"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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venerdì 4 luglio 2014

CERCATE IL RAGAZZO DD (Parigi, rock ‘n’ roll, punk, cultura e quasi Jacno)


CERCATE IL RAGAZZO DD ([1])
(Parigi, rock ‘n’ roll, punk, cultura e quasi Jacno)

 

Rockänroll est plus révolutionnaire que la Revolution.
Rockänroll baise cinéma théâtre littérature peinture
(Daniel Darc)

 

Quando Daniel Darc (pronuncia “dark”) morì nel 2013 ([2]) a poco meno di 54 anni, scrissi ([3]) un post commemorativo sulla morte di molti artisti francesi ([4]); concludevo le mie righe con lui e mi allineavo alla causa di morte indicata da Le Monde.
La causa di morte è, in parte, stata rettificata, in quanto in seguito si è evidenziata la circostanza che un edema polmonare avrebbe potuto essere il fattore fatale.
 
Non avevo però errato nel prevedere un costante interesse per questo personaggio poliedrico e discusso e volendo discutibile, anche al di fuori della musica.
Quattro biografie (di cui una con la forte partecipazione di Darc medesimo: un libro di interviste che doveva finire in un altro modo evidentemente) ([5]), un album fonografico di studio cui egli stava lavorando e contenente anche delle canzoni più o meno “finite” ([6]) sono stati le prime uscite.
Per quei tre che dopo aver letto prenderanno la briga di verificare i paragoni: se Bashung è nello stile Rue de Verneuil ([7]) dannunziano di Serge Gainsbourg, Darc è in quello opposto della barba lunga e dei postumi alcoolici sempre di Monsieur Ginzburg: c’è un incontro fra i due epigoni immortalato dalla televisione nel 2004 ([8]).
 
Mi ha colpito un breve periodo, entro un’intervista di circa 34 anni fa rilasciata da un giovane Darc ([9]): “Ho letto Jerry Rubin perché ho letto un articolo di Patrick Eudeline che …”, “se leggo Malraux è grazie al rock”, “se un giorno ho accettato di vedere un film di Godard è perché Patti Smith aveva detto che era splendido”.
E poco dopo: “le punk a été, enfin, la première chose pour la quelle nous étions prêts a mourir” ([10]).
Familiare, vero? Senza il punk e il rock ‘n’ roll saremmo più ignoranti, noi. Indipendentemente dal titolo di studio ([11]).
 
Per gli amanti di Parigi carte postale, si rammenta anche come la città sia considerata da questo Taxi Girl essenzialmente come un terreno di caccia, per attività lecite e non ([12]).
I Taxi Girl: eh sì, perché la storia comincia con un gruppo di ragazzi (da quintetto a trio per ragioni diverse ([13])) che, la storia ormai è nota e ripetuta, per aver concesso dignità anche alle tastiere ([14]) sono stati subito classificati leggeri, pur essendo di annata 1978.
 
Daniel si rasoia gli avambracci al Palace, durante il concerto parigino dell’11 dicembre 1979 in cui loro “aprono” per i Talking Heads. Una “ragazzata” a suo dire, ma si tatua a nero l’avambraccio destro salvo la zona della lunga cicatrice.
 
Sempre in tema di street credibility: “ Je portais l’étoile jaune et, à la place de ‘Juif’, je mettais ‘Punk’ dessus. Je portais ça sur scène mais je la portais dans la rue, c’est ça qui me semblait important. C’est facile de porter ce que tu veux sur scène. Mais après ? On avait une réputation avec Taxi Girl : on était les seuls qui se changeaient ‘à l’envers’ pour aller sur scène. C’est-à-dire qu’en fait, les autres arrivaient et mettaient des perfectos sur scène… Et puis il sortaient de scène et ensuite, ils remettaient leurs costards, leurs conneries, leur machin… Et nous, c’était le contraire parce qu’on s’habillait rouge / noir parce qu'Alexis était stalinien, ce qui était aussi provoc’. Dès que je sortais de scène je remettais mon perfecto, avec mes badges…” ([15]).
 
