"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 25 giugno 2015

ARTISTI “COSTRUITI” (Sniper series– 29)


ARTISTI “COSTRUITI”
(Sniper series– 29)

 

Non ho nulla in contrario al fatto che taluni artisti, soprattutto in ambito musicale, siano costruiti intorno al loro talento vocale: lo hanno fatto grandi produttori (per tutti Phil Spector, produttore totale, con buona pace delle doleance di Ronnie, la quale però si tiene ben stretto il cognome dell’ex marito) e grandi manager (tutta la scuderia di Larry Parnes, fra cui spicca Billy Fury).

 

Solo, ho l’impressione che comincino a scarseggiare proprio quei grandi, di cui gli artisti hanno bisogno almeno all’inizio (sarebbe bello che ogni artista avesse un Daniel Miller ...).

 

In Italia dove è il nuovo Franco Migliacci? Chi direte voi? Beh ripassate questo - allora eravamo anche meno lontani dalle capitali artistiche dell’Impero e si tentava (con ritardo ma si tentava) altresì un po’ di sano postatomicismo stilistico: https://www.youtube.com/watch?v=Mjs-INGqIRs.

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

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giovedì 26 dicembre 2013

PHIL SPECTOR (Sketches series - 8)


PHIL SPECTOR
(Sketches series - 8)

 

Questo post o è ultroneo o è essenziale.
In un mondo ideale (o patologico a seconda dei punti di vista) non dovrebbero leggerlo coloro che più spesso visitano il mio blog (in quanto non giovanissimi e pertanto attirati dagli argomenti che tratto). Ma non e` detto.

 

Nel 1980 il punk è ormai sepolto, e spesso si cercano ragioni per sputare sulla sua tomba ([1]). Quindi la pubblicazione del quinto album dei Ramones, End Of The Century, prodotto nel 1979 da Phil Spector, anche produttore di The Beatles (inserite voi il titolo), è un altro chiodo nella bara.

 

Ma chi “era” quel tipo piccolo e magro, vestito di bianco, scarrozzato su una Rolls-Royce con autista ([2]), che vende la droga ai due protagonisti di Easy Rider ([3])? Si tratta di Phil Spector.

 

Insomma, sbollite le proprie intolleranze giovanili, ogni persona intelligente e curiosa si andava a fare qualche ricerca su Mister Spector, prima di internet, per capirne e saperne di più.
Adesso è facile, ma intorno al 1990 su questa enorme figura della musica contemporanea esisteva solo una biografia letteraria osteggiata dal suo soggetto  (certo la lessi) e poco altro.

 

Perché sto scrivendo di un uomo con aneddoti che per tutti i distratti già apparivano un quarto abbondante di secolo fa più superficialmente interessanti dei “suoi” (ma anche oggettivi) traguardi musicali.

 

Quando nel 1991 fu pubblicato quel definitivo (il che non mi ha impedito qualche altro acquisto) cofanetto di 4 CD ([4]) che ancora oggi è Back To Mono, il mondo apprese cosa fosse e cosa è Phil Spector per la musica: l’ideatore di un suono, il fagogitatore degli artisti da lui prodotti i quali, spesso, erano poco meno che sue creature (per questo Ronnie Spector, appunto, non sarebbe stata molto senza quello che per un po’ di tempo fu anche uo marito e le cucì addosso anche The Ronettes).

 

Come per Brian Wilson, non posso aggiungere altro, pena diventare io inutile oltre che incompleto in una serie che è incompleta per definizione.

 
Ma come mai questo post proprio in questi giorni? Chissà cosa ascoltate come canzoni natalizie, voi!

