"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Mario Faustinelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Faustinelli. Mostra tutti i post

sabato 8 marzo 2014

IN DIFESA DI ALBERTO ONGARO, MA ANCORA CON L’ALBATROSS HUGO PRATT AL COLLO


 
IN DIFESA DI ALBERTO ONGARO,
MA ANCORA CON L’ALBATROSS HUGO PRATT AL COLLO

 

Non pretendo che i miei post abbiano titoli eclatanti per originalità, qualche volta essi sono mero sommario.
Nel caso di specie ([1]), con 14 parole e 1 virgola ho già espresso la mia opinione e semplicemente qui la illustro.
 
Alberto Ongaro è un giornalista e uno scrittore.
Alberto Ongaro ‘era’ amico di Hugo Pratt, anche quando il secondo era ancora vivo (in quanto il sodalizio era già finito).
La definizione più esatta è la prima, quella percepita da molti è la seconda senza tutto ciò che in essa segue alla apertura di parentesi e, probabilmente, anche senza ciò che segue alla virgola.

 

Sarebbe facile dare a Ongaro ciò che è di Ongaro (soprattutto come autore di libri; i giornalisti, celebri e non, sempre anelano al libro ([2])), ma il pubblico è pigro e forse si tratta di uno dei pochi casi in cui il tempo potrà essere galantuomo.

 

Non è un azzardo affermare che: senza l’amico Alberto ([3]), Hugo avrebbe potuto anche rimanere un disegnatore che veniva indicato come “all’anagrafe Ugo” ([4]), con una “t” sola nel cognome ([5]).

 

Nel 1970 il veneziano di Rimini non è noto come Guido Crepax, e nemmeno come Magnus (e Bunker).
Ma quell’anno Ongaro pubblica il libro che funge da pietra angolare, una delle quattro certo ma ne servono quattro, alla fama del futuro Maestro di Malamocco (paternità del titolo: Oreste Del Buono qualche tempo dopo): Un romanzo d’avventura.
Si noti: “Un” come “Una” (ballata del Mare Salato”) e “avventura” chiave dell’intera produzione di Hugo Pratt da L’Asso di picche a Morgan e (anche) oltre.

 

È, obiettivamente, un romanzo dotato di fascino, nel quale Paco – il coprotagonista assente – è tratteggiato a mio avviso su Alberto attribuendogli però certe caratteristiche di Ugo con qualche viceversa.
L’autore e amico si spinge anche nel sancire come vero il falso dell’acca, e in tal modo si consolida (se non si inaugura) la tendenza prattiana della mezcla fra fantasia e realtà.
Ma oltre il romanzo, con la lente del poi si scoprono quegli amici che negli anni andranno a sbiadirsi, a partire da quel Mario Faustinelli che sembra inchiodato – come una farfalla fra le molte di una collezione di cui non è il pezzo raro – nelle fragili pagine degli Albi Uragano, e quella donna minuta e unica nell’avere una sua vita – ad ogni costo – che è la gran belga d’Argentina Anne Frognier ([6]), la cui giungla fu verosimilmente più nel menage familiare con (H)ugo che non nelle vignette a lei anni prima dedicate dal futuro marito.

 

Con sincerità, nel paragrafo “H.P. et Hugo Pratt” di De l’autre côté de Corto ([7]), il non più “fumettaro” ma autore di “letteratura disegnata” (discreto revirement nel definirsi) dichiara a Dominique Petitfaux quanto al suo Le Pulci penetranti del 1971: “J’ai voulu ce livre parce que Alberto Ongaro venait de sortir son roman Un romanzo d’avventura, dont j’était le personnage principal, et je n’était pas d’accord avec l’image qu’il donnait de moi”.
Strano, dato che in occasione della ripubblicazione della sua seconda fatica letteraria, nel 2008, Ongaro ha dichiarato il contrario e non stento a credergli, posto che esiste anche una foto dei due amici alla presentazione del libro ongariano, posto che (copyright a parte) la vignetta che illustra la copertina del romanzo nel 1970 arriva diritta dalle tavole salate prattiane e per di più evoca l’adolescente (ancora!) Pandora Groovesnore e non un personaggio qualsiasi.

