"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



Visualizzazione post con etichetta Nuggets: Original Artyfacts from the First Psychedelic Era 1965-1968. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nuggets: Original Artyfacts from the First Psychedelic Era 1965-1968. Mostra tutti i post

lunedì 31 marzo 2014

C86 RIVISTA E AMPLIATA: SERVIRÀ?


C86 RIVISTA E AMPLIATA: SERVIRÀ?
 
C86: per sapere di cosa si tratta non devi essere giovane (fisso nel caso di specie l’asticella formale ai 25 anni) oppure essere un appassionato del genere musicale indie britannico oppure un fan dei Manic Street Preachers (tutti ben oltre i 40 anni) ([1]).
Indie” significa indipendente: gli Oasis nacquero indie come loro produttore di fonogrammi, ma non lo rimasero.
 
C86 gioca su “C90” un formato di audiocassetta (ecco un giovane che si domanda giustamente di cosa sto scrivendo) e “1986”, anno di uscita di questa compilation indissolubilmente legata al settimanale New Musical Express.
 
Evidentemente, C86 fotografa quell’anno.
Lo preciso in quanto mi sono posto il problema se rischio di usare due pesi due misure rispetto a Nuggets: Original Artyfacts from the First Psychedelic Era 1965-1968, compilation costituita da due LP che fu originariamente pubblicata nel 1972, ristampata nel 1976 e poi rieditata ampliata in 4 CD nel 1998. Direi di no, per due ragioni: già lo spettro di tempo abbracciato è ben diverso, inoltre il doppio vinile appartiene a un’epoca in cui la storia scorreva più lentamente e in maniera meno incline a bruciare gli outsider, anche se nelle note di copertina si rinviene uno dei primi usi della parola punk da parte del loro autore Lenny Kaye e quella parola le ha ridato prima vita e poi, verosimilmente, status definitivo.
 
Nel 2014 C86 sarà ripubblicata da un produttore indipendente o quasi come Cherry Red Records, in formato triplo CD, secondo e terzo compact con evidentemente molte altre canzoni dell’epoca.
Tralascio l’analisi in dettaglio delle perplessità “tecniche” che riassumo: la confezione probabilmente farà venire altri dolori di stomaco come accaduto per una compilation del 2013 ([2]) che, fra l’altro, già un poco ripercorre le stesse strade di “anorak, shoegazing and trainspotting” ([3]); se Cherry Red ha dovuto rintracciare alcune registrazioni “da vinile” ovviamente qualche problema audio potrebbe esserci.
 
Chi è il destinatario di C86 nel 2014? Il/la giovane che trova tutto su You Tube o smanetta fra portali torrente e simili? Dubito.
Dunque si rischia di guardare solo a quei tre gruppi di persone indicati in apertura: big deal!
 
E qui veniamo alla “cultura delle cassette audio”: nemmeno provo a indicare qualche riferimento: su Internet trovate tutto, ma anche su carta ne hanno scritto a iosa.
Fuori dal revival, però (cfr. Nick Hornby se proprio volete, ma lui tratta di vinile), come spiegare: cosa significava “fare un nastro”, riceverlo, ascoltarlo, 28 anni fa? Lo spiega uno di cinquant’anni a uno che non dovrebbe nemmeno ascoltarlo in quanto ne ha meno della metà? Con che linguaggio?
Di quelle cassette spesso sono rimaste certe belle copertine godibili da tutti, ma la memoria difficilmente si tramanda ([4]).
Pertanto, nemmeno su questo versante proseliti fra le nuove generazioni se ne vedono molti.
 
Sento insomma un po’ di sapore di reducismo.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
POST SCRIPTUM
Se recito “C30, C60, C90, Go!” chi cito e da che epoca?
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.



[1] Volendo si veda il mio post “Pieghe musicali - Variazione 1001”.
[2] Intitolata Scared To Get Happy: A Story Of Indie Pop ’80-’89, stesso produttore.
[3] A propria volta sulla scia di una antologia doppia dal titolo, poco fantasioso, CD86: 48 Tracks From The Birth Of Indie Pop del 2008.
[4] Ricevo peraltro questa stringa da Michele di http://blackpizzas.blogspot.it/; se credete quindi: http://jaktapes.tumblr.com/.
Con una doppia avvertenza: duplicare semplicemente album originali non è molto creativo (a parte eventuali problemi giuridici); la mescolanza dei generi è evidente.

domenica 5 febbraio 2012

TODD RUNDGREN (sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità musicale, una vera stella)

TODD RUNDGREN
(sicuramente un mago e, per chi ha una certa sensibilità
musicale, una vera stella)

A parte il veleno sputato dalle medesime Bambole sulla sua produzione dell’album di esordio delle New York Dolls, e le risatine stupide di certa stampa (pur se musicalmente) specializzata a proposito della reale paternità di Liv, Tyler e non Rundgren appunto, la mia conoscenza di Todd Rundgren era nulla.

Nulla sino a quelle scarne colonne erudite del Melody Maker lette mentre ero al tavolo di un ristorante (di cui non ricordo nulla) sulla Avenue of Americas verso la bella stagione del 1993 e la sera mite rendeva Manhattan deliziosa.
Quando, dopo la cena, uscii dal locale andai a comprarmi (esisteva ancora Crazy Eddie, direi) una sua antologia doppia; nei giorni successivi feci il resto, nel senso che oltre ai CD di una mezza dozzina di titoli acquistai anche le versioni in vinile di due album, perché mi pareva necessario soppesare il prodotto originale.

