"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 13 luglio 2026

ANTOINE BLONDIN: SPRUZZATE DI ROGER NIMIER COME FOSSE UNA EAU DE TOILETTE PER GENTILUOMINI (Facebook Down Series – 298)

ANTOINE BLONDIN: SPRUZZATE DI ROGER NIMIER COME FOSSE UNA EAU DE TOILETTE PER GENTILUOMINI
(Facebook Down Series – 298)

 

Colmo un vuoto “nimieriano” che, per chi conosce Roger Nimier, potrebbe essere già riempito.

 

Viene pubblicato in Italia per la prima volta il romanzo Monsieur Jadis – ou l’École du soir, edito in Francia nel 1970 ([1]).
L’editore italiano è Medhelan ([2]) e il titolo è “coerente”.

 

Il “valore dell’opera” (un poco tortuosa, trattandosi di un romanzo) è che fra i suoi personaggi compare, appunto, Roger Nimier (talvolta solo “evocato”).

 

A voi decidere.
Comunque, senza scomodare i suoi biografi (fra cui in punto Pierre Assouline ([3])), rammento come nelle cronache intitolate “Ma vie entre des lignes”, nel periodo 1963-1970 compare un testo di Blondin intitolato “Roger Nimier ne me quitte pas”.

 

Confesso che la assonanza mi è emersa dopo aver pensato al titolo: Roger Nimier, “Roger & Gallet”.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 


 

 

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martedì 21 aprile 2026

FRA HESSEL E BENJAMIN (A Milano, senza “Saloni”) (Facebook Down Series – 243)

 

FRA HESSEL E BENJAMIN
(A Milano, senza “Saloni”)
(Facebook Down Series – 243)

 

Anni fa, pretesi di tentare, almeno, di buttare sul piatto l’abuso di una parola ([1]): flâneur.

 

Ho curiosità cicliche; indipendentemente da ciò, magari due lettori notarono che citai Walter Benjamin.

 

Questa settimana (20-26 aprile 2026) Milano è, come ogni anno, invasa dal Salone: che è del Mobile, ma sembra più elegante parlare di “design”.

 

Ovviamente tante persone che corrono su e giù, senza capire molto e guardando nulla (ma fotografando tutto).

 

Sono letteralmente annientato dalla recensione di Walter Benjamin dedicata a Franz HESSEL: Spazieren in Berlin, del 1929.
Data la mia pochezza di lettura nella lingua di Goethe, mi sono affidato a una ricerca minuziosa per trovare “delle” traduzioni della stessa.
Prudenzialmente, indico solo la fonte consultata, sebbene dovrebbe esistere anche altra edizione, per gli stessi tipi: Walter BENJAMIN, “Il ritorno del flâneur”, in Ombre corte – scritti 1928-1929, Torino, Einaudi, 1997, pp. 468-472.

 

Se curiosi, scorrete anche qui: https://publicdomainreview.org/essay/the-blinkered-flaneur/

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 29 ottobre 2025

PAROLE A VANVERA

PAROLE A VANVERA

 

Morirò sempre rischiando di essere sopraffatto dall’uso a sproposito della parola “dandy”: a sproposito siccome essa non è sinonimo di elegante (o peggio ancora di snob) e, soprattutto, quando essa è riferita alla donna che - sul punto seguo Charles Baudelaire - è sinonimo di essere (umano) incapace di eleganza.
Mi sembra di aver speso già troppe righe al riguardo:

 

Ma un nuovo nemico ingrossa le fila dei cretini che parlano e scrivono (tagliarli le corde vocali e le mani e squarciare per buona misura le labbra. Contro la robotica nulla posso) a vanvera: il “flâneur”. 
Sul punto ho bisbigliato qualche parola, ma credo e auspico in punto: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2021/05/dove-e-quando-finisce-il-flaneur-sniper.html.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 4 gennaio 2025

BIANCIARDI E MILANO: IGNORE ALIEN ORDERS (Facebook Down Series - 96)

 

BIANCIARDI E MILANO: IGNORE ALIEN ORDERS

(Facebook Down Series - 96)

 

Ho scritto anni fa “su” Luciano Bianciardi e Milano, usando i miei materiali inclusi post precedenti ([1]).

