"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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lunedì 15 aprile 2024

DISCOTECHE? (Facebook Down Series - 31)

 

DISCOTECHE?

(Facebook Down Series - 31)

 

Per un retro gusto sgradevole nella dimensione delle discoteche, a Max Pezzali ([1]) preferisco Emilio Tadini ([2]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 6 febbraio 2014

QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI (a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)


QUATTRO FILM PER TALUNE RIFLESSIONI
(a proposito di ragazzi italiani fra drughi, perdenti
e paesaggi urbani negli scorsi anni settanta)
 
 

Premessa esplicativa per questo breve e disordinato excursus negli ultimi Seventies svolto attraverso l’ottava arte ([1]).
A parte l’arbitrarietà di ogni scelta, che non intende proporre classifiche ma un criterio di analisi di passati modi di pensare e di esistere (più che modi di fare) in circostanze non semplici – anche per chi non aveva assilli economici –, il cinema e le sale cinematografiche sono un riferimento così datato da qualificarsi come una sorta di archeologia sociale prossima.
Altrimenti sembrano implausibili fattori (non più esistenti) come: film visibili in una sola versione, nessun materiale aggiuntivo, possibilità di vedere più volte un film senza pagare di nuovo il biglietto d’ingresso, comunque una sudditanza dello spettatore a scelte altrui nelle proiezioni che, però, erano ben più corrette e pluralistiche delle attuali ([2]).

 

Ciò posto identifico quattro opere cinematografiche come importanti per i giovani (che allora non erano i quarantenni, come invece capita sempre più frequentemente di sentire e leggere oggi) di ormai quattro decenni fa.
Ci sono anche altri film di quegli anni, che mi hanno segnato indelebilmente ([3]), ma per motivi diversi non mi paiono, appunto, riferibili non solo a singoli ma ai più (pur essi una minoranza); li rammento per completezza: Il conformista, The Rocky Horror Picture Show ([4]), Il portiere di notte ([5]).

 

Dopo aver visto Apocalypse Now nessuno fu più uguale, ma siamo già ad un’epoca successiva: le decadi spesso non cominciano come da calendario.
Inoltre, forse si tratta di un film dotato di una forza di cross-over generazionale non ancora del tutto esplorata.

 

A forgiare e salvare la gioventù italiana furono invece pellicole disomogenee (come): A Clockwork Orange, American Graffiti, Rocky e Taxi Driver. La prima ancora oggi considerata con qualche biasimo moralistico, la seconda reputata “leggera”, la terza liquidata come una “americanata”, l’ultima probabilmente salvata dalla Palme d’or vinta a Cannes.
In una Italia raccontata sempre senza colori (lo so lo scrivo spesso) dove non si dispone di niente, la cultura eterogenea anglosassone ([6]) portata da queste opere cinematografiche consentì di ragionare, fantasticare, magari essere anche ingenui e iconoclasti, fra stili nell’abbigliamento ([7]), musiche passatiste e futuribili ([8]), scene muscolari ([9]) immerse in paesaggi urbani affascinanti per lo meno in quanto diversi e non alieni ai loro, alienati, abitanti ([10]).
Fra l’altro tutti questi film segnavano una frattura con la generazione precedente: quella “cresciuta” con (o meglio “rifinita da”?) Easy Rider ([11]).

 

I migliori di noi spettatori più o meno reiterati di quei quattro film divennero “ribelli 77”; i peggiori seguirono molti anni dopo gli 883, che comunque erano più apprezzabili di tanti altri ([12]). I restanti erano inclassificabili, in quanto comunque non si misero in gioco, cioè non furono mai giovani.
In altri termini, noi siamo stati dei ragazzi perché c’erano quei film, non certo per indottrinamenti scoutistici e/o partitici (con tutte le loro inutili varianti, che ancora sopravvivono) che hanno pervaso quegli anni e che cercavano di inculcarci con ogni mezzo.
Noi abbiamo potuto fare delle stupidate, per fortuna, abbiamo potuto fantasticare (una necessità), abbiamo potuto essere giovani cioè diversi dal resto della società (che era quanto accadeva già da vent’anni agli altri teen-ager occidentali): tutti comportamenti non facili in Italia.

