"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 18 novembre 2024

JNRR (Facebook Down Series – 85)

 

JNRR

(Facebook Down Series – 85)

 

https://www.lefigaro.fr/musique/charles-dumont-le-dernier-ami-d-edith-piaf-est-mort-a-l-age-de-95-ans-20241118

 

https://www.youtube.com/watch?v=t6wjCcWC2aE

 

https://www.youtube.com/watch?v=9iKN1lcSSo4

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 4 marzo 2013

IN FRANCIA SI MUORE ARTISTI (e si può anche venir riconosciuti come “grandi postumi”)


IN FRANCIA SI MUORE ARTISTI
(e si può anche venir riconosciuti come “grandi postumi”)

 
In Francia si muore artisti.
 
Suicida Nino Ferrer; devastati dal cancro Serge Gainsbourg e Alain Bashung e ancora Jacno in epoca piuttosto recente; Edith Piaf certo non ha atteso la vecchiaia; un autentico killed in action il cantante dei Dogs Dominique Laboubée.
 
Anche il giornalismo di settore ha avuto ormai molti anni fa un morto giovane (in circostanze violente) come Alain Pacadis.
 
Morto “con” musica il pittore Robert Malaval: suicidatosi con l’album Blank Generation ([1]) sul piatto ([2]).
 
La mia tesi non è nuova oggettivamente, non è nuova nemmeno soggettivamente poiché sottesa anche in altri post ed essa nemmeno intende celebrare morti premature.
Bensì desidero solo sottolineare come l’arte appaia ancora essere rischiosa in una nazione vicina alla nostra ed intesa come tale, senza troppi moralismi e rosee riscritture.
 
Questo scrivevo in bozza una decina di mesi fa, nel 2012, con l’intento di continuare e finire tali riflessioni. Tutto è rimasto lì.
 
Il 28 febbraio 2013 è morto a meno di 54 anni Daniel Darc, male: i più gentili propendono per un miscuglio di farmaci ed alcool.
Forse è il caso di concludere, allora.
 
Delle persone elencate qui sopra credo che mediamente gli Italiani ne conoscano due, qualcuno tre.
 
Continua a farmi specie la “logica del santino” italiana: santino proprio nel senso più tradizionale del termine, per cui è la “beghina” che bacia l’effige sacra nella speranza di chissà quale miracolo (a suo esclusivo uso e consumo), tutti buoni da morti ([3]).
Di conseguenza, tutti buoni anche gli artisti morti, e se famosi oggetto di culto.
Se non famosi, invece, presto dimenticati, come se fosse impossibile scoprire il valore di qualcuno che è morto perché tutto deve arrivare in vita ([4]).
 
Non è così in Francia, dove tutto decanta, dove Louis-Ferdinand Céline da molti anni è pubblicato nella Pléiade.
Quindi, tempo al tempo ([5]), anche per Darc, senza nascondere le sue debolezze e senza, necessariamente, doverlo apprezzare, anche i meno attenti potranno ascoltarlo e leggerlo (sì ha anche scritto qualche libro).
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Di Richard Hell & The Voidoids.
[2] Con un colpo di pistola o di fucile (le versioni non sono univoche); anche Ferrer scelse l’arma da fuoco.
[3] Per contro, ricordo come Jacno si lamentasse a proposito di Darc, di cui aveva prodotto il primo album solista. Lamentele non per una “linea artistica” differente.
[4] Nonostante tutto, non solo Luciano Bianciardi rimane poco considerato, ma anche il suo romanzo più famoso (La vita agra), resta meno popolare di quanto dovrebbe.
Peggio è andata ad Umberto Simonetta.
[5] Rinvio, anche, ai miei post a proposito di Roger Nimier.

giovedì 4 ottobre 2012

GRACE JONES (il post punk via Jamaica)


GRACE JONES
(il post punk via Jamaica)

 

Anni di confusione, certo.
Anche anni in cui il danaro era più o meno contato perché eravamo giovani.
Anni in cui “le radio” (cioè le ancora, anch’esse, giovani emittenti sulla FM) potevano informare musicalmente ([1]).

 

Rammento che la copia di Nightclubbing (nel 1981) mi costò molto, ma non c’era scelta ([2]).
Mesi dopo, comprai il precedente Warm Leatherette (del 1980)  a Londra.

 

Ecco, noi andavamo avanti anche così: nel cross-over dei formati in pollici (7 e 12) e delle versioni, in cui magari un dub mix era più ortodosso (sic!) di un Tom Moulton Mix, ancorati come ancora eravamo a minutaggi minimi delle registrazioni quasi come garanzia della bontà delle nostre scelte musicali.

 

Cosi quei due album “di” Grace Jones si posero come fondamentali ([3]).

 

Allora si inciampava sulle versioni originali, cosicché senza le sue interpretazioni, quelle di una delle rare, vere, dive della musica contemporanea, si sarebbe persa la matrice di The Normal per “Warm Leatherette” o si sarebbe posticipato – a proprio scapito – un più attento ascolto di The Idiot di Iggy Pop.

 

Opinioni puramente personali, come sempre: andate a scoprire un duo australiano dimenticato quale è Flash and the Pan; e poi davvero preferite la versione di The Pretenders di “Private Life”?

 

Per chi volesse osare fuori da queste direttrici, consiglio di cercare anche le interpretazioni (ambo nelle versioni da sette minuti abbondanti ciascuna) di “la Vie en rose” ([4]) e di “Send In The Clowns” di Miiiss Graaace Jones ([5])!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Rimando al mio recente, nel 2012, post dedicato a Leonardo “Leopardo” Re Cecconi: LEONARDO “LEOPARDO” RE CECCONI (il Fangio dei D.J. radiofonici)
[2] Il fatto che il New Musical Express lo votò album dell’anno mi pare un buon indice della correttezza della mia scelta.
[3] Rendendo perciò il doppio CD Private Life: The Compass Point Sessions che li racchiude addirittura miliare. 
[4] Anche così si ricorda Edith Piaf.
Penso che Jean Cocteau non mi biasimerebbe troppo.
[5] Che mi fregio di aver ammirato in concerto verso le 03.00 del mattino, il 1° gennaio 1988 al Roseland Ballroom di Manhattan.