"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



mercoledì 22 luglio 2020

RITORNO AI “CAFFS” (CON I COMPAGNI DI NONPIÙ) (un quarantennale)


RITORNO AI “CAFFS” (CON I COMPAGNI DI NONPIÙ)
(un quarantennale)

Il titolo originale del post era leggermente di verso: Ritorno ai “caffs” (ovvero anche la gravità milita Dexys Midnight Runners).
40 anni fa poche copie arrivarono a Milano dell’album più pesante di quei 366 giorni: era Searching For The Young Soul Rebels dei Dexys Midnight Runners (il nome era senza caratteri maiuscoli in copertina).
Tonito pronunciò subito “Keltic”, già, sempre lui.
Pesa la sleeve, pesa la inner e le etichette sono paper.

2020: il pensiero è che, ormai vivi solo noi, qualora morisse prima Kevin Rowland, Fred Ventura ed io saremmo i soli a piangerlo sinceramente. Mi sbaglio?

fantasie

Suona il telefono, leggo nel visore DTK LAMF”, e subito rispondo: “Ciao Tonito”.
Il contro saluto è: “Steg sempre bastard by choice?”
S.: “certo”.
T.: “allora?”
S.: “davanti a Bonaparte di Via Marghera, ore 20.00”.
T.: “ok, ciao, ciao ciao, ciao, ciao,  ..”.

Via Marghera, si apre una delle anteriori della sei porte della Mercedes Benz 600, nera, scende l’autista e ne apre una delle posteriori, Antonio esce dall’accesso della fermata MM1 di Wagner, si guarda intorno, vede la stella a tre raggi, scopre l’impercettibile cenno dello chauffeur e sale.
Nel ghiaccio della frappeuse di fronte a Steg e Tonito sta una bottiglia di Laurent Perrier extra dry e due flûte capovolte.
S.: “Mi fa piacere vederti”.
T.: “Ho comprato due demoni per essere puntuale”.
S.: “sono ateo, ma pluralista”.
T.: dove si va?”
S. “Sorpresa!”

La pesante, blindata, Benz si ferma davanti al Bar Magenta.
Entriamo, i nostri steel toe rimbombano, noi due e lo sciabolare nell’aria delle catene di una Bonneville e di una Rocket, puliscono il locale da vecchie ruggini umane che si atteggiavano a mercanti di un tempio che peraltro è da lustri sconsacrato.
Mangiamo un panino pasteggiando con due mezze pinte di Double Diamond, giusto per rimanere perfettamente lucidi.

Rientriamo in auto ed il tragitto è breve: la fida meccanica tedesca ci fa arrivare in Corso di Porta Vigentina, fra i civici 26 e 28; con una autorevolezza quasi magica la “nera auto fuori Germania” e facendo le fusa si fa parcheggiare impeccabilmente.
Quando Steg e Tonito scendono, sono tutti lì, caduti e veterani.
Clack la serratura ci saluta, due mani (quanti anni son passati) sollevano una scodinzolante saracinesca.
La vetrina illuminata di Tape Art miracolosamente ci saluta con un numero impossibile di copertine di dischi e nastri, centinaia!
Entriamo tutti e poco dopo un tocco leggero annuncia i valletti del Quadronno: con un colpo di bacchetta magica ognuno ha ciò che vuole fra le mani e sulle labbra (Tonito e Steg riprendono a Laurent Perrier e…, beh Steg ha chiesto granchi oceanici, schie e – fuori norma – qualche dattero di mare. Ma Morrissey avrà ben altro di cui preoccuparsi, se fosse stato invitato).

Un paio di ore prima dell’alba Nicola Guiducci e due Technics creano un gioiello di after hours.
Alle più fioche luci solari gli amici e i Compagni Di Nonpiù salutano e svaniscono.
A Steg pare che Tonito gli abbia strizzato l’occhio prima di andare, ma è un po’ stanco anche Steg e con tre passi si trova con Franz che già gli ha aperto la portiera per riportarlo a casa.
Scende il vetro del finestrino, senza rumore, e Steg guardando all’orizzonte un roseo nulla mattutino saluta: “bis bald”.


                                                                                                                      Steg


PS: la forma di queste righe potrebbe essere quella di mio padre, nei suoi esercizi narrativi storico-bio(auto)grafici. Lui probabilmente avrebbe apprezzato le mie “note teutoniche” e mi avrebbe chiesto lumi sui contenuti con sincera, ma giornalistica, curiosità.




