"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



domenica 17 settembre 2017

MARC BOLAN: 1977-2017


MARC BOLAN: 1977-2017

 

  • Marc Bolan: essere primo e morire da secondo, per primo. Rispetto a David Bowie.
  • Marc Bolan: morire secondo, dopo Elvis Presley.
  • Marc Bolan: essere una “superface” , un “very high number”, della scena mod in giovanissima età. Ma – di nuovo – essere già morto prima del sorgere della modrophenia del 1978-79.
  • Marc Bolan: padrino o quasi della onda punk (britannica) del 1977, ma molti lo etichettano come tentativo di suo rilancio.
  • Marc Bolan: dandy in the underworld è solo il titolo di una sua canzone? Perché il suo precipitare stilistico è spesso imminente, non occorre scomodare la letteratura in argomento.
  • Marc Bolan: maltrattato financo nella discografia “ragionata” postuma.
  • Marc Bolan: dopo quaranta anni dalla sua morte, egli sembra più un “si dice” che una tappa musicale importante, estinto come un Tyrannosaurus Rex piuttosto che celebrato come cigno elettrico, nonostante “tutti”: Siouxsie Sioux, Marc Almond e Bauhaus con gli altri “figli della rivoluzione”, … e – naturalmente – David Bowie.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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lunedì 11 settembre 2017

“ATTACCHEREMO PALAZZO MARINO IN FILOBUS” (i testi dei primi Decibel)


“ATTACCHEREMO PALAZZO MARINO IN FILOBUS”

(i testi dei primi Decibel)

 

 

Il 2017 è l’anno del ritorno sulla scena dei Decibel capitanati da Enrico Ruggeri.

Riascoltare i loro primi due album e quel singolo intermedio evasivo in quanto le canzoni altrimenti non disponibili ([1]) aiuta nuovamente a ricordare cosa succedesse a Milano a quei tempi e cosa rimanga oggi almeno nelle menti di alcuni, pochi invero.

 

Con tutta evidenza – tardiva – nell’autunno 1978 probabilmente non c’era (molto) tempo per ascoltare anche i Decibel, e forse nemmeno danaro in tasca per comprare anche quel disco ([2]): considerate un po’ quali furono le uscite di quei mesi, mentre si cercava ancora di assimilare il 1977.  

 

Con Pino Mancini (uno dei chitarristi del gruppo) divisi la classe alle scuole medie.

Ai Decibel tirammo qualche manifesto appallottolato in occasione del primo concerto (su due) che aprirono a Milano per Adam and the Ants: era il 16 ottobre 1978.

E allora? Non è questione di contarci fra superstiti 39 anni dopo, bensì di ricordarsi chi siamo, ancora, senza la pretesa di scavalcare le interpretazioni autentiche fornite da Enrico Ruggeri.

 

Il titolo del post evidentemente è una iperbole (anche perché a Milano nessuna linea filoviaria raggiunge Piazza della Scala) , ma “filovia” è nel testo di una delle canzoni del primo album decibeliano.

 

 

PUNK

 

“Figli di …”.

Questo è un disco milanese, e quindi i protagonisti hanno genitori che leggono il Corriere della sera ([3]).

Siamo fuori dall’ingranaggio se abbiamo capito di cosa si sta cantando. Ancora oggi siamo “i figli”, nel senso che non siano entrati a far parte dei “servi”.

Secondo un modo di dire, a sinistra c’erano i pirla con il Burberry’s, a destra invece quelli con la giacchetta di renna. Ecco noi ci siamo salvati dagli opposti estremismi modaioli oltre che da quelli non modaioli ma in divisa (vedi eskimo), semmai indossando un giubbotto di pelle nera.

 

“Paparock”.

La censura cattocomunista (per usare un termine dell’epoca) aleggia: ecco quindi che la voce di Ruggeri è alterata e il testo della canzone non è riprodotto con gli altri.

Per fortuna noi ci siamo salvati sia dal pontefice r’n’r, sia dai preti in maglione (CL o sinistra poco importa); non è accaduto a molti.

 

“LSD Flash”.

Sono tentato di dire “fate voi”.

Poco rock ‘n’ roll di vaglia. Il sesso come droga? Ma perché LSD: metrica?