Todd Rundgren è un genio: dopo Phil Spector e poi Brian Wilson (circa epoca in cui creava e registrava Smile), prima di Prince. Auspico la sintesi sia chiara.
Lo dichiaro anche se non condivido la sua passione per The Beatles, ma questa ormai è mia prerogativa (il non apprezzare la band più amata del mondo): se ritenete che la prova delle cover possa essere decisiva per un artista, allora vi rimando a Faithful.
Solo un fuoriclasse può coniugare melodia e rock con un risultato mai indulgente e mai muscolare.

Trattandosi, ancora e per sempre, di artista (termine riduttivo: autore, interprete, produttore artistico) di culto, posso solamente rammentare che anche i tre album con i Nazz che precedono la sua carriera da solista valgono la pena (infatti, una loro canzone è presente in Nuggets ([1])).
Poi ci sarebbe la produzione con gli Utopia (nella mia visione risulta sufficiente un “best of”. Potrei sbagliarmi).

Il problema sta nell’ipotizzare di effettuare una scelta fra tutto quanto porta il suo nome.
Dal 2011 sono in corso ristampe ragionate (il che vi permette, anche, di non cercare la rara versione in vinile su etichetta Ampex di Runt – attenzione ai titoli esatti dei suoi dischi – che nella migliore delle ipotesi vi lascerebbe con cento Euro in meno nelle tasche) in formato CD; quindi fate attenzione a cosa comprate.
Dato per scontato che meno della doppia antologia non ha senso acquistare per poter gustare qualche scheggia del suo repertorio più che quarantennale, con l’avvertenza di un notevole contagiosità, potete partire – dopo l’inevitabile e presto ridondante predetta Anthology – con i tre seguenti: Something/Anything (doppio anche nel formato CD), A Whizard, A True Star (non è  un titolo immeritato) e Todd.

Todd Rundgren rientra nella cerchia – ridottissima nella consistenza (una dozzina?) – di figure della musica contemporanea che si stagliano con tale nettezza per cui la loro grandezza trascende l’epoca, esclude una catalogazione, nemmeno fa rimpiangere la tardività della sua scoperta da parte dell’ascoltatore.
Anzi: per assurdo ci si può quasi compiacere della propria inescusabile distrazione perché essa sarà in breve rimediata.

Ma cosa state aspettando?


                                                                                                                      Steg



© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.


[1] Uno degli album di “artisti vari” fondamentali per chi cerchi, appunto, le basi non solo del punk: dubito che The Jesus and the Mary Chain non conoscano a memoria molte delle canzoni contenute in questo doppio vinile ormai da anni divenuto un quadruplo CD.

venerdì 16 dicembre 2011

RIPRESA VAN PELT DEI PEANUTS

RIPRESA VAN PELT DEI PEANUTS
(“riceviamo e pubblichiamo” series)






Non intendo dare di me un’immagine che non sia soltanto quella reale.

Se scrivo a una testata o a un editore, non lo faccio per essere pubblicato nelle lettere dei lettori o per ricevere mezza dozzina di libri in omaggio. Ma ove le mie osservazioni siano corrette (e solitamente non scrivo a vanvera), gradirei riscontro privato.
Una volta, invece, è accaduto un fatto che mi ha lusingato.

Linus, il mensile, indisse una sorta di sondaggio fra i lettori rispetto ai personaggi creati da Charles M. Schultz, il quale era appena morto (il 12 febbraio 2000).
Io scrissi e fu pubblicata la mia lettera (noterete dal primo fra parentesi nel testo che non ho poi perso nessuna delle due mie caratteristiche: correzioni e parentesi).
Una precisazione: in Inglese il personaggio si chiama Rereun (che letteralmente significa replica oppure candidatura elettorale di rielezione).

Qui di seguito il testo integrale della mia lettera come fu scritta, dunque con virgolette e senza corsivi rispetto allo stile di questo blog, forse con un’espressione un poco arcaica in una frase.









Il mio “Peanut” (come fa ad essere Peanuts al plurale?) è Ripresa, quello di oggi.
Scoperta forse tardiva, ma all’attento lettore non sfuggirà la presenza del terzogenito Van Pelt anche nell’ultima hall of fame realizzata da Schultz, che non è la mezza tavola domenicale del 13 febbraio, bensì una mezza tavola di commiato. Onde Ripresa entra quasi senza biglietto di invito in una cerimonia di commiato che rischiava lo zuccheroso.

Ripresa è scontroso come Lucy e fantasioso come Linus. Ripresa sarà uno di quegli irriducibili skater che non seguono mode. Ma il giovane è davvero un garage kid come si è dichiarato alla compagna di banco nel descrivere i propri disegni. Mi chiedo se Schultz si ispirasse a qualche nipote dalla scarpa Converse un po’ vissuta e dalla perenne T-shirt stropicciata ed abbondante per tratteggiare il carattere di questo personaggio.

Ripresa soffre dell’essere fratello minore di due grandi personalità e si avanza nella vita in modo spigoloso.

Ripresa finisce meglio di tutti gli altri Peanuts: indimenticato in fase ascendente, come certi artisti (di solito band e non solisti, di nuovo il garage che emerge, come i gruppi della raccolta “Nuggets”: chiedete lumi a Bertoncelli) che se ne vanno dopo un album o due. Ripresa non potrà mai essere vittima di una “riunione” o di un “ritorno” e perciò si cristallizza come mito.

Mi trovo in Ripresa, dunque, anche se ho quarant’anni e sono figlio unico.
Non esco di scena come Ripresa, ma al suo mito, minoritario e nascente, rendo omaggio.









                                                                                                                      Steg



© 2000-2011 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.