E poi il peccato di aver avuto successo con “Chercher le garçon”, autentico tube ([16]) da 300.000 copie del 1980 ([17]), è mortale.
O no? Perché in Francia, le campane sono due ([18]), e nella capitale anche di più. È una storia già più volte oggetto di miei schizzi, questa volta sotto quel moniker ([19]) assolutamente efficace e ambiguo delle “jeunes gens modernes” ([20]) che si ritiene elaborato dalla rivista Actuel ([21]).
 
Aussi belle qu’une balle” (1986): un omaggio a Pierre Drieu La Rochelle ([22]) sul riff di “Spanish Bombs” ([23]), “V2 sur mes souvenirs” (1981 circa): titoli ambivalenti come si legge ([24]).
Atipica parabola quella dei Taxi Girl: tuttora amati e ricercati nelle loro diverse formazioni, ma senza una antologia completa disponibile e mai ristampati ([25]).
 
Dopo? Dopo Darc cavalca e striscia da solo ([26]).
Cantando quasi esclusivamente in lingua francese e non capendo quei Francesi che cantano in Inglese, spesso per cantare insulsaggini senza che ciò sia evidente.
 
Album d’esordio (dovevano essere solo due canzoni), Sous influence divine, nel 1987 con produzione artistica dell’amico Jacno ([27]) con cui poi romperà i rapporti. E pensare che non solo condivisero più di un mese intero ma (come ricorda Daniel in un documentario dedicato a Monsieur Quillard ([28])): entrambi conoscevano a memoria “My Generation” di The Who e “ça suffisait” e che il suo amico e produttore fosse il solo, oltre a lui Daniel, a capire in Francia cosa significhi una chitarra (elettrica) ritmica.
Ma come già osservato da molti, questo e i successivi due sono tutti “dischi” per pochi ascoltatori: e sono 3 in 7 anni ([29]).
 
Quindi la vita personale scavalca quella artistica e molto nella seconda si ferma. Fra l’altro, e senza mai nascondere l’evento, Darc sconta qualche settimana di carcerazione preventiva all’inizio del 1990 con l’accusa di spaccio di eroina (di cui notoriamente fa uso anche all’epoca).
Dieci anni senza un album e nel 2004 Crèvecœur che letteralmente vede la sua seconda nascita artistica e gode di buon successo di critica e di pubblico.
 
Convertitosi al protestantesimo intorno al 2008, in una trasmissione televisiva precisa che più che la religione è dio che gli interessa.
Del 2008 l’album Amours suprêmes ([30]), nel quale c’è anche lo spazio per un duetto con Bashung … in Inglese.
 
Ultima fatica musicale ([31]) da vivo è l’album di studio La Taille de mon âme nel 2011: curioso anello mistico-religioso entro un arco di 24 anni.
La copertina è in bianco e nero, mi chiedo se Darc avrebbe scelto il bianco e nero anche per Chapelle sixteen.
 
2012: disintossicazione dall’alcool, concerti ed evidentemente lavoro di studio non completato.
 
Daniel Darc in molte occasioni dichiarò che avrebbe voluto essere romanziere (ha scritto racconti, qualche collaborazione giornalistica, traduzioni) e si vocifera di un romanzo incompleto: possibile titolo L’Ange glacé.
 
Suo album preferito: Berlin di Lou Reed, ovviamente dopo “Elvìs”.
 
Precisazione: a Daniel Darc come persona preferisco Jacno, punti di vista comunque fra due artisti “too much, too soon”.
 
                                                                                                                      Steg
 

un Darc entusiasta
(fonte: la pagina Facebook ufficiale)

 

POST SCRIPTUM

 

Mi chiedo come Daniel Darc sia durato “altri” 9 anni.

 
Crèvecœur del 2004 è un album fresco epperò stanco.
Ma soprattutto quei 30 minuti scarsi di filmato (nell’edizione con DVD oppure, più economicamente, sperando in You Tube) mostrano un uomo, con un sorriso ancora e nonostante innocente, “ormai”.
 

Quattro anni dopo nel filmato che accompagna Amours suprêmes (ancora mi riferisco all’edizione con DVD) gli zigomi sono evidenti e la barba lunga e i ciuffi di capelli ravviati indietro non promettono molto di sereno.
 