© 2020 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.


domenica 12 luglio 2020

WIEN, TEN YEARS AFTER


WIEN, TEN YEARS AFTER 


Quando la mia famiglia era cliente del Ristorante Savini ([1]), il mio cameriere di riferimento era il Signor F. R.: se era lui ad assisterci nulla poteva andare fuori dalle regole ed era un piacere anche vederlo cambiare le tovaglie del tavolo vicino: la stessa modalità ritrovata anni dopo a New Orleans (anche) al bistrot di Brennan’s: Mr. B’s.
Il Signor F. R. era sempre perfettamente pettinato con i capelli corvini all’indietro, con la brillantina, impeccabile nella tenuta di lavoro, scarpe lucide come uno specchio. Rammento di averlo incrociato fuori orario, lui non mi vide, lì in Galleria, all’Ottagono: il suo cappotto aveva un taglio perfetto.  
Mi ha sempre ricordato il miglior Dirk Bogarde.
Ecco, quello che ho appena scritto – come avrebbe detto il Signor F. R. – “una piccola pausa” fra il titolo e la sostanza di questo scritto.

*      *     *

Leggendo le righe introduttive ([2]) e poi il testo pubblicati ([3]) della sceneggiatura de Il portiere di notte di Liliana Cavani ([4]) mi sono reso conto, anno 2020, che quel film ha subìto due travisanti ispirazioni, travisanti per chi, travisato, appunto, ha ascoltato quelle opere musicali apparentemente “ispirate”.
La ragione è semplice e da anteporre al resto. Chi conoscere Il conformista di Bernardo Bertolucci ([5]) ([6]), potrebbe ricordare l’inganno del kimono di seta con cui l’autista (interpretato da Pierre Clementi) attira il giovinetto.
Ebbene: io, l’ignaro ex studente di liceo scientifico di un paio di anni più giovane di Enrico Ruggeri) nonché-e/o privo della sensibilità artistica di The Gags (o devo dire lo pseudonimo artistico di Gegio?) per anni (o decenni) non è stato indotto ad andare oltre il film di Lilian Cavani, sfidava, mentre un libro gli avrebbe aperto gli occhi.
Ipotizziamo che nemmeno Ruggeri e The Gags conoscessero quel libro.

La canzone omonima di Enrico Ruggeri ([7]) si risolve, infatti, in una pretesamente dotta lettura del film tramite la sola figura del co-protagonista (ma facendo il verso a “Les Amants d’un jour” ([8])), la cui chiave più leale è forse un ennesimo sforzo ruggeriano, pel vero ammirevole, di contrastare l’ancòra dominante cultura musicale sinistrese dell’Italia di Allora.

Per The Gags – cum The Huns -, il tema è più pregnante.
A parte una generale ispirazione “a Max e Lucia” (nessun ammiccamento manzoniano ([9])) nel campo di concentramento, la strizzata d’occhio del gruppo musicale milanese ad Adam And The Antz si risolve in vari indicatori specifici: la canzone “Maximilian Aldorfer” ([10]), mezza grafica prelevata dalle immagini cinematografiche a partire dalla copertina per l’antologia Criss-Cross (1979-1981) ([11]).
Gli è, però, che manca Vienna, manca il dopoguerra, è tutto decontestualizzato e ridotto a una matrice buona soprattutto per banalizzare – involontariamente- proprio The Gags.  

*      *     *
Oggi quindi rimane intatta l’opera cinematografica, così come quanto scrisse la regista a introduzione della sceneggiatura ([12]) pubblicata in volume.
La vittima, anziché il carnefice, che torna sul luogo del delitto”.
Ebbi l’impressione che [Primo] Levi potesse, o meglio, riuscisse, a parlare solo di un periodo della sua vita, come se fosse rimasto là, nonostante tutto”.
La vittima non vuole dimenticare, torna persino sul luogo del delitto; è come se non volesse più riemergere da un sottosuolo in cui è caduta e che la tiene ancora a sé. Il carnefice invece vuole uscire alla luce, darsi un contegno e cerca nella logica della guerra le sue ragioni e vuole chiudere per sempre la botola del sottosuolo dal quale è riemerso”.
I miei protagonisti svolsero i loro ruoli secondo legge fino al 1945; nel 1957, quando si ritrovano, i loro ruoli sono fuori legge. A questo punto la gente pensa che sono degli psicopatici; invece sono sempre gli stessi, non psicopatici ma tragici”. È tragedia vivere dei ruoli fuori dal momento storico che li ha generati e permessi”.
È orrendamente bella la divisa delle SS”. […] “Consci o inconsci erano legati e devoti ad Hitler da un culto omosessuale”. […] “Nel film la divisa delle SS è un feticcio sessuale”.
Se Mussolini faceva leva sul maschismo mediterraneo, sul gallismo italiano, Hitler fece leva sull’aspetto opposto, più congeniale alla cultura germanica; un aspetto oltretutto molto militare, uno spirito di corpo. È una devozione quella che ebbe Hitler più profonda, più estetizzante, meno campestre di quella toccata al duce” ([13]).
[Eccetera.]
Ho scelto Vienna, perché adoro Vienna” ([14]).

