio progetto (la variante sportiva è di solito meno impegnativa temporalmente parlando, ma comunque richiede organizzazione). Il bello di questo è il tornare quasi a quando “si studiava” o per qualcuno fortunato (lo fui, lo ammetto) dedicare alla tesi di laurea un arco di tempo inizialmente indefinito.

Oggi quindi celebro due letterati che hanno avuto il coraggio di sfidare Chronos.
Quasi gomito a gomito, l’uno in Italia e l’altro in Francia hanno dedicato anni a progetti quasi smisurati ([1]).

Domenico Scarpa ha curato in modo quasi monumentale i due volumi dei Meridiani Mondadori dedicati a Carlo Fruttero e Franco Lucentini ([2]), sia sotto la loro “ditta” F&L sia in solitaria, pubblicati nell’autunno 2019.
Sono oltre 3.000 pagine, eppure non sono completi, ma ce ne si accorge solamente compulsando l’indice e i criteri di scelta dei testi.
Credo sarà uno dei titoli meno venduti della collana, per ragioni evidenti: i titoli di successo dei due autori (quelli della ditta) sono facilmente reperibili, la trilogia dedicata al “cretino” ha avuto negli anni antologizzazioni di vario genere.

Ancora più avventurosa, sappiamo che è durata 15 anni la sua redazione, è la biografia dedicata da Jean-Luc Bitton a Jacques Rigaut: uno scrittore francese conosciuto da pochi ([3]), con un’opera omnia sempre in catalogo nella “blanche” di Gallimard dal 1970 (grazie alla sua cura da parte di Martin Kay, sconosciuto ai più ([4])).
Ecco quindi pubblicato nell’ottobre 2019 il monumentale Jacques Rigaut Le Suicidé magnifique ([5]).
Successo previsto per questo libro? Beh i Francesi leggono più di noi …, ma credo si risolverà in uno di quei testi che si troveranno nella sezione biografie letterarie d’oltralpe.

Credo che anche questo post avrà scarso seguito di lettura, ma il blog nacque per riordinare i miei pensieri, talvolta con sorprendente adesione di viaggiatori della rete.


                                                                                                                      Steg



Tre edizioni di un romanzo di F&L 




Edizione sparata di una antologia rigautiana



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[1] Mi astengo da valutazioni sulle scelte del primo perché ne scorgo già una che mi rizza i peli. Ma la regola per cui sarebbe meglio conoscere poco le persone di cui si ammirano le opere in letteratura spesso è vincente.

venerdì 4 ottobre 2013

ORESTE DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)

ORESTE DEL BUONO (SENZA DIMENTICARE PILADE)

 

Destino carogna quello dei fratelli, uno dei due spesso subisce l’ombra proiettata dalla statura del germano.

 

Chi ricorda Ron Asheton rammenta anche Scott solo perché entrambi erano nella formazione “storica” de The Stooges, gruppo musicale seminale (qualcuno li reputa anche proto punk, poco importa) formatosi ad Ann Arbour (Michigan, USA) nel 1967: il primo alla chitarra, il secondo alla batteria.

I Pilade ed Oreste della mitologia greca sono cugini.

Un cantante italiano parte del Clan di Celentano chiamato Pilade (all’anagrafe Lorenzo Pilat) interpretò nel 1965 la versione italiana di “Charlie Brown” ([1]): un testacoda pop che lega in modo curioso Oreste e Pilade Del Buono.

 

Qualcuno, addirittura, si inventò “OdiBò”, contrapposto a “OdiBì”, e allora si pensò a chissà cosa.

No: Oreste Del (oppure “del”) Buono e Pilade Del Buono, fratelli, entrambi giornalisti, sono due persone distinte, appunto.

Pilade era anche il nome del nonno paterno (dilapidatore di patrimoni) e Oreste quello dello zio paterno mai conosciuto (siccome premorto ai nipoti) ([2]).