 

“Superstar”.

Ruggeri su questa canzone ha già detto e scritto più volte tutto.

Io senza di lui continuo a non pensare a John Lennon, penso al filobus (linee 90 e 91).

Concludo che il protagonista della canzone non abbia ucciso il suo idolo, perché senza il suo idolo il fan muore.

 

“Il leader”.

Mirabile sintesi della vita studentesca fra licei e istituti tecnici italiani (e milanesi in particolare) fra il 1972 e il 1978.

Sorta di completamento a contrario di “Figli di …”, con essa si spiega perché altri (ed io) ci siamo salvati grazie alla musica e al punk in particolare.  

 

“New York”.

Questo è il mio tallone d’Achille.

Avendo visitato Gotham City sin dal 1975, ho sempre sentito ingenuità fra le righe.

Comunque un po’ di Lou Reed, di Taxi Driver e di scena musicale cui si anela sono evidenti.

 

“Col dito … col dito”.

Chi ha anche “solo” 40 anni non ha la percezione del femminismo militante, che però quaranta anni fa (appunto) si scontrava con i “cazzi duri” dei compagni maschi.

Alla fine era muro contro muro fra i due sessi, tale da portare anche – e in questo io plaudo – a una sisterhood che scavalcava quasi tutte le barriere politiche.

Ma ciò posto, la canzone critica i peggiori aspetti del femminismo.

Mentre io dedico queste righe alla mia compagna di classe Stefania Bosio, femminista e fascista, picchiata dal servizio d’ordine trotzkista del liceo con regolarità impressionante.

 

“Il lavaggio del cervello”.

Si chiude come si è iniziato: dichiarando la propria non accettazione della omologazione – con qualche contentino, stavolta non a rate ([4]) bensì calcistico – entro una massa non pensante.

 

 

 

“Indigestione disko”/ “Mano armata”

 

“Indigestione disko”: verrebbe da chiedersi se serve una analisi.

La “k” ricorda quella di “Kossiga” (Francesco; che la “meritò” come ministro dell’interno nel 1977): ovvero la accezione positiva del negativo che originò nel novembre 1962 con Diabolik si era persa.

La grandezza di questa canzone (troverete analogie tematiche nella solista “Generazione combustibile” ([5])) è il disprezzo per quella dozzinale evasione dal quotidiano che era ed è la spina dorsale della sconfitta del proletariato a sinistra ([6]) ma anche e ancor di più di quella piccola e giovane borghesia impiegatizia – di cui i figli di quei proletari arrivano a far parte – che teme di perdere quanto comprato a rate (allora poche) dai propri genitori.

 

“Mano armata” ([7]).

Il proletariato – politicizzato o meno – è incazzato. Ma cambiano i modi di esprimere la rabbia.

A Milano le “batterie” (così si chiamano le bande di delinquenti) sparano. Per i boss piccoli gregari giocano a poker o a dadi, nelle bische o alla luce dei lampioni di piazze ([8]).

Ecco quindi che questa canzone (di cui esiste anche una versione con un testo più duro) fissa l’idea dell’esproprio, che non è “proletario” per ideologia di estrema sinistra, bensì per uscire dalla dimensione sociale di partenza di chi lo compie.

 

 

 

VIVO DA RE

 

“Il mio show”.

Onestamente, vedo pochi proclami.

A parte una “marchiatura” bovina della ennesima donna sbagliata, che pretende cultura, lo skerzo forse è sparksiano.

 

“Supermarket”.

Non molla la rabbia anticonsumista del primo album, con ammiccamenti tezstuali a una trasmissione televisiva dedicata ai fumetti (“Gli eroi di cartone”).

La miopia di chi ascolta è evidente: è la estrema destra, e non la estrema sinistra, a criticare il consumismo; la seconda lo sfrutta.

Sul tema dei consumi Ruggeri tornerà molti anni dopo con “Centri commerciali”, ma questa volta il prezzo del consumismo è ancora più alto: solitudine non volontaria.

 

“Pernod”.

Come noto, questa canzone sventa un suicidio del suo autore.

Forse anche perciò una sua nuova versione è inclusa nell’album del 2017 Noblesse oblige.

 

“Ho in mente te”.

