"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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mercoledì 26 novembre 2025

DISCHI E VINILE (reprise)

DISCHI E VINILE

(reprise)

 

Le fiere del disco sono piene di gente onesta” ([1]).

 

I fonogrammi in formato vinile sono diventati, evidentemente, uno status symbol: ad esempio una pubblicità di un celebre produttore di mobili a basso costo ipotizza un dilemma fra scaffalature: biblioteca o discoteca, ma contrapponendo i libri ai dischi in vinile (come se una fonoteca, appunto, con qualche migliaio di CD sia da trascurare.

 

Poi ci sono persone che dicono “i vinili”: espressione che non qualifica il fonogramma ma il materiale (e fra l’altro omette i materiali delle “copertine”).

Ho anche sentito dire “le copertine dei vinili”: in sé espressione che non si qualifica come sinonimo di fonogramma in formato materiale vinile con confezione in materiale usualmente cartaceo.

 

Chi sono normalmente questi vinilisti?

Persone non giovani, che considerano una ristampa in grammatura pesante ([2]) meglio della tiratura originale … il che già li rende poco credibili: chiedete a un bibliofilo, nel caso, cosa preferisca ([3]).

E non mi avventuro in riedizioni più o meno fedeli alla prima: solo con David Bowie i mal di testa sarebbero notevoli, fidatevi.

 

Ma chiudo col mio chiodo del periodo: i tre singoli, formato sette pollici, de The Molotovs ([4]) sono in vinile colorato e già esauriti.

Chiedete ai vinilisti quanti sette pollici hanno in collezione. Già.

Anzi, no, voglio essere più severo con loro: cosa ne pensano del cambio delle “picture label” da una edizione all’altra?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si cfr. il film Il sorpasso: Bruno Cortona (Vittorio Gassman): “i filobus sono pieni di gente onesta”.
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2020/02/sono-190-grammi-lascio-proposito-di.html
[3] Salve rare eccezioni: ad esempio la tiratura successiva alla prima di Poema a fumetti di Dino Buzzati è cartonata e più rara, ma meno bella.
Evito l’argomento traduzioni, scientemente.
[4] Grafia al momento più corretta the MoloToVs. 

sabato 16 agosto 2025

TONITO A FERRAGOSTO (Facebook Down Series - 140)

 

TONITO A FERRAGOSTO
(Facebook Down Series - 140)

 

Troppo tardi, come sempre.

Due chiacchiere con Tonito su Il sorpasso.

In fondo lui era, anche, un Bruno Cortona.

 

Chissà, ovviamente.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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mercoledì 27 giugno 2012

MATT DILLON: “un brillante avvenire dietro le spalle”?





 MATT DILLON: “un brillante avvenire dietro le spalle”?
 
Capita che ci si penta di non aver fatto qualcosa, di non essenziale sì, ma quella rinuncia all’azione sarà con te per sempre.
 
Fra le poche, molto poche, mie colpevoli rinunce d’istinto c’è un mio procedere a Manhattan lungo la 23rd Street West, direzione 10th Avenue, certamente oltre il – allora – Chelsea Hotel.
Sono già scoccati i Nineties.
Sono diretto per un lunch verso un diner aperto essenzialmente 24/7 (essenzialmente) che ho sempre amato ([1]) sin dalla prima volta che ci andai a cena, era l’autunno del 1986.
Lo incrocio, allora lui aveva un locale con dei biliardi da quelle parti, ma per mio stupido pudore non lo fermo per chiedergli un autografo.
È Matt (all’anagrafe Matthew Raymond) Dillon che, non a caso, fisicamente può ricordare Vittorio Gassman ([2]).
Me ne pento qualche isolato più in là, ma non posso inseguirlo.
 
Qualcuno si ricorda in quali film ha recitato Dillon? In caso affermativo si tratta di persone oltre i 40 anni.
Se si conoscono i film, va bene si può sorvolare la dimenticanza, altrimenti la situazione si fa più grave.
 
Matt Dillon è un bravo attore, soprattutto ha recitato in due film importanti ed in uno fondamentale quando la sua carriera pareva lastricata d’oro, se non anche tempestata di pietre preziose.
In ordine puramente soggettivo, qualitativamente crescente: Drugstore Cowboy di Gus Van Zant, The Outsiders di Francis Ford Coppola e Rumblefish del medesimo regista ([3]).
 
Poi qualcosa si ruppe.
Spero che lui sia per lo meno non troppo frustrato, perché se fosse sparito (a la J. D. Salinger) dopo i due film di Coppola egli sarebbe stato un degno successore di James Dean.
 
Mio nonno Luigi era piuttosto superstizioso: poteva a fatica tollerare un ombrello aperto in casa, ma mai un cappello da uomo sul letto!
Proprio come il protagonista interpretato da Dillon in Drugstore Cowboy: un tossicomane bandito; il cappello porta davvero irreversibilmente male.
 
Ma il personaggio del “fuorilegge romantico dell’emporio” (altrimenti non si può tradurre quel titolo, che infatti non fu tradotto) impallidisce a fronte dei ruoli che gli erano stati affidati da Coppola, soprattutto per quel che riguarda Rusty James, più ancora che per quello di Dallas.
Due film tratti da due romanzi omonimi di S. E. Hinton che sono dei best e long seller da decenni.
Roba per ragazzi, che ti resta attaccata a vita: chiedere ai Manic Street Preachers.
 
