"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 16 febbraio 2025

STURMTRUPPEN? (Dietro la lavagna Series - 1)

 

STURMTRUPPEN?

(Dietro la lavagna Series - 1)

 

Come già ho scritto, la differenza fra il giornalista mediocre e l’assistente che sostituisce l’ordinario per svolgere una lezione universitaria è che il giornalista dopo aver scritto l’articolo continua a non saperne dell’argomento come prima ([1]).

 

Ennesima conferma.
Quindi il signor Fabrizio Roncone, orgoglioso e gongolante propone ([2]), un profilo di Galeazzo Bignami, esponente di Fratelli d’Italia, evocando le Sturmtruppen di Bonvi.
Ma il superficiale ignora l’esistenza di Galeazzo Musolesi, “fiero alleaten”.
Già.

Dietro la lavagna.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] L’assistente, invece, almeno cinque minuti prima di iniziare la lezione sa quello che gli studenti sapranno al termine della lezione.

[2] Sul numero di Sette (Corriere della Sera, 14 febbraio 2025, p. 25.

venerdì 1 dicembre 2023

ATTUALITÀ “BONVIANA” (Facebook Down Series – 5)

 

ATTUALITÀ “BONVIANA”

(Facebook Down Series – 5)

 

Stranamente non per un anniversario “tondo” della sua morte ([1]), un (fatico a dire nuovo, siccome qualcun altro esiste, ma sono più gli audiovisivi) ampio e notevole podcast dedicato a Bonvi: https://www.deejay.it/podcast/bonvi-storia-di-un-fumettista-quello-delle-sturmtruppen/: autore Giulio D'Antona. 

 

La mia opinione su questo fumettista? Intatta ([2]).
Magari aggiungerò qualcosa, magari, prima o poi.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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mercoledì 3 gennaio 2018

POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE? (populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)



POLITICIZZARE I FUMETTI È UTILE?
(populismo e fascismo, e altro, a strisce e tavole)

 
Premessa: l’argomento di questo post può essere considerato serio e qualcuno sicuramente mi darà del superficiale: credo di conoscere i fumetti abbastanza bene, e quindi mi assumo il rischio.
 
Lo spunto di queste righe nasce dall’articolo di Beppe Severgnini su Sette (il settimanale del Corriere della Sera) ([1]) per presentare la ultima ed ennesima iniziativa editoriale con cui si vendono in edicola le storie di Tex Willer ([2]).
Mi ha colpito nel titolo l’uso della espressione “un po’ populista” (sebbene si sa che i titoli non sempre dipendono da chi scrive il “pezzo”). Infatti, una quarantina di anni fa si sarebbe scritto (ma senza strillarlo, e dunque al più nel “sommario”) “a rischio di fascismo” o qualcosa del genere.

 
Nel libro Fascisti immaginari ([3]) fra gli altri ha una sua voce Tex Willer ([4]).
In effetti, la scelta di Lanna e Rossi è quella di trattare anche gli autori con i personaggi a fumetti, ma ci sono autori “unidimensionali” ([5]) per il pubblico nel senso che creatore e character sono inscindibili e spesso il lettore non sa come è fatto il primo ([6]).
Tex sicuramente, anche per l’epoca in cui fu pensato, è un eroe di carta non governativo, nel senso che esisteva una morale democristiana per cui il ranger creato da Gianluigi Bonelli (e disegnato per moltissimi anni da Aurelio Galleppini) era della stessa risma di quei fumetti che arrivavano dagli USA e che non avevano una morale cattolica (si pensi a Flash Gordon).
Ma nessuno per anni e anni si pose il problema del suo orientamento politico, forse il mensile Linus (edito dall’aprile 1965) ha qualche responsabilità in una analisi che si interessa, anche, di un inquadramento ideologico di strisce e tavole disegnate. 
Quello che risulta curioso nella scelta di Severgnini è di usare la parola “populismo” in forma più morbida, mentre usualmente essa è solo un gradino prima del fascismo nel linguaggio della propaganda politica italiana: logiche di mercato, forse.

