"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 22 aprile 2026

BILLY IDOL: MI ERO DIMENTICATO (Facebook Down Series – 244)

 

BILLY IDOL: MI ERO DIMENTICATO

(Facebook Down Series – 244)

 

Sono righe buttate qui.

 

The Molotovs: togliete la graziosa e fresca Issey, cosa resta?
Un biondino (mi ripeto: formalmente, sostanzialmente direi di no).

 

Ha già fatto tutto Billy Idol, con Tony James ovviamente.

 

Comunque, vediamo se - per ora NON accade - nei prossimi mesi mi esalterò con l’album di esordio de The Molotovs.

 

Altrimenti pazienza: ci sono due album dei Generation X e uno dei Gen X (cum John McGeoch. Come il primo dei Visage e il terzo di Siouxsie and the Banshees) più l’album accantonato, le Radio 1 session, due concerti parigini BBC e un giapponese. Sono tutti sui miei scaffali.

 

Già.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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domenica 13 aprile 2014

GENERATION X: COLLATERALI?


GENERATION X: COLLATERALI?

 
Nei miei post ricorrono spesso i (“la”?) Generation X. O meglio i suoi componenti, da me dichiarati o meno.
 

Potrei, forse come altri, definirli “bubble gum punks”.
Sarei inclemente.
 

I Generation X sono un caso in cui le unità valgono più della loro somma.
Ma non è possibile liquidarli con sufficienza.
 

Billy Idol, tralasciando la sua vita privata dove rischierei forse un paio di querele per fatti veri, è “quasi” stato un Banshee del 20 settembre 1976, tanto per dire.
 

Tony James un agente provocatore di portata incancellabile.
 

Gli album, quattro reali ma tre solo ben conosciuti ([1]) della Generazione senza volto ([2]), sono sicuramente degni di nota anche solo come trampolino per esplorazioni altresì di recupero.
Francamente “pre tutto” quanto potesse classificarsi – eccetto The Jam – come post-mod, scrivere una canzone come “Ready Steady Go” non era cosi indolore.

 
Mettere in b-side del secondo singolo una versione dub (“Wild Dub”) era meritevole (anche se magari era perché mancava una canzone) quanto una versione di “Police And Thieves”: “mamma cos’è il dub?”.
 

Che dire, poi, di quella definitiva onorificenza alla solitudine piuttosto che una compagnia d’accatto che è “Dancing With Myself”?

 
Si tratta dunque di artisti citazionisti piuttosto sottili e financo hoople-iani.

 
Pure la loro simbologia (a partire dallo pseudonimo di William Broad: molto “epoca Billy Fury”) non è banale come si potrebbe credere.
E che magliette!

 
Mi piacerebbe una bella rimpatriata – per una volta – con una ulteriore chitarra: evidentemente quella luccicante e glam-orosa di Mick “London SS” Jones ([3]).

 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Fotografia promozionale in occasione del lancio del secondo singolo (1977)




[1] Per quello fantasma, Sweet Revenge, occorre scandagliare un cofanetto ovviamente ormai raro.
[2] Chissà: forse anche Edgar Allan Poe influenzò quello pseudonimo?
[3] In sé fattibile siccome Tony James e Jones militano nei Carbon Silicon.

lunedì 29 agosto 2011

MY GENERATION vs. YOUR GENERATION? NOT REALLY



MY GENERATION vs. YOUR GENERATION? NOT REALLY
(senza la conoscenza non si inventa niente e si confonde molto)

Prendo spunto da taluni fatti e argomenti di conversazione, perché sembra che sia ormai necessario correggere le riscritture della storia a fronte di semplificazioni e sviste frutto di una crescente pigrizia culturale ([1]).


Pete Townshend scrisse “My Generation” che uscì come singolo di The Who nel 1965 (e diede anche il titolo al loro album di esordio).
Nel 1977, il lato A del primo singolo dei Generation X è una registrazione di “Your Generation”, canzone scritta da Billy Idol e Tony James; la copertina – con un artwork astratto in stile Bauhaus ([2]) – non strilla il titolo ([3]).