La cover di una canzone della Italia “complessista” ([9]) e “beat”; anni sessanta.

Certo avessero scelto “Pugni chiusi”, “Ragazzo di strada”, o “La quindicesima frustata” sarebbero stati più taglienti.

Prendiamola come la pausa in angolo fra un round e l’altro.

 

“Sepolto vivo”.

Bravi!: Edgar Allan Poe?

Kafka oppure The Damned o solamente Zio Tibia?

 

“Vivo da re”:

Quoi faire?

Autentico albatros ruggeriano, cui non credere quando anche nel 2016 egli sostiene il suo immedesimarsi in una rock star a lui estranea oppure futura.

Questa canzone sta a Enrico Ruggeri come L’infinito sta a Giacomo Leopardi, in quanto è la canzone, fra le più belle, per cui è più spesso ricordato.

Le stimmate del lost boy sono incancellabili, Ma per assurdo esse fanno male non a chi le porta, se questi accetta di portarle.

Opera musicale che mi pare insuscettibile di essere riferibile anche a una donna come voce narrante.

Non vi basta? C’è un mio post su di essa: http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2017/01/vivo-da-re.html .

 

 

“Contessa”.

Ancora vezzi musicali figli della nuova formazione: Steve Harley e i suoi Cockney Rebel?

Per tutto il resto rivolgetevi ai soliti critici musicali, anche recentemente smentiti da Ruggeri.

Il finale è ovviamente debitore di The Stranglers.

 

“A disagio”.

“Sepolto vivo” parte seconda?

Certo il tenore sia musicale sia letterario non si avvicina nemmeno alla tragedia – meno “ombelicale” di quanto si possa pensare – di “All The Madmen” di David Bowie.

Prendiamola dunque per ciò che è.

 

“Teenager”.

Vi dico Serge Gainsbourg e Jane Birkin.

Vi dico: Maurizio Arcieri e Christina Moser.

Cioè vi dico l’opposto di quanto declamano i Decibel. O no?: “rimani qui”.

 

“Tanti auguri”.

Gli spigolosi che non amano i compleanni.

Ricompare la “fossa” poeiana (qui faustiana).

fard”: se non è “Time” (ancora David Bowie ([10])) allora è la crepuscolare Gloria Swanson.

 

“Peggio per te”.

Indubbiamente esiste un problema: i Decibel (o Enrico Ruggeri) con le donne non vanno d’accordo a lungo.

Tranne con una: la destinataria di “Vivo da re”.

Occorre però essere sinceri e confessare la propria decadenza.

 

“Decibel”.

Necessariamente anthemica.

Eppure classica come l’ultimo saluto di Leonida alla propria moglie prima di partire per le Termopili.

Vinti mai: si muore solo in battaglia, la propria, dunque esistenziale. 

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Una stranezza per l’Italia, tipica prassi invece nel Regno Unito per tutto quanto originasse dal punk.
[2] Ed infatti la mia copia me la vendette Tonito.
[3] Già esistevano La Repubblica, il Giornale (allora “Nuovo”) fra i quotidiani del mattino.
[4] Repetita juvant? Comunque allora non c’erano TAN e TAEG.
[5] Dall’album Polvere.
[6] Sconfitto dalla pelliccia di (finto) visone per la moglie.
[7] Non esiste una norma che parli testualmente di “rapina a mano armata”, ma convenzionalmente tale è quella considerata nel’articolo 628, comma terzo, n. 1), del Codice Penale. 
[8] Come quella di fronte alla stazione ferroviaria di Porta Garibaldi.
[9] Si chiamavano “complessi”, allora. Poi sono venuti i gruppi e quindi le band.
[10] Ognuno ha i suoi riferimenti.

sabato 26 agosto 2017

JON SAVAGE: “IN ONORE DI” (Sketches series - 28)


JON SAVAGE: “IN ONORE DI”
(Sketches series - 28)

 

Questo post si pone quasi come provocazione, ma non quantitativa, esistono scritti di questa serie certo più brevi.

 
Quando penso alla letteratura musicale, sia essa consistente in articoli oppure in monografie, usualmente per me si tratta di colmare vuoti informativi.
Alla mente mi sovviene Lester Bangs, giornalista statunitense, quale primo nome.



