"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 4 marzo 2024

TRADUZIONI MEDIOCRI (nimierana)

 

TRADUZIONI MEDIOCRI

(nimierana)

 

 

Ci sono due categorie di persone che leggono in traduzione ([1]).
Quelli che non conoscono la lingua originale. Per quella inglese io non giustifico essendo un idioma “a prova di cretino”.
Quelli che auspicano: un apparato critico, oppure almeno delle spiegazioni di certe citazioni. Sono i giustamente modesti (gli immodesti attendano il "double-decker bus": citazione senza spiegazione).

 

Ebbene sto rileggendo, in Italiano, La Reine du silence: testo autobiografico di Marie Nimier ([2]), figlia di Roger Nimier ([3]).
Niente apparato critico; scarse in quantità ed insufficienti in qualità le note.

 

E poi si arriva (che il passo sia cruciale, sono le pagine 126-128 de La Reine ..., lo dimostra il fatto che esso sia riportato nel Cahier dedicato a Roger Nimier ([4])) a corsivi in lingua italiana di alcune parole senza che si sappia: sono le traduzioni presenti nella edizione italiana ([5]) de Les Enfants tristes di Roger Nimier ([6])? Oppure sono scelte vanitose di chi traduce?


POST SCRIPTUM

Svarione di Massimo Raffaeli nel recensire (Il Venerdì di Repubblica, 15 marzo 2024, pag. 97) il libro: la presunta “amante” di Nimier diventa “giovanissima”: gli è che lui aveva 37 anni non ancora compiuti e lei 27 da poco compiuti (e un figlio di otto anni, morto nel 2001).

 

  

                                                                                                                       Steg

 

 

Envoi autografo all'amico Angioletti 
con dedica evidentemente spiritosa 
(collezione privata)

 

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domenica 26 luglio 2015

COMMENTATORI E TRADUTTORI (UNA PARTE TERZA O QUASI)


COMMENTATORI E TRADUTTORI
(UNA PARTE TERZA O QUASI)


Due piccoli eventi, concomitanti, mi inducono a scrivere di nuovo, almeno in parte, sull’argomento traduzioni.


Nella prima libreria (della più famosa catena nazionale di usato e non) visitata lo stesso pomeriggio, trovo una bella copia in prima edizione di New York – Life in the Bic City di Will Eisner, grande fumettista statunitense che fa più fine chiamare autore di graphic novel (andatelo a spiegare ai lettori di Eureka di 45 anni fa…) ([1]). Ma il (o la) precedente proprietario del volume evidentemente ha fracassato i propri denti delle sue velleità e ha deciso di condividere il proprio stato inferiorità per qualche decina di pagine funestando nota introduttiva e alcune tavole con traduzioni e sottolineature a inchiostro.
Non me ne capacito.


Nella seconda libreria della stessa catena, reperisco un volume per cui avevo deciso che non lo avrei mai comprato se non con congruo sconto, anche in questo caso è il 50%: si tratta di The Smiths - A Murderous Desire di Diego Ballani. Non avevo tutti i torti.
Se è vero che si tratta di “testi commentati”, è anche vero che si possono commentare i testi senza tradurli, se si traducono sarebbe gradito non improvvisarsi grandi letterati con doti tali da poter stravolgere il senso originale.
Ad esempio: “It’s time the tale were told” (da “Reel Around The Fountain”) è tradotto “è tempo di raccontare la storia” (p. 18), invece di “è tempo che la storia/il racconto fosse raccontato/a” ([2]); “Of how you took a child/And you made him old” (da “Reel Around The Fountain”), diventa “Di come hai preso un bambino/E ne hai fatto un adulto” (p. 19), invece di “Di come tu prendesti un bambino/E ne facesti un vecchio” ([3]); “I wonder to myself” (da “Panic”) ”(pp. 200-201), diviene “mi domando”, invece di “domando a me stesso” ([4]);


Il risultato mi sembra ancora quello di cui già mi sono lamentato ([5]): se con tutta evidenza in Italia si fatica a imparare o migliorare la propria conoscenza della lingua inglese, si eviti, almeno, di introdurre errori per i lettori che si fidano del traduttore, grazie.



