"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 2 aprile 2025

ATTUALITÀ E INATTUALITÀ RUGGERIANE 2025 (Facebook Down Series - 114)

 

ATTUALITÀ E INATTUALITÀ RUGGERIANE 2025

(Facebook Down Series - 114)

 

Concerto di Enrico Ruggeri del 1° aprile 2025 ai Magazzini Generali di Milano ([1]).

Canzoni non riconosciute dal pubblico (che data l’età dovrebbe):

  • “Saturday Gigs” dei Mott The Hoople (prima del concerto) ([2])
  • “Sex & Drugs & Rock & Roll” di Ian Dury (idem)
  • “A Forest” de The Cure come intro lunga a “Polvere” (in concerto).

 

Evidentemente nessuno degli - altri - presenti era nel pubblico all’X-Cine nel 1978 ([3]).

Gente che oltre a invecchiare male, non ha un patrimonio musicale solido cui attingere.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] 30 anni fa era una landa desolata intorno, oggi la gentrificazione (e il supermercato) la rendono tranquilla.

mercoledì 10 giugno 2020

1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1]) UN ANNO LUNGO) (Steg about Steg Series - 5)


1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1])
(UN ANNO LUNGO)
(Steg about Steg Series - 5)

Possibile prosieguo del post della stessa serie “Hamburger e altro” ([2]), qui a costo di andare un poco sul personale vorrei riordinare le idee.

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Un anno lungo: certo: per me cominciò nella notte già del 7 settembre 1983, sdraiato sulla panchina della stazione ferroviaria nell’attesa di un treno che da Modena mi portasse a Milano.
Riflettevo sul fatto che dovevo dare uno strattone alla tesi di laurea, o meglio alla sua scrittura, se volevo, almeno, laurearmi nella successiva sessione di aprile.
Tornavo da un concerto se non bellissimo molto emozionante di S&TB: visto dal palco (qualche pass era arrivato da qualche parte), poi a fare da interprete per le interviste, poi al ristorante con Siouxsie che mi imboccava con la sua forchetta perché anche io mangiassi qualche tortellino.

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Tesi, raso e bansheeiana
Cambio di passo, dunque, ma non di abitudini milanesi: quindi sempre la routine delle riviste musicali britanniche e i dischi (i CD - cioè il formato - quell’anno erano limitati a Miles Davis e quelli di David Bowie si sapeva che “suonavano male”).
A fatica consegno nei tempi la tesi di laurea e contemporaneamente mi preparo per il concerto di S&TB di Milano, del 29 marzo al Teatro Tenda. Ed ecco verificarsi due eventi inaspettati nel corso di un pre-concerto in due fasi: l’amico Tony Selinger ([3]) mi porge una copia del rough mix di Hyaena nelle ore fra il soundcheck e il concerto. L’altro è una ragazza bionda, vestita quasi come una figurina da torta nunziale (nel ruolo di damigella), amica di Robert Smith con cui comincio a scambiare due parole nel fango circostante il Teatro Tenda: io ho dei boots (probabilmente dei Johnson’s) lei delle scarpine di raso; si chiama Heidi.

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Ottengo un lavoro a Londra, in uno studio di “solicitors”, col senno di poi molto interessante sotto il profilo umano e con grandi possibilità di vivere la città.

In quell’anno, una bella estate, nella capitale era ancora possibile sentirsi come nel paese dei balocchi.

 

La sera del 9 giugno dopo il secondo concerto di S&TB alla Brixton Academy si finisce tutti al private party presso il pub King’s Head (nella City): chiuso per l’occasione, è gestito da un amico della band.
Vengo presentato al nuovo chitarrista: John Valentine Carruthers.



