"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 13 giugno 2025

BRIAN WILSON: “S.I.P.!” (Facebook Down Series - 131)

 

BRIAN WILSON: “S.I.P.!”
(Facebook Down Series - 131)

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/01/lossimoro-smile-beach-boys-non-sono-mai.html

 

https://www.youtube.com/watch?v=S22a1CITgj0&list=RDS22a1CITgj0&start_radio=1

 

Siate un poco fantasiosi nel decifrare l’acronimo (intanto, “lassù”, “John Milius piange”).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

domenica 19 gennaio 2014

L’OSSIMORO SMILE (The Beach Boys non sono mai stati allegri)


L’OSSIMORO SMILE
(The Beach Boys non sono mai stati allegri)

 
Ho cominciato ad essere affascinato, questo e solo questo può essere il verbo, da The Beach Boys – cioè da Brian Wilson (e i suoi parolieri) – tramite “Good Vibrations”: un’opera musicale assolutamente barocca per la quantità di suoni che la compongono (non a caso esiste un triplo CD dedicato ad essa: “ovviamente” (si veda qui di seguito) edito nella collana “Unsurpassed Masters” della Sea Of Tunes Records ([1]).

 

Un paio di lustri dopo – scusate ma il punk era un tiranno esigente – apparve nel quadro che contemplavo, senza nemmeno un granello di sabbia fra le dita, Charles Manson e i suoi omicidi di fine decennio sessanta scorso, mentre Brian era nella decade successiva invisibile ai molti ([2]).

 

Ecco pian piano insinuarsi nella mente il mostro Smile (o se si preferisce SMiLE) l’album inesistente che esiste, a partire dalla grafica di copertina e addirittura dalle copertine stampate dalla Capitol Records in centinaia di migliaia. Perché il problema non è riuscire ad ascoltare questo, IL, supremo disco fantasma, ma solo come e quanto (quanto, ripeto) ascoltarlo.
Un cofanetto antologico ufficiale (significativamente intitolato Good Vibrations: è un quintuplo in CD) per i trent’anni di carriera dei Ragazzi della Spiaggia dà la stura con un pugno di registrazioni che smentiscono ogni leggenda di inesistenza delle matrici siccome distrutte. Ma non basta!

Esiste letteratura sul Sorriso, un doppio (doppio cosa? Ne troverò una versione in duplice CDR) di tale etichetta Vigotone (sembra sia giapponese) album, eccetera eccetera. Più Smile trovi più ne vorresti; schizzi, frammenti, tracce singole, piste sovrapposte, immagini più o meno sgranate del genio al lavoro con in testa un casco da pompiere ...
Ti calmi solo quando incontri il cofanetto triplo pubblicato ancora una volta dalla Sea Of Tunes che è corredato anche da un corposo libretto (lungo come due CD allineati in verticale) e il “compagno” CD singolo che compila una possibile versione dell’album.

Quando l’album uscì ufficialmente moltissimi anni dopo nel 2011 (e con ritardo di mesi: ormai speravo che non fosse pubblicato: a noi appassionati non serviva ([3])), comprai la versione in 5 CD di Smile solamente per evitare di avere spifferi sonici ([4]).e per godermi quella copertina tridimensionale che raffigura la vetrina di una bottega poco californiana e semmai reminiscente del Village newyorkese (quello, ormai scomparso, con i negozi nei basement.).

 

Come finisce questo post? Inevitabilmente, ma non banalmente, con la canzone più triste di tutte, sin dal suo titolo: “Surf’s Up”.

 

Per il surf guardate altrove, sin da questo blog, ché forse il mito della tavola che cavalca le onde non ha bisogno di un bardo, ma solo di un musico: cfr. “Pipeline” e “Wipe Out”, (anc)ora e sempre.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si saprà mai se dietro ad esso si celava lo stesso Brian Wilson?
[2] Devo questa scoperta a una rivista di surf USA che non riesco a localizzare da troppi anni, quanti?, nel mio archivio.

