"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 10 gennaio 2026

“TENGO FAMIGLIA” (Facebook Down Series - 200)

                                                           “TENGO FAMIGLIA”

(Facebook Down Series - 200)

 

È poco agevole reperire la effettiva fonte di questa espressione, di certo c’è che fu coniata da Leo Longanesi ([1]).

 

Mi sembra, però, che ormai sia il motto di molte nazioni: USA (anche in amicizia con la famiglia monarchica saudita. Giusto per tranquillità: sic), Francia, Germania, …, fra un poco magari anche Regno Unito (le famiglie però sarebbero due, siccome prima è quella reale), forse Confederazione Elvetica (ci si scusa ma non si risarcisce: Crans), eccetera.

 

Non per nepotismo, ma proprio “famiglia”: genere “i figli so’ piezzi e’ core” (et similia).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 21 novembre 2013

NON CI SALVERANNO NEANCHE I COMICI (Sniper series - 23)


NON CI SALVERANNO NEANCHE I COMICI ([1])
(Sniper series - 23)

 

La domenica pomeriggio del 17 novembre 2013 sono andato ad ascoltare (più che vedere) Paolo Villaggio in teatro, monologo o quasi tratto da un libro del 2002 e rielaborato in molti spettacoli (e anche un intervento alla cerimonia funebre, laica e atea, per Mario Monicelli).
Su You Tube, se volete, trovate circa 16 minuti di Beppe Grillo tratti da uno spettacolo del 1995, a Bellinzona (Svizzera), circa le stesse che avevo sentito a Milano in quegli anni.
Entrambi sono nati a Genova, non traggo conclusioni in quanto non ne vedo, se non quella per cui entrambi sono “più contro che a favore” in termini politici molto generali se non vaghi. Certo anche loro hanno un poco di “paraculismo” ma non è possibile la totale accettazione di qualcuno ([2]).

 

In conclusione: le battute, ovvero il corpus dei rispettivi repertori, spesso sono le stesse ([3]) per una ragione piuttosto rattristante: da un quarto di secolo è cambiato così poco in Italia che la comicità arrabbiata ([4]), che più che comicità è satira, non ha bisogno di aggiornarsi nei concetti, al massimo nelle parole e nei nomi.

 

Nessuna ricetta: se non che i politici di professione dovrebbero ascoltare di più qualche comico, mentre la discesa in politica dei comici ([5]) probabilmente richiederebbe un poco di “educazione” alle regole ([6]).

 

Ah dimenticavo: continua ad esistere il “Club Freccia Alata” Alitalia, così Villaggio può incontrarci Eugenio Scalfari vestito da Scalfari; per gli spazzolini da denti cui si può sostituire solo la testina dovete andare all’estero, così Grillo può continuare a raccontare che in Italia si deve buttare lo spazzolino intero consumata la testina.

 

 

                                                                                              Top Shooter

 

 

 

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[1] Titolo ispirato da quello di un libro di Leo Longanesi: Ci salveranno le vecchie zie?
[2] Da tempo mi chiedo quando sarà possibile affermare che la destra esprime cultura come la sinistra; dubito però che sia possibile una comicità che parte da destra e non per questioni di intelligenza.
[3] Come ricorda Grillo nel 2005.
[4] Dopo 25 anni l’espressione “indignato” in Italia è per lo meno vecchia, in Spagna meno in quanto è accaduto di più.
[5] Pochi ricordano Paolo Villaggio con Democrazia Proletaria (un vecchio clip recuperato dalla RAI nella trasmissione Tetris di LA7).
[6] Mi si dice che nessun parlamentare del M5S sarebbe stato così disinvolto nel lasciare il Movimento – con buona pace dei suoi elettori – se avessero sottoscritto preventivamente una dichiarazione di dimissioni da parlamentare in caso di abbandono della propria formazione politica, come accadeva ai tempi de PCI.

mercoledì 20 novembre 2013

ENRICO VANZINA (Sketches series - 6)


ENRICO VANZINA
(Sketches series - 6)

 

Al cognome Vanzina, delle due l’una: i più giovani non hanno la minima idea di chi si stia parlando, dai 40 anni in poi il riferimento è a una cinematografia di facile consumo (film anche con seguiti, più o meno riusciti) attribuita a due fratelli Enrico e Carlo, appunto.
Si tratta dei figli di un regista italiano di fama: Steno, ai tempi d’oro associato a film leggeri ma ben realizzati: cito Un americano a Roma.

 

Ho scoperto, però, che Enrico Vanzina (nato nel 1949) è, se si vuole, quasi l’opposto di un’immagine di cui forse non si è mai interessato: persona colta, che scrive piuttosto bene, certamente non sbracata nelle apparizioni pubbliche.

 

E allora? Beh, se volete leggere un romanzo noir ([1]) dotato di un pochino di spessore e capace di una descrizione di Roma non da cartolina leggetevi Il gigante sfregiato.
Per chi fosse interessato anche ad altro, cercate Colazione da Bulgari, del 1996: è l’insieme delle “entrate” del suo diario personale; che ivi si citino spesso Ennio Flaiano, abbastanza Leo Longanesi ([2]) e qualche volta Dino Risi ([3]) non è indice di rimbambimento intellettuale, bensì di una delusione per come, continua, a peggiorare l’umanità italiana.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Mi colpì la sua sintetica distinzione fra “giallo” e “noir” (o “hard boiled” che dir si voglia) resa nel corso di un’intervista televisiva di qualche mese fa.
[2] E valga: “Vissero infelici perché costava meno”.
[3]Oggi in aereo si vedono delle facce che una volta si vedevano in tram”: è il 1993.