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Valigie e i Pezzi di buio
Rientrai a Milano, riportando anche un po’ di quanto già avevo comprato, per le elezioni europee del 17 giugno 1984.
Ripartii per Londra subito dopo, mi pare da Malpensa, nella mattina del 18. In attesa del volo notai 5 ragazze, sicuramente più giovani di me di qualche anno: fresche ed affiatate, qualcuna pareva anche carina.
Le ritrovai a qualche posto da me, dietro o di fianco, sull’aereo e si cominciò a chiacchierare: confesso che esibii il mio “AAA” laminato dello Hyæna Tour per rompere il ghiaccio e si passò all’argomento musica. Tutte simpatiche, genovesi, diciottenni nel 1984 prima o poi: Patty, Irene, Antonella, Paola e Giovanna; ma con le prime due legai subito, soprattutto con Patrizia quando mi dichiarò che le piacevano Adam and the Ants e le chiesi: “hai una frusta in valigia?”.
Diedi loro mio indirizzo e numero di telefono, ma il mio landlord si dimenticò (sic) di dirmi che avevano telefonato: ci si rincontrò per caso in King’s Road con Patty ed Irene e si combinò di vederci una sera.
Rammento che andai a casa loro, dalle parti di Brompton Road, forse, quei bei mattoni rossicci. Mi accolse una stanza grande che mi rammentò subito il rifugio di Paul e Elisabeth ne Les Enfants terribles: ma qui era stesa sul filo ad asciugare la coloratissima biancheria delle ragazze.

Poi si andò da qualche parte, quella volta od un’altra a Covent Garden.
Ricordo però che Irene mi disse che lei si sentiva un “Pezzo di buio” e me lo raccontò mentre scendevamo a rotta di collo io e lei la scala a chiocciola di una stazione di metropolitana, gli altri dietro (magari usando l’ascensore).




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                                                                                                                      Steg





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[1] La parte francese del titolo è l’omaggio ad uno di quelli più evocativi, per me, entro la serie di storie brevi di Corto Maltese: il titolo esatto è ... Et nous reparlerons des Gentilhommes de Fortune, storia del 1970 che tratta di una specie di caccia al tesoro, ma in fondo si parla di persone un po’ speciali, non allineate, i gentiluomini di fortuna, avventurieri o pirati, anche Corto Maltese.
Comunque il riferimento è ai “gentlemen of fortune” di Robert Louis Stevenson ne Treasure Island
Per me sono echi lontani, come vedrete.
[3] Che già mi aveva omaggiato del suo Pass AAA dei concerti londinesi al Royal Albert Hall della band: diverranno Nocturne: album e video.

venerdì 7 ottobre 2011

ADAM CON E SENZA ANTZ









ADAM CON E SENZA ANTZ

 

Non è per il fatto di essere stato, se non il primo, fra i primissimi ad esibirsi in Italia che fa di Adam Ant con gli Antz (inizialmente lo spelling, in quanto logo, aveva la “D” del leader invertita e la “S” finale del gruppo scritta come se fosse stata una zeta, appunto) una figura perno per i pochi che c’erano già nel 1977.

Del resto, i concerti di A&TA sono dell’ottobre 1978 ([1]).

Andando per tavole sinottiche, in quel mese a parte i Sex Pistols già sciolti da mesi si respirava aria di PIL e chi aveva avuto la fortuna almeno di ascoltare le prime due John Peel session di Siouxsie and the Banshees ([2]) era ben conscio della svolta che avrebbe reso, allora era così ([3]), quasi vecchi The Clash con il secondo album.

Perché il punk stava finendo.

 

Ed allora?

Adam era outsider fra outsider, punk fra i punk; tanto che qualcuno tacciò i Banshees di snobismo quando decisero di abbandonare il progetto cinematografico di Jubilee, così privando per molti anni il pubblico di edizioni ufficiali di almeno un paio di loro canzoni, in particolare di “Love in a Void” ([4]), nelle loro prime versioni.

Eppure A&TA aprirono alcuni concerti dei Banshees e una splendida foto in bianco e nero ritrae sedute fianco a fianco Siouxsie Sioux e Jordan all’Eric’s di Liverpool ([5]).

