"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 30 settembre 2025

30 SETTEMBRE 1955 – 30 SETTEMBRE 2025

 

30 SETTEMBRE 1955 – 30 SETTEMBRE 2025

 

Direi nulla da aggiungere a questo mio post:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/02/cholame-deanabilia-sketches-series-11.html

 

E nemmeno a quest’altro:

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/04/filosofia-del-bambino-sdraiato-sul.html

 

Per fortuna, il filmato c’è ancora:

https://www.youtube.com/watch?v=NOYewd-LSsw

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 2 dicembre 2024

MORRISSEY, OSSA, JAMES DEAN (Facebook Down Series - 92)

 

MORRISSEY, OSSA, JAMES DEAN

(Facebook Down Series - 92)

 

Bones are immortal. So are songs” (Morrissey)

 

https://www.youtube.com/watch?v=foWi9-H0jUA&t=2724s

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/08/suedehead-note-su-un-video.html

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 23 aprile 2014

FILOSOFIA DEL BAMBINO SDRAIATO SUL PAVIMENTO (“Facciamo che io ero …”)

 

 

FILOSOFIA DEL BAMBINO SDRAIATO SUL PAVIMENTO
(“Facciamo che io ero …”)


La mannaia del macellaio della celluloide colpisce cieca: cosi la breve sequenza iniziale di Rebel without a Cause viene mutilata con conseguenze gravi ([1]).
Fuor di metafora: le pizze del film nei cinematografi per lustri e lustri subiscono tagli da usura e quella scena risulta fra le più colpite. Andate a (ri?)vedervela nella sua interezza e scoprirete un capolavoro.
 
Da bambini quanto siete stati sdraiati sul pavimento di casa? In una prospettiva quasi cieca nelle vette, se non fosse che quella prospettiva non toglieva nulla ai vostri giovani pensieri, anzi li arricchiva.
 
Facciamo che io ero…”: ci hanno quasi rubato anche questo.
La benevolenza, ipocrita, adulta si impossessa – apparentemente – di formule magiche dell’infanzia. Ma esse suonano con una eco falsa, vuota e lontana.
Alla fine nelle voci degli adulti resta solo un “imperfetto passato”. Mentre siamo nel futuro glorioso proprio attraverso un tempo verbale opposto, futuro suscettibile di essere piegato a ogni volere bambino.
In base a come pronunciate quel “facciamo ...” si decide la vostra vita. O lo sapete ancora dire come allora, oppure no e siete irrimediabilmente “dei grandi”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Jim Stark (James Dean) cammina per strada, di sera, trova un pupazzetto di peluche scartato e abbandonato, si sdraia sull’asfalto, lo culla, lo copre con la carta da regalo gettata via, come cuscino il nastro da regalo, poi si corica di fianco al giocattolo.

sabato 8 febbraio 2014

CHOLAME: DEANABILIA (Sketches series - 11)



CHOLAME: DEANABILIA
(Sketches series - 11)

 


Arrivo a Fresno a fine giornata, dalla montagna.
Il sole al tramonto mi colpisce dritto negli occhi e guidare è molto faticoso anche se la strada è dritta e facile: sono raggi che vincono i miei occhiali Wayfarer pieghevoli e la protezione data da quelle piccole tavolette paraluce che ancora esistono nelle automobili.

Allora capisco il povero Donald Turnupseed.

 
Perché arrivo, io, da Cholame.
Arrivo in quanto ho voluto andarci, con un itinerario altrimenti privo di senso.
Dovevo sentire quella strada statale, passare di lì, se del caso essere investito e avvolto nello spirito del mito, oppure sentire il grottesco sapore del cattivo gusto necrofilo. Ma dovevo farlo.
 
Cholame: se sai pronunciarlo o, almeno, percepirlo è uno dei sinonimi di James Dean.
 
“Il” luogo si rivela per ciò che è: un punto di ristoro (Jack Ranch Cafè) con qualche – discreto, comunque non pacchiano – oggetto ([1]) a ricordare il Caduto del 30 settembre 1955.
Poi c’è la scultura intorno all’albero, sassolini da giardino zen, pagata dal magnate nipponico Seita Ohnishi. Su di essa frasi tratte da Le Petit Prince, a riprova di ... ([2]).
Ma erano quasi vent’anni fa.
 
