"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Amici Amici degli Amici Maestri .... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amici Amici degli Amici Maestri .... Mostra tutti i post

mercoledì 3 luglio 2024

DISCEPOLI E RONIN

 

DISCEPOLI E RONIN

 

 

Certo di rimanere incompreso, per vostra pigrizia, soprattutto maschile.

 

Essere un Lost Boy, e tale sono come fui e come sarò sempre, non significa negare i Maestri ([1]).

Chi fu il Maestro di Peter Pan? Nessuno, ma lui invece fu il condottiero dei ragazzi che io chiamo “dimenticati” o “smarriti” ([2]).

 

E allora?

Beh dichiararsi discepolo a 64 anni significa “tirare con la bianca" ([3]).

E?

 

... Ho un amico di tastiera ultra ottantenne che scrive al PC come un mozzetto.

Ma non sbaglia un colpo.

Gianni... 

 

Già.

 

Spero di non tornare Ronin.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

© 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/12/maestri.html
[2] Siccome il deposito oggetti smarriti è “lost and found” non comprendo come mai in Italiano i Ragazzi divengano perduti. Soprattutto considerando che essi non vengono di solito “reclamati” dalle famiglie.
Tema già affrontato: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2022/07/lequivoco-infantile-peter-pan-vs.html
[3] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2018/10/tirare-con-la-bianca-la-prevalenza.html

martedì 10 dicembre 2013

MAESTRI


Maestri

 
Mi auguro di non essermi montato la testa come blogger.
Del resto, le mie scelte: di non scrivere mai “facile”, di non essere iscritto a Facebook o a Twitter (a cosa serve poi se quando qualche amico mi cita non ci sono masse che accorrono sul blog?), di continuare a pensare che la mia prosa debba essere il più possibile pulita e corretta per non corrompere i lettori (fissi o occasionali che siano), dovrebbero militare a favore della mia ricerca di rigore.
La solita mia premessa che stremerebbe anche un elefante da soma.
 

Qualcuno avrà già notato che non è inusuale per me citare persone come esempi, come riferimenti.
Sono i maestri, cioè i Maestri.
 

Oreste Del Buono scrive: “È impossibile una vita senza maestri. Almeno un maestro bisogna averlo a giustificazione e confronto. Chi afferma di non aver maestri confessa la propria pochezza e la propria mancanza d’iniziativa. Un maestro è persino ammissibile portarlo via ad altri.” ([1]).
Quanto all’iniziativa non so: mi sembra che di ignoranti ma ambiziosi ce ne siano molti, talmente presi da se stessi che non capiscono nemmeno le critiche o, financo, gli insulti.
Sulla pochezza: certo basta pensare al fatto che manca non solo un punto di vista (quello te lo fornisce anche un tuo pari) ma soprattutto manca quello qualificato.
 

Il maestro non è un allenatore: l’allenatore può essere un maestro.
I più fortunati superano il maestro: penso sempre a Leonardo Da Vinci allievo come artista, ma lui scienziato chi ebbe come riferimento?

 
Ci sono i maestri vivi e quelli morti. I secondi si trovano, i primi si incontrano. O è il contrario?
Qualcuno dei vivi lo si può anche conoscere, non sempre è un bene.

 
Il fattore caso è presente comunque: un docente universitario che è il “tuo” oppure no, solamente per ragioni di divisione alfabetica ([2]).

 
Caso anche quella mattina che un altro professore ([3]), M. C., a proposito di non so che cosa mi evocò, strada facendo in un breve percorso a piedi noi soli, les incroyables col loro nastro rosso al collo: non c’entrava nulla con il diritto, però era uno squarcio nella coltre grigia di una mattina intellettualmente ottusa.
I maestri uniscono l’utile al, soltanto, esistenzialmente indispensabile (che sembra frivolo o aneddotico ma non lo è).

 
Del maestro John McGeoch ho già scritto, inutilmente per chi non ha capito.
Altra caratteristica dei maestri: esserlo solo per alcuni, alcuni anche quando questi ultimi sono maggioranza.

 
Hugo Pratt: maestro che alla fine si è perso nelle sue vanità. Purtroppo.


