"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 21 febbraio 2026

SCARSEGGIANO GLI ECLETTICI, MA CI SONO I CEROTTINI! (Instagram, Morrissey, …)

 

SCARSEGGIANO GLI ECLETTICI,
MA CI SONO I CEROTTINI!
(Instagram, Morrissey, …)

 

Bandito da Facebook, suona meglio ma in realtà lo sono stato da parte del suo algoritmo.
Ecco perché oltre 200 post etichettati di conseguenza ([1]).
Ma Tonito penserebbe (però non mi direbbe): “finalmente sei un bandito!”.
“Grazie Antonio, pensa che sei il Virgilio ([2]) di una Commedia che NON ha il suo meglio: l’Inferno”.

 

E il post non è ancora cominciato.

 

Sono entrato “in” Instagram.
Una noia totale.
La schiacciante maggioranza reitera come mantra lo stesso argomento, o tre o quattro.

 

Certo, potrei smontare un paio di persone che sputano su quel passato che è impegnativo e non consolante, ma qualche volta la mia condotta è improntata dalla misericordia.

 

Resta la noia.
Cosicché (parola che cullo sempre) i “cerottini” colorati sul sopracciglio sinistro di Morrissey in qualche concerto nel febbraio 2026 sono eclatanti più e meglio del suo “apparel” smithsiano: gladioli, occhiali da vista NHS e auricolari che servono per ascoltare la radiocronaca del Manchester United.

 

Domani magari mi compro i cerottini con i pupazzetti.

 

Sputo lamette di rasoio di sicurezza?
Certo, sono un punk.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Facebook Down Series.
Questo post mi sembra meno transeunte di altri e quindi non è in detta serie.

martedì 18 novembre 2025

MAGLIETTE SGRADITE (Facebook Down Series – 177)

 

MAGLIETTE SGRADITE

(Facebook Down Series – 177)

 

Interessante articolo “ripreso” dal sito più autorevole dedicato a Morrissey:

https://www.morrissey-solo.com/threads/the-herald-are-you-wearing-the-%E2%80%98wrong%E2%80%99-band-t-shirt-i-am-and-i-dont-care-imagined-teeshirt-fascism-november-17-2025.154306/

 

Al momento reso disponibile qui: https://archive.is/uivW9

 

Poi ci sarebbero tre “magliette” riferibili a Sex/Seditionaries da codice penale: “i cowboy”, la “destroy” e quella Sex Pistols coi ragazzini che fumano.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 9 agosto 2025

“REUNION”? MAI APPREZZATE (in memoriam, plurima)

 

“REUNION”? MAI APPREZZATE
(in memoriam, plurima)

 

Gli Oasis li ho visti due volte, a Milano.
Quindi non sono invidioso e lascio “in prevenzione”.

 

Johnny Marr: mi sta antipatico. Auspico nessun ritorno sui palchi de The Smiths.
Moz visto due volte (mi pare vi sia noto).

 

Senza scomodare Billy Chainsaw, The Seventh Year’s Itch bansheeiano fu pochissima cosa, sebbene indossassi la mia camicia di Boy (quella rossa, chè la nera la avevo scambiata per il mio primo cuoio, sudata come una sindone atea dopo il concerto del 19 al Marquee degli Ultravox - già senza esclamazione - di ritorno da Edinburgh... Anno Steg 1978).

 

Agosto 2025, quattro anni dalla morte di Stefano Di Marino, rievocato con Alan Altieri (quello “Sergio” de L’uomo esterno. Capolavoro letterario “di genere” balistico-milanese: [1]).
È un inciso, ma ...

 

Agosto 2025, sempre “lui”.
Apprezzo e apprezzerò Paul Weller che (Bowie docet) “ruppe la band”.
Ma una nota di malinconia: Rick Buckler - “la band è brava tanto quanto il suo batterista” (postulato: quindi non necessita di verifica per conferma) - è morto nel febbraio 2025, lo ricorda Weller nella sua intervista a Mojo (il mensile).
Nel 1978, The Jam dedicarono, quale b-side ([2]) di singolo, “So Sad About Us” a Keith Moon (The Loon).

 

Avrei potuto scrivere ancora ed ex professo di Brian Wilson, ma non sarei stato alla mia altezza.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 16 settembre 2024

THE SMITHS: SIC TRANSIT GLORIA MUNDI? (Facebook Down Series – 65)

 

THE SMITHS: SIC TRANSIT GLORIA MUNDI?