 

Violenza gratuita, droga, rapporti sessuali con una minorenne: questo è Ranxerox (inizialmente Rank Xerox): un robot nato dalla mente di Stefano Tamburini e canonizzato dal tratto di Tanino Liberatore.
Nessun problema per lui e la fidanzata (minorenne e tossicomane) Lubna: egli arriva dall’underground e i suoi “padri” (collaborarono anche Andrea Pazienza e Massimo Mattioli nella parte disegnata) sono tutti di sinistra alla sinistra del PCI.
Così va il mondo, verrebbe da dire. Aggiungendo che la epopea del “coatto sintetico” è durata abbastanza poco perché egli non necessiti di riabilitazione ad uso di un improbabile abbinamento editoriale con una testata quotidiana.

 

Anche i supereroi hanno avuto qualche traversia: ma con l’arrivo di quelli della editrice Marvel in Italia (nel 1970), il tutto era abbastanza banalizzato: Superman si poteva ignorare e/o criticare; Spiderman andava bene (e per fortuna Dick Fury ebbe poca popolarità).
La DC Comics ovviamente ebbe la sua riscossa con un Batman più che problematico, quasi ricreato nella saga “The Dark Knight Returns” (di Frank Miller altresì quanto alle “matite”), che contribuì a rendere più interessante pure l’alter ego di Clark Kent.

 

Ed arriviamo a quello che è il caso più complesso ([7]): Hugo Pratt, e non solo Corto Maltese.
Perché il veneziano nato a Rimini è “quasi” conosciuto come il suo personaggio più celebre ([8]) e non solo in Italia e Francia.
Un dato innegabile: Corto Maltese piace senza discriminazioni ideologiche, conseguentemente gli indici politici riferibili a lui e al suo creatore sono a disposizione di tutti.
Il fatto è che “nulla quaestio” quando CM o HP vengono schierati a sinistra, mentre ogni qual volta essi sono “arruolati” dalla destra scoppia un caso ([9]). E allora?
Volete Pratt di sinistra? Fate voi ([10]).
Rimangono innegabili alcune circostanze: Pratt si arruolò nel Battaglione Lupo della Xª MAS, sebbene per qualche giorno solamente ([11]). Che gli piacesse tutto quello che sapeva di militaria è altrettanto innegabile, nel senso che certo egli non era un pacifista. Onore al nonno poeta e basta (questi era stato fondatore dei Fasci di combattimento veneziani) la poesia di Eugenio Genero che si trova in “Corte Sconta Detta Arcana” ([12])? Pratt era sicuramente un maschilista (e piaceva alle donne ([13])).
Infine, una considerazione di un autore (non solo di fumetti) che lo conobbe molto bene e che, dati i suoi toni pacati, non credo abbia interesse a creare un Pratt fascista: Mino Milani. Ebbene Milani scrive, e con lui chiudo: “A dispetto del troppo parlare (più che divertirlo, probabilmente lo indispettiva) sul suo possibile passato, mi dicono che, morente a Losanna, Hugo abbia chiesto di essere sepolto in camicia nera. Pateticamente, come facevano i fascisti degli anni Venti, o i comunisti degli anni Cinquanta che, la camicia, la volevano rossa. O addirittura come i garibaldini che, se non si facevano polemicamente cremare, chiedevano di essere messi nella bara con la loro giubba di battaglia” ([14]).

 

Io credo sia piuttosto semplice: le persone sono costituite da momenti e periodi, sicuramente non isolabili allo scopo di far prevalere una ideologia sull’altra, a meno di rischiare la banalizzazione.
Capita anche ai fumettisti, anzi ai “fumettari” ([15]).