Comunque sia, gli Antz arrivarono a Milano con un’aura davvero leggendaria e i due loro concerti furono memorabili in quanto veri e partecipati: la barriera del palco non è mai esistita nello spirito punk anche quando i palchi cominciarono a diventare più alti.

C’è una canzone intitolata “Nietzsche Baby” di cui non si ha notizia di versioni in studio la quale da sola vale tutto il 1978 della band.

 

Ecco allora che – a parte coloro che ebbero la fortuna di ottenere almeno del materiale cartaceo proveniente dal gruppo, cioè da Adam – negli anni successivi si arrivò ad una archeologia spasmodica la quale non ha reso alcuno pago delle scoperte, dato che troppe canzoni sono andate seppellite.

Le Formiche non erano punk nel suono, e canzoni come “Il Duce” avrebbero potuto per lo meno mettere in guardia sull’eclettismo di Stuart L. Goddard.

 

Per ascoltare qualche cosa, di nuovo si doveva ricorrere alle sessioni con John Peel e a quel famoso bootleg che molti dicono essere stato almeno propiziato dallo stesso Adam Ant: Madam Stan in cui confluirono le registrazioni che avrebbero dovuto essere il primo album del gruppo.

 

Non fu così, ed allora gli Antz esordirono con il secondo album: Dirk Wears White Sox.

Poi tutto collassò, nel senso che Adam perse (o piuttosto si fece sfilare) la band che divenne i Bow Wow Wow; cosicché quel disco e la tournee estiva che ne precedette l’uscita – dove però c’erano già novità atte a rendere inattuale, sebbene non obsoleto, il contenuto del LP – si pongono come una sorta di cerniera fra zeta ed esse ([6]).

 

Quando la Antmusic esplose, Adam ebbe l’intelligenza di usare alcune sue vecchie composizioni come lati b dei singoli.

Perché, come non è notissimo, prima degli Antz ci furono The B-Sides (sebbene su Internet taluno erroneamente li inquadra come gruppo senza al suo interno Adam).

 

La vita successiva degli Ants è esploratissima e per molto tempo essa fu rose e fiori (lealtà volle che il 26 maggio 1981 al Rolling Stone di Milano ci fossero tutti quelli che erano stati alle due gig del X-Cine).

Poi arrivò la carriera solista (ma sempre con Marco Pirroni al suo fianco) inizialmente di buon successo e quella – tentata- di attore di Adam Ant.

Quindi una spirale artistica in discesa cui si sono aggiunti problemi di salute psichici.

 

Nel terzo millennio, a parte la sortita con l’autobiografia e qualche apparizione sporadica, solo nel 2010 Adam torna davvero sulle scene, più Anz che Ant, cioè sembra con la voglia di ripartire senza dimenticare le sue origini.

L’album ormai è atteso da mesi, ha un titolo assolutamente improbabile: Adam Ant Is The Blueblack Hussar in Marrying The Gunner’s Daughter, ma c’è una certa curiosità e una discreta attesa.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Il 16 e 17 a Milano, i più importanti.
[2] Reperibili nell’album Voices on the Air, fra l’altro.
Chi li aveva visti e sentiti dal vivo aveva subito impatti ben più permanenti negli effetti.
L’album The Scream sarebbe uscito il 13 novembre.
[3] Poi giustificare con la produzione di Sandy Pearlman è altra cosa.
[4] Curiosamente, se “Deutscher Girls” di A&TA fu in seguito censurata onde la strofa “to be so nazy” divenne “to be so nasty”, la nuova registrazione di “Love in a Void” come altro lato (era una sorta di double a-side single) di “Mittageisen” portò da “too many Jews for my liking” a “too many fools for my liking”.
[5] Rivedendola oggi si può sostenere che essa contiene l’abbandono della scena della seconda e l’avvicinarsi di una visibilità finalmente non per pochissimi per la prima insieme a Severin, Mckay e Morris.
[6] Sembra quasi la strofa di una splendida canzone di The Associates: “A”, una mia piccola fissazione.