 

E allora? Nulla, soltanto un altro bozzetto, sicuramente molto sbavato, di un’epoca che sembra trascurata per quel che riguarda quanto si poneva fra “il pubblico e il privato”.

 

Incidentalmente: ho un 12” di un gruppo musicale (classificato hard-core punk, formatosi nel 1981 in Arizona) che in copertina che si chiama JFA, ma in realtà erano la Jodie Foster’s Army; una provocazione riferita alle passioni dell’attentatore che cercò di uccidere Ronald Reagan e che furono strumentalizzate per qualche tentativo di demonizzare Taxi Driver.
Da parte mia, per Jodie Foster nutro grandi ammirazione e rispetto, lei mi ha anche fatto scoprire uno dei pochi libri in grado di “spiegare” la depressione ai non depressi: Darkness Visible ([13]) di William Styron.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] C’è qualche bisticcio, poiché taluni reputano essere la (o anche la) fotografia l’ottava, ma essendo la nona il fumetto, tertium non datur.
[2] Tanto che non era una stranezza poter sentire come fresco un film vecchio di anni: che emozione la prima volta che vidi La caduta degli dei, forse dieci anni dopo la sua uscita.
[3] Per chi avesse la pazienza di visitare il mio blog a fondo, è noto che attraversando altri decenni sono da aggiungere almeno: Les Enfants terribles e If....e Rebel Without a Cause, del resto tutti film che raccontano l’essere giovani.
[4] Chi ridacchia evidentemente non sa cosa fu e significò Biba, quindi può passare ad  altro.
[5] Ben più di Cabaret di Bob Fosse che, per coloro privi di tendenze artistoidi, si deve considerare penalizzato dalla matrice prevalentemente musicale adottata dal regista, pur se quella connotazione “leggera” gli valse grande successo commerciale. Entrambe le opere cinematografiche citate, peraltro, con l’aggiunta di TRHPS hanno contribuito ad educare quel following  dei Sex Pistols che ormai è invalso chiamare The Bromley Contingent.
[6] Che certo già aveva salvato la decade precedente.
[7] L’antagonismo politico-stilistico fra eskimo e Barrows non giovò.
[8] In Gran Bretagna il glam-rock, in Italia niente.
David Bowie, appunto, apre con Beethoven e Walter Carlos. Da noi si boicottava Ivan Cattaneo anche qualche anno dopo ...
[9] Meglio le flessioni su un braccio solo di Rocky Balboa o quelle battendo le mani di Travis Bickle? Quanti hanno steso il braccio e posto il pugno sulla fiamma a gas?
[10] Pensate alla canzone “New York” dei Decibel.
[11] Posso dire con certezza che A Bout de souffle di Jean-Luc Godard quanto a seguito di spettatori in Italia non fu certo un film per giovani di “lunga durata”.
In altri e più chiari termini, probabilmente gli anni sessanta da noi sono cominciati tardi, e quindi si sono dilatati nella decade successiva.
[12] Come ho avuto forzatamente modo di dimostrare in un post: “L’Uomo Ragno, gli 883 e l’ennesima rivincita dei critici stagionati”. E poi ho chiosato in altro successivo  post: “Andar via?”.
Prego Max Pezzali di rendere disponibile Cumuli di roba e di spade, per spiegare meglio una certa scena giovanile pavese e piacentina.
[13] In Italiano Un’oscurità trasparente.

venerdì 4 ottobre 2013

ANDAR VIA?


ANDAR VIA?

 
Con cosa si può “andar via”?
E da dove?
 
Sei a casa, è tardi, ammettiamo di non essere stanchi.
Se hai dei figli a carico (ancora a carico, di nuovo a carico?) nemmeno pensarci di andar via; però puoi pensare a come sarai fra una quindicina di anni e se avrai la forza di andar via. Oppure sei un incosciente se ciò nonostante pensi alla fuga ([1]) ma non da biasimare tout court.
 