Il maestro non è perfetto, va bene. Il maestro talvolta non è nemmeno coerente con i propri principi.

 
Sono possibili maestri estemporanei? Non lo so.

 

La conta dei propri maestri è sterile.
Il ricordare i maestri è indispensabile: con loro si ricordano gli insegnamenti che ci hanno anche regalato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 e 2023 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 




[1] In Amici, amici degli amici, maestri ..., Milano, Baldini & Castoldi, 1994, p. 113. Appunto.
In copertina il titolo è scritto diversamente: Amici Amici degli Amici Maestri ... In questo libro il “del” riferito al cognome ha la maiuscola, ma non è sempre così, onde mi concedo di scegliere la grafia della inziale. 
[2] Qualche volta si può forzare il caso: due maestri come i professori P. T. e P. G. J. sono certamente moltissimo, ma occorreva un poco di iniziativa per potere “averli” entrambi.
[3] Ma prima avvocato e mio dominus.

mercoledì 25 gennaio 2012

DINO BUZZATI: riflessioni su troppe celebrazioni e commemorazioni


Dedica a una copia della prima edizione de Le notti difficili,
ultimo libro pubblicato vivente Dino Buzzati





DINO BUZZATI: riflessioni su troppe celebrazioni e commemorazioni


 


Dino Buzzati, morto il 28 gennaio 1972, quindi fra tre giorni saranno quarant’anni, è commemorato con la riproposizione di un volume che ha una buffa caratteristica: una delicatissima sovraccoperta che rende l’edizione più nota, la seconda, un poco sfortunata per i bibliofili. Certo il contenuto conta, ma anche l’apparenza …
Parlo de I miracoli di Val Morel (Milano,Garzanti, 1971), già uscito l’anno precedente come Miracoli inediti di una santa (Milano, Edizioni del Naviglio) in una versione più ridotta (sorta di catalogo di mostra).

 

Di questo autore, che apprezzo molto, recentemente (2006) si celebrò il centenario della nascita.
Un altro scrittore che rischia di soccombere sotto celebrazioni e commemorazioni (spesso dimenticate in breve tempo) è Emilio Salgari: lo scorso anno era il centenario della morte, quest’anno il cento cinquantenario della nascita.

 

La mia proposta, modesta, è quella di tenere i libri in catalogo più di quanto si faccia oggi.
Una volta nel decalogo dei librai c’era la regola di avere sempre due copie per ogni libro importante. Oggi sembra che i venditori di molti simil-libri e sempre meno libri si facciano un punto d’orgoglio nell’assecondare la scelta dettata dalle logiche (?) commerciali degli editori di mettere fuori catalogo al più presto ([1]).
Difficile, senza poterlo leggere, apprezzare uno scrittore ([2]).

 

 

POST SCRIPTUM DICEMBRE 2013

Quando un pomeriggio del 1963, inclinante alla sera, Dino Buzzati presentò alla libreria internazionale Einaudi in galleria Manzoni a Milano il suo nuovo romanzo Un amore pubblicato da Mondadori, una signora azzardò una domanda che poteva suonare come una protesta per un tradimento subìto: «Come ha potuto lei che ha scritto un romanzo come Il deserto dei Tartari scriverne uno come Un amore?» La signora appariva, più che emozionata per la propria audacia, addolorata per la sorte dello scrittore evidentemente amato. Ma Dino Buzzati non batté ciglio, raccolse candidamente la sfida dichiarando: «Perché io sono un verme»” ([3]).

Ovviamente, siamo alle provocazioni: di Buzzati, Del Buono e, da ultimo, mie.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012-2013 E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.



[1] Capirò mai perché anche certi editori piccoli eliminino dal catalogo un titolo per poi riproporlo poco dopo quasi soltanto “ricopertinando” il medesimo?
Davvero certi libri poco commerciali lo diventano di più in ragione di una nuova veste grafica?
[2] Ovviamente, questo ragionamento vale anche per musica (fonogrammi) e film/telefilm (videogrammi).
[3] In Amici, amici degli amici, maestri ..., Milano, Baldini & Castoldi, 1994, p. 135.