"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Filosofia del Mulino Bianco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Filosofia del Mulino Bianco. Mostra tutti i post

domenica 28 dicembre 2025

IN FAVORE DEL LIBERO ARBITRIO, CONTRO CERTE PUBBLICITÀ

 

IN FAVORE DEL LIBERO ARBITRIO,

CONTRO CERTE PUBBLICITÀ

 

Ci sono pubblicità che non servono, anzi sono deleterie.

E io le vieterei.

 

Nessuno ha mai scelto - in ragione della pubblicità - di:

-          optare per una marca di sigarette;

-          preferire una bevanda alcoolica;

-          appassionarsi a un gioco a pagamento.

 

Quindi vietiamo tutte le relative pubblicità, lasciando le persone bere, fumare e giocare (anche rovinandosi, ma - ma - senza che qualcuno genericamente gli evochi quella eventualità senza offrirgli alcun appiglio. Poi, tanto, solo gli spiriti superiori penseranno ai casinò di Sanremo e della Costa Azzurra e a “dei” Landolfi e “dei” Bacon quando perderanno in misura “suturabile” oppure no).

 

I più attenti miei lettori (oppure no), peraltro, sanno che Francis Bacon era anche un consumatore di alcoolici.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

sabato 6 dicembre 2025

UNA VITA TRAVESTITA, MA DA DISAGIATI

 

UNA VITA TRAVESTITA, MA DA DISAGIATI

 

Il “ma” è ostativo, e in esso sta l’essenza di queste righe.

 

Tutta la pubblicità che audiovedo e ascolto (quella cartacea talvolta ha problemi ancora peggiori) si rivolge a persone di piccolissima borghesia (o sono regrediti o non sono avanzati nel proprio ceto) in uno stato di squallida esistenza (e non mi riferisco - anche e per maggior aggravio, il famoso overkill - a stitichezza e prostata, con l’aggiunta degli assorbenti femminili e gli adesivi da dentiera) che dovrebbe migliorare e “realizzarsi” (sic) tramite:

-          polizze mediche “più o meno”

-          investimenti patrimoniali “tentativi”: impeccabili nel messaggio ed esecrabili nella sostanza: essa da scoprire come in una caccia al tesoro

-          rasoi elettrici per padri assenti

-          lozioni per cretini per i quali la propria barba è un traguardo

-          cretini che si sono sposati con la compagna di asilo (questa è una citazione specifica)

-          madri devastate che fanno le amiche piuttosto che le mamme (merendine)

-          famiglie “obbligatorie” perché è il moloch della Nutella (volgarizzo il marchio e detta volgarizzazione invoco a difesa) con un Natale tragico (intanto l’Islam avanza)

-          liquori che devi bere responsabilmente, ma devi bere (idem per gli amari più improbabili e per quelli più nobili)

-          pasti natalizi con simil prelibatezze (un poco come la finta pelle) da discount dietro la Cortina di ferro (non d’Ampezzo).

Mi fermo per pietà.

 

E allora penso a tre romanzi (almeno due da me già citati in precedenza), o meglio apparenti tali, in verità essi sono cronaca della terra desolata esistenziale.

In disordine essi sono:

- Prozac Nation,

- American Psycho,

- The Bonfire of the Vanities.

Nessuno dei personaggi china la testa, il filo interdentale per far sanguinare l’anima a scopo terapeutico emerge vincente nel mio pantheon della disperazione urbana.

 

Il post finiva altrimenti, con un lievissimo filo di indulgenza verso il lettore.

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

lunedì 9 luglio 2018

“UN MONDO CINICO” (Tombstone series – 42)


“UN MONDO CINICO”
(Tombstone series – 42)


Parafrasando la pubblicità di un marchio che trabocca buonismo (si cfr. http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2015/09/mulino-nero-riflessioni-sullottimismo.html), rilevo come sul solo “social medium” su cui sono presente, Facebook, non solo si sprecano i “Noooo!” (mi raccomando, esclamazioni da quattordicenni e punteggiatura di conseguenza) alla morte di qualche persona famosa, ma l’anno dopo nessuno se ne ricorda più (butto lì Paolo Villaggio); peggio ancora le voci tacciono quando si è solo (sic) alla grave patologia: come conferma la notizia recente (scrivo nel luglio 2018) del tumore di cui soffre Elvis Costello.