(Facebook Down Series – 65)

 

https://www.morrissey-solo.com/threads/the-plot-thickens-september-15-2024.152780/

 

https://www.nme.com/news/music/kiss-gene-simmons-on-the-smiths-reunion-if-you-go-down-the-street-and-ask-the-general-person-whos-johnny-marr-they-wont-know-who-youre-talking-about-3793934

 

e, volendo: https://www.nme.com/news/music/the-smiths-mike-joyce-launches-crowdfunder-for-permanent-mural-of-andy-rourke-3794043

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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domenica 19 maggio 2024

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

IL “FALLITO INTEGRATO”

 

Il “fallito integrato” è l’archetipo creato da Antonello Venditti.
E tutto il cantautorato italiano anni settanta (meno Edoardo Bennato, per quanto mi riguarda).

 

Ecco a “chi è cosa” ci si opponeva in Italia ascoltando il punk.

 

La chiave di soluzione è “integrato” ([1]).
Il fallito outsider (fra l’altro questo termine intitola una traduzione in lingua inglese de Lo straniero di Albert Camus ([2]) ([3])) si disinteressa del - preteso - fallimento: o si oppone (punk) o si isola (The Smiths, rectius i testi di Morrissey).

 

 

 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Non è un esplicito riferimento, ma nemmeno lo si nega, a Apocalittici e integrati di Umberto ECO: https://it.wikipedia.org/wiki/Apocalittici_e_integrati.

[3] Per chi volesse approfondire (non pretendo che tutti i lettori abbiano letto tutti i post): https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/06/loutsider-di-colin-wilson-note-di.html.  

domenica 26 luglio 2015

COMMENTATORI E TRADUTTORI (UNA PARTE TERZA O QUASI)


COMMENTATORI E TRADUTTORI
(UNA PARTE TERZA O QUASI)


Due piccoli eventi, concomitanti, mi inducono a scrivere di nuovo, almeno in parte, sull’argomento traduzioni.


Nella prima libreria (della più famosa catena nazionale di usato e non) visitata lo stesso pomeriggio, trovo una bella copia in prima edizione di New York – Life in the Bic City di Will Eisner, grande fumettista statunitense che fa più fine chiamare autore di graphic novel (andatelo a spiegare ai lettori di Eureka di 45 anni fa…) ([1]). Ma il (o la) precedente proprietario del volume evidentemente ha fracassato i propri denti delle sue velleità e ha deciso di condividere il proprio stato inferiorità per qualche decina di pagine funestando nota introduttiva e alcune tavole con traduzioni e sottolineature a inchiostro.
Non me ne capacito.


Nella seconda libreria della stessa catena, reperisco un volume per cui avevo deciso che non lo avrei mai comprato se non con congruo sconto, anche in questo caso è il 50%: si tratta di The Smiths - A Murderous Desire di Diego Ballani. Non avevo tutti i torti.
Se è vero che si tratta di “testi commentati”, è anche vero che si possono commentare i testi senza tradurli, se si traducono sarebbe gradito non improvvisarsi grandi letterati con doti tali da poter stravolgere il senso originale.
Ad esempio: “It’s time the tale were told” (da “Reel Around The Fountain”) è tradotto “è tempo di raccontare la storia” (p. 18), invece di “è tempo che la storia/il racconto fosse raccontato/a” ([2]); “Of how you took a child/And you made him old” (da “Reel Around The Fountain”), diventa “Di come hai preso un bambino/E ne hai fatto un adulto” (p. 19), invece di “Di come tu prendesti un bambino/E ne facesti un vecchio” ([3]); “I wonder to myself” (da “Panic”) ”(pp. 200-201), diviene “mi domando”, invece di “domando a me stesso” ([4]);


Il risultato mi sembra ancora quello di cui già mi sono lamentato ([5]): se con tutta evidenza in Italia si fatica a imparare o migliorare la propria conoscenza della lingua inglese, si eviti, almeno, di introdurre errori per i lettori che si fidano del traduttore, grazie.



                                                                                                                      Steg




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[2] La gravità del tempo verbale è diversa a seconda delle due traduzioni, ma una delle due non è fedele; inoltre, l’uso del congiuntivo non è più “obbligatorio” nell’Inglese meno formale da molti anni.

