"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 25 giugno 2014

SON OF CAULFIELD


SON OF CAULFIELD

 

Molto raramente mi concedo di cambiare idea.
Ancor più sporadicamente tale revirement ([1]) si basa su certezze istintive.
 
Avevo già bollato la biografia (so to say) scritta da David Shields e Shane Salerno su Jerome D. Salinger – intitolata poco originalmente Salinger – come inacquistabile, ma la lunga recensione di Alessandro Piperno su La Lettura ([2]) del 22 giugno 2014, del quale non ho letto nessuna opera letteraria ma di cui mi fido come critico letterario (eh sì di qualcuno mi fido), mi induce a cambiare idea ([3]).
 
Interessa tutto ciò ai miei lettori? Non so, ma almeno segnalo un buon articolo da leggere.
 
A Piperno posso solo obiettare che egli avrebbe potuto citare Tommaso Landolfi quanto al profilo inesistente (cfr. Italo Calvino) o blank (cfr. Richard Hell) dell’autore “sulla” copertina.
Inoltre, egli potrebbe, anche, dichiarare di essere proprietario, come molti, di copia del “non più pubblicato” di Salinger.
Piperno Landolfi lo conosce sicuramente, mentre per i bootleg salingeriani concediamogli un qualche pudore, anche interessato, alle prede della sua biblioteca.
 
Inoltre, mi permetto, uso questo verbo con attenzione, una piccola analisi critica.
Holden Caulfield è realmente un outcast ([4]) o un self-outcast.
La sua non appartenenza alla società lo rende(va) certamente facile (o prevedibile) idolo giovanile.
Salinger avrebbe - dopo il certificato successo - potuto serializzarlo e, magari, uscire indenne dall’operazione.
Ci si può chiedere cosa spinse Susan E. Hinton a serializzare la sua narrativa. Ma la Hinton è un traguardo difficile, come i Ramones. La serializzazione ti rende di solito Federico Moccia, Moccia con meno successo (per l’artista musicale “mocciaesco” scegliete voi).
 
I libri di Salinger oggi non dicono più niente, o molto poco, a un giovane.
Ritengo che chi legge il capolavoro The Catcher in the Rye e non il resto del suo autore non abbia capito molto. Come ascoltare i Sex Pistols senza, almeno, un b-side ([5]).
 
Penso anche che attualmente Salinger vada letto di nascosto dai propri genitori: cioè asportando copia dalla libreria di famiglia senza farsi vedere.
Molti, sfortunatamente, avranno fra le mani solamente copia de Il giovane Holden (per di più recente e peggio ancora in Italiano, appunto) e dovranno arrangiarsi per il resto, anche con operazioni dubbie su siti Internet compiacenti.
 
Non posso, mi dispiace, raccontarvi il suono di una mano sola che applaude. Non è spiegabile.
Ma se siete arrivati fin lì siete sulla vostra, e quindi buona, strada.

 

 
                                                                                                                      Steg

 
 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.
 

 





[1] Eh sì perché non sono curve a 45° ma a 180° quelle che percorro.
[2] Supplemento letterario al Corriere della sera. Non infrequentemente citato nel blog.
[3] Non al prezzo dell’edizione italiana, evidentemente.
[4] C’è un romanzo di Joseph Conrad intitolato An Outcast of the Islands, in Italiano la traduzione “reietto” può sembrare obsoleta, ma è corretta. Non è sinonimo di ribelle, ma può essere conseguenza di ribellione.
[5] Io scelgo “Satellite”.

mercoledì 4 settembre 2013

J. D. SALINGER (difficile tutelarsi post mortem)


J. D. SALINGER
(difficile tutelarsi post mortem)

 

Durante questo finale di estate 2013 si riscalda – o si pretende che si riscaldi – il mondo dell’editoria postuma ([1]).

 

Dopo un tentativo di seguito (cd. “sequel”) non autorizzato nel 2009 ([2]), si parla della pubblicazione, non in tempi brevi, di diverse opere letterarie, inedite, di Jerome David Salinger, celeberrimo autore di The Catcher in the Rye, con protagonista il ragazzo Holden Caulfield.
Fra esse spiccherebbe una raccolta di racconti tutti con Holden come protagonista, probabilmente col il titolo di uno di essi: “The Last and Best of the Peter Pans”.
Tutto questo agitarsi deriva da una nuova biografia che promette grandi rivelazioni ([3]), la quale però già il giorno dopo la sua pubblicazione ufficiale fa storcere più di un naso.

 

A parte il dato curioso del titolo con cui lo scrittore statunitense si appropriava ([4]) di un personaggio di fantasia al cui confronto il Caulfield più famoso della famiglia sembra poco più rilevante della mano mancante di Captain Hook, credo che questo sia l’ennesimo esempio per cui dopo la morte non si riesce ad essere autorevoli e coerenti come si vorrebbe (da vivi).

 

A gettare benzina sul fuoco, vi è anche il fatto che le poderose difese su cui si reggeva la vita editoriale millesimata dell’autore statunitense hanno subito danni irreparabili a causa di Internet.

 

Infatti, ricordo che anni fa si riusciva a trovare in vendita qualche volume bootleg contenente tutti quei racconti che non erano stati più pubblicati per volere di Salinger: difficile pagarlo meno di 1.000 Dollari USA.
Leggenda vuole che egli si fosse piccato per lo meno di strappare le pagine di tutte le copie presenti nelle biblioteche di Gotham City (e oltre?) almeno del numero della rivista The New Yorker “incriminato” perché contenente “Hapworth 16, 1924” ([5]).
Ora il vaso di pandora è aperto: il sito web del magazine in questione offre ai suoi abbonati (quindi a pagamento) tutti e tredici i racconti, inclusi quelli sgraditi.
Ma (come per quei concerti in esclusiva televisiva che poi si trovano su DVD di dubbia origine eppure in qualità digitale), ecco apparire sempre in Rete l’offerta, gratuita, di un documento (formato pdf) che offre tutte le short story di Salinger edite su periodici, non raccolte in volume, sono più di una ventina.