Matt Dillon è stato allora monumentale: in Rumblefish: quando stai bene indossando una canottiera bianca o sei Marlon Brando o sei lui.
Se sai anche recitare sei quasi invincibile; se nel film Mickey Rourke recita bene – è tuo fratello maggiore – e tuo padre “è” Dennis Hopper ([4]) nulla può fermarti.
Invece non fu così.
 
La carriera di Dillon non fu quella inscalfibile del grandissimo attore e nemmeno quella del tespiano da grandi incassi (guardate chi c’era con lui nel cast di The Outsiders).
Fra i suoi film della maturità ricordo un buon Factotum, che gli è valso premi e candidature.
 
Per i giovani lettori: in doppio DVD dovreste trovare i due film di Coppola, nella “regione” che volete.
Paradossalmente, più rarefatte o costose le copie dei due romanzi della Hinton.
 
Aggiungo (a post pubblicato da molti mesi), che la colonna sonora realizzata da Stewart Copeland per accompagnare le vicende di Rusty e del Motorcycle Boy (con un cantato di Stan Ridgway) è un, altro, gioiello.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Amato non nel senso ormai predominante dell’uso del termine in sterile iperbole.
[2] Da qui il sottotitolo del post, che è quasi verbatim il titolo di un libro scritto dal Mattatore.
[3] Per gli allergici all’Inglese, gli ultimi due, titolati in Italiano, rispettivamente: I ragazzi della 56a Strada e Rusty il selvaggio.
[4] Se la ribellione fosse una maglia di un giocatore di football, baseball o soccer, avrebbero dovuto ritirarla alla sua morte.

 


 

 

lunedì 5 marzo 2012

IL CIMITERO DEI GIGANTI E IL QUASI-OSPIZIO DEI PIGMEI (qualche nota generazionale)



IL CIMITERO DEI GIGANTI E IL QUASI-OSPIZIO DEI PIGMEI
(qualche nota generazionale)


 

Una dozzina d’anni fa, un sabato pomeriggio su RAI2, vidi un lungo documentario dedicato ad Ugo Tognazzi, sorta di upstart nell’ambito di quelli che erano chiamati i “colonnelli” del cinema italiano: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi e, appunto, Ugo Tognazzi.

 

Nutro per Mastroianni un disprezzo che reputo obiettivo, dopo aver letto un giudizio su di lui di Catherine Deneuve.

A Sordi riconosco qualche merito artistico.

Trovo piuttosto modesto Manfredi.

 

Gassman lo ho capito quando Ricky Tognazzi raccontò di suo padre e del Mattatore chiusi in una stanza a piangere insieme, da grandi amici, delle proprie depressioni – in senso clinico – entrambi a pochi anni dalla morte.

Ecco, in qualche modo scoccò in me la scintilla per Tognazzi, che si prestò anche al leggendario falso de Il Male (con questo grande cremonese dichiarato il capo delle Brigate Rosse e tanto di foto che lo ritrae arrestato).

 

Ma queste righe sono occasionate dalle circa 4 ore dedicate da RAI1, e in prima serata il 26 e 27 febbraio 2012, a chi non entrò a far parte dei colonnelli in quanto attore principalmente comico e da palcoscenico per tutta la carriera, pur con qualche trofeo cinematografico alla cintura: Walter Chiari. Titolo: “Fino all’ultima risata”.

 

Uno inaffidabile Walter Chiari; un tossicodipendente (cocaina) almeno in alcuni periodi: una vittima giudiziaria del proprio vizio; un prodigo; ...; un bravo artista; un playboy (nel senso positivo del termine); un padre poco presente, ma pirotecnico; una persona più colta di quanto apparisse.

Tutto questo (rispetto allo spessore culturale mi soccorre anche un recente documentario in bianco e nero) dichiara frequentemente con poca delicatezza questo sceneggiato televisivo quasi del tutto privo del placet di suo figlio Simone.

 

Ecco, non mi pare di vedere oggi personaggi del genere di Tognazzi, Gassman e Chiari, almeno in Italia, siano essi famosi oppure no.

Vedo invece molta paura negli uomini, di mezza età, di oggi a dichiararsi nolenti alla maturità.

Essi fanno finta di essere adulti, ma io mi vergognerei di averli come padri.

Non sanno raccontare niente, perché hanno vite fatte solo di oggetti e mai di persone.

Molti di loro sono padri, però ed appunto.

 

Dunque, senza intenti di omogeneizzazione, trovo in Tognazzi, Gassman e Chiari – tutti con molte avventure amorose – dei nobilissimi uomini morti soli, padri veri anche senza severità, capaci di riconoscersi come vulnerabili “ragazzi perduti” che chiedono aiuto alla loro Wendy (colpevolmente certo, solo quando ne hanno bisogno. Senza il carisma del vero capo: Peter Pan, il più solo di tutti).

 

Mancano insomma i maestri, buoni o cattivi che siano.

 

 

ADDENDUM

Apriti cielo dopo la seconda puntata di “Fino all’ultima risata”: Aldo Grasso pugnace spara a zero dalle colonne del Corriere della Sera, Simone Anni-Chiari-co quasi, altri che si schierano più o meno, rettifiche mascherate (uno speciale condotto da Minoli poco significativo trasmesso qualche giorno dopo RAI2 in tarda serata), l’amico Tatti Sanguineti che comunque rammenta la sua biografia sull’attore (per favore la termini e la pubblichi), perfino colonne di intervista al portiere del residence dove abitò e morì Chiari.

 

Risultato? Nemmeno un DVD per vedermi lo sketch de Il Sarchiapone!

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 




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