[3] Oltre l’inesattezza c’è anche la perdita di una contrapposizione fra fasi della vita, Peter Pan a parte.
[4] Ho il conforto di un “I wah-wah-wah-wah-wonder/Why,/Why, why, why, why, why she ran away,/Yes, and I wonder,/A-where she will stay-ay,/My little runaway” (in “Runaway” interpretata da Del Shannon, scritta da Shannon medesimo e Max Crook).

domenica 10 maggio 2015

MORRISSEY “THE WILDE ONE”? NON CREDO


MORRISSEY “THE WILDE ONE”? NON CREDO

 

In una vignetta di oltre 35 anni fa pubblicata sul New Musical Express, Ray Lowry ([1]) disegna la scena in un locale in cui fa l’ingresso un personaggio stilizzato dei suoi usuali e dichiara: “I am Oscar Wilde and these are the Wilde Ones”.
 
Il giorno 8 maggio 2015, a Milano, ho seguito un convegno intitolato “Il ritratto di Oscar Wilde”.
La maggioranza delle relazioni è stata interessante, ma quella del relatore che presiedeva il consesso mi ha deluso, a parte il fatto che mi è parso di leggere negli altri relatori, tranne uno, un discreto smarrimento per il tema trattato (mia impressione?).
 
La relazione è quella del professor Alex Roger Falzon (Università di Siena), intitolata suggestivamente “*Wilde!*Pop!*& Morrissey!*”, ma in realtà dedicata per la quasi totalità a tratteggiare Morrissey come, quasi, l’erede di Oscar Wilde.
Ebbene dissento e vi spiego perché ([2]).
Precisazione preliminare: nulla quaestio sui riferimenti specifici a Mozzer, ma assolutamente  decontestualizzati rispetto a tutto il resto e portati a conclusioni che reputo eccessive.
 
1) A fronte di alcune citazioni di Ian Chambers (da Urban Rhythms – volume che forse, siccome edito in Italia, risulta molto evocato soprattutto da coloro che scrivono “di punk”) da parte del relatore, nemmeno una citazione di Dick Hebdige, cui si deve – per lo meno – un’attenzione per le sottoculture anteriore a quella di Chambers, come ben noto per lo meno agli studiosi e appassionati della materia delle sottoculture giovanili.
 
2) Mi ha poi stupito il fatto che né il professor Falzon, e nemmeno il professor Fabio Cleto (Università di Bergamo, autore di una interessante relazione e esperto del fenomeno “camp” ma anche della scena musicale britannica dagli anni settanta in poi), abbia citato il videoclip (del 1979, regia di David Mallet) della canzone “Look Back In Anger” di David Bowie, considerato che: da un lato, l’opera musicale richiama gli “angry young men” di John Osborne (citato nella relazione qui in commento), dall’altro, il video, appunto, è in parte basato proprio su The Picture Of Dorian Gray.
 
3) Michael Bracewell, come si presume noto al relatore che lo ha evocato, è il marito di Linda Mulvey, in arte Linder Sterling (Ludus e non solo), ovvero la miglior amica di Stephen Patrick Morrissey. Ben conosco England Is Mine citato.
Dunque le considerazioni di Bracewell (di cui ho letto molto, inclusa la sua “non-biografia” sui Roxy Music) sono spesso “biased” pro-Morrissey.
 
4) Quanto al cd. genere “kitchen sink drama”, ancora citato dal relatore, un ottimo contendente (e certamente caleidoscopico artista nella sua carriera) è Marc Almond, fra l’altro molto più londinese (seppur non nato nella capitale del Regno Unito) di Morrissey.
Nemmeno una parola su di lui nell’intervento qui commentato.
 
5) Di origini irlandesi è anche John Lydon. Lydon, che come Johnny Rotten nella primavera/estate 1977 fu aggredito a motivo di “God Save The Queen” da lui cantata come front-man dei Sex Pistols.
Prima autobiografia di John Lydon: titolo No Irish, No Blacks, No Dogs.
Conseguentemente, Morrissey non può essere in alcun modo considerato un unicum per l’album di The Smiths The Queen Is Dead oppure per “Margaret On The Guillottine” (dal suo album solista Viva Hate).
 