 

Ma soprattutto, il gioco dei due amici si scopre ex post con la cruciale intervista che il giornalista Alberto dedica al “Orson Welles dei fumetti” Hugo nel 1973 su L’Europeo ([8]).
Sono pagine su cui si regge, letteralmente, la leggenda che fonde Hugo Maltese e Corto Pratt e che appaiono quasi un anno dopo, si badi dopo, quell’articolo del 1972 pubblicato su Linus di settembre intitolato “Come nasce Corto Maltese?” sempre a firma Ongaro.
Desidero precisare che quella intervista è da anni (dal 2006) sparita dalla circolazione, come da revisionismo storico ormai costante (di nuovo non si trova il romanzo del 1970 di Ongaro se non andando per biblioteche).

 

Le distanze fra i due amici, non si dimentichi cosa scrisse Ongaro per Pratt (o disegnò questi per le sceneggiature dell’altro), si misurano nelle dichiarazioni del primo del 2002, le quali pur si inseriscono nella celebrazione del grande fumettista italiano consistente in un hors série della rivista Bo Doi ([9]): l’intervento di Ongaro porta il titolo “Mesquineries” e la parola si rinviene in questa frase: “Mais il y a ajouté toutes sortes de petites mesquineries qui ont amené à cette rupture”.

 

Il tentativo del 2008 dell’ex amico superstite di seppellire i rancori naufraga definitivamente con il volume corale del 2013 dal titolo Je me souvíens de PrattConversations à Malamocco avente altresì (o soprattutto) lo scopo di raccontare la verità secondo Silvina e Jonas Pratt ([10]), figli di Hugo e Anne, contra quella ufficiale ([11]). Ad esso partecipa anche il giornalista e scrittore veneziano.

 

Ho letto diversi libri di Alberto Ongaro, ma quello che fa parte della mia terna de chevet ([12]) rimane il romanzo in cui non succede nulla ai personaggi ma può succedere molto ai lettori, anche di diventare ... bidimensionali come Hugo e Paco o di rileggerlo trovandoci sempre qualcosa di nuovo ([13]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 


Dedica dell'Autore su copia del suo primo romanzo: Il complice (1965)
(collezione privata)
 

 

© 2014, 2015, 2023 e 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] Scritto un altro post, che non so se pubblicherò, mi sono accorto (secondo la legge inesorabile della tavola sinottica degli eventi) che le date richiedevano una ricostruzione non ad usum prattiani di un paio di eventi.
[2] Lo dichiaro da “figlio di cronista”, cronista che ormai ne ha scritti ben oltre la decina.
[3] Non dimentico Claude Moliterni, ma questi comunque conobbe Pratt dopo che egli aveva collaborato (anche) con Ongaro e quest’ultimo ovviamente aveva scritto il proprio romanzo prima che uscisse su Pif Gadget n. 1296 dell’aprile (data comunque anche di pubblicazione della fatica narrativa ongariana) 1970 la prima storia breve di Corto Maltese.
[4] E siccome Tognazzi non ha avuto bisogno di una consonante muta per affermarsi ...
[5] Secondo Florian RUBIS, Hugo Pratt ou le sens de la fable, Paris, Bein, 2009, pp. 23-24: i documenti italiani furono sempre e solo intestati a Ugo Prat.
[6] Da me (tardivamente, ma comunque) celebrata.
[7] Le edizioni sono molte (anche una italiana molti anni fa intitolata All’ombra di Corto), quindi volutamente non indico la pagina.
[8] Per l’esattezza sul numero 43 del 25 ottobre 1973 e intitolata “Una sera con Pratt. L’Orson Welles dei fumetti”.
Fu ripubblicata da Gianni Brunoro in Corto come un romanzo del 1984, ma senza le fotografie e ovviamente priva dell’appeal del rotocalco.
[9] Hors serie (numero 5) Hugo Pratt: settembre/ottobre/novembre 2002. In particolare si vedano le pagine 64, 65 e 66.
[10] Una verità qualche volta improponibile la loro: vivo l’autore le sue tavole originali circolavano senza problema e questo lo sanno tutti, morto l’autore esse hanno continuato a circolare.
[11] Il volume in questione è ricco di belle foto, ma di immagini prattiane neanche l’ombra, eccettuata qualche vecchia copertina.
[12] Da 40 anni abbondanti.
[13] A parte la passione per Venezia e per Buenos Aires.
 

sabato 17 novembre 2012

HUGO PRATT: QUANTO ANCORA C’È DA RASCHIARE? (e qualche mio aneddoto, con un pensiero alla “grande belga” Anne Frognier)


HUGO PRATT: QUANTO ANCORA C’È DA RASCHIARE?
(e qualche mio aneddoto,
con un pensiero alla “grande belga” Anne Frognier)

 

L’impressione è che il barile prattiano sia ormai raschiato anche sui lati.

