"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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domenica 3 febbraio 2019

SELF LOVE KILLS (Sniper series – 39)


SELF LOVE KILLS
(Sniper series – 39)

 

Talvolta, ammiro le persone con molto amor proprio.

Poi penso alla pubblicità di una catena di supermercati, alla morte a 39 anni di Boris Vian e alla Queen of Hearts di Alice in Wonderland: “Now, here, you see, it takes all the running you can do, to keep in the same place. If you want to get somewhere else, you must run at least twice as fast as that”.

 

Così mi critico ancora una volta, rivolgo anche un pensiero a Raymond Radiguet (morto più giovane di Sid Vicious) e vedo di affrettarmi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2019 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera – compreso il suo titolo – e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.

 

mercoledì 24 giugno 2015

PANEM ET CIRCENSES – 2 (Boris Vian)


PANEM ET CIRCENSES – 2
(Boris Vian)

 

Proseguo con un altro mio chiodo fisso francese (cui ho dedicato un post talmente didattico che pensavo di non aver ancora scritto su di lui nel blog).

 

Il materiale abbonda, ma questo breve filmato mi pare perfetto per compendiare a quanto ho scritto (http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/11/boris-vian-lingegnere-eclettico.html):
https://www.youtube.com/watch?v=djo3ZaOhr2g

 

Inciso: non sono “in ritardo”, ben so che ieri era l’anniversario della sua morte.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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giovedì 26 dicembre 2013

PHIL SPECTOR (Sketches series - 8)


PHIL SPECTOR
(Sketches series - 8)

 

Questo post o è ultroneo o è essenziale.
In un mondo ideale (o patologico a seconda dei punti di vista) non dovrebbero leggerlo coloro che più spesso visitano il mio blog (in quanto non giovanissimi e pertanto attirati dagli argomenti che tratto). Ma non e` detto.

 

Nel 1980 il punk è ormai sepolto, e spesso si cercano ragioni per sputare sulla sua tomba ([1]). Quindi la pubblicazione del quinto album dei Ramones, End Of The Century, prodotto nel 1979 da Phil Spector, anche produttore di The Beatles (inserite voi il titolo), è un altro chiodo nella bara.

 

Ma chi “era” quel tipo piccolo e magro, vestito di bianco, scarrozzato su una Rolls-Royce con autista ([2]), che vende la droga ai due protagonisti di Easy Rider ([3])? Si tratta di Phil Spector.

 

Insomma, sbollite le proprie intolleranze giovanili, ogni persona intelligente e curiosa si andava a fare qualche ricerca su Mister Spector, prima di internet, per capirne e saperne di più.
Adesso è facile, ma intorno al 1990 su questa enorme figura della musica contemporanea esisteva solo una biografia letteraria osteggiata dal suo soggetto  (certo la lessi) e poco altro.

 

Perché sto scrivendo di un uomo con aneddoti che per tutti i distratti già apparivano un quarto abbondante di secolo fa più superficialmente interessanti dei “suoi” (ma anche oggettivi) traguardi musicali.

 

Quando nel 1991 fu pubblicato quel definitivo (il che non mi ha impedito qualche altro acquisto) cofanetto di 4 CD ([4]) che ancora oggi è Back To Mono, il mondo apprese cosa fosse e cosa è Phil Spector per la musica: l’ideatore di un suono, il fagogitatore degli artisti da lui prodotti i quali, spesso, erano poco meno che sue creature (per questo Ronnie Spector, appunto, non sarebbe stata molto senza quello che per un po’ di tempo fu anche uo marito e le cucì addosso anche The Ronettes).

 

Come per Brian Wilson, non posso aggiungere altro, pena diventare io inutile oltre che incompleto in una serie che è incompleta per definizione.

 
Ma come mai questo post proprio in questi giorni? Chissà cosa ascoltate come canzoni natalizie, voi!

