"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 14 settembre 2025

L’ARRIVO DELLA SAGGISTICA MUSICALE MONUMENTO? (Facebook Down Series - 148)

 

L’ARRIVO DELLA SAGGISTICA MUSICALE MONUMENTO?

(Facebook Down Series - 148)

 

Escludiamo i cosiddetti “coffee table book”: quelli pesanti (pesanti) che stanno sopra il tavolino.

In un mese mi trovo a fronteggiare:

-          l’autobiografia di Kevin Rowland, di cui si vocifera un possibile secondo volume;

-          Una oral history di Paul Weller di oltre 760 pagine;

-          Un saggio biografia attraverso 168 canzoni dei Manic Street Preachers: oltre le 550 pagine.

I più attenti già sentivano questo odore ai tempi di England’s Dreaming di Jon Savage ([1]), a dire il vero.

 

È la storia di noi no future, in qualche modo.
Gli altri vanno ai concerti coi genitori e/o con i figli, preferibilmente tre generazioni: poveri loro (senza nemmeno punto esclamativo).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 26 dicembre 2023

HANIF KUREISHI?

 

HANIF KUREISHI?

 

Un anno fa, Hanif Kureishi ebbe un incidente che gli cambiò la vita ([1]).

 

Citai questo autore ([2]) in un ormai antico post ([3]) per mettere in guardia a fronte di certa memorialistica spicciola vestita da romanzo, italiana e non, “molto lavandino e poco dramma” (per dirla fra Morrissey e Marc Almond: peraltro giganti, caduti o meno, nel loro àmbito musicale).
E ne avevo ben donde!: anche quasi dieci anni dopo ([4]).

 

Non è cambiato nulla, direi.

Anche fra i lettori, soprattutto non britannici, credo, di Kureishi.

 

Di questo autore ricordo, oltre all’immancabile (ma quanti lo hanno letto? ([5])) The Buddha of Suburbia, la curatela, cum Jon Savage ([6]), de The Faber Book of Pop: fondamentale esempio di un genere che forse non è mai esistito, ma di cui fa parte anche Ball The Wall di Nik Cohn ([7]).

 

 

 

Nota bibliografico-sistematica: questo post si colloca fra Seasons Greetings Series, Sketches series (half), forse un guizzo di Sniper Series, non ne “Tombstone Series” per evidente eccesso di note a piè pagina.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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sabato 26 agosto 2017

JON SAVAGE: “IN ONORE DI” (Sketches series - 28)


JON SAVAGE: “IN ONORE DI”
(Sketches series - 28)

 

Questo post si pone quasi come provocazione, ma non quantitativa, esistono scritti di questa serie certo più brevi.

 
Quando penso alla letteratura musicale, sia essa consistente in articoli oppure in monografie, usualmente per me si tratta di colmare vuoti informativi.
Alla mente mi sovviene Lester Bangs, giornalista statunitense, quale primo nome.



Se si passa agli artisti, spesso sono autobiografie e allora si confida nella onestà intellettuale degli autori ([1]) oppure si rimpiange qualcosa: se David Bowie avesse tentato seriamente di descriversi, e perché Paul Weller non lo fa ([2])?

 

Ma torno al giornalismo (può essere giornalismo anche un libro) e arrivo al soggetto di queste righe.
Jon Savage, londinese e anagraficamente quasi troppo vecchio per il punk (come Caroline Coon ([3])): classe 1953; se non fosse che egli ha cominciato a scrivere col punk, attraverso la sua fanzine (anno 1976) intitolata London’s Outrage.

 
Professionalmente si forma l’anno dopo presso Sounds, eterno numero tre fra i tre settimanali musicali britannici ([4]), dei quali oggi ormai non esiste più traccia (e reggeranno le emeroteche fisiche?).

