"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 6 agosto 2015

PROMEMORIA INDOTTO (anche quando parte del contenuto di un libro col tempo può assomigliare alla sua copertina)


PROMEMORIA INDOTTO
(anche quando parte del contenuto di un libro
col tempo può assomigliare alla sua copertina) ([1])

 

Coraggio uomini e donne di [Grecia], impastati d’anima e sangue, uomini e donne liberi e fieri, può capitare che oggi sia una buona giornata per morire. A noi restano da pagare le rate dell’assicurazione, squillano i telefonini, qualche preoccupazione di borsa e… ‘Pronto? Sì hai sentito, non ci rovineranno mica le vacanze?’.
Di tutti noi io ho vergogna.

 

Oggi il fondamentalismo cattolico e/o protestante è ridicolo o caricaturale, più preoccupante, a benvedere, quello laicista ma è il fondamentalismo islamico nella sua deriva eroico-terrorista il problema inevitabile dell’Occidente e nello specifico dell’Europa.
È in gioco la nostra esistenza reale, per quanto poco sia il nostro valore.

 

Due precisazioni, a scanso di equivoci e critiche non motivate.
Per un certo tempo, ormai concluso, ho avuto l’abitudine di cogliere qualche occasione semplicemente per non comprare ciò che potevo magari chiedere senza problemi. È accaduto per esempio con The Smiths (e qualche lavoro di Morrissey) e, in parte, con CCCP-Fedeli alla linea e CSI: la base della mia discoteca relativa a questi artisti arriva dai tempi in cui i produttori di fonogrammi (allora si chiamavano produttori fonografici ([2])) avevano una discreta larghezza nel distribuire copie omaggio, direttamente o indirettamente.

 

Da ciò sono derivati ascolti spesso tardivi, ma in alcuni periodi quasi monotematici o comunque come quelli di qualcuno che deve scrivere su un determinato argomento. Il lato dolente è che, poi, arrivano inesorabili i libri.

 

Ciò premesso, in questi giorni sto leggendo il volume Giovanni Lindo Ferretti – Canzoni preghiere opere omissioni ([3]): da lì sono tratte le citazioni qui sopra, entrambe attribuite – appunto – a Giovanni Lindo Ferretti.
Rispettivamente, la prima dalla pagina 212, tratta da una lettera della primavera 1999 indirizzata alla testata Ultime Notizie Reggio; la seconda dalla pagina 281, tratta dal libretto che accompagna l’album D’anime e d’animali attribuito ai PGR pubblicato nel 2004.
Nella prima ho sostituito la parola “Serbia” con Grecia”, solamente per attualizzare la citazione; mentre non vedo grandi progressi nella lotta al terrorismo islamico dopo il 2001.
 

Pensate, ovviamente, ciò che volete.
Buone vacanze, con i telefonini (rectius smartphone) ben connessi, poi a settembre magari trovate un cartello che vi dice che costruiscono una moschea in città e un medium che vi informa che Angela Merkel si ricandida.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Cfr. “Don't judge a book just by the cover/Unless you cover just another” (“EMI”: Rotten/Jones/Matlock/Cook): https://www.youtube.com/watch?v=8CSSFdaVr5U.
[2] Articolo 72 legge n. 633 del 22 aprile 1941, sostituito nel 2003.
[3] Di Matteo Remitti e Stefano Fiz Bottura: Roma, Arcana, 2010.
Naturalmente comprato.

mercoledì 12 dicembre 2012

LA MIA POVERTÀ È PIÙ ELEGANTE DELLA TUA? (Sniper series - 6)


LA MIA POVERTÀ È PIÙ ELEGANTE DELLA TUA?

(Sniper series - 6)

 

Due tendenze, simili, a ridosso del Natale 2012 in Italia: buoni acquisto anziché il solito regalo ai dipendenti ([1]) e buoni spesa alimentare in omaggio ai clienti che acquistano certi prodotti da parte di una catena di negozi ([2]).

 

Tutto questo mi fa tornare in mente una canzone di stagione, inizialmente pensata per le festività del 1981, di Cristina Monet, in arte Cristina ([3]): “Things Fall Apart”.

