"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 27 settembre 2025

A SETTEMBRE SI NASCE E SI MUORE (Facebook Down Series – 155)

 

A SETTEMBRE SI NASCE E SI MUORE

(Facebook Down Series – 155)

 

Scegliete voi, se essere in ritardo oppure in anticipo (senza scomodare the Queen of Hearts).

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/12/marc-bolan-fu-vera-gloria.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/09/marc-bolan-1977-2017.html

 

 

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domenica 17 settembre 2017

MARC BOLAN: 1977-2017


MARC BOLAN: 1977-2017

 

  • Marc Bolan: essere primo e morire da secondo, per primo. Rispetto a David Bowie.
  • Marc Bolan: morire secondo, dopo Elvis Presley.
  • Marc Bolan: essere una “superface”, un “very high number”, della scena mod in giovanissima età. Ma – di nuovo – essere già morto prima del sorgere della modrophenia del 1978-79.
  • Marc Bolan: padrino o quasi della onda punk (britannica) del 1977, ma molti lo etichettano come tentativo di suo rilancio.
  • Marc Bolan: dandy in the underworld è solo il titolo di una sua canzone? Perché il suo precipitare stilistico è spesso imminente, non occorre scomodare la letteratura in argomento.
  • Marc Bolan: maltrattato financo nella discografia “ragionata” postuma.
  • Marc Bolan: dopo quaranta anni dalla sua morte, egli sembra più un “si dice” che una tappa musicale importante, estinto come un Tyrannosaurus Rex piuttosto che celebrato come cigno elettrico, nonostante “tutti”: Siouxsie Sioux, Marc Almond e Bauhaus con gli altri “figli della rivoluzione”, … e – naturalmente – David Bowie.

 

 

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giovedì 10 aprile 2014

EDDIE COCHRAN: IL BALBETTIO ADOLESCENZIALE PERFETTO (Sketches series – 14)


EDDIE COCHRAN: IL BALBETTIO ADOLESCENZIALE PERFETTO
(Sketches series – 14)

 

Eddie Cochran muore, Gene Vincent resta storpio (alla gamba sinistra già colpita da un precedente infortunio) ([1]). È il resoconto di un incidente stradale ([2]).

 

“Mi” è noto quanto io abbia a cuore Vincent, così “poco statunitensemente a posto” ([3]).
Ma Cochran ogni volta che lo ascolto mi sposta qual piuma al vento.
Tre generazioni musicali gli si sono inginocchiate davanti in riverente devozione: The Who, Marc Bolan, Sid Vicious.

 

Eppure, altrimenti non leggereste questo blog, alla fine per me: la voce narrante deve impazzire per la sua amata con i capelli raccolti a coda di cavallo, i calzini bianchi arrotolati alla caviglia, la gonna a pieghe che vola quando lui la cinge la vita in un passo di rock ‘n’ roll.
Ecco perché lui corre su – per ben venti piani! – e poi resta senza fiato ([4]) (e io con lui) ([5]).

 

Ma un altro punto di forza di questo rocker è la modernità che, appunto, lo ha reso memorabile ben oltre la contingenza storica: “Summertime Blues” e “Nervous Breakdown”.
Tanto , alla fine, mi domando: fu davvero un incidente (stradale)?
Perché, forse, Eddie Cochran si era spinto qualche anno troppo avanti a tutti gli altri.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Per i più superficiali: Gene Vincent uguale “Be-Pop-A-Lula”, canzone che inizialmente fu il b-side del singolo “Woman Love”.
[2]On 16 April 1960, while on tour in the UK, Vincent, Eddie Cochran, and songwriter Sharon Sheeley were involved in a high-speed traffic accident in a private hire taxi in Chippenham, Wiltshire. Vincent broke his ribs and collarbone and further damaged his weakened leg. Sheeley suffered a broken pelvis. Cochran, who had been thrown from the vehicle, suffered serious brain injuries and died the next day. Vincent returned to the States after the accident” (Wikipedia).
[3] Eh sì non ignoro nemmeno Buddy Holly e Carl Perkins e Jerry Lee Lewis (anche lui non “a posto”) ..., d’altronde era Joe Strummer a dichiarare provocatoriamente nel 1977 la morte di Chuck Berry.
A parte quelle due dozzine di mie visioni di American Graffiti.
Mi aspetto un commento di Glezos a questo post.
[4] “Twenty Flight Rock”.
[5] Ringraziando anche un ex componente dei Generation X.

giovedì 13 dicembre 2012

MARC BOLAN: FU VERA GLORIA?


