"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 2 luglio 2026

MAUVAISES NOUVELLES POUR LES MANGE-LIVRES (Facebook Down Series – 289)

 

MAUVAISES NOUVELLES POUR LES MANGE-LIVRES
(Facebook Down Series – 289)

 

La notizia “sostanziale” risale al 2021, le ultime scintille economiche sono di qualche mese fa.

 

https://www.youtube.com/watch?v=C3dXT3_9UqQ

 

https://www.franceinfo.fr/replay-jt/france-2/13-heures/chute-des-ventes-de-livres-le-groupe-gibert-en-redressement-judiciaire_7970036.html

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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mercoledì 1 luglio 2026

LIBRI E LISTE INUTILI (reprise) (Facebook Down Series – 288)

 

LIBRI E LISTE INUTILI
(reprise)
(Facebook Down Series – 288)

 

Più per educazione che per altro, in qualche post dei più risalenti credo di aver indicato delle bibliografie minime.

 

Sto concludendo la re-visione di questo documentario: https://www.youtube.com/watch?v=Gyd6eHIotK0&t=2509s
Distraiamoci dai “poi morti” ad esso partecipanti: noti e non.

 

Ci sono due libri che per me funzionano da colonne d’ercole per Serge Gainsbourg (in realtà volendo una terza ([1])): sono i libri scritti, rispettivamente, da Lise Lévitzky (sua prima moglie) e da Aude Turpault (ragazzina avventurosa).
Il secondo sembra di difficile reperimento, tanto che se ne indica la seconda o la terza edizione.
Fate come volete.

 

Ah: lo Hotel Raphael è ancora in rifacimento.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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mercoledì 2 ottobre 2024

UN BLOG FRANCESE “ESTINTO” (Facebook Down Series – 69)

UN BLOG FRANCESE “ESTINTO”

(Facebook Down Series – 69)

 

Questo blog, cessato, merita una visita almeno per qualche mio lettore.

Auspico non venga rimosso:

https://anardedroite.wordpress.com/

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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martedì 22 giugno 2021

THIERRY ARDISSON (The “NO” Series -1 )

 

THIERRY ARDISSON
(The “NO” Series - 1 )

 

Il post su Thierry Ardisson dovevo scriverlo molti anni fa (si veda infra).
Il materiale non manca, senza dovere io attingere ai social: due suoi libri e soprattutto qualche DVD.

 

Per chi non è già passato ad altro, preciso che Ardisson è un tipo come l’ex Presidente ([1]) francese Nicholas Sarkozy, coi tratti somatici di un tenente colonnello della Légion Étrangerè di quelli duri e bastardi ([2]).

 

In effetti quest’uomo di “spettacolo culturale” (è una categoria intellettuale?) è un monarchico, come quel Jacno ([3]) che era l’anima degli Stinky Toys ([4]) e poi (dove è finito il suo giglio “realista” all’occhiello?) rielaborò l’elettronica per l’Esagono ([5]).
Perché Ardisson – cognomen omen? – è uno che cammina a piedi nudi sulle braci senza mai scottarsi. Si bruciano e muoiono invece i suoi invitati nelle trasmissioni televisive che nei decenni ha condotto: da Francis Bacon a Serge Gainsbourg, a Jacno (appunto), a Daniel Darc, a Bashung, alle vive-ma-morte-esteticamente come Isabelle Adjani.

 

Una trasmissione come “Lunettes noires pour nuits blanches” ([6]) la televisione italiana non la avrà mai. Ardisson, per chi non lo avesse capito, è: il Maurizio Costanzo dell’after hour, l’Enzo Biagi benzedrinato come Graham Greene, il Bruno Vespa che attacca il telefono in faccia al Papa che lo ha chiamato.
Degna di menzione è anche la successiva trasmissione “Paris Dèrniere” ([7]).