Bene, secondo livello del gioco: al momento ci stai dentro con le spese. Certo taluni esborsi non militano a tuo favore in termini di coerenza: davvero devi avere la TV a pagamento? Già sei abbonato RAI, se vuoi altro, scartavetra la mente su You Tube (con l’aiuto di qualche buon blog).
Comunque... Puoi pensare.
 
Terzo livello (intanto si è fatta l’una di notte; prosegui un po’ a la Less Than Zero: volume annientato sullo schermo ([2]) e musica aperta (o chiusa in cuffie): cominci a pensare - millesima volta - a te giovane e con delle incazzature non “ad orologeria” burgessiana: di solito quando si sente la suoneria è finita la generazione e sei finito/a, ma ti è andata diversamente.
 
Quarto livello: fuckallianamente decidi che ormai sei arrivato al giro di boa notturno, anche questa volta domani ricorderai solo quello che ti basta a non sentirti un “ragioniere in doppio petto pieno di stress”, cioè che sei una persona libera di riflettere.
 
Hai finalmente riconquistato la lucidità di pensiero che ti manca nel corso della giornata.
E sei serenamente incazzato, con il mondo.
Solo che hai la memoria (non la saggezza) di qualche lustro in più e ti ripeti che non è successo proprio niente, se non che 10 Euro valgono meno di 10.000 Lire.
 
Sai anche che, altro che circolazione di persone e merci! (eh conosci qualcosa di Diritto comunitario), si fatica pure per trasferire un conto corrente, cioè il suo contenuto, a Bruxelles.
 
Ma comincia (o prosegue) il processo di rigetto dell’Italia.
Non serve essere un former wunder Kind per non poterne più di politici settentrionali di seguito e paragoverno (altro che “Roma ladrona”, ormai), politici untori (del loro futuro leader) di sinistra, segretari di partito tardo ribelli (loro) che continuano ad ignorare come tre condanne per diffamazione gli toglierebbero la casa con vista passeggiata a mare (modesta, non si affaccia sulla Promenade des Anglais) e altro.
 
Attenzione: Euro o altro, se l’Italia si comincia a svuotare, scarseggerà anche il danaro per pagare gli – ex – nostri rappresentanti.
Le notti sono corte, ma possono portare consiglio.
 
Ah, ovviamente l’ispirazione è “Con un deca”: scegliete voi la versione, sia essa quella originale degli 883 oppure quella de I Cani del 2012 o ancora quella quasi coeva ad essa di Max Pezzali con i Club Dogo.
E non sono Edmondo Berselli.
 
 
                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Curioso: è pensiero comune che il sognatore sia necessariamente un incosciente, dissento.
[2] Vedi che non ti serve la pay TV?

sabato 16 giugno 2012

L’UOMO RAGNO, GLI 883 E L’ENNESIMA RIVINCITA DEI CRITICI STAGIONATI

L’UOMO RAGNO, GLI 883
E L’ENNESIMA RIVINCITA DEI CRITICI STAGIONATI



Che fossi costretto, non indotto, a scrivere un post a motivo di una recensione della versione del ventennale dell’album di esordio degli 883 non me lo sarei immaginato.



Ma dopo aver letto con sommo fastidio la spocchiosa recensione di Luca Bottura (che nella foto sembra il fratello minore di Fabio Fazio) a proposito della versione del ventennale di Hanno ucciso l’Uomo Ragno degli 883 a pagina 128 di Sette (rectius cfr. Corriere della Sera ([1])) del 15 giugno 2012 e avere anche letto ciò che scrive Mario Luzzatto Fegiz a proposito dell’ultimo libro di Luciano Ligabue nella pagina successiva, beh mi sono sentito in dovere di farlo.


Dunque: Bottura non fa ridere.
Bottura non recensisce il fonogramma, ma egli non è né Lester Bangs, né Nick Kent, né Peter Guralnick, né Yves Adrien, quindi egli non può permetterselo (a parte il fatto che Bangs avrebbe scritto almeno sei cartelle).
Tutte quelle sue righe si risolvono nel furbo risultato di – comunque – occupare dello spazio e promuovere Max Pezzali. Mah!



