"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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sabato 8 febbraio 2014

CHOLAME: DEANABILIA (Sketches series - 11)



CHOLAME: DEANABILIA
(Sketches series - 11)

 


Arrivo a Fresno a fine giornata, dalla montagna.
Il sole al tramonto mi colpisce dritto negli occhi e guidare è molto faticoso anche se la strada è dritta e facile: sono raggi che vincono i miei occhiali Wayfarer pieghevoli e la protezione data da quelle piccole tavolette paraluce che ancora esistono nelle automobili.

Allora capisco il povero Donald Turnupseed.

 
Perché arrivo, io, da Cholame.
Arrivo in quanto ho voluto andarci, con un itinerario altrimenti privo di senso.
Dovevo sentire quella strada statale, passare di lì, se del caso essere investito e avvolto nello spirito del mito, oppure sentire il grottesco sapore del cattivo gusto necrofilo. Ma dovevo farlo.
 
Cholame: se sai pronunciarlo o, almeno, percepirlo è uno dei sinonimi di James Dean.
 
“Il” luogo si rivela per ciò che è: un punto di ristoro (Jack Ranch Cafè) con qualche – discreto, comunque non pacchiano – oggetto ([1]) a ricordare il Caduto del 30 settembre 1955.
Poi c’è la scultura intorno all’albero, sassolini da giardino zen, pagata dal magnate nipponico Seita Ohnishi. Su di essa frasi tratte da Le Petit Prince, a riprova di ... ([2]).
Ma erano quasi vent’anni fa.
 
Little Bastard on the way to Salinas …
 
 
                                                                                                                      Steg
 

 
 
POST SCRIPTUM
Ho trovato un bel cortometraggio, intitolato Two Friendly Ghosts: James Dean e Donald Turnupseed si incontrano post mortem, nel 2011, a Cholame, all’incrocio. La regia è di Parker Ellerman.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
© 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/, Milano, Italia.
© 2014  Parker Ellerman per la fotografia in calce. 
Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.
 


[1] Ivi ho comprato la mia copia del volume di fotografie di Sanford Roth intitolato James Dean - The memory of the last 85 days, una pubblicazione giapponese.
[2] Beh, qualche volta faticate anche voi, anche perché se non mi capite o non vi incuriosite, semplicemente quanto io scrivo qui non significa nulla per voi. Non è una critica, ma un dato di fatto.

sabato 3 novembre 2012

ORSON WELLES: UNA VITA IN DISCESA?


ORSON WELLES: UNA VITA IN DISCESA?

 

Sono stato affascinato da Orson Welles sin da quando venni a conoscenza che suo era il film da tutti ritenuto il più grande capolavoro del cinema, il suo primo lungometraggio da regista, del 1941: Citizen Kane ([1]), e – contemporaneamente – lo dipingevano come un fallito nella vecchiaia disposto a recitare in quegli spot pubblicitari televisivi italiani noti come Carosello.
Dovevo essere ancora studente di scuola media inferiore quando ebbi questa informazione fondamentale.
 

Ecco, fra questi due estremi ognuno può esplorare questa figura anche fisicamente imponente, se non addirittura dominante.
Per me egli è (altresì) un Ernest Hemingway “venuto meglio” ([2]), che si scola bottiglie di champagne nell’unico livello in cui ha significato lo Harry’s Bar di Venezia ([3]) cioè quello che soffre dell’acqua alta ([4]).
 

Certo è senza un Nobel il colosso di Kenosha, Wisconsin, ma come scrisse Niccolò Machiavelli i titoli da soli non sono significativi delle persone al contrario sono queste ultime che “li illustrano”.

 

Grandi film realizzati e grandi film non realizzati.
Ecco per esempio l’asse ideale fra Welles e James Dean con un The Little Prince (ché uscì prima negli USA e poi in Francia) da entrambi sognato in versione cinematografica: cercate la sceneggiatura scritta dal primo.

 

Oppure un Don Quixote non completato, ma iniziato.

 

E che dire, per coloro ([5]) che hanno nel cuore Apocalypse Now ([6]), del progetto di una trasposizione su celluloide di Heart of Darkness di Joseph Conrad? Esiste solo qualche prova.

 

Tori e corrida per Hemingway, Welles e Dean. Per inciso.

 

Ma prima del capolavoro dei capolavori per il grand ecran, c’è il gesto ancor più ribelle: forse invidiato da Guy Debord o da Malcolm McLaren: la invasione dei marziani, nel 1938. Solo una lettura radiofonica dalla War of the Worlds del suo quasi omonimo, già illustre H. G. Wells: il 30 ottobre ([7])?

 

Ma non si vive di sola rendita: si pensi a un successo commerciale come quello de The Lady from Shangay che vede protagonista sua moglie Rita Hayworth.
Più sottili forse Touch of Evil oppure The Third Man (non una sua regia) ([8]).
 
Poi c’è quel progetto, ultimato, che è Confidential Report (o Mr. Arkadin, titolo con cui forse è più noto).
O quello strano prodotto filmico che ricordo con uno dei suoi molti titoli: F for Fakes.

 

Orson Welles aveva anche un bel tratto grafico, essenziale come quello di, suo ammiratore, Jean Cocteau.
Se potete, cercate il volume del 1982 di Maurice Bessy intitolato semplicemente con nome e cognome del grandissimo regista e sceneggiatore e attore: troverete degli splendidi esempi del disegno wellesiano.
 

