WE (STILL) WANT PRINCE
(anche per
una cena)
Una ventina di
anni fa mi inventai, per addormentarmi, un gioco: “con chi vorresti uscire a cena per fargli un po’ di domande?”.
Erano poche le
persone degne di un tavolo di ristorante (
),
qualcuno nel frattempo è morto, più di qualcuno non è più interessante (infatti
non me ne ricordo), insomma ne rimangono un numero molto esiguo.
Fra gli ancora
restanti c’è Prince, uscire a cena per parlare con lui di lui, di Miles Davis,
di Jimi Hendrix e del rock ‘n’ roll in generale (
),
della new wave Stateside (
), del
cinema, ...
Tre ricordi di
Prince dal vivo: a Milano in color pesca lui e la band; il concerto cancellato
a Torino (
)
(magari trovo il biglietto di quel concerto); a Madrid nella Plaza de Toros
negli scorsi novanta ci regalò anche un a solo di batteria.
Per il resto
misuro a campate di CD, a spanne di vinile (
) (e
VHS e DVD) e a decimetri di scaffali occupati da libri e a cartelle di ritagli
il mio interesse per quest’artista. Non mi reputo un esperto su di lui, ma
diciamo che so più o meno dove guardare in caso di bisogno.
C’è un album intitolato We Want Miles ().
Posto che, purtroppo,
Miles Davis (il disco è suo) non è più fra noi, non possiamo chiedere Miles e
Prince insieme (
), ma solo Prince.
Perché lo
vogliamo? Per le ragioni che lo resero un gigante.
Egli distrusse i
calendari delle case discografiche (
), con
ritmi che ricordano quelli usuali degli ultimi anni settanta (prendete la
discografia di David Bowie a titolo di esempio).
Egli fuse stili
musicali (ancora oggi, l’ascoltatore medio e distratto non sa che Sly Stone è stato
una sua matrice più di quanto lo siano stati Rick James o James Brown, della
sua ammirazione per il mancino di Seattle si sa).
Egli infranse
cliché sessuali: ascoltate “Controversy” ed anche “If I Was Your Girlfriend”.
Da anni il
Signor Nelson sabota (
) la
sua base di fan, rendendo pressoché impossibile trovare su di lui notizie che
non siano state filtrate o censurate (
).
E questo non è
certo un merito.
Talvolta mi
chiedo se in certi momenti Prince non si comporti lungo una progressione
autodistruttiva.
Perché essere un
genio non fa rima con essere masochista.
Negli ultimi
anni della sua vita Miles Davis “mungeva la mucca” con la pubblicazione di album
non di grande livello qualitativo e sicuramente centellinandosi.
Prince per anni
ha fatto il contrario, “uccidendo la mucca” con una produzione sterminata; ed
ancora oggi egli disorienta con le sue virate che, sfortunatamente, non sono
più positivamente radicali come un tempo e sono anche oscillanti: l’ultima
svolta (2013) è di nuovo elettrica e muscolare con tre ragazze ad accompagnarlo
(
).
Eppure per lui
una sera libera per una cena la trovo sempre e ancora (
).
Steg
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