Little Bastard on the way to Salinas
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 
 
POST SCRIPTUM
Ho trovato un bel cortometraggio, intitolato Two Friendly Ghosts: James Dean e Donald Turnupseed si incontrano post mortem, nel 2011, a Cholame, allincrocio. La regia è di Parker Ellerman.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
© 2014  Parker Ellerman per la fotografia in calce. 
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[1] Ivi ho comprato la mia copia del volume di fotografie di Sanford Roth intitolato James Dean - The memory of the last 85 days, una pubblicazione giapponese.
[2] Beh, qualche volta faticate anche voi, anche perché se non mi capite o non vi incuriosite, semplicemente quanto io scrivo qui non significa nulla per voi. Non è una critica, ma un dato di fatto.

domenica 28 luglio 2013

NACH TONITO (una conoscenza interrotta prima dell’usura)

L’edizione scelta per David Bowie
(copia di mia proprietà)



NACH TONITO
(una conoscenza interrotta prima dell’usura)
 
I vampireschi appetiti che si saziano anche mediante i miei post non capiranno molto, pazienza. Del resto questo è un altro scritto per pochi.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “sei stato a Berlino?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “hai letto Nietzsche?”
 
Vorrei chiedere a Tonito, soprattutto: “perché ti piace David Bowie ([1])?”
 
Avendo io impiegato anni per redigere e rendere leggibile ad altri (se non concludere, come dimostrano queste righe) il “Tonito Memorial”, non può sorprendere se una ulteriore spiegazione di quelle mie pagine abbia richiesto altre dozzine di mesi per definirsi ([2]).
 
Quella con Tonito è stata per me – allora io non ero una persona cosi interessante (o meglio non mi reputavo io; salvo smentita di qualcuno, come mi disse Billy Houlston a proposito del mio frequentare Siouxsie and the Banshees) – una grandiosa conoscenza (non uso il termine amicizia in quanto lo credo eccessivo o, comunque, abusato) diluita ed interrotta.
Mi rendo conto di ciò solo in questi giorni, avendo diagnosticato, a malincuore ma definitivamente, come una amicizia durata mezzo secolo sia per me sepolta ([3]).
 
Le amicizie e le conoscenze spesso finiscono per usura di uno dei due, che diventa noioso/a; per le amicizie la soglia di percezione è semplicemente meno spiccata di quanto accade fra conoscenze interessanti in quanto si genera una tolleranza reciproca.
Con Tonito non ho potuto, per cause a noi non imputabili, nemmeno ipotizzare di raggiungere quel rischio di soglia usura, c’era ancora molto da dire prima della noia.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “che ne pensi di Bill Sienkiewicz e di Howard Chaykin (tu che su foglietti a quadretti snoccioli storyboard senza fatica)?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “del finto ‘effetto scarno’ di Keibol Black di Miguel Àngel Martìn cosa mi dici?”
 
Chiaramente, la lista può proseguire. È un esercizio infinito ed impossibile, perché gli avvenimenti di oltre sedici anni influenzerebbero anche lui ([4]), ma tant’è.
Non è che io sia senza interlocutori, però me ne manca sempre almeno uno, e le tempeste cerebrali sono, sempre, insufficienti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2013 e 2026 Steg, Milano, Italia.
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[1] È facile oggi, 2013, spiegarsi, ma nel 1996 stavamo ancora digerendo, nel migliore dei casi, 1.Outside.
[2] L’illustrazione di accompagnamento di questo post ha un’origine, ancora una volta, bowiana. Nelle sessioni fotografiche per Diamond Dogs v’è ne è una, scattata da Terry O’Neill, di cui fa parte la celeberrima foto in bianco e nero con il cane danese che salta in alto e David Bowie seduto in una tenuta quasi da gaucho alla Rodolfo Valentino. Ai suoi piedi un libro aperto con la copertina in qualche evidenza: è quello di Walter Ross, dedicato nella sostanza a James Dean. Caveat: non tutte le edizioni hanno quella copertina, quella che rileva è del 1958.
Inizialmente, avevo pensato di utilizzarla per “Tonito Memorial”.
Una curiosità per iniziati, e in fondo noi tutti eravamo degli iniziati.
[3] Altro non serve aggiungere.
[4] Che quindi avrebbe potuto diventare noioso, non lo escludo, il fatto è che non mi è concesso scoprirlo.