 

Ardisson è disegnato da Jack Kirby e quindi ha tutti i propri capelli e tutti i denti sanissimi; egli ci disprezza e io (con altre due persone) spero in una sua nuova trasmissione e un suo libro in cui racconti uno squallido aneddoto su Johnny Hallyday.

 

Nota tecnica: questo post non cambia di una virgola vivo o morto Thierry Ardisson. Ma io che non aspiro all’immortalità debbo pubblicarlo mentre sono vivo.

 

 

 

PRE SCRIPTUM

 

Quello che segue era l’inizio del 2012 del post, entrambi i filmati sono ancora disponibili.

  

THIERRY ARDISSON (wish I could be like)

 

Thierry Ardisson è ormai un signore in età, anche perché certamente non ha rinunciato a una sigaretta o a un bicchiere nelle “sue” trasmissioni.

 

https://www.youtube.com/watch?v=fD2BYJRyswA (stringa per Thierry Ardisson chez lui, interview sans langue de bois – TOMCAST).

https://www.youtube.com/watch?v=cB-h3PVAd8E (stringa Le Divan, verosimilmente febbraio 2015)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

POST SCRIPTUM DEL 2024

 

Bel documentario dell’ottobre 2023, sarei approssimativo se non ve lo consigliassi, finché dura.

https://www.youtube.com/watch?v=KxMtfUFTdXc

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

La firma di Ardisson 
(meno imitabile di quelle di certi pittori)

 

 

 

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[1] Anche in ragione di Michel Polnareff: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/06/michel-polnareff-e-la-bambolina.html .
[2] Da 1er REP e “torneremo vincitori in Indocina e Algeria.
[3] Curioso caso di pseudonimo preso da altro pseudonimo.
[4] Così carina la cantante e fidanzata di Jacno in quella foto sulla copertina del Melody Maker: la foto meno rappresentativa in riferimento al 100 Club Punk Festival del 20-21 settembre 1976.
[5] Insieme ai più che leggendari Mathématiques Modernes. Si cfr. https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2015/11/edwige-o-intorno-ai-nostri-morti.html .
[6] È un titolo più The Velvet Underground o Jean-Pierre Melville?
[7] Fra gli ospiti Jacno, Daniel Darc e Bashung. In questo blog ho scritto più o meno su tutti loro.

venerdì 24 novembre 2017

DIVA (una porta segreta?)


DIVA
(una porta segreta?)

 

A scanso di equivoci per il lettore che potrebbe fermarsi alle prime righe: Diva è un romanzo e poi un film.
In ambito internazionale, se il secondo può annoverarsi fra i cult movie ([1]) il primo forse rientra nella categoria dei libri che richiederebbero maggior notorietà per essere di culto oltre le nazioni francofone ([2]) .

 
Io scoprii il film e poi seppi del romanzo, ma entrambi in Inglese.
Lo vidi, due volte consecutive (in giorni diversi) in un cinema di Baker Street, a Londra, perché era recensito in Time Out ([3]): allora bastava quello, non c’era internet eppure … Parlo di un 30 anni fa ben abbondanti. 
Fui molto colpito da diverse scelte, intanto andava via come un videoclip, con colori anche sgargianti, ma con la grana e quindi la nettezza del film.
Probabilmente notai nei titoli che era tratto da un romanzo, ma chi fosse quel Delacorta era davvero impossibile saperlo, del resto è lo pseudonimo, di uno Svizzero: Daniel Odier.
 
Tempo dopo trovai il romanzo, tradotto in Inglese e “copertinato” in omaggio alla locandina del film ([4]).
Di Delacorta lessi anche altro ([5]), ma Diva resta il suo titolo più famoso in ragione del film.
 

