BOB
DYLAN E DAVID BOWIE:
DI ARTE
PITTORICA, DI ARTE E DI ARTISTI
(e di
docenti universitari)
Non siamo di
fronte a una vera e propria perla mediatica, ma a una forzatura mediatica, o
almeno io la vedo così.
Il Professor Vincenzo
Trione scrive nel suo articolo pubblicato a pagina 25 de La lettura di 3 febbraio 2013 che Bob Dylan e David Bowie sarebbero
trattati “da veri pittori” solo perché celebrità. Tralasciando titolo, occhiello
e sommario dell’articolo (che si sa possono non essere creati dall’autore dell’articolo):
cito, a titolo indicativo: “il drammatico
passaggio dall’autorità alla celebrità”, “musei […] condannati a
profanazioni sistematiche”, “Dylan è
un pittore quasi del tutto privo di talento”, David Bowie sarebbe “[p]ur privo di abilità pittorica” ().
Io faccio sempre
le mie ricerche, perché diversamente accade che un giorno arriva uno che si
firma Steg e fa le sue osservazioni. Appunto.
Il Victoria and Albert Museum di
Londra è suddiviso “into four Collections
departments, Asia; Furniture, Textiles and
Fashion; Sculpture, Metalwork, Ceramics & Glass and Word & Image” (). Perché esso è
essenzialmente un museo di arte decorative e design (e “costume” in senso
ampio).
Il Palazzo Reale
di Milano è la sede di mostre prevalentemente a matrice artistica “alta”, pur
se ricordo che esso ospitò in tempi recenti una mostra dedicata a Vivienne
Westwood, stilista di moda (o rivoluzionaria della moda?).
Il V&A
Museum ospiterà a breve una mostra “su” David Bowie, non solo “di” David Bowie,
per la precisione (l’articolista si sofferma poco su questa circostanza, anche
se curiosamente non è riprodotta con l’articolo alcuna opera pittorica bowiana,
mentre per Dylan sì).
Dunque le mie obiezioni
al Professor Trione () sono
di due tipi: oggettive e soggettive.
Da un lato almeno
(almeno) quanto a David Bowie il suo dolersi (scandalizzato, stizzito?) perché
vengano offerti spazi museali ad opere di questi due “artisti interpreti
esecutori” (ma pur sempre artisti: come sancisce l’articolo 80 della legge n.
633 del 22 aprile 1941 ()) non
colpisce nel segno in quanto il museo intitolato alla più longeva regina (o
dovrei scrivere imperatrice?) britannica è appunto rivolto anche a questo tipo
di mostre.
Dall’altro, non
si vede per quale motivo un artista nell’ambito musicale non possa esprimersi
anche in un’altra arte, e qui ricordo che sia Dylan sia Bowie sono anche autori
e/o compositori di molte delle opere musicali che interpretano, quindi in fondo
già due volte artisti ().
Natürlicher dell’interesse di David
Bowie per die Brücke (movimento pittorico tedesco nato a Dresda nel 1905 ()) il
Professor Trione nulla dice.
E quanto a Bob
Dylan pittore, francamente non ho proprio capito perché non possano interessare
al pubblico i suoi quadri.
Mi piacerebbe,
anche, sapere cosa ne pensa il cattedratico dello IULM delle performance musicali di cui all’album
fonografico Le stelle di Mario Schifano.
In conclusione,
ritengo che l’articolo si risolva semplicemente in un forzoso tentativo di
sostenere, senza argomenti convincenti, una tesi critica negativa nei confronti
di due artisti che hanno una statura tale in ambito musicale per cui chiamarli
celebrità è quasi un insulto.
Che poi Damien
Hirst sia gradito all’autore dell’articolo, non mi sembra sufficiente per
sostenere validamente le opinioni dell’accademico italiano.
Evidentemente,
sarò lieto se il Professor Trione vorrà commentare in questo blog la mia opinione.
LUNGO POST
SCRIPTUM: ARTISTI E CRITICI
Ho cercato,
vanamente, su internet, “la” (o una) dichiarazione di Damien Hirst secondo la
quale David Bowie non sarebbe un artista. Non la ho trovata.
In compenso, mi
risulta che David Bowie, come facente parte del “board” di Modern Painters , abbia intervistato nel 1996 Damien Hirst. Fra i
suoi intervistati di quella decade ci sono anche Balthus, Jeff Koons e Julian
Schnabel.
Da un articolo del New York Times () comprendo il probabile equivoco:
in lingua inglese si preferisce riservare la parola “artist” per le muse visive
tradizionali (pittura e scultura, cioè): ecco infatti l’incipit: “This is the first in an occasional series
of talks with people who, in one way or another, have a special connection to
art but aren’t (primarily) artists themselves: writers, musicians, scientists,
politicians, collectors”.
D’altronde, nel 2012: “When
Damien Hirst was looking
though his archive recently, in preparation for his forthcoming retrospective
at Tate Modern, he came
across some film footage of an interview he did with David Bowie in the
Gagosian Gallery in New York in 1996. ‘I’m sitting on a big ashtray talking
bollocks,’ says Hirst, laughing. ‘At one point, Bowie says, “So what about a big Tate gallery
show, then?” And I say, “No way. Museums are for dead artists. I’d never show
my work in the Tate. You’d never get me in that place.”‘. L’articolo prosegue: “He
grins ruefully and shakes his head. ‘I was watching it and thinking, “Jesus
Christ, how things change.” Suddenly, I’m 46 and I’m having what they call a
mid-career retrospective. It doesn’t seem right somehow.”‘” ().
Se cercate
notizie in Internet, scoprirete che Hirst e Bowie hanno collaborato alla creazione
di alcuni dipinti.
Sul concetto di
“artista” può incidere il fatto che Hirst abbia collaborato alla fine del 2012
con le gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen (due “fashionista”) per creare una borsa (in
12 esemplari) dal prezzo al pubblico di 55.000 dollari?
Nel frattempo la
mostra “David Bowie is” ha collezionato a Londra 312.000 visitatori, oltre 47.000
sono le copie vendute del catalogo. La mostra sarà quindi allestita a Toronto, poi
nel 2014 (etc.) San Paolo del Brasile, Chicago, Parigi e Groningen.
Un album di
successi di Elvis Presley si intitola: 50,000,000
Millions Elvis Fans Can’t Be Wrong …
Per ora, invece,
nessuna nuova dal Professor Trione.
Steg
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