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

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[1] Ergo se non si è lavoratori subordinati, non si ha diritto a ciò. I regali del resto già non si ricevevano più da anni.
[2] Non discuto l’effettiva loro convenienza, già da alcuni criticata.
[3] Qualche volta con la “h” dopo l’iniziale, sottovalutata artista che era nel roster della ZE Records.
Piace(va?) molto anche a Siouxsie.

martedì 24 gennaio 2012

LA CRISI ECONOMICA È COMINCIATA QUANDO HANNO INIZIATO A CHIUDERE I NEGOZI DI GIOCATTOLI?

LA CRISI ECONOMICA È COMINCIATA QUANDO HANNO INIZIATO A CHIUDERE I NEGOZI DI GIOCATTOLI?

Una banale indagine sui marchi riferibili ai giocattoli oggi in circolazione evidenzierebbe una situazione di oligopolio che rincretinisce i minori di dodici anni.

Bambino e ragazzino io, a parte il delizioso dualismo Corgi Toys-Dinky Toys – in cui si inseriva la Politoys – per le automobiline, si impazziva per il G.I. Joe della Hasbro, poi c’erano le armi giocattolo (so-called …) dell’Edison: sulla serie “matic” ci siamo fatti le ossa ma probabilmente il fucile Bengala (pesantissimo) avrebbe potuto sparare davvero, i soldatini della Britains Ltd. bellissimi!

Per dirvi che ci hanno ucciso i sogni, occorreva spiegare i nostri sogni (molto parzialmente ([1])).

Circa una quindicina di anni fa chiusero a Milano il negozio “Noè” (proprio come l’arca ma era il cognome dei proprietari): lutto più cupo dell’ala di un corvo reale in una notte senza luna alla Tower Of London: basta giocattoli, al loro posto vetri di Murano in galleria di Via Manzoni.
Oggi leggo che Murano è in crisi: posso essere solidale con i soffiatori, meno con i loro datori di lavoro che hanno distrutto i sogni dei bambini e dei ragazzi perduti.

Su toni meno poetici è Arturo Pèrez-Reverte (scrittore spagnolo di successo) dalle colonne de La Lettura dell’8 gennaio 2012 a supplemento del Corriere della Sera. Dovete leggerlo e condividerlo.
Infatti, la sostanza del suo articolo non credo sia dissimile da quella da me appena esposta: quella dei giocattoli è un’economia più reale di quella dei soprammobili di vetro soffiato.

Oggi i negozi non cambiano più classe merceologica: chiudono.
I ristoranti chiudono perché si chiamano osterie, ma il menù dichiara 14 Euro per una zuppa di cipolle: una volta in trattoria ci trovavi il professore scapolo e l’artista o il giornalista spiantato (come da La vita agra di Luciano Bianciardi; era semplicemente il quartiere di Brera a Milano).
E a Ibiza ci vanno quasi tutti, a vomitare e a far finta di ... (si veda ancora Pèrez-Reverte).

Non ci sono colpe specifiche, solamente un’incapacità di credere che la produzione di ricchezza e di richiesta di superfluo potesse prima rallentare, poi fermarsi, poi addirittura diminuire. Le vacche magre sembravano abolite.

Eppure, eppure moltissimi – come gli stolti uccelli dodo del primo film della saga de L’era glaciale – corrono ancora ignari verso l’abisso pensando che la crisi non li tangerà nemmeno.
Stolti, ripeto.
Ma chissà con cosa giocavano loro ([2]), o meglio chissà se gli è chiaro quale fosse il significato esistenziale di quei giochi.


                                                                                                                      Steg



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[1] Non ho citato né il trenino elettrico, né l’autopista, né il Meccano.
[2] Lascio alle bambine di ieri disquisire sui loro giocattoli, seri almeno come i nostri evidentemente.
È compito dei pazienti lettori di questo blog disquisire e lamentarsi rispetto alla mia cattiva abitudine di uccidere certi finali con una footnote che non permette di presagire nulla di definitivo.