E rimane quel barattolo di vetro, infranto, svuotato da dita avide del suo contenuto (confettura?), intorno al minuto 101.


                                                                                                                      Steg


NOTA TECNICA: ho scritto in precedenza su taluni temi nelle seguenti sedi:
Tutti questi post sono confermati.


PS: SECONDA NOTA TECNICA
Questo post è identico a quello che come titolo ha quello del film, e che pare essere stato censurato da algoritmi.




© 2020 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.


[1] Usualmente nel terzo di quattro del primo box.  in senso orario,
[2] Di cui infra, qualche frammento.
[3] L. CAVANI, Il portiere di notte, Torino, Einaudi, 1974, almeno due edizioni.
[5] Fra l’altro citato da Liliana Cavani nel documentario che accompagna almeno una versione DVD (Istituto Luce) del suo film de quo.
[7] Pubblicato ne Enrico VIII, del 1986.
[8] Portata la successo da Edith Piaf (testo Claude Delécluse e Michel Senli, musica Marguerite Monnot); ma cercate la versione dei Sex Gang Children.
[9] N.d.A.
[10] Nel fil, Maximilian Theo Aldorfer, abbreviato in Max, è interpretato da Dirk Bogarde.
La canzone è datata 1982.
[11] Mi riferisco, innanzitutto, all’edizione in CD, solo promozionale con 24 registrazioni.
[12] Coautore Italo Moscati.
[13] L. CAVANI, op. cit., pp. da VII a XIII.
[14] Idem, p. XIII.

domenica 5 luglio 2020

IL PORTIERE DI NOTTE (Liliana Cavani, e ritorno)


IL PORTIERE DI NOTTE (Liliana Cavani, e ritorno)

Seconda edizione, 1974 -
collezione privata



Quando la mia famiglia era cliente del Ristorante Savini ([1]), il mio cameriere di riferimento era il Signor F. R.: se era lui ad assisterci nulla poteva andare fuori dalle regole ed era un piacere anche vederlo cambiare le tovaglie del tavolo vicino: la stessa modalità ritrovata anni dopo a New Orleans (anche) al bistrot di Brennan’s: Mr. B’s.
Il Signor F. R. era sempre perfettamente pettinato con i capelli corvini all’indietro, con la brillantina, impeccabile nella tenuta di lavoro, scarpe lucide come uno specchio. Rammento di averlo incrociato fuori orario, lui non mi vide, lì in Galleria, all’Ottagono: il suo cappotto aveva un taglio perfetto.  
Mi ha sempre ricordato il miglior Dirk Bogarde.
Ecco, quello che ho appena scritto – come avrebbe detto il Signor F. R. – “una piccola pausa” fra il titolo e la sostanza di questo scritto.

*      *     *

Leggendo le righe introduttive ([2]) e poi il testo pubblicati ([3]) della sceneggiatura de Il portiere di notte di Liliana Cavani ([4]) mi sono reso conto, anno 2020, che quel film ha subìto due travisanti ispirazioni, travisanti per chi, travisato, appunto, ha ascoltato quelle opere musicali apparentemente “ispirate”.
La ragione è semplice e da anteporre al resto. Chi conoscere Il conformista di Bernardo Bertolucci ([5]) ([6]), potrebbe ricordare l’inganno del kimono di seta con cui l’autista (interpretato da Pierre Clementi) attira il giovinetto.
Ebbene: io, l’ignaro ex studente di liceo scientifico di un paio di anni più giovane di Enrico Ruggeri) nonché-e/o privo della sensibilità artistica di The Gags (o devo dire lo pseudonimo artistico di Gegio?) per anni (o decenni) non è stato indotto ad andare oltre il film di Lilian Cavani, sfidava, mentre un libro gli avrebbe aperto gli occhi.
Ipotizziamo che nemmeno Ruggeri e The Gags conoscessero quel libro.

La canzone omonima di Enrico Ruggeri ([7]) si risolve, infatti, in una pretesamente dotta lettura del film tramite la sola figura del co-protagonista (ma facendo il verso a “Les Amants d’un jour” ([8])), la cui chiave più leale è forse un ennesimo sforzo ruggeriano, pel vero ammirevole, di contrastare l’ancòra dominante cultura musicale sinistrese dell’Italia di Allora.

