"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Anthony Burgess. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anthony Burgess. Mostra tutti i post

mercoledì 4 dicembre 2024

ALEX DELARGE È INNOCENTE!

 

ALEX DELARGE È INNOCENTE!


 E anche Michael Andrew Travis: già Travis, ma di nome e non di cognome anni dopo ...

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/a-clockwork-orange-per-fortuna-ilettori.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2020/12/a-clockwork-orange-variazioni-steg-berg.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/12/quattro-puntini-di-sospensione_20.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/12/malcolm-mcdowell-beginning-of-i-thought.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 31 dicembre 2020

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg ([1])

 

 

Mettiamola così: A Clockwork Orange ([2]) si risolve grazie a Stanley Kubrick nell’opera – poi ma prima filmica, e prima ma poi letteraria che ispira il film – più importante del secondo dopoguerra britannico quanto ad influenza mediatico-popolare.

E Anthony Burgess si rivela, senza colpo ferire, il massimo portatore del libero leggere contro il diktat – rectius veto – filmico del regista (evidentemente lui “ferito”).

 

Ovvero?

  • Burgess scrive il romanzo.
  • In più di uno tentano una trasposizione cinematografica del medesimo. Kubrick ci riesce ma si spaventa degli effetti, veri o presunti, sul pubblico giovanile.
  • Intanto un Regno Unito che si avvia a strisciare sulle ginocchia ([3]), verso ([4]) scioperi eterni, settimane lavorative di tre giorni, razionamenti che facevano rivoltare nella tomba Winston Churchill, ha una gioventù che potrà scegliere fra Doc Marten’s ([5]) e platform boots e null’altro (rectius il prossimo punto).
  • Cosicché mentre il regista, a fronte di violenze che in fondo echeggiavano Elton John ([6]), ottenne il divieto – sino alla propria morte – alla proiezione del film nei territori sotto lo scettro della Regina Elisabetta Seconda, il resto del mondo non si poteva fermare.
  • Ecco che allora lads e yobs fanno tutto ciò che possono in nome dell’agrume a orologeria.
  • David Bowie spazza tutto sempre nel nome dei drughi (di nuovo non potrei aggiungere alcunché).
  • Mentre ACO diventa il film da vedere a ogni costo da Dover alla estrema Scozia; anche se se ne vede non tutto e male: copie proiettate clandestinamente che consistono in riprese effettuate in cinema nordamericani e di “sotto Manica”.
  • Decade ottanta: morto il punk, morti i punk, già morto Sid Vicious, romanzo e Docs a parte, le cassette VHS hanno una immagine migliore, l’audio non si sa (sottotitoli incomprensibili, doppiaggi estranei, …).
  • Arrivano e partono i laser disc, cambia poco; si estingue la loro tecnologia.
  • Subentrano i DVD, Kubrick muore, tutti nel mondo possono vedere bene e quando vogliono il film. Intanto si pubblica per il suo “mezzo secolo” di storia editoriale una edizione più o meno pregevole del romanzo burgessiano.

 

 

Secondo decennio del terzo millennio che finisce oggi ([7]) e:

  • Malcolm McDowell ([8]) continua a campare su due film di cui è protagonista: l’altro è If …. di Lindsay Anderson ([9]).
  • David Bowie è morto da quasi cinque anni.
  • Auguro ogni felicità a Wendy Carlos, che – ancora Walter – è la compositrice della colonna musicale originale e poi della colonna sonora del film.

 

Già Wendy: è un nome che non esisteva prima di una certa data: lo creò James Matthew Barrie. Però sull’argomento lo Steg da leggere è altro da questo. 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2020-2021, 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Consentitemi la irriverenza, ma come insegnavano nel giornalismo “fare i titoli dei pezzi” non è semplice.
[3] E non cambierà mai, se non nell’eliminare certe tradizioni popolari come i negozi di fish and chips (e quelli che vendono cibo preparato con l’anguilla), il pub senza la insegna o la lavagna-menu con il suffisso “gastro”, … ché Cool Britannia non esiste e allo Albert (Prince, consorte della Queen Victoria, e forse anche “charming”?) Memorial ricorderemo solo un giovane Adam Ant (Jubilee, il film di Derek Jarman).
[5] Con o senza punta d’acciaio: chiedere a Richard Allen o a Morrissey.
[7] Mentre scrivo in bella copia e poi pubblico è il 31 dicembre 2020.

venerdì 4 ottobre 2013

ANDAR VIA?