Pilade Del Buono (il minore dei due: classe 1930, suo fratello era nato nel 1923) è stato un eminente giornalista sportivo e amico di Beppe Viola, negli anni più recenti è [stato] fra i tedofori della fiamma di Gianni Brera.

 

Oreste Del Buono rimane, per molti di quelli che lo ricordano (morì il 30 settembre 2003), solamente il direttore del mensile ([3]) Linus.

Nulla di più sbagliato.

Lo avete già trovato citato qualche volta in miei post precedenti.

Secondo una recente sintesi di Pierluigi Battista egli era: “uno dei grandi cultori dei filoni letterari tenuti ai margini dagli intellettuali sussiegosi” ([4]).

Ma questo è un giudizio ex post, allora quasi un quarto di secolo fa il diretto interessato sintetizzava: “mi sono sempre occupato di cose futili, il fumetto, il fotoromanzo, il giallo, il rosa, il nero, la fantascienza” ([5]).

 

Il maggiore dei Del Buono era un uomo non tanto alto (del proprio aspetto non particolarmente attraente non ha fatto mai mistero); era uno di quegli uomini che ancora – ancora perché oggi capita davvero raramente – trovavano ovvio essere vestiti con giacca e cravatta quasi sempre; quelle giacche e quelle cravatte che non dicevano nulla ([6]).

Faceva anche parte delle persone con “l’incarnato alla milanese”: quel pallido che sembra anche leggermente grigio, sebbene egli fosse nato in Toscana e per di più al mare (vedi anche il notaio Franco Cavallone, altro personaggio di qualche mio post).

 

Scriveva, scriveva, non come quella “macchina” di Giorgio Scerbanenco a cui forse proprio lui aveva attribuito la capacità di diventare una creatura antropomeccanica, ma OdB scriveva: da giornalista, da autore (che in Italia è sinonimo di scrittore letterario) e da prefatore.

Poi, evidentemente, dirigeva: pubblicazioni oppure collane editoriali.

 

La sua vita rispetto ad altri del mondo delle arti credo si possa suddividere così: quelli che a lui devono (spesso molto) in vita e quelli che a lui devono di non essere dimenticati; poi c’è anche qualche eccezione ([7]).

Fra i primi, campeggiano nei fumetti Hugo Pratt ([8]) e Andrea Pazienza. Fra i secondi rammento Umberto Simonetta, Scerbanenco, un poco anche Gianni Brera.

 

Su un sito dedicato ai “nativi” illustri dell’Isola d’Elba sono riportati due articoli che mi sento di segnalare: un profilo biografico e un’intervista ([9]). Dovrebbero bastare per chi desidera qualche riferimento in più.

 

Saluto ovviamente Pilade, che non mi conosce[va] di persona ([10]), ma conosce[va] bene mio papà anche perché loro due hanno anche lavorato insieme al quotidiano Il Giorno.

Risulterebbe solamente un libro a lui attribuibile, chissà … ([11]).

Per il resto solo interventi in testi altrui, prevalentemente breriani.

 

E per concludere, l’amara ironia è una sola: Oreste del Buono rischia di essere dimenticato per un motivo davvero circolare: non c’è nessun OdB che si premura di ricordarlo ([12]).

 

 

POST SCRIPTUM

Qualche giorno dopo [anno 2013] aver ultimato il post, ho reperito, fortunatamente a un prezzo da libro usato, il volume di Del Buono intitolato Amici, amici degli amici, maestri …

Nell’elenco dei profili che lo compongono rinvengo fra gli altri: Beppe Viola, Giancarlo Fusco, Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco. Does it sounds familiar?

 

 

DIECI ANNI DOPO

Ho ripreso il post: inserendo fra parentesi quadre aggiornamenti puramente cronistici: anche perché Pilade è morto il 21 luglio 2019; poi qualche breve aggiunta..