6) Si consideri, poi, il “poor dressing style” di Morrissey.
Occhiali NHS e gladioli nella tasca posteriore dei blue-jeans risalgono a lustri fa, quanto a note in argomento.
E la camicia dorata (epoca del Your Arsenal Tour e già nella data, sempre del 1992, al Finsbury Park di Londra) dirà qualcuno? Beh quella la indossava già – con cerniera lampo centrale (o era un windbreaker sul petto nudo, poco importa) – Mick Ronson nel video (tratto dall’Old Grey Whistle Test, della BBC, del 1972) di “Oh! You Pretty Things” di, ancora, David Bowie.
Anche a ritenere Oscar Wilde un recuperatore di stili d’abbigliamento anteriori, dunque un dandy di ritorno?, non c’è possibilità di sostenere che Morrissey possa essere epigono del primo in questo ambito.
 
In conclusione, ritengo che Morrissey sia un ottimo sostenitore di Oscar Wilde (ma anche delle New York Dolls, di James Dean – posseggo i due pamphlet morrisseyani loro rispettivamente dedicati –, etc.).
Egli, però, non è certo quell’unicum wildeiano che il professor Falzon vorrebbe tratteggiare.
 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Qualcuno forse lo conosce per, o anche per, i suoi lavori per The Clash.
http://en.wikipedia.org/wiki/Ray_Lowry
[2] I punti che seguono sono, essenzialmente, stati inviati anche al professor Falzon. Posto che è stato cancellato lo spazio di discussione sugli interventi.

giovedì 25 aprile 2013

PERLE MEDIATICHE 19 – ANCORA A PROPOSITO DI CRITICI MUSICALI


PERLE MEDIATICHE 19 –
ANCORA A PROPOSITO DI CRITICI MUSICALI

 
Canale televisivo: RAI5, programma: Cool Tour, puntata del 24 aprile 2013, vista alle ore 23.51.
 

Vado a memoria e senza commenti salvo per l’eclatante ([1]).
 

“Morrissey è dichiaratamente omosessuale”.
Roba da libel (ovvero diffamazione) nel Regno Unito.
 

Assimilazione sotto l’etichetta di “side man” di: Keith Richards, Mick Ronson e Noel Gallagher e Johnny Marr ([2]).
 

Il cofanetto intitolato Complete di The Smiths indicato come contenente anche “inediti”: una copia visibilmente a disposizione del conduttore del programma.
 

L’anteposizione temporale dei Modest Mouse agli Electronic nelle attività di Johnny Marr.
Dimenticando anche Johnny Marr and The Healers: un album all’attivo.
 

Tutta “farina” di Carlo Massarini e dei suoi autori. Pagati attraverso il canone RAI.
Cool? Shivering!

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Ero tentato di intitolare questo post “La madre di tutte le ‘perle mediatiche’?”.
[2] A tacere dei loro rispettivi ruoli, o meno, come autori delle opere musicali interpretate.

giovedì 29 novembre 2012

MORRISSEY E L’APATIA DEI SUOI FAN


MORRISSEY E L’APATIA DEI SUOI FAN


Me lo dico da solo: meglio tardi che mai.
Ci sono pensieri che circolano nella mente ma faticano a raggiungere una forma definita.
Io non sono stupido ([1]), Morrissey è molto intelligente, eppure per anni noi sembravamo (nella mia mente) due pugili su un ring intellettuale che si studiavano senza trovare il varco nella guardia dell’altro.
Siccome solo io ho coscienza del confronto, dovevo – appunto – scoprire dove entrare con i miei pensieri nella sua opera.
Alla fine il tutto si è risolto nel mio apprezzare le sue sintesi formali e musicali di pensieri certo non unici, pur mantenendo il mio approccio critico (o anche solo diverso) per molte sue scelte che i suoi fan non discutono e semplicemente accettano: io non sono vegetariano (ormai non lo sarò più), però io non vedo ragione di biasimare il suo incensare una certa cultura albionica poco gradita ai più ([2]) perché certo aristocratica.
Ancora continuava a non quadrarmi qualche cosa.
Come mai?
Perché mi sfuggiva ancora un elemento e per di più quello decisivo?
Questioni di prospettiva, direi.
Leggevo scritti su di lui e interviste a lui, approfondivo anche i suoi gusti musicali, continuavo (come continuo) ad inchinarmi ai Ludus e all’arte visiva di Linder Sterling; come mio solito facevo i compiti.
Eppure niente!


Morrissey è un pessimo maestro, i suoi discepoli sono di conseguenza dei pessimi allievi (non apostoli per loro eccesso numerico) rispetto ad altri.
Questo lo capivo, ma perché? Soprattutto perché ciò mi dà grande fastidio tanto che per un decennio non ho mai ascoltato volontariamente The Smiths?


