"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 16 dicembre 2025

EXPANDED EDITION SENZA LIMITI (Small Faces, ancòra, purtroppo) (Facebook Down Series - 193)

 

EXPANDED EDITION SENZA LIMITI
(Small Faces, ancòra, purtroppo)
(Facebook Down Series - 193)

 

Scrissi che sarebbe stato l’ultimo post sul tema: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/09/effetti-collaterali-delle-expanded_5.html

Ma mi sento oltraggiato.

Oltraggiato soprattutto siccome, ancora una volta, si tratta degli Small Faces.

 

Quest’anno si è assistito alla farsa di questa riedizione che, prezzata male, aveva dazi doganali oltre i 65,00 Euro: https://www.nicerecords.co.uk/collections/small-faces/products/the-autumn-stone-3-cd-standard-edition

Una odissea, quindi, per una antologia quasi superflua.

 

Ora, a ridosso di fine anno, con uscita a marzo 2026, ci viene “proposta”: https://www.nicerecords.co.uk/collections/small-faces/products/ogdens-nut-gone-flake-3cd-expanded-edition

Molto banalmente, di questo album ho copia di:

  • una edizione, triplo CD, con contenuto identico a quella futura;
  • una edizione, triplo CD, in scatola di metallo rotonda (cioè una scatola da tabacco), un bell’oggetto.

 

Volessi comprarmi una altra edizione, in circolazione ci sarebbe una quadrupla (3 CD più DVD).

Perché dovrei comprare anche la prossima (conosco contenuto e descrizione)?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2025 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.

Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 

mercoledì 5 settembre 2012

EFFETTI COLLATERALI DELLE EXPANDED EDITION


EFFETTI COLLATERALI DELLE EXPANDED EDITION
 

Questo è il quarto post sull’argomento ([1]) e credo sarà l’ultimo.
Ma lo reputo necessario.
Il ragionamento non è più culturale o qualitativo, ma culturale e financo sociale.
 

L’anno scorso la crisi economica non era ancora un mostro che faceva paura a tutti, eppure nel forum di Forever Delayed non solo c’erano le lamentele per quella messe di prodotti a caro prezzo proposti ai più devoti sostenitori dei Manic Street Preachers (cui questa agorà elettronica si rivolge), ma anche la dichiarazione di alcuni che a malincuore dichiaravano di non potersi permettere tutto o, peggio (perché gli oggetti hanno valore affettivo), che avrebbero venduto pezzi della propria collezione per comprarsi il “nuovo”.
 

Nel 2012 le edizioni “espanse”, soprattutto quelle più lussuose, ancora prosperano.
Ma quante copie si producono per ognuna? Sempre meno ([2]).
 

Poi ci sono certe gaffe come quella di So di Peter Gabriel (due limited edition in poco più di un anno), i ripensamenti insensati (spieghino a chi è diretto il cofanetto più o meno completista dei Roxy Music orbato dei DVD, posto che dopo i primi quattro album questo gruppo non fu più fondamentale), e così via.
 

Si arriva quindi ai tre titoli di prossima uscita che, per un motivo o per l’altro, mi conducono a queste ultime considerazioni: l’edizione super deluxe del trentacinquennale di Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols, il cofanetto sestuplo di The Velvet Underground and Nico, l’edizione del ventennale di Generation Terrorists dei Manic Street Preachers per la quale si “teme” un cofanetto in aggiunta ad un’edizione in CD tripla. Incredibilmente, il primo titolo appare il più interessante per contenuti ([3]), ma si poteva realizzare una versione un poco meno esorbitante; il secondo sembra destinato ai pigri in quanto il vero fan di The Velvet Underground ha già tutto quanto è offerto al di là di una “pulizia” delle registrazioni tratte da acetati; l’ultima uscita per ora appare misteriosa nei contenuti.
Si badi che sono tre gruppi i quali hanno sempre avuto un seguito molto forte di cui una sua fascia propensa, appunto, a comprare tutto.
 