 

Ci si aspettava nel 2023 qualcosa per il doppio anniversario di OdB: centenario dalla nascita, ventennale dalla morte, è arrivata pochissima cosa, e quindi per chi ha letto anni fa questo post, fui profetico.

Nel frattempo, io … beh ho recuperato qualche titolo che mi mancava, casualmente e non. Desidero ricordare qui, in ragione della curatela di un altro autore italiano negletto: Daniele Brolli, il volume La parte difficile e altri scritti ([13]); poi, magari, La talpa di città ([14]) e La debolezza di scrivere ([15]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 e 2023 Steg, Milano, Italia.

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[1] Canzone del 1959 non collegata al personaggio creato da Charles M. Schultz, scritta da Jerome “Jerry” Leiber e Mike Stoller e interpretata innanzitutto da The Coasters.
[2] Tesei: la famiglia materna che ha dato alla marina militare un eroe come Teseo (nomen omen?). “Il vicegovernatore di Malta, sir Edward Jackson, ricordando l'episodio il 4 ottobre 1941 scrisse: «Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto, impiegando MAS e "siluri umani" armati da "squadre suicide" (…). Questa impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale.»”: da Wikipedia Italia che cita il Daily Mail.
[3] Adesso la periodicità è quel che è, e anche nei contenuti i paragoni non si possono fare.
[4] La Lettura, 29 settembre 2013, p. 4.
Vorrei sapere quali sono, o furono, gli altri, in quanto l’impressione è che sia difficile raggrupparli.
[5] La vita sola, Venezia, Marsilio Editori, 1989, p. 139.
Mi vengono in mente Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
[6] Come non hanno mai detto nulla quelle di Umberto Eco, che predilige(va?) il cosiddetto blazer all’italiana ovvero la giacca blu scuro ma senza bottoni di metallo.
[7]Scriveva anche ‘sui muri’, Beppe, per dire che le collaborazioni non mancavano. Teneva molto alla rubrica su Linus che gli aveva imposto Oreste del Buono, per lui soltanto fratello del suo amico Pilade”: così scrive Sergio Meda in “Beppe Viola, giornalista” su Panorama, nel 2012.
[8] Rammento una fumosissima sera al Hotel Napoleon di Lucca in cui, circostanza rara, HP e OdB erano persone fra loro pari.
Quando Del Buono lasciò la direzione di Linus, invece, tutta la redazione del mensile divenne una corte di ammiranti donne che pendevano dalle labbra del Maestro di Malamocco.
[9] Rispettivamente le stringhe sono: http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/02/oreste-del-buono-genio-e-carattere-di.html e http://elbaisoladipoetienarratori.blogspot.it/2013/06/oreste-il-guastafeste-del-buono-lenfant.html.
[10] Come “figlio di” pensò, esattamente, di identificarmi per il mio necrologio per Ayrton Senna Da Silva nel 1994.
[11] Carnera campione del mondo, s. l., Editoriale Nuova, 1978.
[12] Ripubblicandolo al di là di quanto fatto, un poco malinconicamente, nel numero del redivivo Linus di settembre 2013. dove c’è qualche suo scritto ma davvero poco e solo tratto da un unico volume (il già citato La vita sola).
Mentre il primo Antimeridiano dedicatogli rischia di essere un monumento letterario poco visitato dai lettori e comunque incompleto a causa del suo rigore cronologico e filologico.
[13] Milano, Scheiwiller, 2003.
[14] Roma-Napoli, Theoria, 1984.
[15] Venezia, Marsilio, 1987. 


 

venerdì 18 gennaio 2013

INVISIBILITÀ ARTISTICA CONTRO IL SOCIALMENTE CORRETTO


INVISIBILITÀ ARTISTICA
CONTRO IL SOCIALMENTE CORRETTO

 

Quando il blog che ospita i miei scritti era agli inizi, celebrai l’inutilità degli elenchi.
Ne sono ancora convinto.
 