 

Non esiste una morale, ma una considerazione: forse Salinger avrebbe potuto morire non intellettualmente vecchio, se si fosse spogliato delle sue manie di controllo su ogni mass medium.
Perché è chiaro che oggi Holden surferebbe su Internet come quasi tutti (anche quelli che potrebbero essere suoi genitori), ovviamente con la visiera del berretto girata di 180 gradi. Sulla sua militanza ne The Lost Boys ho qualche dubbio anagrafico, ma si sa che ormai sono giovani anche quelli di 35 anni.

 


 

POST SCRIPTUM

Poco meno di tre mesi dopo queste righe, alla fine di novembre 2013, ecco che sul web si alza il tiro: vengono pubblicati in rete tre inediti totali dell’autore.

Clamore mondiale, siti oscurati ad ogni ora per giorni, ma intanto …

 

 


                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Editoria postuma, discografia postuma: l’economia in parte si regge sui morti.
Il decesso di Salinger risale al 27 gennaio 2010.
[2] Autore tale John David California (nato Fredrik Colting) è intitolato 60 Years Later – Coming Through The Rye.  Il protagonista è indicato solo con l’iniziale “C.”.
In argomento, Salinger ottenne una sorta di vittoria a metà: dopo la prima decisione, in secondo grado furono contestati i principi utilizzati per concedere un’ingiunzione contro il nuovo romanzo. Ad oggi il volume è acquistabile tranquillamente.
[4] Altra epoca, evidentemente, oggi sarebbe Salinger a vestire i panni del convenuto in giudizio se sia attualizzassero le cose.
Cosi non  sarà in quanto, come noto, i diritti d’autore (o meglio il copyright) patrimoniali di James Matthew Barrie riguardanti il ragazzo che non cresce mai sono sì – eccezionalmente – ancora sussistenti, ma di titolarità di un ospedale per bambini: il Great Ormond street Hospital di Bloomsbury, Londra.
[5] Una traduzione in lingua italiana fu pubblicata qualche lustro fa: fu presto oggetto di sequestro.

domenica 16 giugno 2013

SCUOLE DI SCRITTURA? NO GRAZIE


SCUOLE DI SCRITTURA? NO GRAZIE
 

Quando ero ragazzino, la mia amica S. era amica di Stefania Craxi, figlia di Bettino (noto ma ancora lontano dal diventare Presidente del Consiglio).
Qualcuno a una festa raccontò che il fratello minore di Stefania, Bobo, prendesse lezioni di ping-pong. Non ho mai potuto verificare la veridicità di questa voce.

 

Le strade delle città del mondo sono lastricate di scuole di scrittura.
Avendo una credo buona conoscenza della materia giuridica di riferimento, io comprendo ancor meno come si possa insegnare l’originalità, anche se essa caratterizza le opere dell’ingegno con un potenziale creativo minore di quello di un’invenzione ([1]).
In fondo il ping-pong è uno sport, la scrittura non credo.

 

A Jerome David Salinger non ho perdonato che egli non si fosse opposto al nome assunto dalla scuola di scrittura “Holden” (appunto), italiana e facente capo a Alessandro Baricco: nome che suona come appropriazione palese dei meriti del protagonista di The Catcher in the Rye ([2]) e dunque dello stile di Salinger.

 

A pagina 39 del numero del 15 giugno 2013 di la Repubblica c’è un’intera pagina lasciata allo sfogo di Aldo Busi nei confronti dei giornalisti che hanno strillato le sue pretese doglianze per essere stato escludo dalla cinquina dei finalisti del 2013 del premio letterario Strega.
Periodi lunghi, punteggiatura scarsa, Busi sarebbe un pessimo allievo di una scuola di scrittura.

 

Per contro, sempre il 15 giugno 2013 sul canale televisivo RAI5 nel corso di un documentario francese di quest’anno dedicato ad autori (letterari) newyorkesi (almeno per residenza) non ho sentito una frase non banale a parte qualche considerazione di Paul Auster. Su New York City alla fine degli anni settanta ne so più io.
E fra loro, intervistati nel documentario, qualche frequentazione di scuole di scrittura c’è stata.

 

Raul Montanari mi piaceva molto, da qualche tempo un po’ meno. Nulla di personale, con me è stato sempre molto gentile.
Lui che cerca di scrollarsi l’etichetta di scrittore di genere e insegna (anch’egli) scrittura, forse non si rende del tutto conto che gli scrittori di genere possono scrivere situazioni ripetitive, ma non sempre lo stesso romanzo, perché i loro lettori se ne accorgerebbero.

 

Insomma: i bravi scrittori lo sono indipendentemente scuole di scrittura che frequentano o nelle quali insegnano (e anche indipendentemente dal fatto che piacciano o non piacciano a me).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per i più curiosi: legge n. 633 del 22 aprile 1941 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”) e decreto legislativo n. 30 del 10 febbraio 2005, n. 30 (“Codice della proprietà industriale”).
[2] Siccome non è obbligatorio saperlo: il titolo originale di Il giovane Holden è The Catcher in the Rye.
Provate a fondare una scuola di scrittura dal nome “L’afferratore nell’avena” o, anche, “Vita di uomo” (primo titolo italiano in un’edizione precedente quella (oggi quelle; quanto a traduzione) di Einaudi) oppure Caulfield (cognome di Holden).