"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta scarpe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scarpe. Mostra tutti i post

giovedì 27 marzo 2014

PERLE MEDIATICHE 30 - STILE E IGNORANZA (terza puntata) (fra calzoleria e macelleria)


PERLE MEDIATICHE 30 - STILE E IGNORANZA (terza puntata)
(fra calzoleria e macelleria)

 

Dopo i miei numeri 18 e 22 di Perle mediatiche, ecco forse il nadir della miniserie “Stile e ignoranza”.

 

Alla pagina 169 di Style Magazine aprile 2014, numero 4 (mensile del Corriere della sera) leggo: “Scarpe di vitello con fibbie laterali”.

 

A questo punto mi chiedo se esistono le varianti: nodino, ossobuco, cotoletta.
Probabilmente, per il modello stringato si usa l’arrosto.

 

A tacere di dove si potrebbero altrimenti posizionare le fibbie (peraltro doppie).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All Rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.
 

domenica 23 giugno 2013

PERLE MEDIATICHE 22 - STILE E IGNORANZA (seconda puntata)


PERLE MEDIATICHE 22 - STILE E IGNORANZA
(seconda puntata)

 

Credevo che il mio numero 18 di Perle mediatiche avesse reso giustizia.
Così non è.

 

Sono di nuovo colpito da una dicitura delle pagine redazionali intitolate “Stili di vita Moda Uomo” di Sette (rivista “costola” del Corriere della Sera).
Ossessionato per la loro inesattezza.

 

Ecco così una nuova perla calzaturiera: le “[s]leepers” ([1]).

 

Prendiamola alla lontana: oltre un quarto di secolo fa, qualche giornalista scrisse della moda anche in Italia delle scarpe “clippers”.
Ebbene, le scarpe clipper non esistevano, ma qualcuno aveva storpiato “creepers” (letteralmente “brothel creepers” ([2])) ed erano diventate “clipper”, tanto che cercando su internet si ottengono risultati riferibili alle creeper shoes anche inserendo l’espressione “clipper shoes”.

 

Ma dovevo attendere l’ignoranza attuale (perché capisco se nel 1973 a due passi dalla recessione e senza gli exploit stilistici in argomento di Lapo Elkann o Flavio Briatore qualcuno fosse andato in confusione vedendo le scarpe da camera di qualche illustre marchio calzaturiero britannico, oggi però …) per tale delizioso caso di ignoranza.

 

Non posso, quindi, che augurare un brusco risveglio ai responsabili di questo ennesimo scempio linguistico.



Incidentalmente, quelle riprodotte nella rubrica sono da classificarsi come “slippers” in categoria “loafer” ([3]).

 
 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All Rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 





[1] Ho sostituito la s maiuscola con la minuscola.
Siamo a pagina 83 di Sette del 21 giugno 2013, autore Carlo Ortenzi.
[2] Come spiega sinteticamente WIKIPEDIA: “Creepers or brothel creepers are a type of shoe usually with suede uppers and thick crepe soles. They found their beginnings in the years following World War II, as soldiers based in the deserts in North Africa wore suede boots with hard-wearing crepe rubber soles because of the climate and environment. Having left the army, many of these ex-soldiers found their way to the nightspots of London wearing the same crepe-soled shoes and these became known as ‘brothel creepers’”.
[3] I poveri con stile usano tranquillamente le plimsolls; i dozzinali calzature orrende.
 

sabato 9 marzo 2013

PERLE MEDIATICHE 18 - STILE E IGNORANZA NON SI INCONTRANO MAI


PERLE MEDIATICHE 18 - STILE E IGNORANZA
NON SI INCONTRANO MAI

 

Sono ormai ossessionato dalle diciture delle pagine redazionali intitolate “Stili di vita Moda Uomo” di Sette (rivista “costola” del Corriere della Sera).
Ossessionato per la loro inesattezza.
 
Due le perle calzaturiere: “Brogue […] con decori a coda di rondine” e “Derby […] con decori” ([1]).
 
Ebbene: l’espressione “brogue” attiene alla tomaia di un modello di scarpe stringate per uomo: esso è decorata con perforazioni secondo un disegno “a coda di rondine” (“wingtip”) incluso sulla “copertura” della punta.
Quella “Derby” attiene a un tipo di fattura degli occhielli, dove la parte metallica risulta esposta in quanto applicata, a differenza dell’allacciatura “Oxford” dove i piccoli anelli metallici non si vedono.
 
Vero è, anche, che la “brogue” è – almeno in origine – una “Oxford” con decori, essendo la Oxford liscia nella tomaia.
Si distinguono la “full brogue” o “brogue” tout court, la “half brogue” (ideata nel 1937 come via di mezzo fra Oxford e “brogue”) dove i decori non sono presenti su lati, e la “quarter brogue” che vede decorata con perforazioni solo la parte di cucitura fra “copertura” della punta e resto della tomaia.

 

Dunque il gioco è presto fatto: “brogue […] con decori a coda di rondine” è come dire “brogue brogue”: ultroneo.
Mentre “Derby […] con decori” vuol dire altro: nello specifico quanto al modello fotografato si tratta di una “half brogue” che dall’immagine risulta non avere nemmeno l’allacciatura Derby, bensì Oxford.
 
Quello che è peggio è che, probabilmente, le descrizioni sono date dalle imprese produttrici dei due modelli perché, è chiaro, siamo nell’ambito di pagine “redazionali”.
Con l’aggravante che viene denominato il modello, ma non il nome del prodotto (o forse qualcuno pensa che di “brogue” ne esista una sola per ogni impresa produttrice?).
 

PS: e persistono: “brogues […] con decori a coda di rondine” a pagina 96 del numero del 15 marzo 2013.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[1] I puntini di sospensione in parentesi quadra da me aggiunti  escludono parole che non rilevano.
Il riferimento è al numero del 22 febbraio 2013, ma sulla “brogue” l’insistenza è reiterata, oserei dire recidiva.
Peccato non aver tenuto il conto, ne registro un’altra (ma prima ce ne è stata almeno una “intermedia”) il 19 aprile 2013: pagina 98 usando addirittura sempre le stesse parole.
Non cambia la sostanza il 29 novembre 2013, pagina 118: “Brogues […] con ricami a coda di rondine”.