"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 1 settembre 2026

“TRATTAMENTO LUDOVICO” PER JOHN GALLIANO? (Facebook Down Series – 314)

 

“TRATTAMENTO LUDOVICO” PER JOHN GALLIANO?

(Facebook Down Series – 314)

 

In originale si chiama “Ludovico Technique” e chiunque abbia letto il romanzo e/o il film trattone: A Clockwork Orange, sa già di cosa scrivo.

 

Alla notizia della cancellazione della mostra dedicata a John Galliano ([1]), con qualche confusione giornalistica – forse – sul fatto che il suo percorso di “rehab” ([2]) riguarderebbe l’anti-semitismo ho visto Alex Delarge (o meglio ho visto Malcolm McDowell).

 

Il passo successivo è la Thought Police ([3]).
E quindi, da “tamburiniano” come sono: “Tiamotti!” ([4]).

 

Sarò solo un pessimista, io.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 4 dicembre 2024

ALEX DELARGE È INNOCENTE!

 

ALEX DELARGE È INNOCENTE!


 E anche Michael Andrew Travis: già Travis, ma di nome e non di cognome anni dopo ...

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/a-clockwork-orange-per-fortuna-ilettori.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2020/12/a-clockwork-orange-variazioni-steg-berg.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/12/quattro-puntini-di-sospensione_20.html

 

https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/12/malcolm-mcdowell-beginning-of-i-thought.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 31 dicembre 2020

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg

A CLOCKWORK ORANGE: variazioni Steg-berg ([1])

 

 

Mettiamola così: A Clockwork Orange ([2]) si risolve grazie a Stanley Kubrick nell’opera – poi ma prima filmica, e prima ma poi letteraria che ispira il film – più importante del secondo dopoguerra britannico quanto ad influenza mediatico-popolare.

E Anthony Burgess si rivela, senza colpo ferire, il massimo portatore del libero leggere contro il diktat – rectius veto – filmico del regista (evidentemente lui “ferito”).

 

Ovvero?

  • Burgess scrive il romanzo.
  • In più di uno tentano una trasposizione cinematografica del medesimo. Kubrick ci riesce ma si spaventa degli effetti, veri o presunti, sul pubblico giovanile.
  • Intanto un Regno Unito che si avvia a strisciare sulle ginocchia ([3]), verso ([4]) scioperi eterni, settimane lavorative di tre giorni, razionamenti che facevano rivoltare nella tomba Winston Churchill, ha una gioventù che potrà scegliere fra Doc Marten’s ([5]) e platform boots e null’altro (rectius il prossimo punto).
  • Cosicché mentre il regista, a fronte di violenze che in fondo echeggiavano Elton John ([6]), ottenne il divieto – sino alla propria morte – alla proiezione del film nei territori sotto lo scettro della Regina Elisabetta Seconda, il resto del mondo non si poteva fermare.
  • Ecco che allora lads e yobs fanno tutto ciò che possono in nome dell’agrume a orologeria.
  • David Bowie spazza tutto sempre nel nome dei drughi (di nuovo non potrei aggiungere alcunché).
  • Mentre ACO diventa il film da vedere a ogni costo da Dover alla estrema Scozia; anche se se ne vede non tutto e male: copie proiettate clandestinamente che consistono in riprese effettuate in cinema nordamericani e di “sotto Manica”.
  • Decade ottanta: morto il punk, morti i punk, già morto Sid Vicious, romanzo e Docs a parte, le cassette VHS hanno una immagine migliore, l’audio non si sa (sottotitoli incomprensibili, doppiaggi estranei, …).
  • Arrivano e partono i laser disc, cambia poco; si estingue la loro tecnologia.
  • Subentrano i DVD, Kubrick muore, tutti nel mondo possono vedere bene e quando vogliono il film. Intanto si pubblica per il suo “mezzo secolo” di storia editoriale una edizione più o meno pregevole del romanzo burgessiano.

 

 

Secondo decennio del terzo millennio che finisce oggi ([7]) e:

  • Malcolm McDowell ([8]) continua a campare su due film di cui è protagonista: l’altro è If …. di Lindsay Anderson ([9]).
  • David Bowie è morto da quasi cinque anni.
  • Auguro ogni felicità a Wendy Carlos, che – ancora Walter – è la compositrice della colonna musicale originale e poi della colonna sonora del film.