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Per dirla alla Vernon Sullivan, cioè Boris Vian.
[2] Argomento degno di approfondimento: con o senza autista? Beh direi con autista, con diritto di dare la giornata libera all’autista, il/la quale avrà divisa con stivali e cappello con visiera.
[3] Film da vecchi, se non fosse che occorreva fare carte false per un minorenne nel 1977 per vederlo e lo hippy è solo Peter Fonda, non Dennis Hopper, anche regista del film oltre che tardivo monumento di mezzo secolo di ribellione giovanile, con causa o senza.
[4] Nato e vissuto in formato CD, basta con il vinile a tutti i costi.

giovedì 8 novembre 2012

BACK TO MONO? (caveat listener)


BACK TO MONO?
(caveat listener)
 
Molti anni fa EMI pubblicò un cofanetto, uno dei primi, di grande pregio: si intitola(va) come questo post, conteneva un’antologia in 3 CD di produzioni di Phil Spector: raro caso di produzione artistica e d’impresa (per essere precisi in termini giuridici), e un quarto CD con il suo impareggiabile ([1]) A Christmas Gift For You from Phil Spector.
Tengo molto a questo “prodotto” ([2]).
La potenza sonora mono è ineguagliabile per il “produttore dei produttori”.
 
Il ritorno al suono monoaurale nelle riedizioni degli ultimi anni non è un dono divino.
Dovete pensare invece a logiche commerciali che in passato si incontravano e scontravano con progressi tecnologici, mentre oggi possono essere riproposte versioni diverse senza compromessi sacrificali.
 
Il quadrifonico di Quadrophenia (ma non solo) è l’epilogo di anni di ibrido con album pubblicati prima in mono e poi in stereo, quindi altri editi in contemporanea in mono e in stereo e, infine altri realizzati solo in stereo ma con residua edizione in mono per coloro che non si aggiornavano ancora.
Seguirono gli scempi delle edizioni in MC7 e Stereo8 che non accontentavano altro che una fruizione veloce e senza pretese (come i mangiadischi che distruggevano i 7”).
Sul fronte degli LP le “aste” (buone anche per i singoli) che facevano cadere un disco dopo l’altro, uno sull’altro, soddisfacevano un ascolto pigro ([3]) e ondulavano il vinile.
 
Dal pentimento e dalla coscienza che il mercato ormai è diviso in due, ecco invece da qualche anno i produttori di fonogrammi offrire agli acquirenti ogni “canale” disponibile.
Anche perché, qui sta il dato interessante, non solo ciò che nasce monofonico suona meglio come tale, ma certe volte le versioni sono proprio diverse – anche per durata se si passa da una registrazione all’altra – se si passa al “canale destro diverso dal sinistro”: non è cioè un problema di masterizzazione ma di missaggio ed edizione delle tracce.
 
Dove non può il canale può o potrebbe talvolta almeno la scelta di chi “confeziona” il tutto: ecco allora che il missaggio di David Bowie su cui per anni si sputa, diviene prezioso e forse meglio di quello di Iggy Pop. Cosi Raw Power torna alle origini.
Peggio per i Velvet Underground: qui fra mono, stereo, missaggi alternativi e da “sgabuzzino” ([4]) ci si sbizzarrisce ogni manciata di anni. Non finirà mai.
 
Nulla di nuovo ([5]) ma magari uno spunto di riflessione.
Il fatto è che pani e pesci non si moltiplicano.
Si può gioire o soffrire su una riedizione e pensare anche al cinismo che porta a vendere anche separate le edizioni stereo degli album di The Beatles e solo in cofanetto quelle mono. Lemmy Motörhead preferisce le prime, ça va sans dire ([6]).
 
Ma appunto presti attenzione anche l’ascoltatore, senza incolpare, acriticamente, il venditore per una riedizione ([7]) che lo ha lasciato con l’amaro in bocca.
Let the buyer be aware.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] I punk credono a Santa Claus.
[2] L’edizione formato 12” conteneva anche un badge. Poi esso fu ristampato in angusto formato poco superiore a quello di un CD. Accadde anche per The Clash On Broadway.
Scempio anche per le riedizioni dei cofanetti contenenti le session complete degli album di Miles Davis, quelle quasi tutte con la iniziale costola in metallo.
[3] O da feste languide che purtroppo non finivano in scazzottate contro i crusher come in Big Wednesday!
[4] Il cosiddetto “closet mix”, appunto.
[5] Un post tranquillo, per variare.
[6] Per i lettori di La Repubblica è in corso la vendita di una bella minestrina riscaldata, entusiasmante come le enciclopedie vendute porta a porta: otto volumi della mia UTET a sostenere le mie casse del mio primo stereo.
[7] Yours blogging truly attende comunque quella dei due album dei Decibel, soprattutto in quanto stanco di citarli a lettori che faticano, credo, a reperirli; cui ormai seguono a ruota anche quelle dei primi due album solisti di Enrico Ruggeri.