Se prendete fra le mani un libro o un fonogramma ([1]) oggi essi debordano di “grazie” ([2]).
Pare ([3]) che Carlo Fruttero non li amasse questi ringraziamenti, non conosco la ragione ma condivido.
 
Tommaso Landolfi aveva chiesto al “suo” editore (Vallecchi, allora) di non mettere nulla su di lui, ovvero esigeva il risguardo di biografia bianco nelle copie dei propri libri.
Lo ammiro molto.
 
Una variazione sul tema dei ringraziamenti è la “colonna sonora” dello scrittore e/o del romanzo.
Non so a chi si debba questa idea, credo che in Italia responsabile, o meglio causa di fatto senza volontà in tal senso, per un suo successivo uso – erroneo in riferimento al romanzo e un uso sempre censurabile se riferito all’autore – sia Pier Vittorio Tondelli, il quale indicò una colonna sonora, trentotto canzoni, in coda alla conclusione del suo romanzo Rimini (un successo di vendite).
 
Che senso hanno i ringraziamenti ([4])? Nessuno.
Pensate a coloro che ringraziano il loro agente letterario: il loro agente lavora ed è pagato per quello.
Coloro che ringraziano moglie o marito (o analoga persona) perché li ha sostenuti o sopportati ([5]): cosa interessa ai lettori? Roba da rotocalchi rosa. Al più si dedicherà loro l’opera letteraria ([6]). Fra l’altro si rischia anche di minare la propria sfera di vita privata (e quella dei “ringraziati”).
 
Morale? Tutto questo daffare a descriversi e a fare gruppo mi sembra l’ennesimo, sgradevole esempio di come si sia circondati da persone che devono essere per forza sorridenti e in branco, incapaci di distinguere i “real friends” dagli “sham friends” ([7]) e desiderose di descriversi al prossimo per cercare compagnia ad ogni costo.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] I ringraziamenti nelle opere cinematografiche sono meno frequenti, forse perché i titoli di coda li seguono un pugno di spettatori
[2] Nel numero di domenica 13 gennaio 2013, se non vado errato, è comparso un servizio di due pagine su La Lettura (supplemento del Corriere della Sera) relativo a prologhi e ringraziamenti nei romanzi. Pare che Walter Veltroni nell’ultimo sia arrivato alla mezza dozzina di pagine dei secondi.
[3] Lo dichiara sua figlia Maria Carla nel libro La mia vità con papà che evidentemente ammicca con un cognome scritto in corpo triplo rispetto al suo titolo.
[4] Non sto scrivendo di pubblicazioni scientifiche o di ricerca o comunque saggistiche.
[5] Uso comune nei paesi anglosassoni pare in Italia semplicemente importato: lo fanno loro facciamolo anche noi!
[6] Sta bene la dedica a qualche persona, ma non l’elenco.
[7] In fondo un’epigrafe francisbaconiana che è fra le bandiere di questo blog e che copre tutto lo spettro dei dedicabili, inclusi quelli che dovrebbero seguire la dicitura: “non dedico questo libro a”.

lunedì 16 gennaio 2012

CARLO FRUTTERO (SENZA DIMENTICARE FRANCO LUCENTINI)

Copia con dedica tripla a Giordano Bruno Guerri
 acquistata in libreria specializzata


CARLO FRUTTERO (SENZA DIMENTICARE FRANCO LUCENTINI)

Avevo imbastito quel post domenica 8 gennaio 2012.
Come accade anche in altri casi, dalla bozza al testo definitivo passa del tempo.

Lascio immutato il post sottostante e aggiungo un paio di cose.

Di alcuni libri di Carlo Fruttero e Franco Lucentini esistono solo prime edizioni, quindi attenzione ai prezzi che dovessero proporvi ([1]).
Ciò posto, la prima edizione de L’idraulico non verrà è rara; quella de La donna della domenica non è comune.