 

Qualche giorno fa sono incappato in un libro (comprato, a metà prezzo) che vi sconsiglio vivamente: di tale Gaia Manzini, è intitolato A Milano con Luciano Bianciardi.
È smontabile a memoria: fra refusi, o peggio (uno per tutti: Murano diventa Burano), equivoci linguistici (dandy, e Bianciardi non lo era, non è sinonimo di flâneur ([2]) come forse si vorrebbe intendere).

 

Nota di colore: “ignore alien orders” è il testo dell’adesivo più celebre su una Fender Telecaster di Joe Strummer ([3]): per me la Signora Manzini è una aliena, innanzitutto siccome non è milanese ma solo, forse, nata a Milano e qui residente.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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martedì 1 ottobre 2024

AMPELMANN: MILANO NON È BERLINO (Facebook Down Series – 68)

 

AMPELMANN: MILANO NON È BERLINO

(Facebook Down Series – 68)

 

Da qualche tempo, anche la semaforica milanese ha degli Ampelmann ([1]), ma mi paiono un poco tristi rispetto a quelli berlinesi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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giovedì 6 maggio 2021

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR? (Sniper series – 42)

 

DOVE E QUANDO FINISCE IL FLÂNEUR?
(Sniper series – 42)

 

Il problema non esiste, oppure sì?

Cominciamo con la parola flâneur: la paternità non senza qualche esitazione è attribuita usualmente a Charles Baudelaire ([1]), con però il curioso dettaglio che lo studioso appena citato nel distinguerlo dal dandy dimentica che Baudelaire è senz’altro uno dei massimi dandy di tutti i tempi.

 

Vi è chi sostiene che il flâneur si sia esaurito quando i “passages” parigini furono scavalcati dai grandi magazzini.

A questo punto, però, si porrebbe il problema del flâneur moderno che passeggia nei centri commerciali: ma morto Tommaso Labranca chi vorrebbe affrontare il tema?

 

D’altronde se si ipotizza la morte del cyberflâneur ([2]), saremmo alla seconda estinzione di questo tipo umano.

 

Mi fermo qui.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

 

 

 

© 2021 Top Shooter

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[2] Si veda la nota a piè di pagina numero 1 ne Conor McGARRIGLE, “Forget the flâneur” In: https://arrow.tudublin.ie/aaschadpart/38/ .

mercoledì 17 luglio 2013

ANDREA G. PINKETTS (Sketches series - 3)

ANDREA G. PINKETTS

(Sketches series - 3)

 

La mia frequentazione amichevole (come da sua dedica nella mia copia in prima edizione de Il senso della frase) di Andrea G. Pinketts si concluse molti anni fa, quando a fronte di una blanda critica rivolta a lui o al suo sodale di avventura fumettistica Ade Capone nel corso di una presentazione, fui bersaglio del lancio di un accendino di plastica in un locale di Corso Garibaldi (no, non Le Trottoir), a Milano, che non esiste più: era il Post Cafè ([1]) ([2]).

Proseguii nella lettura dei suoi libri per diverso tempo, ma ormai saranno dieci anni che non cerco una sua novità editoriale.

 

Mi piaceva il suo stile (andai persino a cercare un locale in Via Vincenzo Monti citato nel suo prenominato capolavoro: Il senso della frase): storie ambientate essenzialmente a Milano quando la mia città non era ancora oggetto di tentativi di revival giallistici, meno pesante nelle atmosfere di altri, insomma godibile.

I primi cinque libri che ha scritto da solo valgono la pena ([3]) entro una letteratura di genere che però ha anche un taglio parzialmente cronistico.

 

Poi il calembour ha sostituito the meaning of the phrase, ed è diventato maniera. Peccato.

Probabilmente, dopo aver letto queste righe Pinketts deciderà di tirarmi qualche altro oggetto.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

ADDENDUM

 

Dopo queste righe del 2013 ho scritto ancora di Andrea G. Pinketts nell’anno 2016, in un post piuttosto articolato, nel quale lui faceva da trait d’union letterario; tanto che non è nemmeno menzionato nel titolo del post ([4]).

 

Negli anni poi mi era capitato di incrociarlo per strada, e la domenica a Le Trottoir (nella sede primigenia di Corso Garibaldi) quando si andava a bere l’aperitivo, ed allora lui aveva la stilografica sul tavolo.

Più tardi a qualche presentazione di libri in cui spesso sua era la prefazione.