 

Già Wendy: è un nome che non esisteva prima di una certa data: lo creò James Matthew Barrie. Però sull’argomento lo Steg da leggere è altro da questo. 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Consentitemi la irriverenza, ma come insegnavano nel giornalismo “fare i titoli dei pezzi” non è semplice.
[3] E non cambierà mai, se non nell’eliminare certe tradizioni popolari come i negozi di fish and chips (e quelli che vendono cibo preparato con l’anguilla), il pub senza la insegna o la lavagna-menu con il suffisso “gastro”, … ché Cool Britannia non esiste e allo Albert (Prince, consorte della Queen Victoria, e forse anche “charming”?) Memorial ricorderemo solo un giovane Adam Ant (Jubilee, il film di Derek Jarman).
[5] Con o senza punta d’acciaio: chiedere a Richard Allen o a Morrissey.
[7] Mentre scrivo in bella copia e poi pubblico è il 31 dicembre 2020.

domenica 15 dicembre 2019

MALCOLM McDOWELL (Beginning of an “I thought you were dead Series”?)


MALCOLM McDOWELL
(Beginning of an “I thought you were dead Series”?)

Quali sono le ultime notizie su Malcolm McDowell?
Chi? ([1])

Questo attore avrebbe potuto essere un maverick del cinema britannico nella generazione successiva a quella di Michael Caine.
Fantastico esordio da protagonista in If… di Lindsay Anderson ([2]).
Consacrazione poi in A Clockwork Orange, per il quale fu scelto proprio sulla scia del successo internazionale di critica del 1969 ([3]).

Fra l’altro, il personaggio di Michael Travis godette di un seguito ([4]), sebbene non così articolato come il truffautiano Antoine Doinel ([5]).

Ma censura e tecnologia (sottomessa al mercato, quest’ultima) hanno tagliato le gambe all’interprete sul grande schermo di Mick e di Alex (DeLarge).
Prima la autocensura di Stanley Kubrick in Gran Bretagna che renderà il suo adattamento del romanzo di Anthony Burgess un bootleg movie per lustri.
Poi lo scarso interesse commerciale per If…, che ha condotto alla sua pubblicazione in formato DVD soltanto nel 2007.

La carriera di McDowell dell’ultimo quarantennio e più è ben dettagliata online, però la sua fama davvero poca, e chi si ricorda di lui nella versione remake di Cat People?

Per chi volesse avere una idea di questo interprete, posso consigliare il documentario O’ Lucky Man ([6]), e quasi necessario è anche Never Apologize ([7]) nel quale egli rende omaggio al suo primo Maestro Anderson.

Ovviamente, lunga vita a McDowell, che però anche un patito come me ([8]) non vede più recitare da anni.


                                                                                                                      Steg



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martedì 28 agosto 2018

BAR GENERAZIONALE (Tombstone series – 43)


BAR GENERAZIONALE
(Tombstone series – 43)

 

Né “Roxy”, né “Mario”, ma “Korova Milk”: my generation bar.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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giovedì 6 febbraio 2014

QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI (a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)


QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI
(a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti
e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)
 
 

Premessa esplicativa per questo breve e disordinato excursus negli ultimi Seventies svolto attraverso l’ottava arte ([1]).
A parte l’arbitrarietà di ogni scelta, che non intende proporre classifiche ma un criterio di analisi di passati modi di pensare e di esistere (più che modi di fare) in circostanze non semplici – anche per chi non aveva assilli economici –, il cinema e le sale cinematografiche sono un riferimento così datato da qualificarsi come una sorta di archeologia sociale prossima.
Altrimenti sembrano implausibili fattori (non più esistenti) come: film visibili in una sola versione, nessun materiale aggiuntivo, possibilità di vedere più volte un film senza pagare di nuovo il biglietto d’ingresso, comunque una sudditanza dello spettatore a scelte altrui nelle proiezioni che, però, erano ben più corrette e pluralistiche delle attuali ([2]).

 

Ciò posto identifico quattro opere cinematografiche come importanti per i giovani (che allora non erano i quarantenni, come invece capita sempre più frequentemente di sentire e leggere oggi) di ormai quattro decenni fa.
Ci sono anche altri film di quegli anni, che mi hanno segnato indelebilmente ([3]), ma per motivi diversi non mi paiono, appunto, riferibili non solo a singoli ma ai più (pur essi una minoranza); li rammento per completezza: Il conformista, The Rocky Horror Picture Show ([4]), Il portiere di notte ([5]).

 

Dopo aver visto Apocalypse Now nessuno fu più uguale, ma siamo già ad un’epoca successiva: le decadi spesso non cominciano come da calendario.
Inoltre, forse si tratta di un film dotato di una forza di cross-over generazionale non ancora del tutto esplorata.