                                                                                                                      Steg




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[2] La gravità del tempo verbale è diversa a seconda delle due traduzioni, ma una delle due non è fedele; inoltre, l’uso del congiuntivo non è più “obbligatorio” nell’Inglese meno formale da molti anni.

[3] Oltre l’inesattezza c’è anche la perdita di una contrapposizione fra fasi della vita, Peter Pan a parte.
[4] Ho il conforto di un I wah-wah-wah-wah-wonder/Why,/Why, why, why, why, why she ran away,/Yes, and I wonder,/A-where she will stay-ay,/My little runaway” (in “Runaway” interpretata da Del Shannon, scritta da Shannon medesimo e Max Crook).

giovedì 30 aprile 2015

LE TRADUZIONI SONO SEMPRE DEMOCRATICHE?


LE TRADUZIONI SONO SEMPRE DEMOCRATICHE?

 

L’argomento lo ho già affrontato, ma sotto un profilo parzialmente diverso ([1]).
Oggi lo riprendo con altri nomi e cognomi, quanto agli autori – e con loro i lettori – beneficiati o sfavoriti dalle traduzioni.
 
Mi picco di saper leggere qualsiasi testo in lingua inglese moderna; credo di poter leggere abbastanza in Francese e anche in Spagnolo.
Qualche volta, però, capita che un volume sia disponibile a prezzo migliore in edizione italiana: faccio l’esempio di Surf city (titolo orginale Tapping The Source) di Kem Nunn, volume comunque di difficile reperimento: buona traduzione.
 
Mi sono accorto della bravura di alcuni traduttori dei romanzi di Hugues Pagan ([2]) quando ho trovato delle note a piè pagina che segnalavano riferimenti non evidenti nell’edizione originale ([3]), a parte “il puntino prima del numero” nella descrizione del calibro delle armi da fuoco che apprezzo sempre.
 
Apprezzo le dichiarazioni d’intenti e le note a fine volume dei due traduttori di Acqueforti di Buenos Aires (ovvero Aguafuertes porteñas) di Roberto Arlt.
 
I problemi sorgono quando si scopre che il traduttore strafà (per assurdo è proprio quando il traduttore pensa di diventare autore senza considerare il valore dell’opera originale), oppure non conosce l’argomento; può capitare anche contemporaneamente. Ciò a detrimento dei bravi traduttori.
 
Arrivo così a Arturo Pérez-Reverte ([4]), autore che pretende le accentazioni secondo la vecchia grafia castigliana nella propria lingua, e per il quale (o meglio anche per il quale, anche oltre ai suoi lettori migliori) le parole usate contano e una cattiva traduzione è come un paio di scarpe impolverate calzate esibendo un abito di buona fattura.
Ecco così che le due (non c’è riferimento di chi ha tradotto cosa) traduttrici della raccolta di scritti intitolata Le barche si perdono a terra (letterale traduzione dell’originale Los barcos se pierden en tierra) mi buttano lì, in poche pagine: un’espressione di tipica matrice romanesco-laziale; anziché prodursi in una nota a piè pagina esplicativa al riguardo trasformano due corpi dotati di loro denominazione precisa in “carabinieri” e “poliziotti” nella loro descrizione; poi mi trovo (Pérez-Reverte è un estimatore di Emilio Salgari) a leggere che Emilio (rectius il Corsaro Nero) sarebbe di “Roccanera” anziché di Roccabruna (o Roquebrune, di questi tempi). Non sono dettagli.
In questo caso, la traduzione non è più democratica – in quanto essa rende disponibile anche a chi non conosce la madrelingua dell’autore la sua opera cercando di mantenere fedeltà e stile –, bensì diventa fuorviante e financo onerosamente elitaria: chi conosce l’argomento (pochi) e la lingua i  cui è scritta l’opera è costretto a ricostruire l’esposizione dell’autore.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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