Ecco (finalmente. Troppo tardi?) l’illuminazione: Morrissey non innesca nulla, non induce a nulla.
Morrissey ha come effetto l’antitesi alla reazione alla vita quotidiana.
Morrissey è l’autoindulgenza malata e immobile che conduce al piangersi addosso fine a se stesso.
Morrissey ti consente di crogiolarti nell’abbruttimento senza reagire: “ogni giorno è come la domenica”? Bene stai sdraiato sul letto e guarda il soffitto, piangi, ascolta la tua musica, ...
“Novembre ha partorito un mostro”? Convivi con la tua mostruosità ([3]).
Forse ciò spiega perché in lui i suoi fan vedono il “salvatore”: deve essere lui a salvarli, appunto.


Direte: ma i concerti? Ah sì i concerti. Vecchie reminiscenze di The Smiths dopo 25 anni, una scintilla che dura qualche istante, altro che “luce che non si spegne mai”.
Poi il fan torna nella sua cameretta e torna alle sue (non) attività di sempre, con bolse letture wildeiane e poco altro ([4]).


Morrissey è ancora solo, alla fine.
Come 30 anni fa.
Perché i suoi fan si accontentano di come sono.



                                                                                                                      Steg




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[1] Chi passa il tempo a darsi dello stupido alla fine perde anche se la sua mente funziona.
[2] Per tutto il resto rinvio al mio post precedente: “Morrissey: why?, oh why?!” di cui questo è una sorta di complemento.
[3] L’elenco può proseguire sia con citazioni marchiate Rough Trade sia con altre sotto l’egida Attack, evidentemente.
[4] Niente Richard Allen, niente Kray Twins, niente James Dean oltre la banale superficie, niente Antoine de Saint-Exupery, niente drammi da lavello, eccetera.

mercoledì 31 agosto 2011

MANCHESTER: PIÙ DI UNA “M”, O DELLA IGNORANZA DEL CRITICO (ITALIANO, E NON SOLO?)

MANCHESTER: PIÙ DI UNA “M”,
O DELLA IGNORANZA DEL CRITICO (ITALIANO, E NON SOLO?)

Provate a leggere autori italiani che scrivono della scena musicale di Manchester: a parte il luogo comune della città grigia (ci sono stati?), leggete la lista degli artisti musicali citati e ne mancano sempre due, tre o quattro.
E precisamente: Buzzcocks, Slaughter and the Dogs, Magazine, Ludus.
Non è completismo mio, è imprecisione loro e rischio (per i lettori) di cavarsela (gli scrittori) con citazioni tralatizie che dicono ben poco.

Parto dai più trascurati: Slaughter and the Dogs, eppure la produzione del primo singolo è affidata all’artefice del Joy Division sound: Martin Hannett.

I lettori più prudenti di queste righe stanno già verificando il resto, i più precisi partono dai Buzzcocks perché “si fa presto a arrivare a Morrissey”.

E’ tutto un pretesto, il mio: fuori dalle strade più facili, cioè i dischi comperati e mai ascoltati (anche perché faticosi: sto dicendo The Fall che quindi sono “il quinto” artista), ci sono i Magazine, ovvero chi se ne va via alle porte di un, seppur piccolo, successo di pubblico: Howard Devoto lascia i Buzzcocks, crea una superband (per tutti valga John McGeoch) e Linder si occupa sia della grafica di Orgasm Addict ([1]) sia di quella dei Magazine ([2]).

Ma Linder chi è? E’: la girlfriend di Howard Devoto ([3]), la frontgirl dei Ludus (che sono artisti della label New Hormones nata con i Buzzcocks), appunto l’artista visuale più originale della scena mancuniana, l’amica con la “A” in maiuscolo ed inscalfibile marmo di Morrissey e, anni dopo, anche la moglie di Michael Bracewell, scrittore che potrebbe costarvi decine di sterline in libri non scritti da lui bensì solamente citati (ma perdereste qualche perla trascurando la sua produzione narrativa) che la lettura del suo England Is Mine può indurvi a cercare.


                                                                                                                      Steg



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[1] Secondo singolo per i Buzzcocks.
[2] Almeno il primo album, Real Life, è un caposaldo del dopo-punk a nord della capitale.
[3] Cercate il CD di Time’s Up, vero album di esordio dei Buzzcocks.