D’ora in poi sono i filmati, anche impeccabili per qualità ([32]), del web a restituire un Darc appesantito, stanco dell’esistenza più che del quotidiano vivere, mi pare.
Altrimenti non ci sarebbe da disintossicarsi nel 2012.
 

Considerazioni personali.

 

                                                                                                                      Steg


 

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[1] In realtà nel, sic (ma si veda il mio post: “Comincio a capire i Veneziani (il bel Paese, i turisti e altro: considerazioni sparse)”), Bel Paese nessuno o quasi mai si è preoccupato di lui, Daniel Darc.
[2] Il 28 febbraio, nell’11° arrondissement; era nato nel 14° il 20 maggio 1959. Vero cognome Rozoum.
[3] Allora come oggi dovrebbe essere il mio amico Fred ad occuparsene, ma ubi nihil major
[4] Dal titolo “In Francia si muore da artisti (e si può anche venir riconosciuti come ‘grandi postumi’)”.
Mi rendo conto che alla fine tutti i post sulla scena musicale d’oltralpe possono essere come la mia – personale – versione di “Frenchy but chic”: leggendaria rubrica di Rock&Folk (dal novembre 1979 all’ottobre 1982, notevole l’ultima puntata!) curata da jean-Éric Perrin, recentemente oggetto di raccolta in un libro dal titolo omonimo.
Questo post quasi monografico è uno sketch, nonostante le sue dimensioni (che lo escludono dalla “Sketchese series”).
[5] Rispettivamente: Tout est permis mais tout n’est pas utile che raccoglie le interviste dell’artista con Bertrand Dicale, Daniel Darc, une vie di Christian Eudeline, V2 sur mes souvenirs: a la recherche de Daniel Darc di Pierre Mikaïloff e Daniel Darc une vie fulgurante di Christophe Deniau.
[6] Chapelle Sixteen. Ne esiste infatti un’edizione in doppio CD, per taluni il secondo compact disc poteva anche essere evitato.
Il gioco di parole sul titolo, ovviamente ha almeno tre rimandi rock ‘n’ roll significativi: Chuck Berry, Johnny Burnette e Iggy Pop.
[7] O di Gainsbarre allo sgabello di un bar del Ritz in Place Vendome.
[8] Trasmissione Paris Première.
[9] È inclusa in una monumentale raccolta video presente su You Tube “Compilation Taxi Girl – Daniel Darc”, nel canale TonyWhiteJr, di poco meno di 190 minuti effettivi.
Siamo verso  il minuto 31.30”.
[10] Non traduco data la chiarezza del pensiero, salvo per il sempre difficile da rendere “enfin”, che a me suona nel contesto come “finalmente” ma lascio a ciascuno decidere.
[11] Neanche il “bac” per Daniel.
[12] Rinvio anche alla loro canzone “Paris”: “Hé mec ! Mec, comment t’épelles Paris ?/Paris ?/P-A-R-I-S./Non! non, non, non, non! Paris ça s’épelle M-E-R-D-E”.
Testo completo a richiesta.
[13] Inclusa la morte nel 1981 del batterista Pierre Wolfsohn di overdose.
[14] Un Farfisa secondo Pierre Mikaïloff: si cfr. il suo libro del 2008 Chercher le garçon. Ma con le stesse parole nella premessa al libro di Mikaïloff del 2014 Patrick Eudeline scrive di una tastiera Prophet 5 della Sequential Circuits.
In realtà da fonte diretta avrebbe ragione Mikaïloff quanto a “Chercher le garçon” e Eudeline sul lungo periodo: si vedano le dichiarazioni di Laurent Sinclair (tastierista del gruppo) nel libro V2 sur mes souvenirs: a la recherche de Daniel Darc alle pagine 85 e 86.
[15] Dall’intervista resa a Lionel Delamotte e pubblicata il 16 febbraio 2004 sul sito Cronic’art (http://www.chronicart.com/digital/daniel-darc-le-garcon-sauvage/).
