"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 16 agosto 2025

TONITO A FERRAGOSTO (Facebook Down Series - 140)

 

TONITO A FERRAGOSTO
(Facebook Down Series - 140)

 

Troppo tardi, come sempre.

Due chiacchiere con Tonito su Il sorpasso.

In fondo lui era, anche, un Bruno Cortona.

 

Chissà, ovviamente.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

lunedì 9 settembre 2024

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE (Tonito Memorial)

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE

(Tonito Memorial)

 

Manca meno di un mese all’anniversario della morte di Tonito, quindi sono “in stagione”.

 

Nel testo del mio post ([1]), e in particolare intorno alla nota 7, evocavo quello che per titolo è forse l’opera letteraria più famosa di Jean Cocteau: Les Enfants terribles ([2]) e il suo personaggio che aleggia sui coprotagonisti: Dargelos.

Citazione dotta, allora.

 

Oggi stralcio da una traduzione, almeno per ora, sempre di un testo di Cocteau ([3]) ([4]).

Ma la fatale palla di neve gli era proprio stata scagliata dall’alunno Dargelos.
Dell’alunno Dargelos importa che io parli, perché simboleggia il fannullone prestigioso”.

 

Dargelos occupava invece definitivamente l’ultimo [posto], il primo posto dell’alunno nullo. Ma lo occupava con tale forza, tale audacia, tale calma, che nessuno di noi si sarebbe arrogato di penderglielo e neanche di invidiarglielo. Aggiungerò che era bello, di quella bellezza da animale, da albero o da fiume, di quella bellezza insolente che la sporcizia sottolinea, che sembra ignorarsi, che trae vantaggio dalle minime risorse e non ha bisogno di mostrarsi per convincere”.

 

Ho sempre supposto che Dargelos conoscesse il proprio privilegio e se ne servisse. Era la vamp della scuola”:

 

Dargelos ci disprezzava tutti”.

 

Ho sempre pensato che il solo contatto di un Dargelos basti a cambiare la neve in marmo, a indurirla fino al delitto e che tra le sue mani possa diventare altrettanto pericolosa dei coltelli spagnoli”.

 

Quel nome [, Dargelos,] è un programma da obitorio”.

 

Rimarrò forse molto stupito nel ritrovare un Dargelos umile, laborioso, timido, spogliato del suo mito e che rimpiange, attraverso di me, quelli che alla lunga dovette considerare difetti e che forse è riuscito a vincere. Forse mi chiederà di restituirgli il potere e i segreti del suo prestigio. Preferirei che restasse nell’ombra in cui gli ho sostituito la sua costellazione. Che rimanesse per me il prototipo di quello che non si impara, non si insegna, non si giudica, non si analizza, non si punisce, di tutto quello che singolarizza un essere, il primo simbolo delle forze selvagge che abitano in noi, che la macchina sociale tenta di uccidere in noi, e che, al di là del bene e del male, manovrano gli individui il cui esempio ci consola di vivere”.

 

Magari a chi ancora non lo conosce, è venuta voglia di leggere il romanzo (breve) di Cocteau.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/tonito-memorial-to-live-and-die-in.html
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2021/01/biglie-e-marmi.html
[3] Portraits-Souvenir, Paris, Grasset, 1935 la prima edizione.
[4] La fonte è la seguente edizione italiana: Ritratti ricordo, Roma, Biblioteca del Vascello, 1993 – a cura di Mireille Revol Cappelletti; le pagine delle citazioni sono quelle da 67 a 69 con il titolo “Premi da fannullone – La mia famiglia le prova tutte – La vera Cité Montiers – L’alunno Dargelos – Il pugno di marmo” (p. 65 e ss.).
Per chi volesse leggere in originale, consiglio la seguente edizione: Jean COCTEAU, Portraits-souvenir – suivi de Articles de Paris, présentation et notes de Pierre Georgel, Paris, Grasset (Collection Pluriel), 1977.

mercoledì 14 luglio 2021

TONITO? MEMORIAL! (gli amici non esistono più, se sono esistiti?)

TONITO? MEMORIAL!

(gli amici non esistono più, se sono esistiti?)

 

In una giornata così banale che nemmeno il postino “con la massiva e la copia del quotidiano” sono arrivati (dunque nessun agente esterno formale mi ha afflitto) ho concluso che “gli amici non esistono più, se sono mai esistiti”, 13 luglio 2021.

 

Conclusione davvero sostenibile? Per me sì se “amico/a” non significa solamente brava persona, corretta, che conosci bene e che frequenti volentieri (già categoria ristretta per me, ma esiste). Certo, se si fanno le classifiche di amici e migliori amici non si finisce più.

 

Diciamo allora che “l’amicizia è un fenomeno generazionale” che si chiude con la età adulta?

Premesso che ho scritto una fantasticheria che convalida la generazionalità del fenomeno ([1]), esemplifico la situazione contingente: hai bisogno dell’aiuto di un/a amico/a? Non c’è, non è disponibile gli/le telefoni ma si scusa: la moglie/il marito, il/la figlio/a (solitamente dichiarati futuri campioni mondiali di qualche sport. Il Premio Nobel interessa meno), cane/gatto/canarino/pesce colorato/rettile d’appartamento/bonsai/giardino zen: uno/a di loro sta male/ deve essere accompagnato/a, eccetera.

Nel caso, ti informa - prima di una tua eventuale richiesta – che per malfunzionamenti bancari non dispone di danaro contante e sono ormai anni che non ha il libretto degli assegni.