 
Egli è (o per lo meno è stato) il proprietario del mappamondo utilizzato come “prop” nell’unico “film punk” mai realizzato, se non fosse che ormai era quasi troppo tardi ([5]): Jubilee di Derek Jarman (in quella che è la sua immagine simbolo il mappamondo sta fra le mani di Jordan nei panni di una Britannia corrosa come lo era la società anglosassone del tempo).

 

L’autorevolezza Savage la conquista ([6]) con un libro che al tempo poteva considerarsi quasi impossibile: England’s Dreaming – Sex Pistols and Punk Rock, titolo mutuato appunto da un verso dei Sex Pistols ([7]), pubblicato dalla autorevolissima editrice Faber and Faber nel 1991 (autunno) e degno di edizione con copertina rigida e sovracoperta.
Autorevolezza non più persa, checché ne possa dire qualche detrattore.

 

Ogni tanto riprendo in mano un bel volume che racchiude molti degli articoli pubblicati da Savage fra il 1977 e il 1995 ([8]) intitolato Time Travel ([9]).

 

È proprio rileggendo articoli di questo autore compresi in quel “viaggio nel tempo” che ho pensato a come si onorano gli insigni giuristi, preferibilmente ancora in vita, almeno in Italia: con degli “studi in onore di” ovvero libri che raccolgono scritti redatti ad hoc da altri giuristi, su temi riferibili alla insigne figura onorata dai colleghi.


Evidentemente nulla di ciò può accadere nel mondo della musica scritta, ma Jon Savage, che non mi stanco mai di rileggere, ormai andrebbe sfilato dalla saggistica di genere e essere inserito in un panorama più autorevole, come lo è lui.
E magari sarebbe anche ora di un nuovo volume che parta dal 1996.

 




My, a bit worn, copy of the first edition 

 

Less, worn, again my copy of the first edition 



                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Ciò non toglie che io debba ancora leggere quella di Marc Almond.
[2] Weller che aveva aperto una casa editrice, eccetera.
[3] Autrice di un bel libro raccolta di suoi articoli: 1988 - The Punk Rock Explosion. Ma lei non fece mai parte effettivamente della scena
[4] New Musical Express e Melody Maker gli altri due.
[5] Tanto che mancano nella colonna sonora Siouxsie and the Banshees i quali ormai erano già altro e avevano finalmente firmato un contratto fonografico.
[6] Avendo già scritto su The Kinks alcuni anni prima.
[7]There is no future/In England’s Dreaming” (“God Save The Queen”, 1977: Rotten/Matlock/Cook/Jones).
[8] Mente il sottotitolo: From the Sex Pistols to Nirvana: pop, media and sexuality, 1977-96.
[9] Chatto & Windus, 1996.

lunedì 23 luglio 2012

PERLE MEDIATICHE 8 – IL CORRIERE DELLA SERA E IL PUNK


PERLE MEDIATICHE 8 – IL CORRIERE DELLA SERA E IL PUNK



Nella peggiore delle ipotesi, “il professore incaricato sa 5 minuti prima della lezione ciò che gli studenti sapranno 5 minuti dopo” ([1]).
L’autore di questa mirabile sintesi, da me ([2]) udita nell’autunno del 1979, è ignoto.


Da un giornalista mi aspetto almeno ([3]) altrettanto, studente essendo il lettore e incaricato il giornalista: il secondo si informa per poter scrivere l’articolo che leggerà il primo.
Ma talvolta i risultati lasciano a desiderare.



Trovo questa serie di post noiosa! Financo penosa per me, ma necessaria ([4]).



Allora immaginiamoci che Paolo Martini sia stato richiesto dal suo capo redattore di scrivere il “pezzo” per il supplemento con i programmi televisivi (Sette TV, appunto) di Sette del Corriere della Sera del 20 luglio 2012.
Si badi è l’articolo strillato in copertina: è intitolato “Metti il punk alle olimpiadi” ([5]) e si trova a pagina 3.
Articolo in cui non si dice molto: glielo hanno tagliato? Non si dice molto perché si dovrebbe presumere che lo spunto sia dato dal fatto che “London Calling” ([6]) è la canzone ufficiale delle olimpiadi di Londra (la notizia in rete risulta dell’agosto 2011).
Nulla di tutto ciò, in quanto l’articolo che commento in sostanza è il “corsivo” di un articolo successivo (quanto a collocazione) del medesimo supplemento in cui si ipotizzano, si badi ipotizzano, delle playlist in cui sarebbe inclusa, fra le altre, “God Save The Queen” dei Sex Pistols. Dunque c’è anche un problema di ordine di lettura.