[3] Ci tengo a precisarlo: in Italia Smile interessava a pochissimi: quando ne parlavo nessuno mi aiutava: ho costruito il mio archivio nei negozi newyorkesi dove tutto era lì, ma solo se sai cercare: valeva per tutti gli artisti, gli Italiani si pascevano, stolidi, di U2 e Bruce Springsteen.
[4] Della versione corredata da tavola da surf ho scritto altrove.

domenica 5 febbraio 2012

TODD RUNDGREN (sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità musicale, una vera stella)

TODD RUNDGREN
(sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità
musicale, una vera stella)

A parte il veleno sputato dalle medesime Bambole sulla sua produzione dell’album di esordio delle New York Dolls, e le risatine stupide di certa stampa (pur se musicalmente) specializzata a proposito della reale paternità di Liv, Tyler e non Rundgren appunto, la mia conoscenza di Todd Rundgren era nulla.

Nulla sino a quelle scarne colonne erudite del Melody Maker lette mentre ero al tavolo di un ristorante (di cui non ricordo nulla) sulla Avenue of Americas verso la bella stagione del 1993 e la sera mite rendeva Manhattan deliziosa.
Quando, dopo la cena, uscii dal locale andai a comprarmi (esisteva ancora Crazy Eddie, direi) una sua antologia doppia; nei giorni successivi feci il resto, nel senso che oltre ai CD di una mezza dozzina di titoli acquistai anche le versioni in vinile di due album, perché mi pareva necessario soppesare il prodotto originale.

Todd Rundgren è un genio: dopo Phil Spector e poi Brian Wilson (circa epoca in cui creava e registrava Smile), prima di Prince. Auspico la sintesi sia chiara.
Lo dichiaro anche se non condivido la sua passione per The Beatles, ma questa ormai è mia prerogativa (il non apprezzare la band più amata del mondo): se ritenete che la prova delle cover possa essere decisiva per un artista, allora vi rimando a Faithful.
Solo un fuoriclasse può coniugare melodia e rock con un risultato mai indulgente e mai muscolare.

Trattandosi, ancora e per sempre, di artista (termine riduttivo: autore, interprete, produttore artistico) di culto, posso solamente rammentare che anche i tre album con i Nazz che precedono la sua carriera da solista valgono la pena (infatti, una loro canzone è presente in Nuggets ([1])).
Poi ci sarebbe la produzione con gli Utopia (nella mia visione risulta sufficiente un “best of”. Potrei sbagliarmi).

Il problema sta nell’ipotizzare di effettuare una scelta fra tutto quanto porta il suo nome.
Dal 2011 sono in corso ristampe ragionate (il che vi permette, anche, di non cercare la rara versione in vinile su etichetta Ampex di Runt – attenzione ai titoli esatti dei suoi dischi – che nella migliore delle ipotesi vi lascerebbe con cento Euro in meno nelle tasche) in formato CD; quindi fate attenzione a cosa comprate.
Dato per scontato che meno della doppia antologia non ha senso acquistare per poter gustare qualche scheggia del suo repertorio più che quarantennale, con l’avvertenza di un notevole contagiosità, potete partire – dopo l’inevitabile e presto ridondante predetta Anthology – con i tre seguenti: Something/Anything (doppio anche nel formato CD), A Whizard, A True Star (non è  un titolo immeritato) e Todd.

Todd Rundgren rientra nella cerchia – ridottissima nella consistenza (una dozzina?) – di figure della musica contemporanea che si stagliano con tale nettezza per cui la loro grandezza trascende l’epoca, esclude una catalogazione, nemmeno fa rimpiangere la tardività della sua scoperta da parte dell’ascoltatore.
Anzi: per assurdo ci si può quasi compiacere della propria inescusabile distrazione perché essa sarà in breve rimediata.

Ma cosa state aspettando?


                                                                                                                      Steg



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[1] Uno degli album di “artisti vari” fondamentali per chi cerchi, appunto, le basi non solo del punk: dubito che The Jesus and the Mary Chain non conoscano a memoria molte delle canzoni contenute in questo doppio vinile ormai da anni divenuto un quadruplo CD.