                                                                                                                      Steg




© 2018 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

lunedì 21 settembre 2015

MULINO NERO (riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


MULINO NERO
(riflessioni sull’ottimismo ad ogni costo)


Come forse (oggettivamente e soggettivamente) ricorda qualche lettore con più di 40 anni di età, “Mulino Bianco” è un marchio ideato da Francesco Alberoni, sociologo che per lustri aveva ogni lunedì una rubrica ([1]), in taglio basso del Corriere della sera.


Quando decisi di aprire il mio blog, fra i possibili titoli (o sottotitoli) c’erano anche “Cassandra” e “Grillo parlante”. Li esclusi per diverse ragioni, ma la sostanza non cambia come ben sanno i lettori di più di uno dei miei scritti.


Altri – ma nessuno ricorda un nome, quindi essi furono inefficaci nel lungo periodo – hanno criticato la “filosofia del Mulino Bianco” (che è anche quella di altri marchi, evidentemente), fra l’altro il destro per un’esegesi “a contrario” anche letteraria sarebbe agevole se non fosse che pochissimi chez nous hanno letto Don Chisciotte ([2]) che, con banalizzazione estrema, sta alla Spagna come la Divina commedia sta all’Italia.


Non scrivo nulla di nuovo se affermo (e già lo ho rilevato in questa sede), che viviamo in un ottimismo forzoso che rispetto a quello di certe dittature ([3]) e/o periodi difficili (leggi stato di guerra) è ormai permanente ed irreversibile.
La causa di questo ottimismo ineludibile è prevalentemente una società dove si deve consumare sempre, dove è bello comprare oggi ma quello che si comprerà domani per sostituire l’oggetto acquistato oggi sarà ancora meglio.


In sé nulla di male, però gli effetti sono anche: la progressiva incapacità di valutare fra alternative non solo di consumo ma anche di vita. Per esempio: il bello è sempre il gruppo; la famiglia è comunque e sempre bella (ecco il Mulino Bianco); non devono esistere momenti sgradevoli; in particolare si annullano le differenze (gli animali domestici sono trattati da umani, anche emotivamente), diventa bella anche la patologia (ah che bella vita anche per il malato di tumore ([4]), e anche la persona che lo ha superato! Come se non si morisse mai ([5])), tutto deve – deve – essere normale e non si deve notare alcun problema ([6]).


Di conseguenza, chi si schiera contro la filosofia del Mulino Bianco è additato come un rompiscatole (soprattutto nei cosiddetti social network dove non guasterebbe qualche augurio di una giornata normale perché quelle buone scarseggiano e quelle che risulteranno sotto la sufficienza sono la maggioranza).



Soltanto a qualche comico (penso a Natalino Balasso) è concesso cantare stonato, ma devono essere eccezioni e trattate come mero svago.
Del resto non mi sembra che molti siano (siamo) gli estimatori di “November Spawned a Monster” di Morrissey ([7]).


Chiudo con un “buona giornata se credenti”, io ci credo poco ([8]).



                                                                                                                      Steg




© 2015 e 2024 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.





[1] Intitolata “Pubblico e privato”.
[2] Don Quijote de la Mancha.
[3] Non a caso uno dei refrain in 1984 di George Orwell.
[4] Vedi “Braccialetti rossi”, serie televisiva (ormai “formato”: nasce in Spagna) che rischia di vendere un ottimismo eccessivo, evidentemente.
[5] Grotteschi i ringraziamenti ai medici rivolti dagli eredi del defunto nei necrologi.
[6] Trionfano nella pubblicità pannoloni, adesivi per dentiere, varianti motorizzate delle sedie a rotelle, etc.
Ma del medesimo artista potrei anche citare “Everyday Is Like Sunday” oppure, per non fare torti “Happy When It Rains de The Jesus and Mary Chain.
[8] E penso che anche qualche cieco sia stufo di essere chiamato “non vedente”, come se questo gli rendesse la vita più semplice.