[16] Espressione fra l’altro che si attribuisce a Boris Vian, uno degli autori amati da Darc, che lo impiega due volte in En avant la zizique... et par ici les gros sous.
[17] Interessante una sua “revisione” dal vivo del 5 gennaio 2007 al programma televisivo Taratata, con Darc accompagnato dai Superbus.
Polemiche nei commenti, ma è la “linea gallica” (ignota in Italia) per cui i Bijou nel 1978 e poi gli Starshooter e poi … hanno interpretato Serge Gainsbourg .
Domanda: i Superbus sono davvero così lontani dai Prozac +? Domanda senza risposta (chi li conosce i Superbus?).
[18] Rivoluzione Francese e napoleone, porqois pas?
[19] Ottima la compilation in doppio CD, omonima, realizzata in occasione della mostra dal medesimo titolo dedicata a quella scena apres-punk.
[20] Dissento però da François-Xavier Gomez (giornalista di Liberation) che nel 2013 indicava una cesura netta fra queste genti e il punk: come altrove, erano i punk che andavano via appena arrivarono i finti punk.
Punk: tutti “borghesi” secondo il garçon, e Darc oltre a ciò aggiunge che egli era punk quando faceva il roadie per i Guilty Razors e che lo divenne vedendo una foto di copertina ramonesiana, ma senza aver ascoltato l’album che conteneva.
Peraltro Darc rigetta l’etichetta in un concerto del 26 giugno 1979 al Palace, in cui dedica la canzone “Triste cocktail ” a  tous ceux qui étaient venus voire de jeunes gens modernes et qui se sont trompés”(si cfr. il numero 133 di Best dell’agosto 1979).
[21] Ma questa testata riappare nel novembre del 1979, quindi forse essa rigira l’espressione derisoria impiegata mesi prima da Darc?
[22] Da lui letto come Louis-Ferdinand Celine e Roger Nimier.
Un’altra citazione rochelliana è una canzone solista dal titolo “Le feu follet”.
[23] The Clash.
[24] Sempre per i “correttini”: il padre di Daniel Darc era ebreo e la madre si convertì (Le Figaro, 3 aprile 2008).
[25] Le edizioni in CD hanno dei prezzi stellari, mentre un doppio CD antologico arrivò nel 2003 fino ad essere preordinabile e poi l’uscita fu cancellata.
[26] Mirwais, il chitarrista dei Taxi Girl sfonderà con Madonna nel 2000. Strana la vita.
[27] All’anagrafe Denis Quillard: nato a Parigi il 3 luglio1957 e ivi, in un ospedale, morto il 6 novembre 2009 di cancro.
Per quanto qui importa, si può ricordare il fondatore degli Stinky Toys come: “l’un des musiciens français les plus sous-estimés de ces trente dernières années, un musicien (compositeur, interprète, arrangeur, producteur), qui n’a pas eu la carrière qu’il aurait dû avoir” (da www.cultureopoing.com), senza dimenticare la canzone “Rectangle”.
[28] Jacno, un héros français.
Del senno di poi non si fa nulla, ma forse è un peccato che non abbiamo collaborato più e, forse coerentemente, Darc non partecipò all’album tributo per Jacno intitolato Future.
[29] O se si preferisce fra il secondo e il terzo trascorrono 6 anni.
[30] John Coltrane anyone?
[31] Per la miriade di collaborazioni rivolgersi altrove, ma sappiate che in una vecchia antologia, Le Meilleur de Daniel Darc, si trova anche la sua versione di “She’s So Untouchable” di Johnny Thunders.
[32] Altra mancanza italiana di cui già mi sono lamentato più volte, evidentemente non solo rispetto all’argomento musica.