 

È stato pubblicato in queste settimane (autunno 2012) un volume intitolato Capitan Cormorant che contiene il solo episodio, il primo, disegnato da Hugo Pratt: ma non sono stati usati gli originali perché essi sono stati dispersi fra i collezionisti tanti anni fa.
Se quando si ripubblicano registrazioni audio si parla delle rimasterizzazioni, sarebbe corretto anche in caso di fumetti (che non sono libri tradizionali) spiegare “da dove si parte”.
 
Mortificante anche il volume Wheeling pubblicato sempre nel 2012: infatti, il libro contiene come extra quella serie di tavole intitolate Leggende indiane, unico modo per far comprare quel volume da chi altrimenti non lo comprerebbe.
Ciò perché questo Wheeling soffre un formato che non è di ampio respiro, con anche gli acquerelli d’accompagnamento “impiccati”.
Un rimpianto, un altro, per il “totemico tomo” edito a Genova da Ivaldi nel 1972: quale che sia l’edizione che riuscite a reperire ([1]), un gioiello e basta (tutte le successive edizioni sono pochissima cosa).

 

Bel volume di Laura Scarpa, intitolato Hugo Pratt - Le lezioni perdute, uscito sempre in questo autunno 2012, ma alla fine anch’esso si dimostra incompleto e molto di parte ([2]).
O meglio: esso si risolve in una sorta di visione dal buco della serratura, come già in passato accadde.
Del resto un venditore di bandes dessinée parigino, dalle parti della Gare du Nord, mi sibilò che era lui a prestare a Dominique Petitfaux gli albi poco comuni riprodotti nelle due, fondamentali, opere dedicate a Pratt da questo autorevole scrittore francese ([3]).

 

Nel libro della Scarpa sono riprodotte pagine di grande interesse, ma tutto è ancora (e sempre?) parziale e paralizzato.
La ragione principale è nota: sull’opera di Pratt il controllo è massimo, i soci di controllo ([4]), appunto, della elvetica Società Anonima Cong non perdonano.
Quindi ci si muove entro quello che gli anglosassoni chiamano “fair use” e esercitando il diritto a parlare almeno di sé, diritti che a nessuno si possono negare, inclusi gli oggetti che fanno parte della propria storia. Anche la figlia Silvina nel proprio bel libro ([5]) non ha, è mia opinione, potuto o voluto raccontare papà Hugo come si poteva pensare e comunque quanto lei ha raccontato ha un retrogusto di soggezione che stona ([6]).
 

Meno comprensibile è  – lo ritengo un dato oggettivo poiché anni fa mi vennero offerte (non le acquistai) “matite” dove era evidente anche il suo tratto – il relegare da parte della Scarpa Mario Faustinelli a nulla o quasi come apporto grafico (“altri disegnatori” (pagina 14)) ([7]), mentre – diversi collezionisti possono smentire l’assunto di questo fumettista – Stelio Fenzo non è il solo a disporre di disegni prattiani ([8]) del periodo iniziale della sua carriera.

 

Ebbene, con un po’ di tenerezza ricordo me stesso: circa 7 lustri fa: consultando l’elenco telefonico di Venezia, alla stazione ferroviaria, incappai nell’indirizzo di Malamocco di Hugo Pratt. Cioè lo trovai facilmente ma ... Piccolo segreto.

