"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 6 ottobre 2025

I RAGNI MARZIANI POSSONO INDURRE ALL’ORFANAGGIO (Facebook Down Series – 159)

 

I RAGNI MARZIANI POSSONO INDURRE ALL’ORFANAGGIO
(Facebook Down Series – 159)

 

Mi reputo un bowiano metallico (non d’acciaio, ma non più di latta – senza giochi di parole, forse, vedi infra). 
Magari non sarò mai di diamante, però... un pensiero o due ogni tanto.

 

Mi pare evidente che per David Bowie i veri Tin Machine furono i Nine Inch Nails, che erano i nuovi Spiders from Mars.

 

Già.
Ma sempre e solo Ronno.

 

 

Avvertenza: si tratta di un pensiero che rischiava di andare perso.
Non pretendo di essere compreso.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

 

venerdì 29 marzo 2024

ATTUALITÀ RONSONIANE (Mrs. Ronson I suppose)

 

ATTUALITÀ RONSONIANE

(Mrs. Ronson I suppose)

 

Avevo pensato a un post breve, di quelli che ho serializzato da qualche mese ([1]).

Ma no.

 

Cominciamo dal principio: esistono solo due modelli di accendino belli, e il primo che ho incontrato, e smontato, da scolaro delle elementari ([2]) è stato un Ronson: una astronave in miniatura.

 

Ecco perché la prima volta che incappai nel nome Mick Ronson ([3]) provai una simpatia immotivata e istintiva.

Ovviamente, poi seppi chi fosse allora.

 

Per arrivare a Suzi Fussey, “successivamente” moglie di Mick (quindi anche Ronson) e oggi sua vedova impiegai molti anni per, allora, semplice contingente irrilevanza storica della “donna del chitarrista di Bowie”.

D’altronde, anche la “maledizione” su Mary Angela Barnett ([4]) significherà qualcosa?

 

E?

Finalmente dovremmo esserci: a giorni, sostenuto da acconcia campagna di lancio, direi sarà pubblicato il suo libro: Me and Mr Jones ([5]).

Grande titolo per chi è madrelingua o conosce bene l’Inglese.

 

Il resto, scopritelo, quasi, da soli:

https://www.youtube.com/watch?v=oar2eesMwM0

 

Naturalmente, aspettando la pubblicazione del libro di Tony Defries ([6]).
E due parole sull’altro accendino “bello”.

 

 

 Un Ronson Varaflame come quello che smontai

                                                                                                               

                                                                                                                              Steg

 

 

 

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sabato 8 novembre 2014

“THE WIDTH OF A CIRCLE” (Song series - 4)

“THE WIDTH OF A CIRCLE

(Song series - 4)

 

Affermava Tonito che The Man Who Sold The World è heavy metal. Forse.

Lui, a suo dire, faceva parte della “gente bella”, cioè di quelli cui tutto avrebbe dovuto essere permesso invece permesso tutto non lo fu.

Riposa in pace, dannato (cfr. F. S. Fitzgerald, ma anche John Foxx) Antonio!


The Man Who Sold The World, di cui già ho scritto, è un disco a faticosa gestazione e a definitiva ossessione per l’ascoltatore.

Colossale e mostruosa come una creatura di Robert E. Howard, si erge la sua monumentale apertura: “The Width Of A Circle”. Essa nasce con dimensioni quasi accettabili, come sanno tutti quelli che ne conoscono anche le versioni giovani (non giovanili).

Poi l’opera si sviluppa e cresce quasi incontrollabile fino a divenire una schizofrenia a due e fra due: le liriche di David Bowie da una parte e le partiture di chitarra di Mick Ronson (l’angelo biondo di Hull) dall’altra.

Separati e complementari loro, come li si ascolta e vede in Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di Donn Alan “D. A.” Pennbacker: Halloween Jack (Ziggy muore formalmente quella sera) preso nei suoi mimi quasi leziosi per i profani e Ronno a calpestare il legno del Hammersmith Odeon londinese come i listelli del ponte del suo veliero corsaro, le fibbie henrymorganiane inconfondibili delle calzature a ricordarcelo.

Ogni volta l’ascolto è una esperienza e, come se non bastasse, nemmeno il tempo di riprendere fiato e si casca in “All The Madmen”.

  

NOTA DEL 2022

Circostanze fortuite mi hanno condotto a un probabilmente inevitabile nietzschiano.

Nel quarto capitolo di Al di là del bene e del male (1886), si trova questa considerazione di Friedrich Nietzsche: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” ([1]).

Riandare al testo della canzone in commento è inevitabile.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] È il frammento, o sentenza o aforisma, numero 146. Si è utilizzata la versione di Ferruccio Masini; la traduzione di Masini è basato sulla versione critica originale (dunque in lingua tedesca) stabilita da Giorgio Colli e Mazzino Montinari per Adelphi.
Il capitolo è qui intitolato “Sentenze e intermezzi” (qualcuno preferisce “aforismi” come primo termine), tratto da Al di là del bene e del male, nel volume VI, tomo II, pagina 79, Milano, Adelphi delle opere nietzschiane; l’edizione cui mi riferisco è quella rilegata contenente anche l’opera Genealogia della morale.


 

giovedì 25 aprile 2013

PERLE MEDIATICHE 19 – ANCORA A PROPOSITO DI CRITICI MUSICALI


PERLE MEDIATICHE 19 –
ANCORA A PROPOSITO DI CRITICI MUSICALI

 
Canale televisivo: RAI5, programma: Cool Tour, puntata del 24 aprile 2013, vista alle ore 23.51.
 

Vado a memoria e senza commenti salvo per l’eclatante ([1]).
 