 

Per il titolo di questo post, avendo cominciato dal contenuto, la partenza è qui ([2]). Ma non occorre per voi rileggerlo per trovare il punto, lo riformulo io.

La esosità di chi deve disporre di danaro – che non ha – per pagare ciò di cui ha bisogno è infinita. Certo ha il tuo numero di telefono.

Non ho mai chiesto a Tonito se io fossi il primo oppure l’ultimo chiamato della lista di “quelli a cui provare di vendere qualcosa”.

Tonito era l’amico a senso unico: infatti era sempre lui che telefonava a me, non io a lui. Però io con Tonito non mi trovo creditore, siamo pari.

Tonito era un amico allora? Credo di sì, se io alla fine gli facevo (non unico presumo) da riparo e bastione materiale con quelle banconote; già quelle banconote che avevo (per le emergenze, appunto), anche se era l’ultimo bagliore della domenica pomeriggio e andavo io da lui, al Casoretto.

 

Ma parliamo di 35 anni fa.

Adesso prendete il telefono e componete il numero della persona su cui pensate di poter contare e le chiedete un aiuto per un vostro bisogno. E sentite la sua risposta.

 

Forse è solo un mio problema, che pretendendo troppo non sono più uso a chiedere.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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domenica 29 settembre 2019

Caro Tonito (Tonito Memorial series)


CARO TONITO
(Tonito Memorial series)

Caro Tonito,
                                    sebbene con qualche giorno di ritardo, eccomi qua.

Qualora l’aldilà esistesse – il che continuo sempre ed assolutamente a negare – chiederò il “passaggio di cattedra”: dal mio purgatorio al tuo inferno.
Abbiamo ancora molto di cui chiacchierare.

Ciao


                                                                                                                      Steg



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domenica 28 luglio 2013

NACH TONITO (una conoscenza interrotta prima dell’usura)

L’edizione scelta per David Bowie
(copia di mia proprietà)



NACH TONITO
(una conoscenza interrotta prima dell’usura)
 
I vampireschi appetiti che si saziano anche mediante i miei post non capiranno molto, pazienza. Del resto questo è un altro scritto per pochi.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “sei stato a Berlino?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “hai letto Nietzsche?”
 
Vorrei chiedere a Tonito, soprattutto: “perché ti piace David Bowie ([1])?”
 
Avendo io impiegato anni per redigere e rendere leggibile ad altri (se non concludere, come dimostrano queste righe) il “Tonito Memorial”, non può sorprendere se una ulteriore spiegazione di quelle mie pagine abbia richiesto altre dozzine di mesi per definirsi ([2]).
 
Quella con Tonito è stata per me – allora io non ero una persona cosi interessante (o meglio non mi reputavo io; salvo smentita di qualcuno, come mi disse Billy Houlston a proposito del mio frequentare Siouxsie and the Banshees) – una grandiosa conoscenza (non uso il termine amicizia in quanto credo eccessivo o, comunque, abusato) diluita ed interrotta.
Mi rendo conto di ciò solo in questi giorni, avendo diagnosticato, a malincuore ma definitivamente, come una amicizia durata mezzo secolo sia per me sepolta ([3]).
 
Le amicizie e le conoscenze spesso finiscono per usura di uno dei due, che diventa noioso/a; per le amicizie la soglia di percezione è semplicemente meno spiccata di quanto accade fra conoscenze interessanti in quanto si genera una tolleranza reciproca.
Con Tonito non ho potuto, per cause a noi non imputabili, nemmeno ipotizzare di raggiungere quel rischio di soglia usura, c’era ancora molto da dire prima della noia.
 
Vorrei chiedere a Tonito: “che ne pensi di Bill Sienkiewicz e di Howard Chaykin (tu che su foglietti a quadretti snoccioli storyboard senza fatica)?”
 
Vorrei chiedere a Tonito: “del finto ‘effetto scarno’ di Keibol Black di Miguel Àngel Martìn cosa mi dici?”
 
Chiaramente, la lista può proseguire. È un esercizio infinito ed impossibile, perché gli avvenimenti di oltre sedici anni influenzerebbero anche lui ([4]), ma tant’è.
Non è che io sia senza interlocutori, però me ne manca sempre almeno uno, e le tempeste cerebrali sono, sempre, insufficienti.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2013 Steg, Milano, Italia.
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[1] È facile oggi, 2013, spiegarsi, ma nel 1996 stavamo ancora digerendo, nel migliore dei casi, 1.Outside.
[2] L’illustrazione di accompagnamento di questo post ha un’origine, ancora una volta, bowiana. Nelle sessioni fotografiche per Diamond Dogs v’è ne è una, scattata da Terry O’Neill, di cui fa parte la celeberrima foto in bianco e nero con il cane danese che salta in alto e David Bowie seduto in una tenuta quasi da gaucho alla Rodolfo Valentino. Ai suoi piedi un libro aperto con la copertina in qualche evidenza: è quello di Walter Ross, dedicato nella sostanza a James Dean. Caveat: non tutte le edizioni hanno quella copertina, quella che rileva è del 1958.
Inizialmente, avevo pensato di utilizzarla per “Tonito Memorial”.
Una curiosità per iniziati, e in fondo noi tutti eravamo degli iniziati.
[3] Altro non serve aggiungere.
[4] Che quindi avrebbe potuto diventare noioso, non lo escludo, il fatto è che non mi è concesso scoprirlo.