"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 28 novembre 2021

STRANEZZE EDITORIALI (in Blightly) (Tombstone series – 74)

 

STRANEZZE EDITORIALI (in Blightly)

(Tombstone series – 74)

 

È da segnalare una tendenza ormai consolidata in Gran Bretagna: l’antologizzazione – in edizioni più o meno anastatiche o in volume – di fanzine storiche o seppur recenti di certo interesse.

Appare allora curioso che libri storici non abbiano una seconda vita e stiano diventando piccole e costose gemme per bibliofili del modernariato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

venerdì 12 ottobre 2012

GENERATION TERRORISTS VENT’ANNI DOPO (di Manic Street Preachers e di persone fuori dal comune)


GENERATION TERRORISTS VENT’ANNI DOPO
(di Manic Street Preachers e di persone fuori dal comune)

 

Gli anniversari da un po’ di tempo sono “celebrati” con scarti di settimane o di anni ([1]). La ragione è spesso commerciale, o meglio esasperatamente commerciale.

 

Come ho scritto da ultimo ([2]) la guardia imperiale preachersiana ragiona in termini di crisi economica da oltre un anno.
Ecco quindi che l’edizione del ventennale di Generation Terrorists arriva con dieci mesi di ritardo e, di nuovo, nel forum di Forever Delayed si mescola(va)no aspettative e preoccupazioni sui prezzi. Si profila interessante l’edizione più ricca (anche se lungi dall’essere completa), pur se un CD di versioni aggiuntive appetibili per noi fedelissimi avrà un costo ulteriore di una buona ventina di sterline ([3]).

 

Manic Street Preachers: a very Welsh phenomenon, posto che il loro unico tour italiano con ancora Richey Edwards in formazione fu alla fine del 1994 come ospiti davvero speciali degli Suede.
Ecco perché non mi stupisco di come ho prima conosciuto e poi preso a seguire da serio appassionato (non ho un termine migliore) questa band.

 

La messe di stampa (escludendo il settimanale Sounds che non si reperiva) era stata cosi abbondante nel 1991 che io temevo si trattasse di una media hype esasperata come e più dei Sigue Sigue Sputnik, e non c’era modo di controllare (o forse era per me un periodo in cui mi erano sufficienti gli ascolti che già avevo ([4])). Fu così che non comprai tempestivamente i loro primi singoli (mi riferisco ai 3 commercialmente disponibili) e attesi diligentemente l’uscita di Generation Terrorists, album di esordio “e ultimo” che doveva “vendere più di Appetite For Destruction”.

Complice anche il fatto che non arrivò l’edizione limitata in picture CD ([5]) e ciò smorzò l’entusiasmo, ad un ascolto affrettato di questo doppio album ci trovai dentro un suono un po’ alla Hanoi Rocks (almeno non avevo sbagliato il riferimento, sebbene di piccola rilevanza).
Passarono più di dodici mesi e l’illuminazione mi arrivò con un’intervista pubblicata dal Melody Maker letta a New York.

Il resto oggi sembra inevitabile: cominciai con, in versione 12” (la sola esistente in vinile) le copie immacolate ([6]), l’EP di esordio e la prima prova per la Heavenly, innanzitutto, al fine di recuperare una produzione precedente che scoprii essere non un vuoto da colmare per completismo, ma un periodo fondamentale per capire e apprezzare la band.

 

Quindi comprai una fanzine fondamentale, un numero unico: Spitting Glass From Our Mouth (la reperii insieme a molto altro verso giugno 1993 ([7])) e quelle pagine mi spalancarono un mondo (senza Internet si era veramente degli iniziati.) dove tutto pareva unico e già ampiamente consolidato, compreso un secondo album che a me non sembrava poi cosi disprezzabile.

 

C’è un mio post che proprio è negletto ([8]): elenca ed illustra tre persone che hanno scritto, con modi e stili diversi, pagine fondamentali sui MSP: Anthony, Jake e Karen. Poi c’era l’instancabile “archivista” audiovisivo e cartaceo Martin capace anche di ben più potenti alchimie fra umani ([9]).
Immancabilmente chiunque conoscevi che aveva “i Manics” nel cuore era degno di nota, anche chi ti vendeva per mero commercio loro rarità, prop e fanzine (ancora e sempre fanzine).