Come si arrivi dal libro, del 1979, al film, uscito nel 1981, lo spiega il regista, Jean-Jacques Beineix in un documentario ([6]) dedicato alla sua opera prima firmata in prima persona, da quasi trentacinquenne, come regista: una telefonata/proposta gli dice di leggere quel “polar” ([7]).
Sì, però occorre trovarla una copia: e Beineix gira per Parigi fra librerie chiuse e librerie sfornite finché  arriva, inevitabilmente verrebbe da dire, al Drugstore ([8]) di Saint Germain Des Pres (non esiste più, era nella piazza antistante la chiesa, a qualche decina di metri e un (mi pare) incrocio da Lipp (celeberrima brasserie): ivi ne recupera copia.
 

Ma passiamo al film: caveat: il “rivale” di Beineix, Luc Besson, è più giovane di lui, e il film del secondo intitolato Subway (il più vicino a Diva come stile) è uscito nel 1985.

 

Da un lato, non intendo rovinare la visione a chi ancora non conosca il film: dall’altro, mi pare poco saggio fornire chiavi di lettura.
Pertanto, vi propongo una serie di miei pensieri a fronte di una visione integrale (ma suddivisa n tre giorni) contemporanea.

 

- La trama principale può dare un salto di battito cardiaco ai fan di cantanti donne (mi capitò).

- Protagonista: Jules: (nome che a me fa venire in mente Maigret) ricorda il personaggio di Antoine Doinel – in versione ventenne ([9]) – di François Truffaut. Mia impressione?

- Deuteragonista: Alba: una minorenne, è in effetti la co-protagonista della serie di Delacorta.

- Deuteragonista: Serge Gorodish, un uomo fatto, bon vivant (dandy?) fidanzato di Alba, il quale in qualche modo opera anche come fratello maggiore di Jules.

- Fra Gorodish e Alba aleggia Serge Gainsbourg? ([10])

- Senza volersi fregiare di cultura non sempre presente: al tempo “satori” per i pochi che avevano udito la parola poteva significare: o Jack Kerouac oppure i Bauhaus. Fate voi. Quello di Gorodish, di satori, è imburrare baguette.

- La scena di Jules e Alba fuori dal negozio di dischi strizza l’occhio alla passeggiata di Belmondo e Seberg ([11]) in A Bout de souffle?

- Il cattivo, noto come “Le curé” ricorda il cattivo fra i puffi “j’aime pas” (“io odio”).

- In una Parigi livida al sorgere del giorno, le grandi statue operano come dioscuri protettivi.

 

 

DELACORTA E ALTRO

In Italia, Mondadori pubblicò nel 1981, sotto l’egida di Oreste del Buono, i romanzi Nanà e Diva.

Il secondo ebbe una edizione (stessa traduzione) Einaudi nel 2008 che merita di essere cercata in ragione della eccellente postfazione, intitolata “Controcorrente”, di Tommaso De Lorenzis nella quale si tratta anche, in modo non del tutto incidentale, di Jean-Patrick Manchette oltre che – non paia così strano di Diva: romanzo e film.


 

 
                                                                                                                      Steg

 

 

POST SCRIPTUM 2022

 

Purtroppo, tale è: Jean-Jacques Beineix è morto il 13 gennaio 2022.

Primo pensiero: lo facevo più giovane.

 

Il Regista in realtà era anche scrittore, piuttosto sui generis, in quanto aveva pubblicato nel 2006 per Fayard una ponderosa (836 pagine in tutto) autobiografia da un titolo (che è un omaggio a Stanley Kubrick) quasi ossimorico: Les chantiers de la gloire, senza indice, senza titoli dei capitoli che perciò costringe il lettore a multipli segnalibro per trovare ciò che cerca. 

Nel 2020 il suo primo romanzo: Toboggan.

 

 



copertina del volume 

dedica che recita: 'Pour Pascal, 

quelques "clichés" de la vie d'un cinéaste en attente de suite. 