ANDAR VIA?

 
Con cosa si può “andar via”?
E da dove?
 
Sei a casa, è tardi, ammettiamo di non essere stanchi.
Se hai dei figli a carico (ancora a carico, di nuovo a carico?) nemmeno pensarci di andar via; però puoi pensare a come sarai fra una quindicina di anni e se avrai la forza di andar via. Oppure sei un incosciente se ciò nonostante pensi alla fuga ([1]) ma non da biasimare tout court.
 
Bene, secondo livello del gioco: al momento ci stai dentro con le spese. Certo taluni esborsi non militano a tuo favore in termini di coerenza: davvero devi avere la TV a pagamento? Già sei abbonato RAI, se vuoi altro, scartavetra la mente su You Tube (con l’aiuto di qualche buon blog).
Comunque... Puoi pensare.
 
Terzo livello (intanto si è fatta l’una di notte; prosegui un po’ a la Less Than Zero: volume annientato sullo schermo ([2]) e musica aperta (o chiusa in cuffie): cominci a pensare - millesima volta - a te giovane e con delle incazzature non “ad orologeria” burgessiana: di solito quando si sente la suoneria è finita la generazione e sei finito/a, ma ti è andata diversamente.
 
Quarto livello: fuckallianamente decidi che ormai sei arrivato al giro di boa notturno, anche questa volta domani ricorderai solo quello che ti basta a non sentirti un “ragioniere in doppio petto pieno di stress”, cioè che sei una persona libera di riflettere.
 
Hai finalmente riconquistato la lucidità di pensiero che ti manca nel corso della giornata.
E sei serenamente incazzato, con il mondo.
Solo che hai la memoria (non la saggezza) di qualche lustro in più e ti ripeti che non è successo proprio niente, se non che 10 Euro valgono meno di 10.000 Lire.
 
Sai anche che, altro che circolazione di persone e merci! (eh conosci qualcosa di Diritto comunitario), si fatica pure per trasferire un conto corrente, cioè il suo contenuto, a Bruxelles.
 
Ma comincia (o prosegue) il processo di rigetto dell’Italia.
Non serve essere un former wunder Kind per non poterne più di politici settentrionali di seguito e paragoverno (altro che “Roma ladrona”, ormai), politici untori (del loro futuro leader) di sinistra, segretari di partito tardo ribelli (loro) che continuano ad ignorare come tre condanne per diffamazione gli toglierebbero la casa con vista passeggiata a mare (modesta, non si affaccia sulla Promenade des Anglais) e altro.
 
Attenzione: Euro o altro, se l’Italia si comincia a svuotare, scarseggerà anche il danaro per pagare gli – ex – nostri rappresentanti.
Le notti sono corte, ma possono portare consiglio.
 
Ah, ovviamente l’ispirazione è “Con un deca”: scegliete voi la versione, sia essa quella originale degli 883 oppure quella de I Cani del 2012 o ancora quella quasi coeva ad essa di Max Pezzali con i Club Dogo.
E non sono Edmondo Berselli.
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All Rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.
 




[1] Curioso: è pensiero comune che il sognatore sia necessariamente un incosciente, dissento.
[2] Vedi che non ti serve la pay TV?

giovedì 23 agosto 2012

A CLOCKWORK ORANGE


Quarta di copertina della cartella stampa realizzata per
il lancio del film  (©Warner Bros., mio esemplare)



A CLOCKWORK ORANGE
 

Per fortuna i lettori del blog sono giovani (intendo giovani veri). Questo mi permette di scrivere di nozioni e fatti che i loro genitori e i loro – ipotetici – fratelli maggiori dovrebbero conoscere, ma non conoscono.