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 
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[1] Per dirla alla Vernon Sullivan, cioè Boris Vian.
[2] Argomento degno di approfondimento: con o senza autista? Beh direi con autista, con diritto di dare la giornata libera all’autista, il/la quale avrà divisa con stivali e cappello con visiera.
[3] Film da vecchi, se non fosse che occorreva fare carte false per un minorenne nel 1977 per vederlo e lo hippy è solo Peter Fonda, non Dennis Hopper, anche regista del film oltre che tardivo monumento di mezzo secolo di ribellione giovanile, con causa o senza.
[4] Nato e vissuto in formato CD, basta con il vinile a tutti i costi.

martedì 1 ottobre 2013

SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)


SERGE GAINSBOURG (con post scriptum)

 

Per me Serge Gainsbourg muore la mattina del 3 marzo 1991 in un albergo decaduto, come molti, di Venezia.

In realtà egli era morto il giorno prima, a Parigi, intorno alle 15.30 ([1]).

Si rimarca che avrebbe dimenticato di assumere la sua “pillola per il cuore”; proprio come era accaduto a Boris Vian, in parte suo mentore, il giorno del suo decesso (nel 1959).

 

Serge Gainsbourg (altrove ho preso spunto da questo artista per un post che non ha avuto molti lettori ([2]); credo egli si meriti qualche pensiero in più) ha avuto diritto, a tutto il 2013, a tre cofanetti qualificati come “integrali” ([3]), il primo e il secondo, fra l’altro, in due edizioni ([4]).

Scontenti della seconda, i fan più appassionati si sono lamentati anche della terza, constante di 20 CD ([5]).

Il suo, reputato, album capolavoro: Histoire de Melody Nelson, è stato ripubblicato in un’edizione in doppio CD (cum DVD) nel 2011, ovviamente con qualche registrazione inedita rispetto alla terza integrale ([6]).

E così via.

 

La maggioranza dei, pochi, italiani che sanno chi fu Serge Gainsbourg di solito hanno in mente soltanto la canzone “Je t’aime, mois non plus” in duetto con Jane Birkin: “roba scollacciata”.

Incidentalmente, Jane Birkin, probabilmente la “più donna della sua vita” è una sorta di Dennis Hopper al femminile in termini di vita artistica e non ([7]).

Belle donne: se Giovanni “Gianni” Agnelli parlava “con le donne” (e non “di donne”), gli altri parlano delle donne di Gainsbourg: anche una non bella come Brigitte Bardot è meglio di Jacqueline Bouvier Kennedy, ma sulla giovane Catherine Deneuve non si discute, e mi fermo qui.

 

La sua traiettoria artistica è spesso riassunta nell’ultima parola del titolo della prima integrale, che egli aveva definito il suo sarcofago: venuto meno Serge, quel cognome Ginsburg (che già aveva modificato moltissimi anni prima ([8])), diventa uno pseudonimo roco, come la sua voce.

 

Se, come dottamente osserva Jeremy Reed ([9]) a proposito di chi se la comprò prima fra i giovani di successo d’Albione, anche nella decade successiva l’acquisto di una Rolls-Royce è quasi obbligatorio ([10]), dunque non stupisce più di tanto se anche Gainsbourg ne compra una nel 1970, ma lui non ha la patente e non sa guidare.

 

Gainsbourg è un esteta anche se non si direbbe.

Ecco perché le fotografie (soprattutto degli interni) della sua casa, non grandissima, in cui trascorse oltre vent’anni – 5bis Rue de Verneuil, Paris 7e Arrondissment (dunque Rive Gauche) – finalmente mi disvelano finalmente una familiarità stilistica che non riuscivo a spiegare.

Quelle stanze, cariche ed ingombre di oggetti sono un clin d’œil di un’altra, ben più grande per dimensioni e fortemente voluta, fortress of solitude ([11]): il Vittoriale dannunziano.

 

Maitre de la provoc, evidentemente, ma non solo per “ragioni motoristiche”.