 

A forgiare e salvare la gioventù italiana furono invece pellicole disomogenee (come): A Clockwork Orange, American Graffiti, Rocky e Taxi Driver. La prima ancora oggi considerata con qualche biasimo moralistico, la seconda reputata “leggera”, la terza liquidata come una “americanata”, l’ultima probabilmente salvata dalla Palme d’or vinta a Cannes.
In una Italia raccontata sempre senza colori (lo so lo scrivo spesso) dove non si dispone di niente, la cultura eterogenea anglosassone ([6]) portata da queste opere cinematografiche consentì di ragionare, fantasticare, magari essere anche ingenui e iconoclasti, fra stili nell’abbigliamento ([7]), musiche passatiste e futuribili ([8]), scene muscolari ([9]) immerse in paesaggi urbani affascinanti per lo meno in quanto diversi e non alieni ai loro, alienati, abitanti ([10]).
Fra l’altro tutti questi film segnavano una frattura con la generazione precedente: quella “cresciuta” con (o meglio “rifinita da”?) Easy Rider ([11]).

 

I migliori di noi spettatori più o meno reiterati di quei quattro film divennero “ribelli 77”; i peggiori seguirono molti anni dopo gli 883, che comunque erano più apprezzabili di tanti altri ([12]). I restanti erano inclassificabili, in quanto comunque non si misero in gioco, cioè non furono mai giovani.
In altri termini, noi siamo stati dei ragazzi perché c’erano quei film, non certo per indottrinamenti scoutistici e/o partitici (con tutte le loro inutili varianti, che ancora sopravvivono) che hanno pervaso quegli anni e che cercavano di inculcarci con ogni mezzo.
Noi abbiamo potuto fare delle stupidate, per fortuna, abbiamo potuto fantasticare (una necessità), abbiamo potuto essere giovani cioè diversi dal resto della società (che era quanto accadeva già da vent’anni agli altri teen-ager occidentali): tutti comportamenti non facili in Italia.

 

E allora? Nulla, soltanto un altro bozzetto, sicuramente molto sbavato, di un’epoca che sembra trascurata per quel che riguarda quanto si poneva fra “il pubblico e il privato”.

 

Incidentalmente: ho un 12” di un gruppo musicale (classificato hard-core punk, formatosi nel 1981 in Arizona) che in copertina che si chiama JFA, ma in realtà erano la Jodie Foster’s Army; una provocazione riferita alle passioni dell’attentatore che cercò di uccidere Ronald Reagan e che furono strumentalizzate per qualche tentativo di demonizzare Taxi Driver.
Da parte mia, per Jodie Foster nutro grandi ammirazione e rispetto, lei mi ha anche fatto scoprire uno dei pochi libri in grado di “spiegare” la depressione ai non depressi: Darkness Visible ([13]) di William Styron.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] C’è qualche bisticcio, poiché taluni reputano essere la (o anche la) fotografia l’ottava, ma essendo la nona il fumetto, tertium non datur.
[2] Tanto che non era una stranezza poter sentire come fresco un film vecchio di anni: che emozione la prima volta che vidi La caduta degli dei, forse dieci anni dopo la sua uscita.
[3] Per chi avesse la pazienza di visitare il mio blog a fondo, è noto che attraversando altri decenni sono da aggiungere almeno: Les Enfants terribles e If....e Rebel Without a Cause, del resto tutti film che raccontano l’essere giovani.
[4] Chi ridacchia evidentemente non sa cosa fu e significò Biba, quindi può passare ad  altro.
[5] Ben più di Cabaret di Bob Fosse che, per coloro privi di tendenze artistoidi, si deve considerare penalizzato dalla matrice prevalentemente musicale adottata dal regista, pur se quella connotazione “leggera” gli valse grande successo commerciale. Entrambe le opere cinematografiche citate, peraltro, con l’aggiunta di TRHPS hanno contribuito ad educare quel following  dei Sex Pistols che ormai è invalso chiamare The Bromley Contingent.
[6] Che certo già aveva salvato la decade precedente.
[7] L’antagonismo politico-stilistico fra eskimo e Barrows non giovò.
[8] In Gran Bretagna il glam-rock, in Italia niente.
David Bowie, appunto, apre con Beethoven e Walter Carlos. Da noi si boicottava Ivan Cattaneo anche qualche anno dopo ...
[9] Meglio le flessioni su un braccio solo di Rocky Balboa o quelle battendo le mani di Travis Bickle? Quanti hanno steso il braccio e posto il pugno sulla fiamma a gas?
[10] Pensate alla canzone “New York” dei Decibel.
[11] Posso dire con certezza che A Bout de souffle di Jean-Luc Godard quanto a seguito di spettatori in Italia non fu certo un film per giovani di “lunga durata”.
In altri e più chiari termini, probabilmente gli anni sessanta da noi sono cominciati tardi, e quindi si sono dilatati nella decade successiva.
[12] Come ho avuto forzatamente modo di dimostrare in un post: “L’Uomo Ragno, gli 883 e l’ennesima rivincita dei critici stagionati”. E poi ho chiosato in altro successivo  post: “Andar via?”.
Prego Max Pezzali di rendere disponibile Cumuli di roba e di spade, per spiegare meglio una certa scena giovanile pavese e piacentina.
[13] In Italiano Un’oscurità trasparente.