 
 
 
 
 

martedì 1 ottobre 2013

SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)


SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)

 

Per me Serge Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo 1991 in un albergo decaduto, come molti, di Venezia.

In realtà egli era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ([1]).

Si rimarca che avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel 1959).

 

Serge Gainsbourg (altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori ([2]); credo egli si meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il 2013, a tre cofanetti qualificati come “integrali” ([3]), il primo e il secondo, fra l’altro, in due edizioni ([4]).

Scontenti della seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante di 20 CD ([5]).

Il suo, reputato, album capolavoro: Histoire de Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ([6]).

E così via.

 

La maggioranza dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente soltanto la canzone “Je t’aime, mois non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.

Incidentalmente, Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ([7]).

Belle donne: se Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si discute, e mi fermo qui.

 

La sua traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge, quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ([8])), diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.

 

Se, come dottamente osserva Jeremy Reed ([9]) a proposito di chi se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio ([10]), dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma lui non ha la patente e non sa guidare.

 

Gainsbourg è un esteta anche se non si direbbe.

Ecco perché le fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.

Quelle stanze, cariche ed ingombre di oggetti sono un clin d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ([11]): il Vittoriale dannunziano.

 

Maitre de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.

Lui ebreo, si inventa un album dal titolo Rock around the bunker ([12]) prima delle croix gammée del punk ([13]).

 

Grande autore ([14]) anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino alla fine dei suoi giorni.

C’è anche chi dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu: i Bijou nel 1978 ([15]).

Certo è che da allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?

 

Chissà cosa avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero incontrati diciamo prima del 1985.

La dieta gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i dosaggi prescelti, quella pro die del genio pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due bottiglie di scotch Ballantine’s.

 

 

POST SCRIPTUM DEL TRENTENNALE

 

Secondo i numeri 111 e 112 ([16]) del mensile musicale - britannico - Shindig! per decenni la copertina di quello che è considerato lalbum capolavoro di Serge Gainsbourg (e Jane Birkin?) Histoire de Melody Nelson [17] ha avuto i crediti riferiti ai partecipanti alle registrazioni in parte sbagliati.
Solamente la redazione e pubblicazione de Le Gainsbook nel 2019 ([18]) avrebbe rimediato a ciò.
Il che significa dover emendare non pochi libri nella parte in cui si occupano di HMN.

 

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quellalbum, quindi, ma soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.

Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.

 

Giusto per: riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima volta sulla caducità della fama.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 - 2021 Steg, Milano, Italia.

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[1] La notizia mi arrivò dalla radio nella mia camera (non c’era televisione): alla fine di un GR RAI mattutino.

[2] Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche qualche riferimento bibliografico.

[3] In Francia quando si ottiene la intégrale è una consacrazione.

[4] Quella del 1989, intitolata De Gainsbourg a Gainsbarre, passata nel tempo da 9 a 11 CD (vennero aggiunti due CD costituenti semplicemente gli ultimi due album di studio dell’artista); la successiva del 2008, Gainsbourg … Forever, comprendente inizialmente 17 CD più uno di inediti (poi eliminato).

[5] Sono ormai tutte rarità, compresa l’ultima che viaggia sui 200 Euro e oltre (un 25% in più del prezzo originario).

[6] Dello stesso anno ed eponima al suo contenuto.

[7] Primo matrimonio con John Barry, ovvero il compositore delle colonne musicali e sonore più celebri della saga cinematografica di James Bond.

Una piccola parte nel film Blow-up di Michelangelo Antonioni.

Sorella maggiore di Andrew Birkin, cui si deve una splendida opera letteraria (del 1979) dedicata a James Matthew Barrie con riferimento a Peter Pan (contestuale ad una sua versione televisiva (per BBC) molto bella e una meno suggestiva più recente versione cinematografica): J.M.  Barrie and the Lost Boys.

[8] E pretendeva di avere come nome di famiglia Ginzburg per vezzo.

[9] Nel libro The King Of Carnaby Street.

[10]I drive a Rolls-Royce/’cause it’s good for my voice” canta Marc Bolan in “Children of the Revolution”.

[11] Per una volta Superman è meglio di Batman: nel nome del suo rifugio.

[12] Uno dei pochi francesi non ridicolo quando canta in Inglese.

[13] Thelonious Monk nel 1968 con Underground si era permesso una bandiera nazista in copertina, ma l’alto ufficiale delle SS ivi riprodotto era legato.

[14] Come spesso scrivo, la vera ricchezza patrimoniale è ad appannaggio delle opere musicali e non delle registrazioni delle medesime.

[15] Rinvio al bel dossier contenuto nel numero 6 di Schnock del marzo 2013.

[16] Gennaio e febbraio 2021, rispettivamente.

[17] 1971: “HMN”. Rinvio per il resto al volume citato di seguito.

[18] S. MERLET (sous la direction de), Le Gainsbook – En studio avec Serge Gainsbourg, Paris, Editions Seghers, 2019.