 

Ne ho viste e vissute di militanze musicali, non ha senso paragonarle fra loro, in quanto quelle che si stagliano come realmente tali non hanno elementi di comparabilità, tranne la lealtà di chi le costituisce e ne è partecipe: solo questo le accomuna.
Ma quella dei Manic Street Preachers stupisce sempre (e ancora) sulla base di un unico dato di riferimento: nelle case di noi tutti, giovani e ribelli del ‘77, borghesi e proletari, ci sono scaffali occupati dai soli libri citati nelle loro canzoni e nelle confezioni (siano esse copertine o libretti) dei loro dischi.
Non sottovalutateci, mai.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Rispettivamente Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols – un 35° poi ... – e The Rolling Stones con la tournée per il cinquantennale l’anno prossimo.
[2] “Effetti collaterali delle expanded edition”.
[3] Meglio di quanto si pensava.
Non discuterò qui il dettaglio delle quattro edizioni e la loro bontà o meno.
[4] Non dimentico, per esempio, che oltre a Siouxsie and the Banshees  c’erano The Creatures, solo per citare gli artisti a me più cari.
[5] Allora non si seppe per quale motivo. In realtà essa uscì solamente quattro mesi dopo, ed allora logiche di banale profitto nazionali (quanti esemplari se ne sarebbero venduti qui da noi?) e di discreto successo dell’album in Gran Bretagna fecero sì che non ne arrivò mai copia in Italia.
[6] A tutta evidenza dimenticate sotto la lettera M di un negozio milanese che non esiste più.
[7] Quando Milano poteva vantare una record fair degna di nota.
[8] Si tratta diNous sommes comme des nains juches sur des épaules de géants (les anciens) …del 13 novembre 2011.
[9] Scusate: strizzo l’occhio a me stesso e a un'altra persona. Ma si tratta di questione privata.

domenica 13 novembre 2011

“NOUS SOMMES COMME DES NAINS JUCHES SUR DES EPAULES DE GEANTS (LES ANCIENS)...”


Nous sommes comme des nains juchés sur des épaules de géants (les Anciens), de telle sorte que nous puissions voir plus de choses et de plus éloignées que n’en voyaient ces derniers. Et cela, non point parce que notre vue serait puissante ou notre taille avantageuse, mais parce que nous sommes portés et exhaussés par la haute stature des géants” (Bernard de Chartres)







ANTHONY

*     *     *




JAKE

*     *     *



KAREN

giovedì 1 settembre 2011

TOM VAGUE (the right side of my blog series)

TOM VAGUE
(the right side of my blog series)


Tom Vague è importante come Mark P.

Quest’ultimo creò, scrisse ed editò la prima punkzine britannica: Sniffin’ Glue (si dovrebbe trovare ancora facilmente un’antologia) ([1]).

Tom Vague porta la miglior grafica di Ripped & Torn ([2]) a un livello più alto e crea la fan-fanzine par excellance: Vague. Meglio di Vogue.
Antz-iano d’acciaio, banshee-iano senza compromessi, egli distilla numeri in cui si seguono gli artisti beneficiati delle sue cronache come se si fosse lì.
Un piacere e una necessità.

Non garantisco nulla (d’altronde i maggiori di 40 anni che leggono questo blog e ne hanno bisogno al di là di una versione un poco diversa dei loro heyday hanno delle gravi mancanze da colmare e quindi la ricerca non guasta).
Ma fu pubblicata una antologia dal titolo The Great British Mistake (che rimanda a una canzone di The Adverts) idonea per i non completisti e che forse si può ancora trovare cercando in rete AK Press o al più fra venditori non convenzionali.

Tom Vague non si è fermato e dopo i primi venti numeri ha pubblicato brochure (in senso del loro formato) di più ampio respiro su argomenti non facili (King Mob, terrorismo).

Curioso, pensavo di chiudere ricordando che un (il per meglio dire) suo erede è Stewart Home: ho letteralmente spolverato a tarda ora qualche preziosa copia vagueiana e chi trovo?
Stewart Home nelle pagine finali di almeno due issue degli ultimi Vague con una pagina di promozione di sue pubblicazioni e uno slogan che farebbe versare lacrime a più di un copy pubblicitario.

Troverete facilmente il sito di Stewart Home e cercando un po’ anche di Tom Vague riuscirete a reperire qualche cosa (forse è ancora scaricabile una storia di Notting Hill e del W11).

Ma il mio fido browser spirituale (a safety pin stuck in my heart?) mi conduce a una meta non prevista: su www.vaguerants.org.uk anche i ritardatari potranno far finta di non esserlo.
Ogni tanto c’è un lieto fine.

Per Jon Savage forse non servono annotazioni? Lo spero.


                                                                                                                      Steg



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[1] Sto scrivendo del Regno Unito, per gli USA anche se formalmente sono più simili a riviste tradizionali si vedano Punk The Original, New York Rocker e, per la costa ovest, Search & Destroy. Di nuovo, per la prima e la terza testata sono state pubblicate anni fa antologie.
[2] Forse la fanzine punk, creata da Tony D., più curata graficamente fra le prime.