giovedì 20 dicembre 2012

QUATTRO PUNTINI DI SOSPENSIONE (a proposito di if....)



copertina con "variante" di una x al posto del quarto punto


QUATTRO PUNTINI DI SOSPENSIONE
(a proposito di if....)

 

“Sten guns in Knightsbridge” ([1]).
In un commento audio che segue di un quarto di secolo questa canzone di The Clash, Malcolm McDowell riguardo alla scena finale di if...., film di cui è il protagonista ([2]), loda i fucili mitragliatori Sten rispetto ai Brent. La mia educazione balistica di neo teenager mi ha sempre fatto associare i Brent all’esercito britannico nella seconda guerra mondiale ([3]).
 
Su uno dei fotogrammi che ritraggono Mick Travis (McDowell) e The Girl (Christine Noonan) sputare fuoco e piombo sull’establishment scolastico si fondano certe pagine di fanzine, del punk e oltre: mi riferisco anche a Vague.
Per molti if.... è quindi quasi costituito da immagini fisse a sé stanti, piuttosto che un’opera cinematografica (tardivamente resa disponibile in DVD) ([4]).
 
Il regista di if...., Lindsay Anderson, si inventò un’affiche divisa in due parti: in essa apocrifi commenti negativi (a sinistra) e positivi (a destra) intitolata “Which side will you be on”: una trovata pubblicitaria.
Essa mi ricorda una delle prime t-shirt ([5]) della fucina stilistica Sex (e poi Seditionaries) dal titolo chilometrico: “you’re gonna wake up one morning and know what side of the bed you’ve been lying on!” ([6]).

 

“Sparare al preside” nel 1968, qualche settimana prima del maggio parigino, non è cosa da poco, anche se si tratta delle riprese di scene di un film.

 

Stanley Kubrick vide if.... 5 volte, poi offrì la parte di Alex a Malcolm McDowell: il film in cui il primo avrebbe diretto il secondo è A Clockwork Orange.

 

if.... fa parte della non grande categoria dei veri cult movie: cioè quelli di cui (secondo la mia definizione) si possono vedere ed apprezzare anche singole scene, ripetutamente ed estemporaneamente.

 

Si tratta di un film non datato perché la gioventù non è mai una semplice moda: qualcosa contro cui ribellarsi c’è sempre ([7]). E la ribellione non fa invecchiare gli incendiari ([8]).

 

Mi viene addirittura il dubbio che Malcolm McDowell abbia interpretato l’ultimo film mod ([9]) e il primo film punk: contemporaneamente ([10]).
Forse?

 

 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Da “1977” (Strummer/Jones).
Più precisamente “In 1977/Knives in W11/It ain’t so lucky to be rich/Sten guns in Knightsbridge”.
Incidentalmente: nessuna celebrazione fonografica per gli alfieri del suono della Westaway, in un 2012 dove si sono sprecati cofanetti anche ridondanti.
[2] Per l’onda ignorante rammento: non esistono plurimi protagonisti, men che meno “protagonisti principali”.
[3] Ma in un’altra intervista circa contemporanea Malcolm McDowell descrive come Brent le armi, mal funzionanti, di quella scena!
[4] Come per A Bout de souffle non esistono scene aggiuntive. Le scene escluse dal montaggio furono inizialmente prerogativa solo della cinematografia USA?
[5] Chiamarle magliette mi pare riduttivo.
[6] Minuscolo e sottolineatura in originale.
Anche in questo caso i “nostri” stanno sul lato destro.
[7] Cfr. The Wild One.
[8] Cfr. Pitigrilli (non Luciano Ligabue).
[9] Quadrophenia è un documentario, pur apprezzando lo sforzo di Frank Roddam.
[10] Non dimentico Performance, che però può classificarsi (anche?) nella categoria della londritudine, spesso isolata dal resto e a tratti ingannevole.