Lui ebreo, si inventa un album dal titolo Rock around the bunker ([12]) prima delle croix gammée del punk ([13]).

 

Grande autore ([14]) anche per altri artisti, rammento (Alain) Bashung di Play blessures, fino alla fine dei suoi giorni.

C’è anche chi dice che il suo vero successo fu dovuto a dei jeune fiston della banlieu: i Bijou nel 1978 ([15]).

Certo è che da allora questo apparente ometto (ben più alto di quanto sembri) diventa poco a poco un gigante, cui si consente quasi tutto: catch him alive while you can?

 

Chissà cosa avrebbero bevuto e fumato insieme Serge e Carmelo (Bene) se si fossero incontrati diciamo prima del 1985.

La dieta gainsbarriana era di Gitanes e alcool, con il Pastis 51 diventato 102 per i dosaggi prescelti, quella pro die del genio pugliese anch’essa tabagistica (si dice una stecca) innaffiata con due bottiglie di scotch Ballantine’s.

 

 

POST SCRIPTUM DEL TRENTENNALE

 

Secondo i numeri 111 e 112 ([16]) del mensile musicale - britannico - Shindig! per decenni la copertina di quello che è considerato lalbum capolavoro di Serge Gainsbourg (e Jane Birkin?) Histoire de Melody Nelson [17] ha avuto i crediti riferiti ai partecipanti alle registrazioni in parte sbagliati.
Solamente la redazione e pubblicazione de Le Gainsbook nel 2019 ([18]) avrebbe rimediato a ciò.
Il che significa dover emendare non pochi libri nella parte in cui si occupano di HMN.

 

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di quellalbum, quindi, ma soprattutto il trentennale della morte di Gainsbourg.

Al momento pare tutto piuttosto tiepido in Francia, a parte uno speciale della rivista Les Inrockuptibles.

 

Giusto per: riordinare le idee, mettere qualche puntino sulle “i” e riflettere per l’ennesima volta sulla caducità della fama.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

© 2013 - 2021 Steg, Milano, Italia.

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[1] La notizia mi arrivò dalla radio nella mia camera (non c’era televisione): alla fine di un GR RAI mattutino.

[2] Vedi “Quando un libro è ben documentato, può portare molto lontano (ovvero da Serge Gainsbourg all’infinito francese)”. Ivi anche qualche riferimento bibliografico.

[3] In Francia quando si ottiene la intégrale è una consacrazione.

[4] Quella del 1989, intitolata De Gainsbourg a Gainsbarre, passata nel tempo da 9 a 11 CD (vennero aggiunti due CD costituenti semplicemente gli ultimi due album di studio dell’artista); la successiva del 2008, Gainsbourg … Forever, comprendente inizialmente 17 CD più uno di inediti (poi eliminato).

[5] Sono ormai tutte rarità, compresa l’ultima che viaggia sui 200 Euro e oltre (un 25% in più del prezzo originario).

[6] Dello stesso anno ed eponima al suo contenuto.

[7] Primo matrimonio con John Barry, ovvero il compositore delle colonne musicali e sonore più celebri della saga cinematografica di James Bond.

Una piccola parte nel film Blow-up di Michelangelo Antonioni.

Sorella maggiore di Andrew Birkin, cui si deve una splendida opera letteraria (del 1979) dedicata a James Matthew Barrie con riferimento a Peter Pan (contestuale ad una sua versione televisiva (per BBC) molto bella e una meno suggestiva più recente versione cinematografica): J.M.  Barrie and the Lost Boys.

[8] E pretendeva di avere come nome di famiglia Ginzburg per vezzo.

[9] Nel libro The King Of Carnaby Street.

[10]I drive a Rolls-Royce/’cause it’s good for my voice” canta Marc Bolan in “Children of the Revolution”.

[11] Per una volta Superman è meglio di Batman: nel nome del suo rifugio.

[12] Uno dei pochi francesi non ridicolo quando canta in Inglese.

