"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 24 aprile 2021

VIVERE “A LATO” (Tombstone series – 67)

 

VIVERE “A LATO”

(Tombstone series – 67)

 

Credo che – politicamente ed esistenzialmente – il mio schieramento sia sempre stato “a lato”: che è diverso, anche, dal “non allineato”.

 

In fondo, la vita è una sequenza di partite a flipper: e io preferisco perderle con la “regina” Arfur, piuttosto che vincerle con un bullo di quartiere senza stile, lui, siccome parte di un gruppo ben definito.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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sabato 31 agosto 2013

PINBALL IN CANTERBURY (Tombstone series – 7)


PINBALL IN CANTERBURY
(Tombstone series – 7)

 

Il flipper non è cattolico.
Ottieni il replay (pallina o partita) solo se sei bravo, non se ti penti.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 25 maggio 2012

KEITH MOON MI RICORDA IL MIO AMICO GIGI (Ovvero vi racconto un po’ della seconda parte dei sixties dal punto di vista di un alunno delle scuole elementari)


KEITH MOON MI RICORDA IL MIO AMICO GIGI
(Ovvero vi racconto un po’ della seconda parte dei sixties dal punto di vista di un alunno delle scuole elementari) ([1])


Il Gigi ha un tre anni meno di me: un abisso quando io ne ho 8-9 (sono del dicembre 1959).

Gigi ha le migliori tre sorelle maggiori del mondo: Iole, Susanna e Silvia. Abitano sopra di me, un appartamento fantastico con tanto di scala interna dunque a due livelli; ogni tanto queste ragazzine così diverse in tutto fra loro allestiscono per “il Gigi” e i suoi amici “La valle della paura” ovvero una sorta di tunnel dell’orrore ispirato a Sherlock Holmes versione RAI (con Nando Gazzolo nel ruolo dell’investigatore di Baker Street).

Gli amici sono eterogenei, una vera diagonale sociale in cui nessuno invidia nessuno e la merenda si fa a casa di quello di cui si è a casa.


Uno degli amici, “il Pxxxxxxx”, ha genitori proprietari di un bar nell’isolato. Dunque lì si comprano i gelati Piper: antesignani del Calippo e compagni di uscite in bicicletta, noi sfidando quartieri interi senza caschi e sempre per strada perché sul marciapiede ci sgridano.
Ma lì si gioca anche a flipper (50 lire una partita, tre per 100), si mangiano i toast farciti (volendo farcitura di un sottolio o sottaceto singolo anziché mista), si apprende la differenza - fondamentale - fra un whisky baby e uno normale..


Di fianco al bar c’è il cartolaio nella cui vetrina troviamo i modellini che ci fanno sognare, qualche isolato più giù un negozio di giocattoli dove sicuramente abbiamo comprato una Aston Martin di 007 oppure un Yellow Submarine ([2]) strano come quello del film che non abbiamo visto (Missione Goldfinger sì) ([3]).


I 45 giri si comprano nel negozio di elettrodomestici che, già verso il 1968, vende anche le prime MC7 “compilate” con i successi della Hit Parade (presentata da Lelio Luttazzi) o di Bandiera Gialla (condotta da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni).


Ma siccome Milano ([4]) è davvero una grande città europea, ecco che Davide R. ([5]) e suo fratello nel 1967 o giù di lì sfrecciano con degli skateboard faticando a curvare da Via Galvani a Via Algarotti (svolta a sinistra).


I grandi (mica li chiamiamo adulti), per i quali il Campari Soda è la dieta liquida preferita, vanno anche nelle sale da biliardo ([6]), dove fanno anche qualche pokerino (quelli della domenica il pomeriggio, magari con il transistor di sottofondo per le partite di calcio; e mogli e figli o fidanzate insieme al cinema, scialando in prima visione nell’illusione di vincere, poi al ritorno chi consolerà il proprio uomo perdente e chi invece festeggerà a cena fuori ([7])).
A me il poker lo ha insegnato la mamma dell’Ettore B., mio compagno di scuola elementare (troppo complicato e tecnico il poker di papà che pure ci ha provato più di una volta).


Siamo cresciuti non obesi, non storpi, non analfabeti di ritorno, abbiamo fatto le nostre stupidate, abbiamo guardato la televisione e letto più fumetti che libri, siamo cresciuti come siamo cresciuti.