Il fatto è che, come già accennato, è finita l’epoca delle collezioni di “varianti” e di edizioni straniere in cui non cambia nulla. È finita perché l’economia privata dei collezionisti soffre come quella di tutti gli altri.

 
Ecco allora gli effetti collaterali: rischio di impoverimento culturale, pericolo addirittura di essere guidati nelle proprie scelte.
Chiamo questi effetti collaterali poiché non credo a “disegni” stile 1984 da parte delle imprese fonografiche.
 

Mi spiego: costretti dal proprio budget, gli amanti della musica comprano meno.
Logica vorrebbe che essi eliminassero il superfluo (le nuove edizioni, pur se arricchite, di ciò che già hanno nella propria discoteca) e privilegiassero l’esplorazione di artisti a loro ignoti. Ma il fan propende a fare il contrario: sacrifica il “nuovo” per il vecchio ([4]).
Risultato: perdita qualitativa nei propri ascolti (siano essi orientati al nuovo o al semplice non conosciuto) che tenderanno ad aumentare più lentamente o addirittura a fermarsi; incapacità, anche, di scelte decisionali ponderate.
In altre parole, perdita di indipendenza intellettuale (o culturale se si preferisce) che, sebbene conseguente ad un’incosciente incapacità di scegliere (più grave perché si riferisce a un bene non di mero consumo, o almeno così dovrebbe) non indotta dall’esterno ([5]), rimane comunque preoccupante.

 
Bene, allora la soluzione parrebbe facile: i produttori di fonogrammi semplicemente privilegino il nuovo e vendano quello, magari ristampando anche ciò che non è più disponibile da tempo, contenti loro e contento il pubblico con cervello e gusto che potrà scegliere senza eccesivi crucci economici ([6]). Troppo semplice, appunto.
Al di là delle logiche artistiche “pure” ([7]), esistono delle economie d’impresa spesso ignorate dall’acquirente: costa meno realizzare una deluxe edition di Funhouse di The Stooges, di cui si ha anche modo di conoscere quanto potrebbe vendere ([8]), che non investire su un artista sconosciuto.
Quindi di rimedi non ne scorgo.

 
Chiudo con due titoli di canzoni e una strofa di una terza sulle quali – volendo – potete meditare (preferibilmente ascoltando, appunto, le relative registrazioni):
  • “Ain’t Nothin’ Goin’ On But The Rent” (artista Gwen Guthrie),
  • “Money’s Too Tight To Mention” (artista Simply Red),
  • A cheap holiday/In other people’s misery” (da “Holidays In The Sun”, artista Sex Pistols).

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/o archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

 

[1] I precedenti sono “A proposito di ‘expanded edition’ di album più o meno fondamentali”, “‘The masses against the classes’? Not really (poco distanti dalle ‘expanded edition’)”, quest’ultimo lo tradussi anche in Inglese, e “All, or nothing? (ancora soffrendo per le ‘expanded edition‘)”.
[2] Se penso che nel 1977 una edizione limitata in vinile colorato era tirata in 10.000 copie!
[3] Mi astengo dall’indicarvi quante versioni sono già nella mia collezione.
[4] Si badi che anche il downloading si orienta nel senso delle expanded edition: quindi il tema non attiene solo a chi compra ancora musica riprodotta in supporti fisici.
[5] Chiaramente per chi vende l’ideale sarebbe che l’ascoltatore comprasse tutto.
[6] Ne trarrebbero giovamento anche le biblioteche evidentemente indotte ad acquistare non certo edizioni da decine e decine di Euro di prezzo.
[7] Cioè non dettate semplicemente da ciò che vende come easy listening.
[8] Basta procedere attraverso prenotazioni o anche solo sondaggi in internet.
Capita, però, che ci siano degli errori: vedi il modesto riscontro commerciale dell’edizione cofanetto di Raw Power di Iggy and the Stooges, così come quello non eccelso di un cofanetto comprendente edizioni in vinile e in CD della discografia di The Smiths.
 

lunedì 23 aprile 2012

ALL, OR NOTHING? (ancora soffrendo per le expanded edition)

ALL, OR NOTHING? ([1])
(ancora soffrendo per le expanded edition)


Sono sempre più perplesso.
 