 

Un quarto di secolo dopo, abbastanza facilmente trovai un altro indirizzo, cui scrissi; in Francia.
Allora volevo scrivere il mio libro sul padre di Corto Maltese.
Ricevetti da quell’indirizzo una qualche risposta, per posta elettronica mi pare.
Finì che andai a Malamocco a quell’indirizzo dell’elenco telefonico, due volte in due splendidi giorni di estate.
La seconda mangiammo – io, la mia fidanzata e Anne (o Ana, o Anna) Frognier ([9]) – degli ottimi scampi preparati dalla padrona di casa su una terrazza deliziosa. Alla fine della nostra seconda conversazione (non le ho mai sbobinate) si andò in auto (la Signora Frognier era già “nonna volante”, come lei amava definirsi con sottile charme mascherato da una sincera genuinità ([10]) “a trovare Ivo” (Pavone). Lì incontrai anche Roberto Reali: letteralmente un motore di ricerche e scoperte e iniziative prattiane, strappato qualche anno dopo alla vita da un tumore, un vero gentleman ([11]).
Non vidi più Madame Frognier, con cui (e con Silvina Pratt) ebbi ancora qualche cordiale corrispondenza, incontrai qualche volta Roberto Reali e in un paio di occasioni Ivo Pavone.
Da tutto ciò trasse giovamento e sollievo la mia passione collezionistica; ma, soprattutto, decisi che il mio libro su Pratt poteva aspettare, forse per sempre perché qualche aneddoto preferisco ancora tenerlo per me.

 

Io continuo strenuamente, faziosamente e univocamente a considerare i colori “di Anne” per le storie di Corto Maltese i più belli ed inimitabili e Anne Frognier, cui rivolgo un ennesimo saluto e un altro infinito ringraziamento per il tempo dedicatomi, una donna eccezionale e affascinante.
Andate a leggere Anna della giungla, ascoltate poi quel che volete (“Sweet 16”, “Little Wing”, “A Question of Time”, ...) e forse capirete cosa provò Pratt a Buenos Aires per questa ragazzina bionda e lentigginosa.

 

Hugo e Anne vivevano fianco a fianco, ripeto fianco a fianco, lì a Malamocco con Silvina e Giona.

 

Tutto il resto rischia di essere solo fatto di dimensionalmente grandi e qualitativamente modeste, inutili, vecchie e retoriche, monate ([12])!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012, 2014, 2015 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 



[1] E potete permettervela.
Certo leggere questo fumettista dal 1973 mi ha aiutato nel creare una biblioteca delle sue opere a prezzi normali. Il tempo della ricerca ovviamente ha un valore, ma era collezionismo (e alla libreria Il Sileno di Genova i numeri de Il Sergente Kirk, sempre Ivaldi, pochi li consideravano e lo stesso accadeva alla Milano Libri dove comprai anche, appunto, Wheeling).
[2] Prevalentemente da esso prende spunto questo secondo post su Hugo Pratt.
[3] Si tratta di De l’autre coté de Corto e Le Desir D’Etre Inutile.
Entrambi editi anche in Italia.
[4] Non è ozioso ricordare come Silvina e il fratello Jonas, figli di Hugo Pratt e Anne Frognier, abbiano fondato un comitato per tutelare i propri diritti: http://comitepratt.canalblog.com.
[5] Avec Hugo. Un’edizione anche qui da noi, la quale credo abbia venduto qualche decina di copie, purtroppo.
[6] Le foto di famiglia dove tutti ridono, a Malamocco, sono (o erano?) altra cosa.
[7] Questa riscrittura, comune a David Bowie, della propria carriera mi rattrista in quanto essa è soprattutto post Pratt (e Faustinelli) mortem, ma non solo: come dichiara Ivo Pavone a pagina 35 del libro di Scarpa.
[8] Se li firmava, allora era con Ugo senza la h e il cognome prima del nome, magari anche con “Davide” vicino, che era lo pseudonimo di Mario Faustinelli.
[9] Seconda – unica vera? – moglie di Hugo Pratt.
Sono polemico? Ma certo che lo sono. E ricordo anche Gisela Dexter.
Quelli erano i due volti femminili su cui costruivo le scorrerie porteñe di Hugo narrate da Alberto Ongaro e quelli rimangono anche oggi.
[10] Come talune donne della pampa argentina.
[11] Conservo ancora anche certe sue buste e certi suoi piccoli appunti.
[12] Anche perché della santificazione di Pratt, Vincenzo Mollica docet, io sono stufo.
Possibile che nemmeno oggi, che sono entrambi disponibili, non sappiano i cultori di Pratt leggere l’aspetto ribelle e ruthless di cui a Le pulci penetranti e a Un romanzo d’avventura?
Eppure Corto Maltese avvisava: “Fermarsi nel passato come fa lei… è come custodire un cimitero” (da “Una ballata del mare salato”, tavola 131).