Per The Gags – cum The Huns -, il tema è più pregnante.
A parte una generale ispirazione “a Max e Lucia” (nessun ammiccamento manzoniano ([9])) nel campo di concentramento, la strizzata d’occhio del gruppo musicale milanese ad Adam And The Antz si risolve in vari indicatori specifici: la canzone “Maximilian Aldorfer” ([10]), mezza grafica prelevata dalle immagini cinematografiche a partire dalla copertina per l’antologia Criss-Cross (1979-1981) ([11]).
Gli è, però, che manca Vienna, manca il dopoguerra, è tutto decontestualizzato e ridotto a una matrice buona soprattutto per banalizzare – involontariamente- proprio The Gags.  

*      *     *
Oggi quindi rimane intatta l’opera cinematografica, così come quanto scrisse la regista a introduzione della sceneggiatura ([12]) pubblicata in volume.
La vittima, anziché il carnefice, che torna sul luogo del delitto”.
Ebbi l’impressione che [Primo] Levi potesse, o meglio, riuscisse, a parlare solo di un periodo della sua vita, come se fosse rimasto là, nonostante tutto”.
La vittima non vuole dimenticare, torna persino sul luogo del delitto; è come se non volesse più riemergere da un sottosuolo in cui è caduta e che la tiene ancora a sé. Il carnefice invece vuole uscire alla luce, darsi un contegno e cerca nella logica della guerra le sue ragioni e vuole chiudere per sempre la botola del sottosuolo dal quale è riemerso”.
I miei protagonisti svolsero i loro ruoli secondo legge fino al 1945; nel 1957, quando si ritrovano, i loro ruoli sono fuori legge. A questo punto la gente pensa che sono degli psicopatici; invece sono sempre gli stessi, non psicopatici ma tragici”. È tragedia vivere dei ruoli fuori dal momento storico che li ha generati e permessi”.
È orrendamente bella la divisa delle SS”. […] “Consci o inconsci erano legati e devoti ad Hitler da un culto omosessuale”. […] “Nel film la divisa delle SS è un feticcio sessuale”.
Se Mussolini faceva leva sul maschismo mediterraneo, sul gallismo italiano, Hitler fece leva sull’aspetto opposto, più congeniale alla cultura germanica; un aspetto oltretutto molto militare, uno spirito di corpo. È una devozione quella che ebbe Hitler più profonda, più estetizzante, meno campestre di quella toccata al duce” ([13]).
[Eccetera.]
Ho scelto Vienna, perché adoro Vienna” ([14]).

Carta dei cocktail, Loos, Vienna (seit 1908)
collezione privata


E rimane quel barattolo di vetro, infranto, svuotato da dita avide del suo contenuto (confettura?), intorno al minuto 101.


                                                                                                                      Steg


NOTA TECNICA: ho scritto in precedenza su taluni temi nelle seguenti sedi:
Tutti questi post sono confermati.





© 2020 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.



[1] Usualmente nel terzo di quattro del primo box.  in senso orario,
[2] Di cui infra, qualche frammento.
[3] L. CAVANI, Il portiere di notte, Torino, Einaudi, 1974, almeno due edizioni. I
[5] Fra l’altro citato da Liliana Cavani nel documentario che accompagna almeno una versione DVD (Istituto Luce) del suo film de quo.
[7] Pubblicato ne Enrico VIII, del 1986.
[8] Portata la successo da Edith Piaf (testo Claude Delécluse e Michel Senli, musica Marguerite Monnot); ma cercate la versione dei Sex Gang Children.
[9] N.d.A.
[10] Nel fil, Maximilian Theo Aldorfer, abbreviato in Max, è interpretato da Dirk Bogarde.
La canzone è datata 1982.
[11] Mi riferisco, innanzitutto, all’edizione in CD, solo promozionale con 24 registrazioni.
[12] Coautore ItaloMoscati.
[13] L. CAVANI, op. cit., pp. da VII a XIII.
[14] Idem, p. XIII.

venerdì 3 luglio 2020

VOLERE O POTERE, FARE? (Tombstone series – 58)


VOLERE O POTERE, FARE?
(Tombstone series – 58)

Una massima che mi accompagna da oltre un quarto di secolo è: “if you want to fuck with the eagles, you have to learn how to fly”.
Ma l’impressione è che molte persone non si rendano conto che: “when the water gets deep, you must already know how to swim”.




                                                                                                                      Steg



© 2020 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.


mercoledì 10 giugno 2020

1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1]) UN ANNO LUNGO) (Steg about Steg Series - 5)


1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1])
(UN ANNO LUNGO)
(Steg about Steg Series - 5)

Possibile prosieguo del post della stessa serie “Hamburger e altro” ([2]), qui a costo di andare un poco sul personale vorrei riordinare le idee.