Nel 1995 uscì un cofanetto di 4 CD contenente tutto il repertorio registrato dalle Small Faces per la Immediate di Andrew Loog Oldham.
Un lavoro ben fatto, quando ancora la confezione interna di un boxed set era piuttosto rudimentale, i CD erano ritenuti eterni e si ragionava in termini di “due dischi uguale un compact disc”.
Quello pareva un buon modello di riferimento da seguire, e tutti felici e contenti.
No, invece.


Infatti, dopo un certo tempo per ciò che era stato registrato negli anni sessanta (allora senza specificazioni di secolo) cominciò a presentarsi il dilemma monofonico/stereofonico e successivamente emerse anche il tema, non-rock, delle versioni alternative.
 

Ed eccoci dunque ad attendere, anche nervosamente, non più antologie in belle confezioni che ci ponevano alla mercé del curatore (di cui ci fidavamo) e delle sue selezioni per quanto generose.
No, ora sono album, originariamente in formato LP di 35/40 minuti, rieditati in doppi CD che ci impongono circa 150 ([2]) minuti di ascolto ([3]).


Occorrerebbe trarre le conclusioni, se le aberrazioni non si moltiplicassero.
The Kinks come esempio: nel 2011 dopo i doppi CD con versioni monofoniche e stereofoniche e registrazioni radiofoniche di contorno, ecco un cofanetto “mono” dopo qualche mese e a breve; nel 2012, mezza dozzina di CD compilanti le sessioni BBC.
Ma allora cosa me ne faccio del cofanetto (6 CD) che ha preceduto il tutto?
 

Delle condizioni in cui si ascoltano queste edizioni apparentemente critiche, in realtà ipertrofiche e spesso avare di differenze significative ([4]), ho già scritto ([5]).
 

Qui mi preme osservare come: da un lato, la preoccupazione del completismo confligga con quella dello spazio dell’ascoltatore, per cui si vorrebbe poter - magari - fare a meno di alcuni fonogrammi non originali della propria collezione.
Dall’altro, lo horror vacui non mollerà la presa: davvero questa volta c’è tutto? Certo che no.
Dall’altro, ancora, le note di copertina sono soddisfacenti? Chissà ([6]). Quelle note che in certi casi sono una scusa per pubblicizzare l’opera letteraria dell’autore delle medesime ([7]).





                                                                                              Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.



[1] Ho lavorato sul titolo di una delle canzoni più celebri delle Small Faces aggiungendovi una virgola e un punto interrogativo.
[2] Salva la – per me – assurda trovata di alcune riedizioni in cui il primo CD contiene solo l’album originale (che però spesso non è originale neanche nel formato, quello del CD) con spreco di spazio e lasciando su un altro CD i bonus.
Ma se voglio l’album originale me lo creo da solo selezionando appunto solo le registrazioni che lo costituiscono.
[3] O quei mostri di edizioni dal vivo, la colpa è dei Pearl Jam?, da decine (letteralmente) di compact disc; sorta di fasulle credenziali per tour di cui mai si è stati partecipe pubblico.
[4] Per assurdo e per contro, la riedizione del quarantennale del primo album dei Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn, è modesta per difetto di versioni: in quel caso sì che avrei voluto tutte le edizioni di “Interstellar Overdrive”.
[5] Nel post intitolato “A proposito di expanded edition.
[6] Wikipedia corregge certe monografie pubblicate! Mi riferisco alla data di morte di Steve Marriott in uno (o due) libri scritti da Paolo Hewitt.
[7] Come accade nelle riedizioni degli album di Todd Rundgren.
Anche in questo caso ovviamente ognuno è libero di pensarla come meglio crede: ma mentre per Todd Rundgren essendo tratte da un’opera già pubblicata le note servono poco sia all’appassionato (che magari già possiede il libro) sia all’ascoltatore meno curioso, magari quelle di Kevin Cann (nome che ricorre spesso in questo blog) mesi e mesi prima dell’uscita di un suo atteso volume su David Bowie possono essere più appassionanti.