Phew! Cominciamo, sempre indicando in virgolettato corsivo le affermazioni del giornalista.
Siamo dentro il caos”: non vuol dire nulla. Traduzione sbagliata ([7]).
Dato il contesto, la traduzione dovrebbe essere “Siamo dediti al caos” (anziché essere artisti musicali). Come vi è noto, nevvero?, la citazione è tratta dal New Musical Express, siamo nel febbraio 1976.



Ma che “bestemmia”: solo parolacce, stimolate dal presentatore, Bill Grundy, nella trasmissione in diretta dell’emittente London Weekend Television intitolata “Today”, puntata del 1 dicembre 1976.



Prima apparizione in tv”: quando mai? 4 settembre 1976 è la data della trasmissione della loro esibizione nel programma “So It Goes”, registrata precedentemente.



‘“Piccola utopia”’ riferita al punk: virgolette in originale.
Certo: “There is no future/In England today” ([8]): proprio una bella utopia, di cui fare contento Thomas Moore.



Ma ecco, a suggello del tutto, un bel “brodino” tratto dall’altrui traduzione in Italiano del volume Urban Rhythms, di Ian Chambers.
Eppure Jon Savage non risulta sconosciuto nemmeno in Italia; per un maestro di Chambers, volendo, c’è sempre Dick Hebdidge con Subculture del 1979 che ha uno spessore ben maggiore (a mio avviso) di Chambers.



Noi continuiamo, “carinamente vuoti” ([9]) e con massima precisione, dato (anche) che non siamo certo i “tesori della stampa” ([10]).




Come extra, segnalo un bell’articolo di Jessica Bruder, intitolato “Real punk belongs to fighters”, pubblicato sul numero del 9-10 giugno 2012 dell’International Herald Tribune.



                                                                                                                      Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
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[1] Avendo egli dovuto sostituire senza preavviso l’ordinario nella docenza di una lezione.
[2] Studente al secondo anno della Facoltà di Giurisprudenza, Milano, Università degli Studi (meglio nota come “Statale”). Mio compagno di banco l’anno precedente Tonito.
[3] Perché la produzione di un giornalista è solitamente maggiore di quella di un autore letterario e quindi non gli si chiede uguale approfondimento e studio.
[4] Se penso che non ho “fatto il giornalista” perché non mi reputavo all’altezza di mio padre ...
[5] Papà mi spiegò, erano gli anni della mia scuola elementare, che i titoli non li fanno i giornalisti.
Per un titolo così (ispirazioni possibili due film: Metti una sera a cena; Sbatti il mostro in prima pagina) ci vuole una persona oltre i 60 anni. Largo ai giovani.
[6] Celeberrima canzone che intitola il terzo album di The Clash, di fine 1979. Quindi siamo già oltre il punk, ma appunto la considerazione non rileva.
Peccato che, come si vedrà, lo si scopra dopo data l’inversione nell’ordine naturale di lettura degli articoli!
[7] Senza scomodare Ugo Mursia che si preoccupava anche della quantità delle parole, oltre che del loro significato, traducendo Joseph Conrad.
Incidentalmente rinvio al mio post “Sex Pistols: forze oscure o per lo meno pericolose?”.
[8] Da “God Save The Queen”, di Rotten, Jones, Matlock, Cook.
[9] “Pretty Vacant”, di Rotten, Jones, Matlock, Cook.
[10] “Press Darlings”, di Adam Ant.