Avec mes amitiés, 

Jean-Jacques Beineix


                                                                                                                      Steg

 

 

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[1] Secondo la mia definizione è un film di cui non ci si stanca mai di vedere scene isolate, anche se talvolta la visione intera può risultare faticosa oltre le prime (senza quantificazione) volte.
[2] Mi permetto due esempi di traduzioni italiane: London Fields di Martin Amis e The Crypto Amnesia Club di Michael Bracewell.
Il primo è poco noto nel nostro paese, in patria è acclamato; il secondo potrebbe essere un culto minore in Gran Bretagna, ma quante copie abbia venduto da noi francamente … 
[3] Settimanale su tutto quanto capitava a Londra e anche un poco guida a ristoranti. Anni dopo arrivarono edizioni straniere e guide turistiche (ben fatte anch’esse, almeno inizialmente).
[4] Al momento ignoro dove sia la mia copia.
[5] Questa la cronologia della “serie” fra il 1979 e il 1987: Nana, Diva, Luna, Lola, Vida, Alba.
[6] Disponibile almeno nella versione in doppio DVD del film.
[7] Tecnicamente è un polar:policier” più “noir”.
[8] Ecco, in Italia i drugstore alla parigina non ci sono mai stati; per la capitale francese sono stati (almeno due ne esistevano) fondamentale in termini teenageriali.
[9] In 5 film di Truffaut egli è protagonista: il più noto è Les Quatre Cent Coupes, ma in quel film Antoine Doinel (sempre interpretato da Jean-Pierre Léaud)è poco più che un bambino.
[10] Beh avendolo pensato vent’anni prima del documentario/intravista a Beineix il pensiero per lo meno è mio. In effetti, Gainsbourg e Jacques Dutronc furono ipotizzati per il ruolo. 
[11] Rispettivamente Michel Poiccard e Patricia Franchini, protagonisti alla pari mi sento di dire del film: godardiano nella regia, truffautiano nella sceneggiatura. 

lunedì 17 marzo 2014

PLACEBO (“abbiamo fatto i compiti”)


PLACEBO
(“abbiamo fatto i compiti”)

 
Quando penso ai Placebo in termini puramente anemotivi concludo che sono (“è”) Brian Molko. Difficile staccarsi da una coincidenza non voluta, ma inevitabile, fra leader e gruppo (l’altro componente co-fondatore è Stefan Olsdal) inattaccabili sotto un profilo conoscitivo: è bastevole considerare la serie di versioni di altrui canzoni (sic!) che costituiscono il secondo CD di Sleeping With Ghosts e come aggiunta non essenziale per la conclusione appena offerta (ma si tratta di una dirimente aggiunta, occorrendo) anche un loro omaggio a Serge Gainsbourg.
 
Brian Molko sa arringare il pubblico in Inglese e in Francese.
Brian Molko sa anche suonare la chitarra ([1]).
Brian Molko è indubbiamente molto più impegnativo di Morrissey.
Infatti nessuno è più adorato di Morrissey, che non sa suonare la chitarra e che io non vorrei sentire ordinare una bottiglia di Perrier (è vegetariana, può ordinarla) in una lingua non sua “madre”.
 
Brian Molko fuma (o fumava), io non fumo.
La gente che fuma mi da spesso fastidio (semplicemente perché è troppa), non Brian Molko (e neanche Siouxsie).
 
Tornato da un concerto dei Placebo una dozzina di anni fa, io comprai on line tutti i singoli disponibili: gli album non mi bastavano.
 
Siccome le nostre generazioni non coincidono, apprezzo l’incrocio fra Nancy e Hardy (fate i compiti anche voi, per favore).
 
Che dire, poi, della “ragazza portacenere”? Puro omaggio bastardo a Kenneth Anger e a James Dean.
 
Certo la disperazione kitchen sink può pesare molto, più dura (o semplicemente, ma non solamente, meno melodrammatica) di quella di Marc Almond. Ma le meningi macinano e reagiscono, appunto più elettricamente, o almeno ci provano.
 
Brian Molko, un figlio di nome Cody e “sapore negli uomini”.
 