Se si passa agli artisti, spesso sono autobiografie e allora si confida nella onestà intellettuale degli autori ([1]) oppure si rimpiange qualcosa: se David Bowie avesse tentato seriamente di descriversi, e perché Paul Weller non lo fa ([2])?

 

Ma torno al giornalismo (può essere giornalismo anche un libro) e arrivo al soggetto di queste righe.
Jon Savage, londinese e anagraficamente quasi troppo vecchio per il punk (come Caroline Coon ([3])): classe 1953; se non fosse che egli ha cominciato a scrivere col punk, attraverso la sua fanzine (anno 1976) intitolata London’s Outrage.

 
Professionalmente si forma l’anno dopo presso Sounds, eterno numero tre fra i tre settimanali musicali britannici ([4]), dei quali oggi ormai non esiste più traccia (e reggeranno le emeroteche fisiche?).

 
Egli è (o per lo meno è stato) il proprietario del mappamondo utilizzato come “prop” nell’unico “film punk” mai realizzato, se non fosse che ormai era quasi troppo tardi ([5]): Jubilee di Derek Jarman (in quella che è la sua immagine simbolo il mappamondo sta fra le mani di Jordan nei panni di una Britannia corrosa come lo era la società anglosassone del tempo).

 

L’autorevolezza Savage la conquista ([6]) con un libro che al tempo poteva considerarsi quasi impossibile: England’s Dreaming – Sex Pistols and Punk Rock, titolo mutuato appunto da un verso dei Sex Pistols ([7]), pubblicato dalla autorevolissima editrice Faber and Faber nel 1991 (autunno) e degno di edizione con copertina rigida e sovracoperta.
Autorevolezza non più persa, checché ne possa dire qualche detrattore.

 

Ogni tanto riprendo in mano un bel volume che racchiude molti degli articoli pubblicati da Savage fra il 1977 e il 1995 ([8]) intitolato Time Travel ([9]).

 

È proprio rileggendo articoli di questo autore compresi in quel “viaggio nel tempo” che ho pensato a come si onorano gli insigni giuristi, preferibilmente ancora in vita, almeno in Italia: con degli “studi in onore di” ovvero libri che raccolgono scritti redatti ad hoc da altri giuristi, su temi riferibili alla insigne figura onorata dai colleghi.


Evidentemente nulla di ciò può accadere nel mondo della musica scritta, ma Jon Savage, che non mi stanco mai di rileggere, ormai andrebbe sfilato dalla saggistica di genere e essere inserito in un panorama più autorevole, come lo è lui.
E magari sarebbe anche ora di un nuovo volume che parta dal 1996.

 




My, a bit worn, copy of the first edition 

 

Less, worn, again my copy of the first edition 



                                                                                                                        Steg

 

 

 

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[1] Ciò non toglie che io debba ancora leggere quella di Marc Almond.
[2] Weller che aveva aperto una casa editrice, eccetera.
[3] Autrice di un bel libro raccolta di suoi articoli: 1988 - The Punk Rock Explosion. Ma lei non fece mai parte effettivamente della scena
[4] New Musical Express e Melody Maker gli altri due.
[5] Tanto che mancano nella colonna sonora Siouxsie and the Banshees i quali ormai erano già altro e avevano finalmente firmato un contratto fonografico.
[6] Avendo già scritto su The Kinks alcuni anni prima.
[7]There is no future/In England’s Dreaming” (“God Save The Queen”, 1977: Rotten/Matlock/Cook/Jones).
[8] Mente il sottotitolo: From the Sex Pistols to Nirvana: pop, media and sexuality, 1977-96.
[9] Chatto & Windus, 1996.

venerdì 25 agosto 2017

A REVIEW FROM THE SNIPER: CLINTON HEYLIN’S BOOK ON PUNK YEAR(S) ZERO (Sniper series – 34)


A REVIEW FROM THE SNIPER:

CLINTON HEYLIN’S BOOK ON PUNK YEAR(S) ZERO

(Sniper series – 34)

 

I read quite a number of books on punk and Sex Pistols: since the very end of 1977.

I also appreciated Clinton Heylin pivotal From The Velvets To The Voidoids.

Thus I approached his last work (having opted for the “special edition” purchase, being cheaper than the standard!) with the adequate tools.