MARC BOLAN: FU VERA GLORIA? ([1])

 
Credo sia impossibile parlare di Marc Bolan e celebrarne i meriti in termini assoluti.
Purtroppo, infatti, non sono ancora riuscito a percepirne le doti uniche, cioè al di fuori di riferimenti che sono di altri. Anche dopo oltre 30 anni di miei ascolti non casuali.
Forse lui fu più calce che mattoni?
 
Egli fu il più giovane dei mod?
Può darsi, però senza (riuscire a?) capitalizzare questo suo primato.
 
Una carriera più che dignitosa, ma non eclatante con il suo supremo sauro preistorico nella seconda metà degli ultimi anni sessanta.
Un incrocio di carriere ancora (perché anche lui bazzicava Facce e Numeri) con David Bowie: splendidi loro due imbianchini nel racconto del secondo.
 
Tony Visconti, lui e solo lui ([2]), nella decade successiva firma a quattro mani l’ascesa di Marc Bolan con i T. Rex, definitivamente scolpiti nella storia ma, ma, da “All The Young Dudes” scritta da David Bowie e per di più – con un magistrale colpo doppio – interpretata dai Mott The Hoople ([3]) altrimenti relegati al ruolo di “grandi dimenticati” (un club già troppo affollato).
 

Quando arriva la mania, “come ai tempi di The Beatles”, evidentemente la scena non si ferma e verso il 1974 Bolan non è già più l’idolo assoluto con cui misurarsi.

 

Può non piacere la considerazione – non piace nemmeno a me – però chi scrisse che le simpatie di Marc Bolan per la scena punk lo avrebbero aiutato a tornare in auge non suona del tutto fuori posto.
Dunque, a parte la conosciuta (a quattro persone in Italia) fotografia con Siouxsie alla Music Machine londoniana, ecco The Damned che aprono per lui nel suo tour del 1977.

 

Poi tutto si ferma: in quanto Mark Feld forse sta ancora seminando per il suo secondo avvento prima di poterne raccoglierne i frutti.
I cavalli motore lo immolano, come molti altri, ma all’ombra di un cadavere “fresco” troppo ingombrante come Elvis Presley qualche settimana prima: il Cigno Bianco muore il 16 settembre 1977.
Ultima sua apparizione televisiva? In duetto dal vivo con David Bowie, che presenzierà al funerale.
 
Se volumi in eccesso della dozzina non hanno saputo spiegare Marc Bolan, come posso farlo io?
È uno dei casi in cui la musica parla molto meglio – e forse altro non abbisogna – delle parole di commento ([4]), anche qualche sua cover ([5]) e il minutaggio da formato singolo spiegano molto dell’attitudine positiva nei suoi confronti dei futuri Fiori dei bidoni della spazzatura che ancora si celebrano.
 
Ah, quasi dimenticavo: in termini di stile, dopo George Brummel e Charles Baudelaire, per me vengono le bebè color verde, quasi “racing”, di Marc Bolan: un millimetro prima del baratro del ridicolo.
È quel millimetro che fa il “Dandy in the Underworld”: buon mod non mente.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Nessun gioco di parole voluto.
[2] Forse la spiegazione intuitiva del perché l’Italia non è all’altezza del Regno Unito quanto a musica pop e rock sta nel fatto che, parlando di talenti riconosciuti che hanno influenzato il costume, la prima ha avuto Mogol e il secondo un immigrato dagli USA (frutto di immigrati italiani).
[3] Non nascondiamo ci dietro un dito!: “di” Ian Hunter.
[4] A parte il percorso inverso a quello che sto per suggerirvi: sorta di ossimoro, cioè fidandovi delle versioni di sue canzoni interpretate da altri artisti, non potete sbagliarvi, vi affido un solo titolo: “Children of the Revolution”.
[5] In particolare una di Eddie Cochran: se non vi incuriosisce Bolan e se non lo fanno The Who (con la stessa canzone), se nemmeno El Sid Vicious vi smuove, forse dovete riflettere seriamente sulla vostra conoscenza del rock ‘n’ roll.