 

Il mio primo impatto con questa entità che allora era fusa in uno, privata dell’articolo generico (“A” cioè “Una” ([1])), sta nel 33 giri (allora sinonimo di album) contenente la colonna sonora del film, omonimo, di Stanley Kubrick del 1971 tratto dal romanzo di Anthony Burgess del 1962.
C’è quell’occhio, quella lama, la lettera A maiuscolissima che si vede e non si vede, qualche foto di scena sul retro di copertina. Certo, c’è il ciglio inferiore finto di quel tipo che non sai chi è.
Poi la musica: hai tredici anni, sei Italiano e quindi non capisci nulla, perché ti mancano David Bowie ([2]), Marc Bolan e i Roxy Music. Ma questi suoni distorti regalati da Walter Carlos e poi “Singing In The Rain” ti segnano in modo irreversibile.

 

Chi devo ringraziare? La mia mamma che comprò quel disco dopo aver visto il film.
Quindi forse capite che aria respiravo, pur senza avere appesi alle pareti i Warhol e gli Oldenburg o altro, in casa.
 
Cominciano a filtrare frammenti, voci di persone oltraggiate dal film.
Io sono un ragazzino, mi leggo il libro, pubblicato da Einaudi (anche quello è in casa) che mi fa venire voglia di essere un “drugo”, sarà il 1974.
 

Il film lo vedo, da solo, verso il 1975 o 1976 in un compiacente cinema milanese che alterna visioni dozzinali e pellicole uniche.
Non sapevo ancora che nel Regno Unito Stanley Kubrick avesse posto il veto sul film sin dal 1972, dopo una serie di controversie derivanti dalla – pretesa – valenza causale violenta dell’opera sul pubblico. Sono un privilegiato e lo ignoro.
Giusto in tempo. Perché A Clockwork Orange è una delle, poche, essenze del punk “all’inglese” ([3]).
 
E tutti tifiamo Alex/Malcolm McDowell: ché quel tipo sulla copertina del disco è lui, il protagonista del romanzo e del film ([4]).
Passano gli anni, ma nessuno rinnega qualcosa.
 
Oggi, per assurdo, chi riconosce la silhouette di Alex e dei suoi droog su t-shirt da poco prezzo indossate da giovani che pensano di far colpo siamo soprattutto noi, che proprio non ci impressioniamo per nulla, avendone viste e qualche volta vissute ben di peggio sulle coste di Albione, dove gli skinhead non erano molto schizzinosi quanto a scelta dei bersagli: bastava essere stranieri.

 

Come minimo extra, chiudo con una citazione tratta da un articolo di 40 anni fa scritto da Anthony Burgess. Articolo che è stato ripreso nel 2012 dal New Yorker:

‘The title of the book comes from an old London expression, which I first heard from a very old Cockney in 1945: “He’s as queer as a clockwork orange” (queer meaning mad, not faggish). I liked the phrase because of its yoking of tradition and surrealism, and I determined some day to use it. It has rather specialised meanings for me. I worked in Malaya, where orang means a human being, and this connotation is attached to the word, as well as more obvious anagrams, like organ and organise (an orange is, a man is, but the State wants the living organ to be turned into a mechanical emanation of itself). Alex uses some Cockney expressions, also Lancashire ones (like snuff it, meaning to die), as well as Elizabethan locutions but his language is essentially Slav-based. It was essential for me to invent a slang of the future, and it seemed best to come from combining the two major political languages of the world—irony here, since Alex is very far from being a political animal. The American paperback edition of A Clockwork Orange has a glossary of Nadsat terms, but this was no idea of mine. As the novel is about brainwashing, so it is also a little device of brainwashing in itself or at least a carefully programmed series of lessons on the Russian language. You learn the words without noticing, and a glossary is unnecessary. More—because it’s there, you tend to use it, and this gets in the way of the programming.’ (Anthony Burgess, “Juice from A Clockwork Orange”, Rolling Stone, June 8th, 1972)

 

Capito malchik?

 

 

                                                                                                                      Steg



 

POST SCRIPTUM

 
Nessuna ragione particolare, se non che la foto mi pare molto bella e tipica di come i giovanissimi possano rendere completamente diverso tutto.