Spesso mi capita, da cacciatore di libri, di sfogliare copie di libri che già possiedo; anche in doppia copia magari perché alla prima edizione si arriva dopo. Lo faccio per la “ditta F&L” perché potrebbe capitare una dedica spiritosa.

Ricordo di aver partecipato recentemente a quel sondaggio de Il Sole 24 Ore per consigliare un autore per un “Meridiano”: sicuramente ho indicato Fruttero e Lucentini.
Per il resto, ritengo che al profano sarà chiaro cosa cercare da quanto trova menzionato qui sotto.

Un’ultimissima cosa: guardando le parole cercate sui “motori” che hanno portato qualcuno nel mio blog, oggi figurava già Fruttero perciò forse saranno cosa gradita queste righe.


FRUTTERO & LUCENTINI

Carlo Fruttero & Franco Lucentini: il secondo morto suicida e il primo anagraficamente non giovanissimo superstite del medesimo duo.
Eppure la rilevanza di questi due scrittori rimane intatta.

Conosciuti per un godibilissimo romanzo di cui ormai è impossibile capire la genesi: La donna della domenica, la loro carriera è sconfinata e come tale suscettibile solamente di personali e incompleti apprezzamenti.

Dati per torinesi ma lo furono solo a metà (sebbene Lucentini si sia suicidato a Torino ([2])).
Certo piemontesi per luoghi lavorativi e di ambientazione.
Obbligatoria è la “trilogia del cretino”, anche perché chi non la apprezza molto probabilmente è per lo meno rapito dal fascino di detta “categoria umana”.
Su toni e contenuti analoghi il compendio I nottambuli.

Nella narrativa finto leggera si deve menzionare il “seguito” ([3]) A che punto è la notte.
Mentre altre opere sono un poco meno consistenti, sebbene Enigma in posto di mare abbia un notevole fascino per chi apprezza il degrado generazionale.

Grande merito di F&L è la lievità stilistica capace di celare notevole profondità contenutistica e di istigare nel lettore la voglia di investigare autori e temi.

Mi permettono anche di utilizzare un termine così abusato che nel mio vocabolario è quasi estinto: ironici ma con un retrogusto iconoclasta.

Direi anche “molto francesi”, non solo a motivo della moglie di Lucentini.

Diressero l’unico possibile concorrente di Linus: Il Mago, sicuramente avrebbero avuto maggior successo nel sostituire Oreste Del Buono alla direzione del primo.

Un’ultima avvertenza: credo che la lettura di F&L invogli a visitare e conoscere Torino ([4]).


                                                                                              Steg



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[1] Carmelo Bene già docet.
[2] Di quei suicidi che non hanno niente per cui una persona intelligente possa dolersi. Un altro grande suicida è Mario Monicelli.
A Torino si sono suicidati anche altri nomi illustri: ricordo Cesare Pavese ed Emilio Salgari.
[3] De La donna della domenica.
[4] Conoscere Torino può essere un fatto positivo, sotto altri profili artistici (o culturali che dire si voglia).
Musicalmente soprattutto per Fred Buscaglione e Gigi Restagno. Quanto a Restagno - dei Blind Alley chissà se e quando ne scriverò ... - intendo non i rifacimenti delle sue canzoni. L’unico caso in cui Internet mi ha fatto un regalo perché con tenacia si trova la sua “Coriandoli a Natale” nella sua versione: https://www.youtube.com/watch?v=twe9UG2fKy4.
Per correttezza ricordo anche i Rough, di nuovo con la versione originale della loro canzone “Torino è la mia città”: https://www.youtube.com/watch?v=cqOSyleSgzY.
Le cover - The Spaghetti Incident a parte - e le commemorazioni esasperate mi mettono molto disagio (come si può pensare che il pubblico non voglia ascoltare prima l’artista originale? Ed allora si realizzi senza ulteriore indugio un album con le registrazioni di Gigi Restagno, orsù!).