"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 27 novembre 2011

DAVE WALLER (“about the young ideals”?)


DAVE WALLER
(“about the young ideals”?) ([1])

Poco si conosce di Dave Waller, se non quello che fu fatto filtrare da Paul Weller, non certo per ingratitudine ma semmai – è una mia ipotesi – per pudore verso un amico.
Così mentre la data di nascita è conosciuta ([2]), quella di morte – per overdose di eroina – solitamente si ferma al 1982 ([3]); è l’anno in cui Weller decide, formalmente il 30 ottobre, di sciogliere The Jam contro ogni logica commerciale.

Dave Waller lo si ricorda come un poeta, anche se era stato il primo chitarrista ritmico della band a partire dalla primavera del 1973 e sino alla fine dello stesso anno.

Con Waller sparisce (salve un paio di eccezioni) anche la casa editrice Riot Stories, di cui egli era in sostanza il direttore editoriale, mentre con l’amico Paul ne era anche il co-amministratore.

Cosa resta di Dave Waller? Poco, sicuramente.
In ambito musicale la canzone di The Jam “In The Street Today” lo vede coautore; poi l’ispirazione per la welleriana “Town Called Malice”.

Nella poesia, è tutto ancora più difficile: occorre infatti reperire il songbook del 1977 per In The City, album di esordio di The Jam, per qualche sua lirica e Notes From Hostile Street che inaugurò nel 1979, ma in realtà nella tarda primavera del 1980 ([4]) la piccola casa editrice in formato A5 con un totale di 31 sue liriche lungo sole 36 pagine.
Il frontespizio di questa raccolta recita, con salto di riga quasi futurista:
Tomorrow when we meet…..
                                                           Jarring collisions on hostile street”.

Parole davvero emozionate aveva speso Weller nel songbook di All Mod Cons per l’amico, e poi in suo ricordo gli dedicò la canzone (nell’album de The Style Council Our Favourite Shop, datato 1985) “A Man Of Great Promise”.


                                                                                                                      Steg


Letter to Dave Waller.” dal songbook per All Mod Cons
(contenente anche poesie di Paul Weller)

 
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[1] Cfr. “In The City” (Paul Weller per The Jam).
[2] 24 gennaio 1958, dunque di quattro mesi e un giorno maggiore dell’amico e futuro front man del gruppo.
[3] Soccorre la biografia non autorizzata di John Reed, My Ever Changing Moods: il mese è agosto, e il luogo è una camera del Weathshift Hotel di Woking; certo non un grande albergo se si trovava sopra il pub dove si riunivano.
[4] Questa è la data di copyright che porta questo libricino con copertina in bianco e nero “spillato” come una fanzine, sebbene Reed indichi l’anno successivo come quello di pubblicazione e questa datazione successiva è confermata anche da Tony Fletcher a pagina 328 del suo libro Boy About Town.

giovedì 25 agosto 2011

PERCHÈ NON POSSIAMO NON DIRCI ANCHE WELLERIANI

badge in metallo 


PERCHÈ NON POSSIAMO NON DIRCI ANCHE WELLERIANI

Date per scontate – e in certi momenti condivisibili – le critiche a Paul Weller, risulta difficile (per me impossibile) non riconoscergli il merito di canzoni fondamentali con uno stile in totale attrito con quello che era ciò che la critica prediligeva.

In Italia Paul Weller è “un po’ come The Clash”: si negano The Jam, si è schizzinosi su The Style Council e da ultimo si osanna il solista che calza Bottega Veneta ([1]).
Spiacente: All Mod Cons si staglia da solo, Setting Sons non è così lontano dai retrogusti di Evelin Waugh, Sound Affects non è immediato ma contiene delle gemme. Due su tre hanno già avuto una riedizione ampliata.
Potete arrotondare con l’antologia migliore che resta Snap! in formato doppio CD e con quel puro gioiello che è Extras.
Qualche cosa magari non la apprezzerete subito poi fra un anno, o cinque, non potrete farne a meno (il che significa anche sapere che “è lì da ascoltare, nel caso”).
Mi rendo, però conto che rimangono delle zone scoperte (valga “Carnation”), quindi l’alternativa può essere investire nel cofanetto Direction, Reaction, Creation a scapito di versioni mancanti, ma che abbraccia tutta la produzione di The Jam con l’aggiunta di rarità (poi completabili con il precitato Extras che reputo un unicum nelle uscite postume per la eccellenza delle registrazioni che lo costituiscono).

Dopodiché dovrete cimentarvi con il dopo Jam, materia più opinabile anche perché ben più vasta.


                                                                                                                      Steg



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[1] Apprezzabile stilisticamente quando lo slogan di questi pellettieri era “when your initials are enough”, ora non più.