Ciglia finte “a orologeria” e smalto nero sulle unghie, un fisico folletto e androgino al cui confronto (anche) Kate Moss pare una massaia di solida costituzione.
 
Me ne rendo conto, questo è solo un bozzetto di grandi dimensioni.
Però non potevo ritardare oltre un riconoscimento a coloro (colui?) che, se io fossi nato nel 1979, forse mi avrebbero salvato dall’apatia.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Come un appartenente alla famiglia reale, egli non fa preferenze fra i manici Gibson e quelli Fender, che poi entrambi siano di fattura stateside è conseguenza dell’estensione del regno del rock’n’roll.

martedì 22 ottobre 2013

CARMELO BENE 3 (Inspired series - 1)


CARMELO BENE 3

(Inspired series - 1)

 

Carmelo Bene indossa capi di colore viola.

Un oltraggio al popolino dei tespiani da carro.

 

Carmelo Bene elogia Pinocchio il burattino: sepolto prematuramente (echi poeiani?).

Mi chiedo se James M. Barrie lesse Carlo Collodi.

 

Carmelo Bene dice “Eduardo” per De Filippo: improvvido!

Ancora oggi v’è l’uso scellerato del solo nome proprio riferito a persone conosciute dalla gente (non necessariamente meritevoli di fama, si badi).

 

Carmelo Bene tiene in mano un pacchetto di sigarette marca Gitanes e negli anni le sue labbra si inspessiscono e le sue orecchie si ingrandiscono.

Ecco il legame con Serge Gainsbourg ([1]).

 

Carmelo Bene vivo, un documentario per Carmelo Bene morto: brutto titolo: Bravo Bene ([2]) ([3]).

Frattaglie ([4]) per lupi e nulla più: frattaglie da un archivio dimenticato e negato a noi, i lupi che vogliamo i tagli pregiati, le costate, i filetti, ma anche il cuore della Macchina attoriale, dunque l’intero.

 

Marilyn Manson ha visto il Riccardo III di Carmelo Bene?

 

Quando Carmelo Bene stava per morire, nel 2002, gli mozzarono la testa e la posero in un contenitore alla temperatura di 100 gradi Celsius sotto zero, poi scesero al 35° livello di Roma, in un laboratorio clandestino, e cucirono quella testa al corpo indistruttibile del coatto Rank Xerox (ripeto, Rank Xerox), quindi attivarono le pile nucleari e forgiarono l’immortale.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[2] Ma come? Se esiste un album di Patty Pravo (pubblicato nel 1971) dal titolo Bravo Pravo, voi quasi 30 anni dopo non riuscite a discostarvi?

[3] Documentario del 1999 disponibile come bonus nel DVD del Riccardo III.

[4] C’era un programma RAI, del 1981, dal titolo “Tagli, ritagli e frattaglie”, appunto; peraltro riferito solo a esibizioni comiche.

martedì 1 ottobre 2013

SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)


SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)

 

Per me Serge Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo 1991 in un albergo decaduto, come molti, di Venezia.

In realtà egli era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ([1]).

Si rimarca che avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel 1959).

 

Serge Gainsbourg (altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori ([2]); credo egli si meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il 2013, a tre cofanetti qualificati come “integrali” ([3]), il primo e il secondo, fra l’altro, in due edizioni ([4]).

Scontenti della seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante di 20 CD ([5]).

Il suo, reputato, album capolavoro: Histoire de Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ([6]).

E così via.

 

La maggioranza dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente soltanto la canzone “Je t’aime, mois non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.

Incidentalmente, Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ([7]).

Belle donne: se Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si discute, e mi fermo qui.

 

La sua traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge, quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ([8])), diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.

 

Se, come dottamente osserva Jeremy Reed ([9]) a proposito di chi se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio ([10]), dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma lui non ha la patente e non sa guidare.

 

Gainsbourg è un esteta anche se non si direbbe.