 

 

                                                                                                                     
[collezione privata]

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] 21 dicembre 2017, pagine 58 e seguenti: “Tex Onesto, fascinoso e un po’ populista”.
[2] In linea di massima, non descriverò fumetti e vi invito a svolgere le vostre ricerche on line e off line.
[3] Di Luciano LANNA e Filippo ROSSI, edito da Vallecchi (Firenze), 2003. Già citato in questo blog, esso è strutturato per voci ma ha anche un ottimo indice analitico. 
[4] E anche Tintin, probabilmente il più “sospettato” (leggasi il suo creatore, Hergé) di simpatie di destra, ma riabilitato in occasione, more solito, di una sua diffusione in edicola, in Italia.
Su Corto Maltese e  Hugo Pratt tornerò nel testo.
[5] Mentre il fumetto è per forza bidimensionale.
[6] Naturalmente, il discorso si complica quando autore e disegnatore non coincidono. Ma occorre precisare che il personaggio solitamente è da attribuire all’autore dei testi (o sceneggiature, se si preferisce) e non a chi lo illustra.
[7] Ma trovo interessante anche la voce dedicata a Sturmtruppen in Fascisti immaginari.
[8] Tanto da essere evocato dallo stesso Frank Miller: Corto Maltese è il nome di una isola.
[9] Fra i più recenti e celebri quello dell’incontro “Camerata Corto Maltese” realizzato a Roma da Casapound il 14 gennaio 2011 con tanto di manifesto ritraente un giovane Corto Maltese: si veda l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 17 gennaio di quell’anno. 
[10] Certo, mi è nota la sua “tavola” intitolata “No al fascismo!”.
[11] Secondo quanto scrisse Adriano Bolzoni su Il Secolo d’Italia: “in uno scrignetto di strana fattura, chissà dove trovato, Hugo conservava gli alamari della Decima. Era orgoglioso di aver militato tra i reprobi dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Volontariamente era entrato nella generosa e un poco folle masnada a diciassette anni. Non lo dimenticò mai e nulla poté mai fare impallidire quel ricordo” (cito da un articolo del 20 agosto 2015 a firma di Antonio Pannullo, intitolato “Hugo Pratt, il piccolo marò che trasformò il fumetto in letteratura”, che riporta questo passo risalente al 1997).
[12] Stante il numero di edizioni, è impossibile indicare la pagina (o le pagine) in cui compare la poesia. Preme far presente che la fase della storia in cui il marinaio nato a La Valletta declama le righe tratte da “Venezia mia” si svolge in Siberia nella neve, e non “nel deserto” come scrive taluno.
Giovanni MARCHESE, Leggere Hugo Pratt, Latina, Tunuè, 2006, p. 39, indica la poesia come pubblicata nel 1938 (parrebbe secondo altre fonti una seconda edizione, la prima del 1922) nella raccolta La vose del cuor; (però a pagina 57 e non 52), essa è pubblicata anche nella raccolta Falìve, Venezia, Zanetti Editore, senza data (ma 1925?), pagina XII.
[13] Ma leggete anche cosa scrive di lui sua figlia Silvina Pratt in Avec Hugo, Paris, Flammarion, 2005.
[14] Mino MILANI, Piccolo destino, Milano, Mursia, 2010, pagine 92 e 93.
[15] Prima della “letteratura disegnata”, Pratt si definiva, orgogliosamente, “fumettaro.
 
 

martedì 14 maggio 2013

BONVI: UN TALENTO NELLA STAGIONE SBAGLIATA


BONVI: UN TALENTO NELLA STAGIONE SBAGLIATA

 

Bonvi, per quasi tutti – e per diversi senza leggerne la firma sulle vignette risulta ancora più anonimo – fu solamente l’autore delle Sturmtruppen, o meglio della “striscia” a fumetti omonima.
In ragione del loro formato, essenzialmente autoconclusivo, e del contenuto, satirico, non è cosi azzardato dire che se il loro creatore fosse nato negli USA egli sarebbe stato paragonabile a Garry Trudeau, autore di Doonesbury.
 

Invece no.
 

Qualcuno lo confonde, Bonvi, anche con Silver, creatore di Lupo Alberto, suo allievo.