 

Anarchy In The Year Zero (subtitled The Sex Pistols, The Clash and the Class of ’76, published in 2016 by Route, Pontefract, UK) declares itself (see foreword and introduction) to be a definitive account, considering Jon Savage England’s Dreaming drawbacks caused by lack of information at the time and by not a great amount of space being dedicated in it to Sex Pistols themselves.

 

Heylin’s opus does not meet its own declared standards for various reasons: completeness is not synonymous with repetitions; text in the work/footnotes is sometimes duplicated in footnotes and/or appendixes; discography has some flaws even when not considering that in the same 2016, just months after completion of the book, four Sex Pistols live recordings had official release (a coincidence?).

 

Some reviewers blamed lack of space in the book for bands like The Stranglers, I find the same pages more biased against anything which is outside Heylin’s tastes (I wonder when he discovered punk): fair enough Eater did not save the world, still Andy Blade years ago wrote a great book: The Secret Life Of A Teenage Punkrocker – The Andy Blade Chronicles.

 

The author’s style sometimes is really appalling: In two subsequent pages we have “manic street mavericks” and “A-bomb under Oxford Street” (pp. 219-220: I haven’t been in touch with Niky Wire or Paul Weller, but …).

This is not a book you will read in two days, even if the English used is quite accessible.

 

Final verdict: a lost occasion, although a book worth having for references; but even with them you need a “grano salis”.

 

 

                                                                                                                      Top Shooter

                                                                                                                      Stegr

 

 

 

© 2017 Top Shooter

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sabato 1 luglio 2017

SUICIDI LETTERARI (Tombstone series – 37)


SUICIDI LETTERARI
(Tombstone series – 37)

 

Caduti sotto il fuoco amico della propria maturità classica.

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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SIC TRANSIT … (Tombstone series – 36)

SIC TRANSIT …
(Tombstone series – 36)


 

 

Chiedete a Woking chi è Vasco Rossi.

Chiedete a Modena chi è Paul Weller.

Fine.

 

 

                                                                                                                        Steg

 

 

 

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mercoledì 10 maggio 2017

TASTING VINTAGE URGENCY The Gags, Milano (Italy), punk and beyond, posthumous albums yet to be published)


TASTING VINTAGE URGENCY

(The Gags, Milano (Italy), punk and beyond,

posthumous albums yet to be published)

 

What follows are the liner notes in their final English version of almost 20 months ago for the anthological album by The Gags, it has not been published yet.

As it unfortunate when some “own creations” lay forgotten, and given the fact that life does not wait ([1]), I took the decision to publish them, with very little variations in square brackets.

When the album will be published it may be that my notes will be used in full, partially or not at all. It will not be the first time something like this happens.

 

 

 

The Gags are (were) a Milanese band, hence an international one.

All the artists born in Italy “because of punk” were “from X” or “from Y”, bar those coming from my city (Milano) who – also due to their lack of geographical parochialism – found themselves living in an urban dimension (without the city there would have not been anything, even Rosso Veleno said that) in which we used to buy the current NME issue at Stazione Centale (the main railway station) or at Victoria Station (some even at Paris Gare de Lyon).

 

Such distinctive feature made the Milaneses even too much immune from others’ bad habits, hence the former ones always wanted to do everything on their own, and, often, only for them and some friends, as it happened with Mittageisen 7” single.

After all, if there was no future, what had to be “witnessed” ( a word dear to national hippies) with some “sound documents”? Nothing.

 

The story of “punk and then” in Milano is, by now, well documented, even with my opinions ([2]), thus these notes are just from a different angle, especially due to the fact, strange but true, this anthology of The Gags shall be in the ears and hands of hypothetical younger brothers and nephews (we are like characters of imagination: our families are unconventional) of those of 1977, I wrote seven not eight ([3]).

No “this song is about” in these notes, I am not a musician, it bothers neither me, nor The Gags that I express myself about the tiny details of the album contents.

 

After years of invisibility and of more no future, a few chapters added to their lives, an elite numerous enough for not knowing each other when meeting in a shop of “records and other” ([4]), in the Autumn of 1995 literally appeared a CD nobody was expecting. The result of the work of the two unexhausted and tireless gagsian souls Glezos ( Anx Army) and Paolo M. ( P. T. Damper) here it is, better voilà, on the shop-shelves, SEXY, IPNOTICO Very Original Punk, the first release by the label “El Passerotto” (cat. n. VSOP 101).