 

Nel frattempo, l’Autore aveva raggiunto una discreta esposizione televisiva, che però rivelava anche la sua forma fisica non più perfetta.

Egli aveva poi altresì una rubrica sulla testata Noir Magazine ([5]), su cui apparve anche il primo capitolo di quello che doveva essere il “davvero ultimo” romanzo con protagonista Lazzaro Santandrea: Ho fatto giardino ([6]). Così non fu, perché la saga si chiuse con La capanna dello Zio Rom.

 

Tralasciando le vicende personali, sono attualmente alle prese con la seconda rilettura de Il senso della frase e mi sono chiesto ([7]) se esso non fu mai intitolato La “Piaga d’autunno”: e la riflessione nasce dal reputare quest’opera letteraria sicuramente “noir”, ma molto meno spiritosa di quanto la si voglia far credere.

 

A Pinketts è stata, all’inizio del 2019, dedicata una biografia, che ho letto e annotato: Per qualche strana ragione io piacevo ([8]). Si tratta di una tesi di laurea che ha fondamentalmente tre mancanze.

La prima è che già come tesi di laurea ha il difetto di essere, anche se l’autrice la chiama “metabiografia”, carente di precisi riferimenti biografici (il che con il passare degli anni si rivela un punto debole per qualsiasi testo “scientifico”, cioè di studio). La seconda è la totale assenza di un suo aggiornamento (e di una rilettura e parziale riscrittura?), con il risultato evidentemente della incompletezza. La terza è che all’autrice manca ogni senso della città di Milano e quindi le sue citazioni appaiono non di rado troppo personali rispetto all’Autore esaminato.

 

 

“SLIGHT RETURN”

 

A fine 2020, novembre, è ripubblicato il primo romanzo del suo alter ego Santandrea: con una prefazione di Andrea Cappi e con una mezza dozzina di pagine di appendici consistenti in brevi scritti dell’Autore nato Pinchetti.

Avendo appena terminato di leggerla, mi chiedo se la raccolta di racconti Ho una tresca con la tipa nella vasca non sia il migliore libro autobiografico di Pinketts (con il peggior titolo): ve lo dovete comprare usato o remainder (la mia copia è la numero ottantacinque, di una prima edizione che forse rimane unica).

 

Ne approfitto anche - visto che prima o poi tirerà la bora, senza James Joyce - per indurre qualche lettore alla ricerca di una edizione Garzanti che non ne avrà altre del romanzo di Giorgio Scerbanenco Al servizio di chi mi vuole, prefato da Pinketts.

Una conferma dell’asse Milano/Trieste che ha avuto importanza per questi due grandi scrittori milanesi “di ogni genere”.

Finish? Non esattamente: quella prefazione è pubblicata in appendice alla riedizione de Il vizio dell'agnello (nel 2021).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

 

 

© 2013, da 2020 a 2023 Steg, Milano, Italia.

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[1] Ampia descrizione e “confessione” dell’autore nel capitolo XII de Il conto dell’ultima cena, Mondadori (prima edizione del 1998).

[2] Quando lessi (alla sua uscita) Il conto dell'ultima cena (quarto della trilogia pinkettsiana, come noto) osservai soprattutto che non era - non poteva? - essere all'altezza del romanzo precedente.

Oggi rileggendolo fra morti e locali scomparsi a Milano (regge il solo Bar Magenta fra quelli storici), lo leggo in modo diverso.

Con Pinketts mi faccio delle belle camminate mentali per Milano (senza scomodare Charles Baudelaire o Walter Benjamin, i quali però si scomodano da soli).

Avvertenza: questa nota e la precisazione precedente sono del giugno 2022.

[3] Nel 1995 mi dannai per trovare il primo, poi riedito da Feltrinelli sull’onda del successo: Lazzaro, vieni fuori. Lo comprai alla Libreria del giallo (non esiste più) allora con una sede bella e centrale in Milano.

In sintesi: cercate tutto il pubblicato dal precitato editore e aggiungeteci Il conto dell’ultima cena edito da Mondadori.

[6] Uno stealth editoriale, data la sua rarità. Romanzo tortuoso, e rimpiangente, sebbene non ultimo della saga, come già si è notato.

[7] Senza il volume sotto gli occhi la considerazione ha poco senso, ma una logica invece ce l’ha.