 
Un bel tipo Bonvi (ovvero Franco Bonvicini) biondo e teutonico ([1]), bravo e alla mano.
Ma erano anni, gli ultimi ’70 e poi gli ’80 del secolo scorso, in cui già sembrava faticoso affrancare e poi glorificare Hugo Pratt e – per i già finti giovani – Andrea Pazienza ([2]) fra i fumettisti ([3]), mentre si sperava che Frigidaire potesse fare la rivoluzione almeno nei cartoon. Figuriamoci dunque uno che “faceva fumetti da ridere” ([4]).

 
Bonvi era di quelli che non mancava mai a Lucca quando Lucca era nota solamente per il salone dei fumetti (o “comics”) annuale, che si celebrava in città a cavallo tra ottobre e novembre ancora nella Piazza del Giglio.

 
Bonvi muore male – investito per strada a Bologna, nella notte fra il 9 e il 10 dicembre 1995 ([5]) – ma ancora abbastanza integro (un articolo de Il Fatto quotidiano dichiara: “Lui che come il suo amico Hugo Pratt aveva la cirrosi dietro l’angolo”), dunque almeno non del tutto inviso agli dei: aveva quasi 55 anni.

 
Ecco almeno questo Bonvi se lo merita.

 

                                                                                                                      Steg

 
 

ADDENDUM

Che il post fosse poco più di un abbozzo ([6]) è evidente a tutti, prima di tutto a me e del resto chiudevo con un “almeno”.
Oggi, domenica autunnale 2014, sono incappato in ciò che probabilmente cercavo, ma in una edizione successiva e quindi meno pregiata: cioè il libro intitolato Bonvi nella collana “I cartoons in grande” della Editoriale Corno, anno 1975.

 

La bella prefazione di Luciano Secchi ([7]) sarebbe da riprodurre tutta. Sarebbe in realtà da ristampare il volume o meglio partire da esso per un’opera corposa, dedicata a un fumettista veramente internazionale.

 

Bonvi è stato uno di quelli che aveva letto, molto più del consentito, ma non lo dava a vedere.
Prova ne sia questo buffo fumetto (che riproduco qui con le caratteristiche esatte, maiuscolo e grassetti e corpo tipografico) che esce dalla bocca di Bonvi in una fotografia in bianco e nero a tutta pagina ([8]) in cui lui è in divisa da carrista: “LES HOUSARDS A LA CAMPAAAAGNE! MANG’NT LES POUL’S ET LE CHAPONS LAISS’NT LES OS POUR LES DRAGONS LES HOUSAAAARDS!.”.
Puro Roger Nimier.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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[1] Cercate il libro Sturmtruppen – Il mondo secondo Bonvi, Milano, Rizzoli, 2005, che ha degli inserti biografici e iconografici imperdibili, anche per un profilo più tridimensionale del loro Autore. Il fatto che io lo comprassi come remainder qualche anno fa non induce a ottimismo nel suo reperimento.
Nel 2010 (rieditato in nuova edizione nel 2012) è uscito un volume analogo per i tipi della Salani (Milano): SuperSturmtruppen, con maggiori contenuti fumettistici e minori approfondimenti.
Insomma, l’uno compendia l’altro.
Per completezza, rammento anche il sito www.bonvi.it.
[2] Come è noto, io sono un tamburiniano e quindi non allineato fra i non allineati.
[3] Hugo Pratt si fregiava di essere fumettaro la prima volta che gli parlai, poi si inventò quella monata – forgive my Venetian – della letteratura disegnata e tutti a sbrodolarsi addosso.
[4] Per chi volesse tentare investigazioni ulteriori, indico: BONVI, Ultime lettere delle Sturmtruppen, Milano, Editoriale Corno, 1978 e Giorgio FERRARI, Sturmtruppen – Il fumetto di satira antimilitarista, Gammalibri, 1981.
[5] Come spesso accade per le morti dopo il tramonto la datazione è incerta.
[6] Nemmeno annoverabile nella “Sketches” series del blog.
[7] Meglio noto come Max Bunker: http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Bunker.
[8] La pagina 4.