"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 20 giugno 2026

“NOWHERE TO RUN” (né con Trump, né con gli Obama, e nemmeno con Mamdani) (Facebook Down Series – 278)

 

“NOWHERE TO RUN”

(né con Trump, né con gli Obama, e nemmeno con Mamdani)

(Facebook Down Series – 278)

 

Ecco il “raro post politico”, siccome un poco fuori dal dibattito, inutile, italiano ([1]).

 

Evidentemente, negli USA non esiste (più) il tirarsi fuori ([2]).

 

Quindi gli americani non hanno luogo dove fuggire: il titolo del post si riferisce alla canzone nota nella versione di Martha Reeves &The Vandellas ([3]): https://www.youtube.com/watch?v=8n3ZiFHluMs ([4]).
Penso a Iggy Pop "cum" Michel Houellebecq; ancora disallineati? 

 

Certo: Trump ormai da tempo nemmeno io lo difendo, ma rimango “incorretto” e sempre lo sarò..

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Nota musicale: faceva già schifò la cover di Joey Ramone di “What A Wonderful World”.
Delle idee politiche di Jonny Ramone mi pare di aver già scritto, come Morrissey lo concili con Patti Smith non è un mio problema.
[4] Perché ogni tanto non occorre svegliare gufi, riaccendere torce, pugni destri chiusi o altro: a buon intenditore non serve un “casino”.

sabato 3 settembre 2011

RAMONES: NEW YORK FASTEST




RAMONES: NEW YORK FASTEST ([1])



Probabilmente fino ad ora traspare uno sbilanciamento verso il Regno Unito, per ciò che concerne gli argomenti musicali trattati.
Non è un dato oggettivo, ma un elemento accidentale, a tacer del fatto che la geografia ha una rilevanza solo parziale o forse, meglio, a contrario (ecco perché non è da trascurare il versante tedesco, come già ho scritto).




Sin dall’asse Iggy Pop/David Bowie ([2]) si conferma come il titolo di un libro fondamentale, From the Velvets to the Voidoids ([3]), fissi l’ideale punto di partenza di una innovazione musicale non solo basata su aspetti tecnici nelle persone dei Velvet Underground (in cui non vedo come sia prescindibile Nico, sol che si consideri non solo ciò che cantò, ma anche certa sua produzione da solista con John Cale quale “collaboratore” imprescindibile).



Purtroppo, almeno nel 1977 e 1978 soprattutto in Italia (ancora!) è esistita una chiara e documentata tendenza a sminuire gli artisti più legati agli stilemi del rock e del pop, per favorire invece figure più rassicuranti perché più “artistici” come Talking Heads, Television e Patti Smith ([4]).
Ecco allora le leggende sulle incapacità musicali di Richard Hell, dei Dead Boys e, liquidandoli come bubble-gum (rammento certi riferimenti davvero imbecilli ai Monkees), dei Ramones. Sulle New York Dolls si era già sputato qualche tempo prima e bastava per affossare The Heartbreakers di Johnny Thunders.



We’re really just one link in the chain. We did something new, but we were just trying to keep something alive, and we did. It goes on” dichiarò Joey Ramone ([5]).
Ed infatti occorre leggere tutti gli anelli della “catena” per capire cosa stesse succedendo a New York.



Ciò non toglie che – giova rammentarlo – i Ramones abbiano avuto un significato particolare per quel che riguarda la scena britannica; dal loro album di esordio (significativamente citato in una “top ten e più” da Siouxsie Sioux a fianco di più prevedibili artisti da lei preferiti come Marc Bolan) al leggendario concerto londinese del 4 luglio 1976 alla Roundhouse (cui non assistettero i Sex Pistols ([6])).


In una sorta di testa-coda, gli USA tornavano importanti, davano anche una chiave di stile (quella della copertina dell’eponimo Ramones), addirittura aprivano le porte londinesi a Johnny Thunders dopo che egli con le Bambole aveva influenzato attraverso una sola apparizione televisiva ([7]) più di un futuro artista-chiave britannico.

Dunque non solo velocità di esecuzione e brevità delle loro canzoni per i quattro di Forest Hills, peraltro nei concerti più felici un vero muro di suono che rendeva difficile credere che non fossero il doppio per rovesciare quel volume di note sul pubblico.


La ragione per queste righe? Un bel museo sui Ramones a Berlino.


                                                                                                                   

                                                                                               Steg







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[1] A NYC i poliziotti sono soprannominati “NY finest”, i pompieri “NY bravest”, ergo
[2] Si consideri la biografia Iggy Pop: Open Up and Bleed di Paul Trynka rispetto all’impatto di The Stooges e soprattutto del loro frontman rispetto all’artista forse più significativo di tutti gli anni ’70.
[3] Di Clinton Heylin.
[4] Eppure Richard Hell svolse un ruolo di trait d’union importante proprio fra queste due apparentemente contrapposte fazioni.
Più divertenti sono le distinzioni fra “artisti CBGB’s” e “artisti Max’s Kansas City”; per una storia più pettegola si rinvia a Please Kill Me: The Oral Uncensored History of Punk di Legs McNeil e Gillian McCain.
[5] Joey Ramone intervistato da per Mojo da Ben Edmonds nel 1996; corsivo in originale.
[6] Diverse fonti, più affidabili fra l’altro di Joe Strummer (R.I.P.), evidenziano come fu il concerto della sera successiva al Dingwall’s (sempre nella capitale britannica) quello dell’incontro: il giorno prima i Sex Pistols erano fuori Londra per un proprio concerto.
[7] All’Old Grey Whistle Test.
Da profano della tecnica musicale, affido all’album Hurt Me (purtroppo non di facile reperibilità) la testimonianza delle straordinarie doti di chitarrista di John Anthony Genzale al di fuori della mera dimensione prettamente elettrica.