Billy Idol non è un artista platinato costruito a tavolino che ha avuto qualche successo negli anni ‘80 e via; Tony James con i Sigue Sigue Sputnik provò a spostare il limite della banalizzazione commerciale vendendo immagini forti, ma grondando riferimenti ([4]).
Billy Idol ha interpretato, nelle rispettive versioni dal vivo, la parte di Cousin Kevin in Tommy (1989) e del “bell-boy” (dunque lo “Ace face”) in Quadrophenia (1996).
Tony James attualmente è, soprattutto, i Carbon/Silicon insieme a Mick Jones ([5]).

Però nella migliore delle ipotesi la stragrande maggioranza di chi associa qualcosa a “Generation X” pensa a Douglas Coupland ([6]). Invece no, la situazione è ben diversa, anche perché è impossibile aver copiato nel novembre 1976 un titolo del 1991.
Infatti, per quanto qui interessa, Generation X è il titolo di un libro-inchiesta scritto da Jane Deverson e Charles Hamblett a proposito dei giovani dei primi anni sessanta; volume uscito nel 1964 in solo formato tascabile (in almeno due versioni) in Gran Bretagna e anche negli USA.
Ebbene, da quel libro fu presa ispirazione per dare il nome alla band di Idol e James (il primo sostiene di averne trovata copia sotto il letto della madre).
Di più, circostanza meno nota, dei ritagli del medesimo libro ([7]) sono utilizzati graficamente come parte del retro della copertina di “White Riot”, primo singolo di The Clash, ed ancora più curioso può essere il fatto che in uno dei press-clip è un mod che parla agli autori del libro.
Reputo che la corto circuitazione artistico-musicale sia davvero notevole, ed appunto dimostri come non sia mai possibile banalizzare le informazioni.
Quelli che convenzionalmente sono chiamati i primi punk dei settanta non erano né degli ignoranti, però neanche degli inventori; semplicemente ed intelligentemente (questo sì) avevano ascoltato e letto e visto e ... come prima di loro avevano fatto altri artisti.

Simon Reynolds nel suo ultimo libro, Retromania: Pop Culture’s Addiction To Its Own Past, pare preoccuparsi della vacuità del primo decennio del XXI secolo.
Poiché il punk non viveva sulla nostalgia, bensì sulla conoscenza del passato musicale e la conseguente capacità di distinguere ciò che vale da ciò che non è importante, dall’evidente vuoto attuale si ha la conferma di quanto sia sempre più grave il rischio di semplificazione ogni volta in cui si danno per scontati fatti ed anche significati.
Quella di Simon Reynolds rischia di divenire allora una preoccupazione marginale: essere dipendenti dal passato – se lo si analizza in modo indipendente e non guidato, per cercare una propria via (anche solo alla lettura, all’ascolto e alla visione) – è molto meglio che essere dipendenti unicamente dalla pseudocultura venduta sotto forma di romanzi/elenco telefonico (posati sui pallet di pseudo librerie e centri commerciali) e dei downloading facili e mal compressi di musica dove le rime sono quelle baciate vecchie di decenni (solo vecchie).




                                                                                                                      Steg
Una delle due edizioni del libro del 1964 



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[1]Libraries gave us power” (da “A Design For Life” dei Manic Street Preachers): cioè anche il proletario può avere cultura; ma viceversa il borghese può leggere solo sciocchezze.
[2] L’argomento “art schools” e` molto complesso - posso rinviare a Simon Frith, Art into Pop; quello Bauhaus è addirittura doppio.
La copertina, comunque, è di Barney Bubbles.
[3] Le 4 canzoni costituenti i primi 2 singoli della band risultano nelle prime stampe come “copyright control” cioè ancora senza editore, il che significa che ci fu un’epoca in cui i contratti fonografici non obbligavano a sottoscrivere quelli di edizione musicale con l’editore indicato dal produttore: costi minori, più fiducia negli esordienti?
[4] Inoltre proponendo autentiche pubblicità fra i solchi del vinile: The Who Sell Out anyone?
[5] Name dropping di approfondimento: London SS.
[6] Forse con “Girlfriend In A Coma” va meglio?
[7] Non proprio “cut up” alla William Seward Burroughs, ma evidentemente un riferimento stilistico ai collage delle avanguardie artistiche del primo novecento.