Grazie a voi per la lettura, grazie a Gigi, Iole, Susanna e Silvia che ricordo sempre con un po’ di invidia per noi tutti da piccoli: teppa con stile e future signorine che sapevano esattamente cosa volevano e ci trattavano da loro pari, cioè da persone ([8]).




                                                                                                                      Steg





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[1] Senza alcun ordine o coerenza.
[2] Entrambi prodotti dalla Corgi Toys; con la Dinky Toys si spartiva il mercato dei modellini oligopolisticamente, l’italiana Politoys era terza a grande distanza.
[3] Un fatto poco noto è che essendo noi delle persone, con del danaro in tasca potevamo anche comprare da soli: al bar, all’edicola, …
[4] Anche prescindendo da Diabolik e Giorgio Scerbanenco.
[5] Non essendo fra gli amici, non hanno diritto all’articolo “il” prima del nome o del cognome.
[6] Tutti giocano a stecca, per quel che mi ricordo (e mi divertivo con il gessetto azzurro e le sbarre/pallottoliere conta punti). Il tavolo era sacro e dovevamo trattarlo con rispetto, noi piccoli.
[7] Allora i ristoranti non chiudevano mai.
[8] Non si ripete mai abbastanza che l’età non conta: semplicemente sono da usare linguaggi diversi.

































lunedì 19 dicembre 2011

“PINBALL WIZARD”

(copia del blogger)

 

“PINBALL WIZARD”


Gli anni sessanta non sono (solo?) quelli venduti come tali.
In effetti sussiste un equivoco totale che annulla la spinta modernista in favore della reazione alla medesima.

La notevole miopia cosi pretende di non vedere la dominazione della chitarra elettrica e delle prime tastiere anche elettroniche ([1]) nella musica e vuole spacciare per ciò che non furono molti artisti.

Che dire poi dei film tratti dai romanzi di Ian Fleming? Tecnologia pura.
E Diabolik, dopo i primi albi, di nuovo sublima la modernità e le macchine.

Ecco allora che non è inutile, siccome reiterata, bensì necessaria, poiché dimenticata, speculazione intellettuale spiegare la valenza anche sociale di “Pinball Wizard”.

Per chi non conosce la genesi della canzone di The Who valga l’immagine che illustra questo post (non è un racconto, bensì un romanzo breve).
Quanto alle versioni chi preferirà la più nota cantata da Elton John, chi quella originale interpretata da Roger Daltrey e chi sceglierà fra le versioni demo di Pete Townshend.

Il pinball, in Italia il flipper, è veloce e come tale futuristicamente moderno.
C’è la competizione fra uomo e macchina. La macchina non solo comunque vince a fine partita, ma con il tilt essa detta la regola.
C’è la artificialità sonora e luminosa.
C’è il tempo ristretto coerente con una società che vuole vivere a un ritmo compresso.
C’è anche il consumo fine a se stesso, che il replay o - fenomeno italiano - la partita (o l’aperitivo) offerta (o) dal gestore non possono modificare. Consumismo.
C’è la solitudine del giocatore (l’opposto del calciobalilla, o del biliardo) che gli spettatori enfatizzano: nessuno vuole essere guardato mentre combatte con il moloch elettrico di metropolis-iana memoria, bensì il giocatore si fonde con il punteggio finale che può renderlo campione e porlo super alios.
C’è il lato desiderato della solitudine, l’estraniamento dal mondo.
C’è la valenza effimera di quella supremazia che, di nuovo la velocità, evidenzia inesorabile come lo scorrere del tempo.
A tutto voler concedere, può anche esserci la competizione della sfida diretta, ma separata.
E a essere complici, c’era anche la partita in cui i due amici, parliamo di ragazzini sui nove anni, stavano ai due lati del pinball, ma chi teneva la destra per gestire il lancio della pallina cromata oltre che il proprio flipper?

Questo era il bello di mettersi davanti a un Gottlieb, a un Bally o a un Williams.
Cinquanta lire (tre partite cento, per anni) e si poteva partire per un mondo di luci, metallo scintillante e strane suonerie.


                                                                                                                      Steg



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[1] Un giorno qualcuno riuscirà a spiegare alle masse cosa furono i Pink Floyd di Syd Barrett allo UFO - non al “Country barn” - di Londra? Perché i feedback de The Velvet Underground sono tuttora inconcepibili per chi non li comprende da solo.