Ecco perché le fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.

Quelle stanze, cariche ed ingombre di oggetti sono un clin d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ([11]): il Vittoriale dannunziano.

 

Maitre de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.

Lui ebreo, si inventa un album dal titolo Rock around the bunker ([12]) prima delle croix gammée del punk ([13]).

 

Grande autore ([14]) anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino alla fine dei suoi giorni.

C’è anche chi dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu: i Bijou nel 1978 ([15]).

Certo è che da allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?

 

Chissà cosa avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero incontrati diciamo prima del 1985.

La dieta gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i dosaggi prescelti, quella pro die del genio pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due bottiglie di scotch Ballantine’s.

 

 

POST SCRIPTUM DEL TRENTENNALE

 

Secondo i numeri 111 e 112 ([16]) del mensile musicale - britannico - Shindig! per decenni la copertina di quello che è considerato lalbum capolavoro di Serge Gainsbourg (e Jane Birkin?) Histoire de Melody Nelson [17] ha avuto i crediti riferiti ai partecipanti alle registrazioni in parte sbagliati.
Solamente la redazione e pubblicazione de Le Gainsbook nel 2019 ([18]) avrebbe rimediato a ciò.
Il che significa dover emendare non pochi libri nella parte in cui si occupano di HMN.

 

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quellalbum, quindi, ma soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.

Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.

 

Giusto per: riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima volta sulla caducità della fama.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] La notizia mi arrivò dalla radio nella mia camera (non c’era televisione): alla fine di un GR RAI mattutino.

[2] Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche qualche riferimento bibliografico.

[3] In Francia quando si ottiene la intégrale è una consacrazione.

[4] Quella del 1989, intitolata De Gainsbourg a Gainsbarre, passata nel tempo da 9 a 11 CD (vennero aggiunti due CD costituenti semplicemente gli ultimi due album di studio dell’artista); la successiva del 2008, Gainsbourg … Forever, comprendente inizialmente 17 CD più uno di inediti (poi eliminato).

[5] Sono ormai tutte rarità, compresa l’ultima che viaggia sui 200 Euro e oltre (un 25% in più del prezzo originario).

[6] Dello stesso anno ed eponima al suo contenuto.

[7] Primo matrimonio con John Barry, ovvero il compositore delle colonne musicali e sonore più celebri della saga cinematografica di James Bond.

Una piccola parte nel film Blow-up di Michelangelo Antonioni.

Sorella maggiore di Andrew Birkin, cui si deve una splendida opera letteraria (del 1979) dedicata a James Matthew Barrie con riferimento a Peter Pan (contestuale ad una sua versione televisiva (per BBC) molto bella e una meno suggestiva più recente versione cinematografica): J.M.  Barrie and the Lost Boys.

[8] E pretendeva di avere come nome di famiglia Ginzburg per vezzo.

[9] Nel libro The King Of Carnaby Street.

[10]I drive a Rolls-Royce/’cause it’s good for my voice” canta Marc Bolan in “Children of the Revolution”.

[11] Per una volta Superman è meglio di Batman: nel nome del suo rifugio.

[12] Uno dei pochi francesi non ridicolo quando canta in Inglese.

[13] Thelonious Monk nel 1968 con Underground si era permesso una bandiera nazista in copertina, ma l’alto ufficiale delle SS ivi riprodotto era legato.

[14] Come spesso scrivo, la vera ricchezza patrimoniale è ad appannaggio delle opere musicali e non delle registrazioni delle medesime.

[15] Rinvio al bel dossier contenuto nel numero 6 di Schnock del marzo 2013.

[16] Gennaio e febbraio 2021, rispettivamente.

[17] 1971: “HMN”. Rinvio per il resto al volume citato di seguito.

[18] S. MERLET (sous la direction de), Le Gainsbook – En studio avec Serge Gainsbourg, Paris, Editions Seghers, 2019.