"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 22 dicembre 2025

QUESTA CANZONE “MI” È PIÙ SIGNIFICATIVA DI QUANTO SI PENSI (Facebook Down Series - 195)

 

QUESTA CANZONE “MI” È PIÙ SIGNIFICATIVA DI QUANTO SI PENSI

(Facebook Down Series - 195)

 

Al di là del suo testo, è il suo titolo che fa la differenza.

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/11/bashung-toujour-sur-la-ligne-blanche.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2024/03/sempre-sulla-riga-bianca-di-mezzeria.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 13 marzo 2024

SEMPRE SULLA RIGA BIANCA (di mezzeria: Bashung 15 anni dopo)

SEMPRE SULLA RIGA BIANCA
(di mezzeria: Bashung 15 anni dopo)

 

 

Intorno al quindicesimo anniversario della morte di (Alain) Bashung mi trovo a “gestire” - tutto in lingua francese - non recentissimi volumi: uno è una sorta di breve memoir di un suo collaboratore/amico verso la fine della vita del primo ([1]).

Poi due polar comprati sulla fiducia, ma che potrebbero essere ancora più tangenziali (permettetemi la iperbole) ([2]) di "quel" romanzo di Michel Embareck da cui tutto è cominciato ([3]).

 

Ah certo: appena pubblicata una nuova antologia più o meno copiosa (dipende dal formato) che contiene il necessario inedito.

 

In Italia sempre nulla.

 

Per i disattenti: Bashung nasce Baschung.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Gerard MANSET, Visage d'un dieu Inca.
[2] L’elusivo Samuel SUTRA, La Mort dans les veines
Il più reperibile François LOUBEYRE, Nevada from Barbès.

martedì 15 novembre 2011

BASHUNG: “TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE”



BASHUNG: TOUJOURS SUR LA LIGNE BLANCHE


 

Data una mia qualche propensione alla cultura popolare francese, partendo dalle bandes dessinées certamente perché io provenivo dai fumetti ed ero neanche teen-ager, qualche incursione nella musica d’oltralpe arriva a motivo del punk.

 

 
Passano gli anni, gli interessi si fanno meno distinguibili, i critici musicali scrivono polar e io arrivo così, attraverso passaggi poco interessanti se non fosse per Jean-Patrick Manchette padre del nouveau polar, al romanzo di Michel Embareck, Sur la ligne Blanche che appunto mutua il titolo da una canzone di (Alain) Bashung falciata della prima parola ([1]).
 
 
Bashung perde il nome proprio cosi come lo perse Gainsbourg, in una nazione dove non è ancora vietato morire (vedi anche Les Rita Mitzouko).
 
Sì d’accordo, ma da dove partire? Ne ha pubblicati di album (scoprirò più tardi una gavetta davvero lunga e qualche suo tuffo dalle parti del pub rock per maggior dose di credibilità se occorresse) e vista qualche mia specifica delusione con Charlélie Couture meglio non sbagliare.
Per chi volesse tentare, suggerisco il doppio antologico Climax e poi cercare gli album da cui sono tratte le rispettive canzoni che più piacciono, pur se i non ovvi ascoltatori dovrebbero apprezzare con facile sorpresa Fantasie Militaire e Play Blessures indipendentemente dal “tratto da”.
Bashung è davvero estroso, poco prevedibile.
Ci sono un paio di bei DVD dal vivo (più completi dei rispettivi album) se riuscite a trovarli; sopratutto quello de La Tournée des grands espaces credo possa essere assieme all’antologia sopra ricordata una bella introduzione a questo artista.
Bashung è il simbolo dell’outsider dal successo tardivo, ma imperituro e quasi sacro nel Hexagone.
 
In una nazione realmente orfana di Gainsbourg l’allievo (ci vuole poco a scoprirlo) Bashung diviene il nuovo riferimento cui si permette ogni sperimentazione.
 
Bashung ha un tumore ai polmoni ma non si arrende.
Bleu Petrole si fa ancor più scuro delle prove fonografiche precedenti, un tour avanza fra cancellazioni e chemioterapia.
C’e anche lo spazio per quelle riprese che porteranno a un ultimo DVD, postumo, dal vivo.
Bashung sbaraglia tutti (3 premi) alle Victoires de la musique 2009, svoltesi al leggendario Zénith parigino l’ultimo giorno di febbraio, egli è ormai più vicino all’agonia che alla vita, e le riprese televisive semplicemente quello mostrano.
Muore esattamente due settimane dopo, il 14 marzo del 2009.
E al momento non si vede un artista capace di andare avanti con il suo solo cognome ([2]).



 
POST SCRIPTUM
 
Cosi finiva il mio post, poi leggermente corretto nello stile. Forse finiva troppo bruscamente, come la notizia del decesso di questo artista (che avevo appresa per caso qualche giorno dopo, difettando qualsiasi informazione in argomento dei media italiani).
 
Non ci sono stati eventi di nota per il quinquennale della morte (circa tre mesi fa), il che potrebbe stupire ([3]) se non fosse che per commemorare questo maverick della musica francese non vi è stato molto da attendere.
Biografie più o meno ragionate ([4]); una monumentale intégrale ([5]) fonografica che, successiva alla prima, ormai è già un oggetto di culto.
Difficile un pellegrinaggio bashunghiano, in quanto negli anni (gli ultimi) di maggior popolarità era più orientato verso la campagne.
 
 
E in Italia? Naturalmente nulla.
Ritengo, anche, che Bashung sia poco conosciuto persino dai locali gainsbourghiani sedicenti.
Quelli veri, ovviamente, potevano saltare tutte queste righe (tranne forse la citazione di Embareck).
Una nota conclusiva di approfondimento: cercate la serie (10 puntate di circa 50 minuti l’una) radiofonica “Bashung – De l’aube à l’aube” su You Tube. È bella anche per la sua artigianalità: costruita con frammenti, anche ripetitivi, di varie trasmissioni anche televisive.
Per gli instancabili, aggiungo questo link: http://www.rts.ch/la-1ere/dossiers/alain-bashung-de-l-aube-a-l-aube/ ([6]).
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] “Toujour sur la ligne blanche” è parte dell’album Roulette Russe (1979).
[2] Su note più serene, della fatica che ho fatto per trovare una mezza dozzina di ostriche “a Ostende” vi racconterò un’altra volta se vorrete, dopo che avrete ascoltato l’omonima canzone, che con le ostriche non c’entra niente.
[3] In un mercato dove ormai le edizioni del XX-nnale si sprecano per quasi ogni artista.
[4] Oltre a un paio di numeri monografici di riviste musicali.
Fra l’altro, con la morte abbastanza prematura (56 anni) nel 2013 del biografo “ufficiale” di Serge Gainsbourg: Gilles Verlant è difficile pensare a uno studio definitivo (sebbene non necessariamente onesto) del, quasi, allievo di Gainsbarre.
[5] Non a caso intitolata A perte de vue: 27 CD, fotografie in formato quasi 12x12 pollici raccolte in una cartelletta, …
La precedente era di 19 CD.
[6] “rts”: è la “radiotelevisione svizzera”, proprio come la RAI.