domenica 5 febbraio 2012

TODD RUNDGREN (sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità musicale, una vera stella)

TODD RUNDGREN
(sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità
musicale, una vera stella)

A parte il veleno sputato dalle medesime Bambole sulla sua produzione dell’album di esordio delle New York Dolls, e le risatine stupide di certa stampa (pur se musicalmente) specializzata a proposito della reale paternità di Liv, Tyler e non Rundgren appunto, la mia conoscenza di Todd Rundgren era nulla.

Nulla sino a quelle scarne colonne erudite del Melody Maker lette mentre ero al tavolo di un ristorante (di cui non ricordo nulla) sulla Avenue of Americas verso la bella stagione del 1993 e la sera mite rendeva Manhattan deliziosa.
Quando, dopo la cena, uscii dal locale andai a comprarmi (esisteva ancora Crazy Eddie, direi) una sua antologia doppia; nei giorni successivi feci il resto, nel senso che oltre ai CD di una mezza dozzina di titoli acquistai anche le versioni in vinile di due album, perché mi pareva necessario soppesare il prodotto originale.

Todd Rundgren è un genio: dopo Phil Spector e poi Brian Wilson (circa epoca in cui creava e registrava Smile), prima di Prince. Auspico la sintesi sia chiara.
Lo dichiaro anche se non condivido la sua passione per The Beatles, ma questa ormai è mia prerogativa (il non apprezzare la band più amata del mondo): se ritenete che la prova delle cover possa essere decisiva per un artista, allora vi rimando a Faithful.
Solo un fuoriclasse può coniugare melodia e rock con un risultato mai indulgente e mai muscolare.

Trattandosi, ancora e per sempre, di artista (termine riduttivo: autore, interprete, produttore artistico) di culto, posso solamente rammentare che anche i tre album con i Nazz che precedono la sua carriera da solista valgono la pena (infatti, una loro canzone è presente in Nuggets ([1])).
Poi ci sarebbe la produzione con gli Utopia (nella mia visione risulta sufficiente un “best of”. Potrei sbagliarmi).

Il problema sta nell’ipotizzare di effettuare una scelta fra tutto quanto porta il suo nome.
Dal 2011 sono in corso ristampe ragionate (il che vi permette, anche, di non cercare la rara versione in vinile su etichetta Ampex di Runt – attenzione ai titoli esatti dei suoi dischi – che nella migliore delle ipotesi vi lascerebbe con cento Euro in meno nelle tasche) in formato CD; quindi fate attenzione a cosa comprate.
Dato per scontato che meno della doppia antologia non ha senso acquistare per poter gustare qualche scheggia del suo repertorio più che quarantennale, con l’avvertenza di un notevole contagiosità, potete partire – dopo l’inevitabile e presto ridondante predetta Anthology – con i tre seguenti: Something/Anything (doppio anche nel formato CD), A Whizard, A True Star (non è  un titolo immeritato) e Todd.

Todd Rundgren rientra nella cerchia – ridottissima nella consistenza (una dozzina?) – di figure della musica contemporanea che si stagliano con tale nettezza per cui la loro grandezza trascende l’epoca, esclude una catalogazione, nemmeno fa rimpiangere la tardività della sua scoperta da parte dell’ascoltatore.
Anzi: per assurdo ci si può quasi compiacere della propria inescusabile distrazione perché essa sarà in breve rimediata.

Ma cosa state aspettando?


                                                                                                                      Steg



© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.


[1] Uno degli album di “artisti vari” fondamentali per chi cerchi, appunto, le basi non solo del punk: dubito che The Jesus and the Mary Chain non conoscano a memoria molte delle canzoni contenute in questo doppio vinile ormai da anni divenuto un quadruplo CD.