TRIESTE
Secondo Daniele Del Giudice ()
(ne Lo stadio di Wimbledon) Trieste ha un mare che finisce: in effetti
guardandolo, ad esempio dal molo Audace (),
sembra che esso finisca a sinistra, dove si trova quella che una volta era la Jugoslavia.
Ho conosciuto Trieste da scolaro delle
elementari (sette anni e la seconda classe finita: allora c’era l’esame di
ammissione per la classe terza).
Mi ricordo del Pinguino Marco all’Acquario,
post mortem è un simbolo (),
e di questo lungomare in effetti un poco particolare.
C’è Trieste in alcune “storie” di
Giorgio Scerbanenco, due hanno il nome della città nel titolo, ma non ho
censito tutto ().
Non scrivo della città della Bora (il
vento) e di Umberto Saba, Italo Svevo, James Joyce o altri, in quanto non scriverei
miei pensieri.
Ogni tanto affronto Claudio Magris, e allora
magari indico il Caffè San Marco (dove però l’ultima volta quello che per me è
il rito del Martini Dry ()
– o Martini Cocktail se preferite – è stato un supplizio pari a quello di chi
vede il chirurgo incapace che lo stato operando, nonostante l’anestesia) che è
il suo preferito.
Cerco di seguire un ordine circa
cronologico per quel che mi riguarda, e quindi cito – sebbene non essenziali –
i romanzi gialli di Veit Heinicken, ambientati solitamente a Trieste, appunto,
da questo expat tedesco un po’ troppo politicamente corretto, cioè sempre
filo-noglobal (),
, ma a casa d’altri dove – non occorre essere Silvio D’Arzo – bisognerebbe essere
più educati.
Per un curioso gioco di “sponde” in un
ideale biliardo intellettuale, da Emilio Salgari sono ritornato a una
presentazione di Giampiero Mughini che già conoscevo e quindi al suo libro, il
cui titolo dice tutto, In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il “caso”
Svevo ().
Ho così scoperto Renzo Rosso, scrittore ()
– purtroppo (per le ricerche) omonimo dell’imprenditore – anch’egli nato nel
capoluogo giuliano.
E poi quello “sconosciuto-conosciuto” di
Roberto Bazlen, evocato da Mughini e già romanzato da Del Giudice nel suo Stadio
…, forse soggetto di un numero eccessivo di biografie, che invece da Trieste cercò
sempre di andarsene per sempre (),
riuscì a morire a Milano.
Siccome al lettore medio piacciono le
figurine, troverete la firma di Mauro Covacich, ma non da copia del suo volume su
Trieste ().
Volume che mi fa concludere nel senso
che non serve leggere di Trieste se non ci si è stati, quindi c’è chi non avrebbe
dovuto leggermi.
Dedica dell'autore, forse sprecata
Steg
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senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso
scritto dell’autore/degli autori.
Avvertenza: due titoli in
prosa dell’Autore risultano ridondanti: quelli contenuti ne Mania e
quello intitolato Nel museo di Reims sono tutti compresi ne I racconti
che quindi soddisfa i non bibliofili.
Per le opere narrative di
più lungo respiro, ogni critico ha la sua opinione, a parte l’esordio wimbledoniano
(molto ambientato a Trieste, evidentemente) Staccando l’ombra da terra (finta
antologia di racconti) mi pare molto interessante, e evidentemente può far
pensare al pittore Roberto Crippa: https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Crippa.
Per i più curiosi: è poco
citata, ma Ida Zilio Grandi è la vedova di Del Giudice.
Altro
romanzo ha un protagonista friulano (Al servizio di chi mi vuole): non
confondete mai friulani e giuliani.
Scerbanenco, che triestino
non era e italiano di nascita solo per madre, visse negli ultimi anni a Lignano
Sabbiadoro (Udine).
Tutto Bazlen è pubblicato
da Adelphi in un volume intitolato, a scanso di equivoci: Scritti, più
volte ristampato.
Riconoscendogli per una volta merito, rinvio anche a Bobi,
di Roberto Calasso (sempre Adelphi, 2021).
Trieste sottosopra. Quindici passeggiate
nella città del vento, Collana Contromano, Roma-Bari, Laterza, 2006 e poi
ristampato.