"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 11 aprile 2017

VIVEVAMO DA RE? (Decibel 2017)


VIVEVAMO DA RE?
(Decibel 2017)

 

Premessa: il verso “Morirò con la faccia al vento” mi piace molto: è tratto da “My My Generation”, canzone che apre e traina (in trasmissione alla radio da febbraio 2017) Noblesse Oblige, terzo album dei Decibel con in formazione Enrico Ruggeri, uscito nel marzo 2017.

Però negli anni, avendo imparato da autodidatta a usare anche internet per le informazioni, controllo e trovo: “Lui che offrì la faccia al vento/la gola al vino e mai un pensiero/non al denaro, non all'amore né al cielo”: canzone di Fabrizio De Andrè, “Dormono sulla collina” ([1]).

Ma la strofa decibeliana – per intero “Morirò con la faccia al vento/Mai contento/Soddisfatto mai” – è una chiamata alle armi, non invece il riposo eterno del guerriero, come conferma il name dropping nella stessa lied di artisti influenti per il gruppo milanese ([2]).

 

Curioso rapporto quello fra il pubblico di Enrico Ruggeri (in accezione solista e non) e lui, l’artista (gli artisti).

Conosco abbastanza, almeno per adiacenza urbana e coincidenza generazionale, questo signore che a sessant’anni si esalta scalciando alto in aria sul palco. Egli non ha mai avuto le ambizioni esibizionistiche da rock ‘n’ roll star, sebbene si sia concesso anche la citazione autocritica in “Una fine isterica” ([3]).

 

Conosco personalmente un pochino altri due Decibel; non i due che hanno condiviso le luci con lui nel 2017, e cioè Silvio Capeccia e Fulvio Muzio.

Che dire? Erri Longhin ebbe una carriera artistica parte di un duo in ambito “dark” (banalizzo), mentre Pino Mancini da circa un quarto di secolo preferisce gestire, anche come pizzaiolo, un piccolo locale in un quartiere storico di Milano.

 

Il concetto di coerenza esistenziale è inafferrabile, persino il concetto perché cercarne anche solo una nozione sarebbe tempo perso.

Ricordo la presentazione di un libro narrativo di Ruggeri: gli chiesi a margine perché non si ristampassero i dischi dei Decibel, lui mi rispose circa che era cosa vecchia e che probabilmente non sarebbe accaduto per molti anni ancora. Era il 16 novembre 2012. Ecco.

Cosa è accaduto? Al di fuori delle versioni ufficiali, evidentemente (e anche di certi gangli giuridici che quasi tutti, cioè coloro che la musica la ascoltano e basta, ignorano).

 

Il titolo di queste righe nasceva per stizza di acquirente ([4]), ma forse ha acquisito altro significato (senza però guardare ad altro ([5])).

Provo a sintetizzare.

Ci siamo noi: che siamo andati avanti, ma senza rinnegare nulla e che abbiamo fatto tesoro di quel che scoprivamo man mano come ho scritto e detto molte volte. Lo spirito del punk: da una canzone arrivi a un libro perché lo cita un artista che ti piace.

 

Poi ci sono gli altri: innanzitutto, e purtroppo per noi, quelli che contrariamente alle nostre sensazioni non erano come noi, bensì semplicemente erano della nostra stessa generazione (di cultura, passioni consumi) e basta ([6]). Per noi sono invecchiati male.

Seguono quelli che mantengono una passione come àncora per andare avanti: se non sono monomaniaci appaiono come tutte le persone che indossano un costume o una tenuta sportiva, e poi tornano agli abiti normali.

 

Sono certo che i fedelissimi di Enrico Ruggeri facciano almeno parte della seconda categoria degli “altri”; ovviamente non mi spingo più in là, non conoscendoli.

Ma che fatica devono fare! Ovvero quelli che al concerto milanese 2017 ([7]) invecchiati (in fondo erano formalmente 40 anni dopo) sono accorsi sotto il palco (secondo istruzioni?) cosa hanno in casa di The Sparks? Cosa conoscono degli Ultravox con John Foxx ([8])? Riconoscono lo stile – riprodotto in modo pedissequo – del tastierista Dave Greenfield (The Stranglers) nei Decibel di quest’anno?

E le figlie – orrore i genitori con i figli: tutti amici e nessuna tensione generazionale positiva – non comprendono che dopo aver ascoltato “Fashion” ([9]), tornate a casa dovrebbero buttare via il loro vestiario?

 

Dunque?

Consci del tempo che passa, ci diciamo, noi i “noi”, che almeno abbiamo vissuto da re o quasi e che non ci sentiamo molto diversi da allora.

Se è così, allora rinnegare il proprio passato sarebbe stupido ed infatti non lo facciamo, e mostrare che una parte di noi è quella di 40 anni fa ([10]) va bene, senza forzare troppo le cose e il nostro aspetto.