Ecco quindi che Vivian Kubrick “posta” (http://imgur.com/a/8koJE?desktop=1) fra le altre una immagine, questa, che la ritrae sul set del film (la data risulta sbagliata di un anno, direi). L’autore della foto sarebbe un certo Pablo Ferro: complimenti.

 

 

                                                                                                                      Steg

 




(© Pablo Ferro)

 

© 2012, 2014, 2023  Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera letteraria e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/o archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore e/o degli autori e/o titolari dei diritti, anche fotografici.
 



[1] Attenzione: l’apostrofo non sempre è corretto.
[2] Che farà uso della colonna musicale per i suoi concerti: si ascolti per tutti il concerto del 3 luglio 1973 al Hammersmith Odeon di Londra, dopo essersi ispirato per certi costumi di scena proprio al film.
[3] Per 27 anni, dunque, nel Regno Unito l’opera del regista  newyorkese resta una specie di frutto proibito: con l’avvento della videoregistrazione domestica circoleranno copie pirata oppure importate da altri stati.
Nel 1999, morto Kubrick, finirà questa incredibile censura.
[4] Un tentativo di portare sullo schermo l’opera letteraria fu fatto negli anni sessanta, senza esito: Mick Jagger avrebbe dovuto interpretare Alex. C’è chi specula sulla possibilità che – pur essendo stati i diritti ceduti a Jagger – il film avrebbe potuto essere diretto da Nicolas Roeg: regista di Performance (protagonista proprio il cantante dei Rolling Stones) e qualche anno dopo di The Man Who Fell to Earth interpretato da David Bowie.
Più noto è, forse, il fatto che Kubrick scelse McDowell dopo averlo visto recitare in If…. di Lindsay Anderson.
Piccolo il mondo, vero?
 

giovedì 1 settembre 2011

MEMORIE IN BIANCO E NERO (the right side of my blog series)

MEMORIE IN BIANCO E NERO
(the right side of my blog series)

Ho indicato due volte Les Enfants terribles (fra libri e film), formalmente anche If.... (in grafica con la i minuscola) richiederebbe duplice citazione.
Le due pellicole sono legate dal bianco e nero più o meno naturale e dal fatto di parlare di giovani (quelli veri).

Scoprii Les Enfants terribles attraverso il film in b/n di Jean-Pierre Melville trasmesso in tv: impatto massimo su un diciannovenne.
Di difficile reperibilità il libro in traduzione italiana; persiste 30 anni e oltre dopo, ma internet oggi aiuta.

Un paio di anni dopo sempre il piccolo televisore portatile snocciola If.... di Lindsay Anderson su un canale tv privato con il plus di una sua replica reiterata.
Quasi un marchio a fuoco sulla pelle.

Entrambe le opere sono veloci (il formato della trasposizione filmica giova a Jean Cocteau in quanto non si perde niente del testo letterario fra il racconto lungo e il romanzo breve).

Melville gira in b/n perché è naturale per l’epoca, Anderson gira qualcosa in b/n anche per contingenze.

Come tutte le passioni, gli approfondimenti possono divenire strumenti eccezionali.
Cocteau è un gigante e qualsiasi citazione sarebbe riduttiva.
Il British cinema degli anni sessanta conduce quasi ovunque (ad Antonioni con Blow Up oppure a Get Carter, peraltro del 1971, tanto per dire) e si capisce anche perché Stanley Kubrick scelse McDowell per A Clockwork Orange (altro caso di doppia citazione formalmente richiesta date le differenze fra film e libro).

Infine un dato pratico buffo: trenta anni fa non esistevano neanche i videoregistratori per la massa e quindi si può discutere sulla democrazia della fruizione dei film di allora, ma si può anche a contrario e con buone ragioni sostenere che fosse più facile vedere opere che meritavano, considerato che entrambi i film solo da pochi anni sono facilmente reperibili in formato DVD.


                                                                                                                      Steg



© 2011 e 2024 e 2025 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/o archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.