Davvero il critico musicale in questione non conosce alcuno degli artisti partecipanti al progetto di Max Pezzali ([2])?
Perché Bottura non cita J-Ax che con Max Pezzali interpreta l’unico inedito, non male debbo dire, della versione duemiladodici di Hanno ucciso l’Uomo Ragno?
Perché Bottura fa una poco felice ironia sul “trovarsi un lavoro” rivolta ai giovani rapper italiani?



Se io ascolto alla radio (e guardo anche qualche video) quel che lui (Bottura) non ascolta e coltivo anche i miei gusti musicali può farlo anche lui.
Mica sono il Bret Easton Ellis degli esordi, io (ovvero MTV a volume zero e altra musica in ascolto). Non sono nemmeno giornalista ([3]).



Il finale della pseudo recensione è un siparietto di repertorio che risulta ancor più sgradevole in quanto Bottura insiste nel dichiarare di non conoscere – per banale proprietà transitiva – neanche la canzone inedita contenuta nell’album di Pezzali & Ospiti.



Bottura probabilmente non conosce nemmeno (volente o nolente, importa a questo punto?) Spiderman, di cui si celebra nel 2012 il giubileo d’oro.
Altrimenti egli si sarebbe posto l’interrogativo della scelta di quel personaggio, vent’anni fa, per far partire l’avventura di Max Pezzali e Mauro Repetto.
Ebbene la creatura di Stan Lee e Steve Ditko nel 1970 portò in Italia quei “supereroi con superproblemi” dell’editore Marvel che erano l’alternativa agli allora divenuti troppo banali personaggi della D.C. Comics.
Evidentemente anche gli 883 erano stati fra i lettori dell’Uomo Ragno pubblicato dall’Editoriale Corno ([4]). Del resto Pezzali non si è mai atteggiato a Clark Kent della mascella squadrata o a Bruce Wayne tenebroso filantropo.


Suggerisco quindi a Bottura di farsi più muscoli, se spera di durare quanto MLF ([5]) come giornalista di musica: rammento la sfida dei G’n’R: “Get in the ring”! Anche qualche artista italiano potrebbe offendersi per certe recensioni.
Magari evitando, anche, il solito “santino” a Patti Smith che non dice niente (il santino) in taglio basso.



Magari la prossima volta questo recensore potrà intrattenerci sui tubi di scappamento di un modello Harley Davidson ([6]) prima di “non scrivere” di musica.



E se Bottura avesse “fatto finta” e fosse amico fraterno di Pezzali?
Ne dubito, ma se fosse così me lo faccia sapere, se crede.





                                                                                                                      Steg







© 2012 Steg, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.





[1] Che nel suo magazine domenicale (La lettura) del 10 giugno 2012 aveva pubblicato a pagina 4 una bella recensione di Alberto Piccinini che fra l’altro segnalava, sebbene un poco cripticamente, una compilation tributo agli 883 fra l’altro scaricabile gratuitamente, pare.
Vi fornisco la stringa rispetto alla compilation: http://www.rockit.it/recensione/19203/con-due-deca-la-prima-compilation-di-cover-degli-883.
[2] Ma se i Club Dogo imperversano su carta stampata e, addirittura, la vincitrice di un’eliminatoria per la scelta delle nuove Veline ha partecipato a un loro video?
[3] Io, scellerato, non ho sfruttato il cognome di mio padre per intraprendere la sua stessa professione.
Mi fermo qui, è meglio.
[4] Non lavoro nel settore dei fumetti. Ma li conosco abbastanza bene.
[5] Il quale, come già Aldo Grasso, sembra aver recuperata una vis polemica che da anni gli mancava.
[6] Sebbene io preferisca sempre la Electra Glide versione 1965-1969 (senza carenatura cioè): quella “della polizia americana” con la sella grande, così come grandi sono le selle americane rispetto a quelle all’inglese nell’ippica.