[13] Thelonious Monk nel 1968 con Underground si era permesso una bandiera nazista in copertina, ma l’alto ufficiale delle SS ivi riprodotto era legato.

[14] Come spesso scrivo, la vera ricchezza patrimoniale è ad appannaggio delle opere musicali e non delle registrazioni delle medesime.

[15] Rinvio al bel dossier contenuto nel numero 6 di Schnock del marzo 2013.

[16] Gennaio e febbraio 2021, rispettivamente.

[17] 1971: “HMN”. Rinvio per il resto al volume citato di seguito.

[18] S. MERLET (sous la direction de), Le Gainsbook – En studio avec Serge Gainsbourg, Paris, Editions Seghers, 2019.

mercoledì 30 novembre 2011

BORIS VIAN: l’ingegnere eclettico



BORIS VIAN: lingegnere eclettico

Dato il suo eclettismo, scrivere in un solo post Boris Vian, francese e noto soprattutto come autore in ambito letterario, è impossibile e anche poco logico.

Piuttosto che “affrontarlo” partendo dai suoi romanzi più famosi, il modo migliore per scoprire Boris Vian è partendo da Vercoquin et le plancton.
Oltre ad essere un romanzo molto divertente ([1]) ha il pregio di portare alla luce quelle che saranno e sono le follie della Comunità e della Unione Europee qualche decennio dopo: cioè le misure standard per le banane (o le mutande, cambia poco).
Per i cultori delle tribù giovanili, è anche interessante in quanto si tratta di uno dei pochi testi in cui si descrivono gli zazous.

Più accessibile in lingua originale è la raccolta di scritti La belle époque (variétés) ([2]).
Dopodiché è al gusto del lettore (e del rischio nel comprendere ciò che Vian scrive se si sceglie la sua madrelingua) addentrarsi in altre opere letterarie di questo personaggio geniale (se non un genio e basta).

A differenza di Roger Nimier (sono pressoché contemporanei, Vian morì d’infarto il 23 giugno 1959 a 39 anni mentre assisteva alla proiezione di un film tratto da un suo romanzo; Nimier a 37 anni) per Vian il problema è l’abbondanza: abbondanza di edizioni, abbondanza di studi e biografie, anche i libri riccamente illustrati non mancano.
Però appena ci si sposta nell’ambito delle edizioni italiane il panorama assume toni piuttosto poveri.
Quindi oltre alla ricerca dell’usato fuori catalogo, si deve magari faticar un poco in lingua originale, meno ostici sono i due “polizieschi” scritti con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, oppure procedere con altri scritti giornalistici e magari per i romanzi accontentarsi della buona raccolta economica Boris Vian - Romans Nouvelles Oevres Diverses della collana “Classiques Modernes”, nella serie La pochoteque (Le Livre de poche), curato da Gilbert Pesturau (introduzione e note) anziché procedere con i due volumi pubblicati nella collana La Pléiade nel 2011.

Essendo Vian un personaggio della vita notturna parigina di St. Germain, consiglio anche – è molto illustrato il suo Manuel de Saint-Germain-des-Prés ([3]).

Infine, è davvero impossibile non consigliare una biografia, diversamente l’immagine di questo grandissimo personaggio sarebbe non appannata ma davvero monca. Personalmente preferisco quella di Noël Arnaud, Les Vies parallèles de Boris Vian, in alternativa c’è la non originalissima nel titolo, Boris Vian di Philippe Boggio.


                                                                                                                      Steg



© 2011 Steg, Milano, Italia.
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[1] Per chi non conosce benissimo il Francese, se reperibile va benissimo la traduzione italiana: Vercoquin e il plancton, Milano, Corbaccio 1994.
[2] A cura di C. RAMEIL, Paris, Christian Bourgois éditeur, 1982.
[3] Ne pubblicò una versione italiana la Editori Riuniti, anni fa. Vale la pena di investire in una edizione completa, anche se copia usata, fra le prime, piuttosto che in una economica.