°     °     °
Un anno lungo: certo: per me cominciò nella notte già del 7 settembre 1983, sdraiato sulla panchina della stazione ferroviaria nell’attesa di un treno che da Modena mi portasse a Milano.
Riflettevo sul fatto che dovevo dare uno strattone alla tesi di laurea, o meglio alla sua scrittura, se volevo, almeno, laurearmi nella successiva sessione di aprile.
Tornavo da un concerto se non bellissimo molto emozionante di S&TB: visto dal palco (qualche passa da qualche parte), poi a fare da interprete per le interviste, poi al ristorante con Siouxsie che mi imboccava con la sua forchetta perché anche io mangiassi qualche tortellino.

°     °     °
Tesi, raso e bansheeiana
Cambio di passo, dunque, ma non di abitudini milanesi: quindi sempre la routine delle riviste musicali britanniche e i dischi (i CD quell’anno erano limitati a Miles Davis e quelli di David Bowie si sapeva che “suonavano male”).
A fatica consegno nei tempi la tesi di laurea e contemporaneamente mi preparo per il concerto di S&TB di Milano, del 29 marzo al Teatro Tenda. Ed ecco verificarsi due eventi inaspettati nel corso di un pre-concerto in due fasi: l’amico Tony Selinger ([3]) mi porge una copia del rough mix di Hyaena nelle ore fra il soundcheck e il concerto. L’altro è una ragazza bionda, vestita quasi come una figurina da torta nunziale (nel ruolo di damigella), amica di Robert Smith con cuoi comincio a scambiare due parole nel fango circostante il Teatro Tenda: io ho dei boots (probabilmente dei Johnson’s) lei delle scarpine di raso; si chiama Heidi.

°     °     °
La sera del 9 giugno dopo il concerto alla Academy si finisce tutti al private party presso il pub King’s Head (nella City): chiuso per l’occasione, è gestito da un amico della band.
Vengo presentato al nuovo chitarrista: John Valentine Carruthers.



°     °     °
Valigie e i Pezzi di buio
Rientrai a Milano, riportando anche un po’ di quanto già avevo comprato, per le elezioni europee del 17 giugno 1984.
Ripartii per Londra subito dopo, mi pare da Malpensa, nella mattina del 18. In attesa del volo notai 5 ragazze, sicuramente più giovani di me di qualche anno: fresche ed affiatate, qualcuna pareva anche carina.
Le ritrovai a qualche posto da me, dietro o di fianco, sull’aereo e si cominciò a chiacchierare: confesso che esibii il mio “AAA” laminato dello Hayena Tour per rompere il ghiaccio e si passò all’argomento musica. Tutte simpatiche, genovesi, diciottenni nel 1984 prima o poi: Patty, Irene, Antonella, Paola e Giovanna; ma con le prime due legai subito, soprattutto con Patrizia quando mi dichiarò che le piacevano Adam and the Ants e le chiesi: “hai una frusta in valigia”?
Diedi loro mio indirizzo e numero di telefono, ma il mio landlord si dimenticò (sic) di dirmi che avevano telefonato: ci si rincontrò per caso in King’s Road con Patty ed Irene e si combinò di vederci una sera.
Ricordo che andai a casa loro, dalle parti di Brompton Road, forse, quei bei mattoni rossicci. Mi accolse una stanza grande che mi rammentò subito il rifugio di Paul e Elisabeth ne Les Enfants terribles: ma qui era stesa sul filo ad asciugare la coloratissima biancheria delle ragazze.

Poi si andò da qualche parte, quella volta od un’altra a Covent Garden.
Ricordo però che Irene mi disse che lei si sentiva un “Pezzo di buio” e me lo raccontò mentre scendevamo a rotta di collo io e lei la scala a chiocciola di una stazione di metropolitana, gli altri dietro (magari usando l’ascensore).




°     °     °



                                                                                                                      Steg





© 2020 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.


[1] La parte francese del titolo è l’omaggio ad uno di quelli più evocativi, per me, entro la serie di storie brevi di Corto Maltese: il titolo esatto è ... Et nous reparlerons des Gentilhommes de Fortune, storia del 1970 che tratta di una specie di caccia al tesoro, ma in fondo si parla di persone un po’ speciali, non allineate, i gentiluomini di fortuna, avventurieri o pirati, anche Corto Maltese.
Per me sono echi lontani, come vederete.
[3] Che già mi aveva omaggiato del suo Pass AAA dei concerti londinesi al Royal Albert Hall della band: diverranno Nocturne: album e video.