"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 16 febbraio 2025

L’APPARENZA INGANNA

 

L’APPARENZA INGANNA

 

Io sono, allo stato attuale: filoisraeliano, pro fine vita (ovvero eutanasia), ateo, trumpiano, senza pregiudizi nei confronti degli omosessuali ma con le balle piene del “LGBT+”, la Signora Salis la vedrei bene a scontare una pena, etc.

 

Mi torna in mente una famosa dichiarazione di Kirk Brandon: “I’m not gay, I’m not a Nazy” ([1]).

 

Se non vi andiamo bene (io e Kirk Brandon), pazienza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

giovedì 27 settembre 2018

ADAM BRANDON E KIRK ANT: COMANDANTI DI UNA LEGIONE (DECIMA?) DIMENTICATA


PREMESSA

 

Questo post in bozza risale al 2013.

Da allora sono morti non pochi artisti, i due di cui scrivo sono ancora, per fortuna, vivi.

Siccome in cinque anni ho visto tante barche perdersi a terra (cfr. Arturo Pérez-Reverte) ho deciso di buttarvi in pasto questo scritto così come è.

Nemmeno mi preoccupo delle evidenze in rosso (passi da correggere o aggiornare), che lascio.

 

Ah, certo, una aggiunta c’è, di un autore a me caro: il precitato Arturo Pérez-Reverte, con Il pittore di battaglie; Territorio comanche; La carta sferica e, evidentemente, Le barche si perdono a terra.

 

27 settembre 2018,

 

 

                                                                                                          Steg

 

 

 

 

ADAM BRANDON E KIRK ANT: COMANDANTI DI UNA LEGIONE (DECIMA?) DIMENTICATA

 

Io ideologicamente sto al fianco degli sconfitti dalla vita. Sconfitto si declina defeated, non loser.

Per i non eroi rivolgetevi, appunto, altrove.

 

È appena (gennaio 2013) uscito un album di Adam Ant, già fioccano recensioni fra il dileggio e il compatimento.

Fra qualche settimana, non vi dico quando (dovete meritarvelo), potreste assistere a un concerto di Kirk Brandon in Italia.

Ant e Brandon: due eroi musicali nell’oblivio ingiusto del presente stupido.

 

Leggenda vuole che la decima legione fosse a guardia personale di Giulio Cesare, unico Cesare.

 

Noi siamo i legionari agli ordini di Ant e Brandon e di tutti gli altri condottieri degni degli allori di Kommandeur e Kommandeurin: “My happiness depends on knowing my friend is never alone ...” ([1]).

 

Baffi “settimi doppi” alle maniche, le maschere dell’odio tespiano ad ornare le nostre ussare giubbe, noi sempre pronti a confutare (non ho scritto “ignorare”) gli “ordini alieni”, “è solo propaganda” e il “ridicolo non è nulla di cui aver paura”.

 

“Ma cosa scrive questo?”, diranno i miei affezionati (non più “piccoli”) “lettori”.

 

Beh, occorre sempre provare qualcosa emotivamente, per non morire intellettualmente, quindi fino a che le lied dei comandanti suscitano emozioni saremo, appunto, vivi.

 

Volevo solo tirarvi un secchio d’acqua in faccia, non vorrei che vi addormentaste.

 

Autori consigliati, in nessun ordine:

- Emilio Salgari, Il Corsaro Nero

- Carlo Collodi, Pinocchio

- James M. Barrie, Peter Pan and Wendy

- Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca

- Friedrich Nietzsche, whatever (non è un titolo)

- Jean Cocteau, Les Enfants terribles.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] “Party’s Fall”: Siouxsie & The Banshees.

giovedì 5 aprile 2012

VORREI SCRIVERE DI KIRK BRANDON

VORREI SCRIVERE DI KIRK BRANDON
 
Mi piacerebbe molto scrivere – rivolgendomi a dei lettori e non solo a me stesso (già lo ho fatto) – di Kirk Brandon, leader dei Theatre Of Hate dopo quella prova generale che furono The Pack e poi degli Spear Of Destiny, e delle sue (senza eufemismi) band (ricordo anche di aver vista una sua formazione “intermedia” denominata Elephant Daze esibirsi al Limelight di Manhattan negli scorsi anni ottanta).
 
Ma come potrei?
Finché si chiosa sul non controverso è facile, ma avete presente cosa si trova sul retro di copertina del “meglio” dei SOD?
Del resto Longino, appunto, non rientra fra l’iconografia destinata alla provocazione della dopolavoristica musicale italiana (quel gusto “finto The Clash” che piace tanto da queste parti, dove i rischi veri non si assumono quasi mai).
Ci provo ([1]).
 
Esistono plurime ristampe del primo album dei TOH: la sua copertina iniziale è molto bella però risente del periodo (e forse del suo pluridecorato produttore artistico: Mick Jones) nei suoi echi sovietici.
Meglio quella di Westworld (senza The) quale ristampa con numero di catalogo BRR 010CD (esiste anche l’edizione in vinile con 7” allegato, volendo) dove si (intra)vede l’insegna “airborne” sul trenchcoat di Brandon ([2]).
 
C’è questo continuo corteggiamento, fine a se stesso oppure no?, fra Brandon e una certa mistica militare (vedi “Legion”) anche cavalleresca (cfr. “King of Kings”, ma a contrario).
Mistica schierata solo con il guerriero e non con la idea, se prima della Scheggia si rinviene l’album dal vivo He Who Dares Wins.
 
Kirk Brandon è un curioso personaggio, con un sito internet che vende soprattutto CDR prevalentemente contenenti versioni acustiche di suoi successi incise nei Paesi Bassi, successi che ormai datano di qualche lustro or sono; DVD e album dal vivo ancora costruiti su quelle stesse canzoni (inni?); biglietti per i suoi annuali concerti-raduni dove ci si aspetta e si ottiene quello stesso repertorio.
 
Eppure, Brandon con gli anni è un personaggio di cui si deve apprezzare l’integrità artistica e umana, ad ogni costo ([3]).
Qualche problema di salute tutt’altro che leggero lo ha afflitto anche recentemente, nel 2011, ma una grande voglia, sempre, di andare avanti: veterano e non reduce ([4]).
 
Nella grande tavola sinottica della musica che nessuno vuole redigere – per pietà nei confronti di certi artisti oppure per vergogna dei propri gusti musicali? – si troverà sempre almeno l’album di esordio del Teatro Dell’Odio, registrato nel 1981 sebbene pubblicato l’anno successivo.
 
Ma mi renderei impersonale se non ricordassi almeno altre due canzoni che sono ben più di meri extra: “Rebel Without A Brain” summa giovanile totale.
Dal repertorio di The Pack, poi, ecco “Thalidomide”. Ben prima di quel fumetto con il giovane skinhead storpiato negli arti, appunto, dal talidomide (altro che “mother’s little helper”!).
 
Adesso alla domanda, usuale e inutile, potete avere risposta: sì, anche i Theatre Of Hate sono (veri) punk.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Questo post ha alcuni mesi, rifinendo quello intitolato “Out in clubland having fun” mi è tornato in mente: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/04/out-in-clubland-having-fun-proposito-di.html 
[2] Cinque canzoni bonus, pagato 26.000 lire.
[3] Mi riferisco ad alcune sue battaglie legali.
[4] Questo è un altro post, forse.