 

 

NOTA CITAZIONISTICA: la canzone “Vivo da re” è contenuta nel secondo album dei Decibel, che porta lo stesso titolo. Di essa esistono numerose versioni (anche dal vivo) nella discografia solista di Enrico Ruggeri; altra e più recente versione è inclusa in Noblesse Oblige, il quale comprende in edizione deluxe anche una versione in lingua inglese (così fu composta) dal titolo “Leaving Home”. Una sorta di citazione di canzone e album si rinviene nella già ricordata canzone “Una fine isterica”.

Da parte mia, ho pubblicato un post su di essa nel gennaio 2017, nella “songs series”, al solito scritto poco tecnico e molto di impressioni: http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/01/vivo-da-re.html.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Molto Spoon River nello stile, dall’album Non al denaro non all’amore.
[2] Pratica che ricorda quella di “Thank You” dei Chrisma contenuta nell’album di esordio Chinese Restaurant.
[3] Parte del suo primo album solista Champagne Molotov.
[4] Io, la versione “deluxe” di Noblesse Oblige la ragione.
[5] Mi riferisco a When We Were Kings: film dedicato a Cassius Clay.
[6] Scopri decenni dopo che certi amici erano poca cosa; magari fuochi di paglia travestiti da fini pensatori. Sbadigli assicurati se li rivedessi. Ed allora – inciso fuori tema (ma non troppo) – che senso hanno le cene con i vecchi compagni di scuola?
[7] Teatro della Luna, 10 aprile 2017. Ovviamente scrivo di ciò che ho visto.
[8] Con e senza punto esclamativo …
[9] Non quella di David Bowie.
[10] 38 e ½ circa: i due concerti dell’ottobre 1978 in cui i Decibel aprirono a Milano per Adam And The Ants. Ne ho già scritto.

mercoledì 11 gennaio 2017

“DOVREM[M]O ACCENDERE CANDELE AL ROCK ‘N’ ROLL”: GENERAZIONE” PURTROPPO NON PIÙ “COMBUSTIBILE”? (scritto con la punta del pugnale di un ragazzo perduto)


DOVREM[M]O ACCENDERE CANDELE AL ROCK ‘N’ ROLL”: “GENERAZIONE” PURTROPPO NON PIÙ “COMBUSTIBILE”?

(scritto con la punta del pugnale di un ragazzo perduto)

 

Ce la menano con i baby-boomer e la generazione X (quella di Douglas Coupland, purtroppo per noi, infatti la “g” che le riservo è minuscola).

 

Invece le classi a cavallo fra ‘57 (appunto, cioè Enrico Ruggeri cui devo le citazioni di cui consiste il titolo di questo post ([1])) e ‘62 del ventesimo secolo sono qui, ancora, senza più possibilità di bruciarsi e solo con la prospettiva di consumarsi male.

Parlo dei maschi pre-andropausa, ché le femmine hanno pure la menopausa ad arrivare prima.

 

Facciamo il punto?

Chi ha potuto non ha gettato la propria gioventù, fatta anche di oggetti (ecco perché ho scritto altrove di magliette provocatorie: “Destroy”, “Cowboys” e “Tits”) e almeno può fustigarsi e poi leccarsi le ferite auto inflitte - che comunque significano lucida e orgogliosa coscienza del proprio passato - e magari raccontare qualcosa.

 

Otto lustri fa “no future” significava il nulla davanti.

In fondo non era male: voleva dire bruciarsi nel fiore degli anni: nessuno pensava a una propria famiglia, nessuno.

 

Oggi il futuro mancante invece significa per tutti coloro che non si ribellano intellettualmente e soccombono alla quotidiana routine: sopravvivere fra scadenze ansiogene di pagamenti che non consentono assenze di oltre due settimane oppure una banca che paga tutto senza nessun controllo; figli da mantenere; un/a coniuge (o ex).

 

Alza la testa ribelle ‘77!

Per fare cosa? Per essere vivo, evidentemente. Per pensare.

Per non essere quello che 40 anni fa sarebbe stato bersaglio dei tuoi stessi sputi: ricordi gli eroi per un giorno? I ragazzi che “oscillavano” bowianamente? Il quarto di secolo di vita come data di propria scadenza? Non ti vergogni di quel che sei diventato anziché bruciare (cfr. Neil Young)?

 

La dignità comincia da se stessi.

 

Vogliate accettare con benevolenza le sbavature nella forma e gli artifici pirotecnici di questo scritto.

Non il suo contenuto, che è lucido e preciso e quindi non chiede alcuna comprensione di comodo.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Rispettivamente dalle canzoni “Decibel” e “Generazione combustibile”. La “m” in parentesi quadra è una licenza poetica.