The first eleven of the seventeen songs which constitute the album, discarding chronology, are indeed The Gags’ ones: as always you have to decide: with them or against them. Like it or hate it.

The smell of Anx Army, Lamb (who subsequently left hence AA took the guitar role too), Bite (and Stuart towards the end), Ugg Nist (who steps in for Gear …) repertoire is that of army surplus clothing, black rubber paving underground stations (red and green lines), as well as that of gigs lived (and I mean it) mainly, because of their and our state of mind, in the lands of Albion and, with great effort to get them, MC7 filled with audience mono recordings and further recordings (still mainly one channel only) from John Peel sessions which are listened immerse in Lombardy smog.

 

I don’t know if the so rich booklet to be opened into a poster (there is also a promo version of it which is slightly different; being a tactful person I am not telling you about the press file) of that CD had been able to make those who were not there in those in-between two decades days live that dirty but inebriating (not intoxicating) air under the grey (no sun, no shade) of Italy’s economic capital few skyscrapers.

Certainly it was a liked adventure because – promotional releases aside – more is published including material from “The Toggles” (in Italy most think about “gag” only as a “skit”, don’t ask me why), then in 2004 a monographic release for The Gags: Criss-Cross (1979-1981) (VSOP 108) which in its promo version includes also eight more tracks.

Meanwhile, the “Milanese KIAs” of seventy-seven ([5]) are already in intolerable number. Furthermore, some of those who loved the prized cuvée gave him/herself to a musical teetotalism which is hurtful for its practitioners.

Thus no exact overlapping among those who have in their discothèque, keeping it at correct temperature, the “vintages” ([6]) 101 and 108. “Years” which never disappoint.

 

We now reach, after the new album Who’s Afraid Of Virginia Fetish? In 2008, a true twenty years after. We reach [there was a title – given the uncertainties, I omit it].

This time there is not only a lack of objective coincidences, but more; this new anthology is a completely new album with 15 [or else] of the 18 [or else] songs included completely unreleased in any form and the remaining are alternate versions. Furthermore, any release by “the sparrow” label has always gifted its owners with packagings which are per se beautiful and this time you have to see for yourself.

And again, there will be no total correspondence among those who will listen to this new collection, plus there will be the usual latecomers which will remain with empty hands. 

 

According to a certain reading of the term, a fetishist is a lover of the detail, a collector, a perfectionist …. Well, here we are.

 

The caveau of The Toggles will grant us further surprises: I am almost certain.

For instance, almost all are requesting the official, complete, release, of their sole concert: the legendary show held on the 11th of February 1980 in Milano, at the Teatro dei Chiostri for an, invitations only, “sexpeople rendez-vous”.

 

May I add: why not also (but not only) a book collecting artworks, used and unused, and pictures?

 

What about the title of these notes? Well, I was thinking about it the night I have been kindly commissioned to write them: The Gags continue to keep a healthy urgency, even when one of their songs is tasted for the first time after so many years.

In other words: the urgency can age and still remain intact when you need it to be such.

 

Not forgetting to “be happy mosquitos!”, until the next gagsquad elpee.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] I wrote a post in 2014 referring to a couple of deaths: you may count how many other artists died since then. The post is: http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/scricchiolano-le-colonne-e-forse-e-ora.html .
[2] I am not selfish, but in my blog - http://steg-speakerscorner.blogspot.com/ - I wrote and told about it with the discipline of a chronicler from my very first post (which has a translation in English, by the way) and gave, in many of my writings, adequate bibliography and discography for starting a search. Just look for by using the label-words “punk” and “Milano”, especially in the footnotes (which abound). Some parts of the posts in Italian have been published on paper too.
[3] In Italy many think punk was born one year after the UK explosion.
[4] Curiously enough, in Milano after “Tape Art” went AWOL a shop by the name “Supporti Fonografici” (that is “phonographic devices”) opened.
[5] I use these English words also in Italian to have readers always remembering if they were or not “there” in that year.
[6] Indeed, the origin of the word is “vin d’age”.