Morrissey è dichiaratamente omosessuale”.
Roba da libel (ovvero diffamazione) nel Regno Unito.
 

Assimilazione sotto l’etichetta di “side man” di: Keith Richards, Mick Ronson e Noel Gallagher e Johnny Marr ([2]).
 

Il cofanetto intitolato Complete di The Smiths indicato come contenente anche “inediti”: una copia visibilmente a disposizione del conduttore del programma.
 

L’anteposizione temporale dei Modest Mouse agli Electronic nelle attività di Johnny Marr.
Dimenticando anche Johnny Marr and The Healers: un album all’attivo.
 

Tutta “farina” di Carlo Massarini e dei suoi autori. Pagati attraverso il canone RAI.
Cool? Shivering!

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Ero tentato di intitolare questo post “La madre di tutte le ‘perle mediatiche’?”.
[2] A tacere dei loro rispettivi ruoli, o meno, come autori delle opere musicali interpretate.

giovedì 23 febbraio 2012

L’ALBUM PIÙ SOTTOVALUTATO DI DAVID BOWIE? (The Man Who Sold The World)




L’ALBUM PIÙ SOTTOVALUTATO DI DAVID BOWIE?
  (The Man Who Sold The World) 

La maggioranza dei non-bowiani conosce solo la title track nell’interpretazione dei Nirvana di questo LP cruciale nell’evoluzione, infinita, di David Bowie verso lo status di stella eterna.
Non si tratta di dislivello generazionale, semmai di più facile disponibilità della registrazione.
E sto già scrivendo di minoranze. Perché fra i non-bowiani c’è la massa indistinta.



Descritto come fosse una sorta di incidente, quasi da disconoscere fra stupori e giudizi netti (“è hard rock” eppure me lo diede Tonito questo giudizio! In altri casi era gelosia di chi non era riuscito nemmeno (sic) a creare un album apparentemente fasciato di mera potenza sonora?), forse si vuole proporre l’artista entro uno scrigno che fosse RCA sostanzialmente e non solo formalmente?
Poi certamente, quella copertina (mi riferisco all’edizione Mercury con la cosiddetta “dress cover”) non prometteva nulla di buono – anch’essa un equivoco? – con un Bowie apparentemente lontanissimo dal suo personaggio di Ziggy Stardust ([1]).



Non ha senso raccontarvi le canzoni. E non è nello stile di questo blog ([2]), poi.
Eppure la tentazione pare forte.



La banale verità è che David Bowie nel 1971 esprime già la potenza intellettuale (se pensavate solo musicale la vostra analisi è superficiale) di un vero Übermensch che avrebbe lasciato un’eredità pesante anche se avesse abbandonato per noia il medium ([3]) del pentagramma nel 1974-75 come dichiarò di voler fare.



Mi rendo conto del fatto che quando scrivo di lui in effetti fatico a concepire un lettore neofita nella conoscenza del repertorio (che brutta parola) di David Bowie.
Ma come posso imporre, sì imporre, l’ascolto io – che soltanto intravedo fra cappe crowleiane, ritagli burroughsiani, visioni nietzschiane, materiali da epica astronautica, suoni elettrici dei quali è più che artefice Mick Ronson, i lampi superomistici ([4]) di chi poi risorgerà come Duca Bianco già nel 1975 – almeno di tutto ciò che ha pubblicato con devozione Rykodisc e della parzialissima antologia ufficiale delle sessioni radiofoniche BBC?



Come spesso accade, e deve accadere, la chiusura resta una sola: ascoltate e giudicate.
Quando durante la giornata, improvvisamente, sentirete la mancanza di “The Width Of A Circle” oppure essa vi parrà troppo breve nella sua dimensione di mantra elitario, allora avrete nel vostro scrigno musicale un altro gioiello.





                                                                                                                      Steg







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[1] In realtà così non è: per tutti si cfr. M. PAYTRESS, Ziggy Stardust/David Bowie, Schirmer, 2001 (collana “Classic Rock”).
[2] Ma non trovate delle vicinanze melodiche con gli Earth and Fire dell’anno successivo?
[3] Sempre ci si deve porre la distinzione fra artista costretto ad una sola arte e invece colui che percorre le varie forme delle opere dell’ingegno come mere espressioni e mezzi di un talento geniale ben più grande.
[4] O oltreomistici che dir si voglia.

mercoledì 9 novembre 2011

MOTT THE HOOPLE IN 2011

My own copy of the original edition 



MOTT THE HOOPLE IN 2011



You have to answer two questions:
  • why is David Bowie fellatio-ing Mick Ronson guitar on June 17, 1972 at Oxford Town Hall?
  • Why David Bowie gifted Mott The Hoople with a song – “All The Young Dudes” – which will stand out within the canon of David Bowie songs?

Because Mott The Hoople are (or Ian Hunter is) a boys band like David Bowie is a boy soloist with a twist of “not so boy-ish”.

Mott The Hoople will never keep their unexpressed promise of being less macho and more glam AND will never be able to equal “All The Young Dudes”.
Still....



Mott The Hoople even today remain a massive A massive hope for our misspelt youth.



I can not, nor I will try to, go further than Morrissey short essay which accompanies the documentary DVD The ballad of Mott The Hoople in trying to explain the band. He is perfect and I say “perfect”.

Given followers like Kris Needs and Mick Jones (even not counting Morrissey) one wonders how short is the distance between Mott The Hoople and New York Dolls.



I had the chance to attend a Ian Hunter concert recently (in 2010) and “All The Young Dudes” was at the end of the set.

We may still be studying Mott The Hoople in 2011 but we also ask ourselves why, oh why, “we are still alive after twenty-five” and without Ronno.


                                                                                                              
                                                                                                                       Steg








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