 

                                                                                                                      Steg



 

POST SCRIPTUM

 
Per i più curiosi e pazienti, vale la pena di cercare su You Tube la versione di 2 ore e 44 minuti del documentario BBC: Arena – The Orson Welles Story. Ovviamente sarebbe bello se fosse possibile comprarne copia, ma al solito le masse assumono ben altro oppio audiovisivo.

 

 

                                                                                                                      Steg


 

 

© 2012, 2014 Steg E HTTP://STEG-SPEAKERSCORNER.BLOGSPOT.COM/ , Milano, Italia.
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[1] Lo preciso per te lettore/trice, il/la più giovane del blog per cui idealmente solo/a scrivo.
[2] La mia opinione più contraddittoria è forse su questo scrittore.
[3] Che non è il solo e storico nel mondo.
Ne esiste uno a Parigi ben più antico, già centenario, noto anche come Harry’s New York Bar, che con la “barra” dell’albergo Ritz di Place Vendome si contende il titolo di locale dove fu inventato il Bloody Mary. Of cockails and men...
[4] Dove i tavoli arrivano al numero 12, ma sono 14.
[5] Me incluso e una mia amica lettrice che non nomino al solito per proteggere gli innocenti.
[6] Degli, anche loro corpulenti, Francis Ford “Rumblefish” Coppola e John “Big Wednesday” Milius.
[7] Molti anni fa fu pubblicata in CD. Oggi chissà.
[8] Ennesima dimostrazione – anche – del fatto che Alida Valli sapeva recitare.
Sulla bellezza assoluta del viso di questa attrice, tale da rendere banale quello di Grace Kelly!, bisognerebbe meditare ogni giorno.

lunedì 20 agosto 2012

IL FASCINO DELL’INCIDENTE STRADALE: I BANALIZZATORI DI MARILYN MONROE E JAMES DEAN


IL FASCINO DELL’INCIDENTE STRADALE:
I BANALIZZATORI DI MARILYN MONROE E JAMES DEAN






Premessa: mia madre è una appassionata di Marilyn Monroe, ma la sua collezione è costituita da ciò che io le ho regalato nel corso, ormai, di sei lustri e più. Quindi di riflesso, qualcosa della carriera e della vita di Norma Jeane Mortenson (o Baker o Gifford) conosco.


Io, invece, ebbi l’illuminazione ([1]) con la visione di una copia sgangherata di Gioventù bruciata (ovvero Rebel Without A Cause) al Salone Pierlombardo (un teatro) di Milano intorno al 1975: non è difficile fare una rassegna su James Byron ([2]) Dean, solo tre film da protagonista.


Ma bastava: quel tipo con l’ala del colletto della camicia sollevata al commissariato, quel tipo che contro ogni aspettativa aveva vinto la “chicken run” ([3]), quel tipo che riesce a mettersi con Judy (Natalie Wood) ([4]), e quel tipo che – lui, Jim Stark nel film, outsider – tiene sotto la sua ala protettiva, vana, l’ancora più outsider Plato (Sal Mineo). Entrano tutti e tutto dentro questi tre personaggi, ma soprattutto si staglia “Jimmy” Dean.


Pensare che volevo scrivere un post su entrambi, dunque con ugual peso, ma: “Peter Pan lives again in Rebel” dichiara Stewart Stern (lo sceneggiatore) in un bel documentario dedicato appunto a quel film. Ed ecco che diviene difficile essere quantitativamente equi nelle parole ([5]).


Solo i fan, dell’una o dell’altro, sanno che Marilyn Monroe fu “mascherina” ad una prima di beneficenza di East Of Eden nel marzo del 1955.
Ma non si piacevano per nulla, o almeno così si dice secondo le fonti più accreditate ([6]).
Nessuno dei due ottenne, vivo o morto, un Academy Award.


Leggenda vuole che un Elvis Presley giovane facesse ascoltare al telefono un demo di “Hound Dog” a James Dean.


Marilyn “ovviamente” vive da qualche parte con Elvis: del resto lui scelse di sparire proprio 15 anni dopo di lei. Altro che morti!


Marilyn Monroe ha avuto una carriera articolata, superficialmente parrebbe aver avuto, come ha, un’attenzione maggiore e più costante – libri su di lei si trovano anche dopo qualche anno dalla loro pubblicazione – di James Dean, il quale invece sembra ben più oscuro.


Ma è proprio cosi? Non credo. Grato se un serio estimatore di Marilyn Monroe vorrà smentirmi: apprenderò qualcosa.


Per entrambi, Dean e Monroe, vige “la regola dell’incidente stradale”: molti li adorano per quel malsano fascino che sul pubblico hanno il sangue e le membra ferite di un incidente stradale: tutti a guardare i corpi o “almeno” le macchie di sangue o i profili di gesso sull’asfalto, tanto loro, il pubblico dei curiosi, tornano a casa intatti ([7]).


In banalizzazione estrema, Marilyn Monroe e James Dean diventano dei casi clinici. Loro e non i rispettivi estimatori sono i malati.
Evidentemente non solo detta conclusione è sbagliata, ma nemmeno essa aiuta a combattere le proprie patologie. Certo meglio cullarsi con questa illusione in cui lo squallore umano è riversato su idoli enormi che possono anche in mortem reggere ciò che la persona media sembra non poter fare.


Ecco, per questo tipo di morbosa – peraltro superficiale e temporanea – fascinazione collettiva provo un serio fastidio, ogni volta che è buttato in pasto al pubblico uno di questi due grandi attori.
Il tutto è aggravato da quel senno di poi fatto di “se”, in cui si vedono gli invecchiamenti grotteschi, a colpi di grafica elettronica e niente altro, di certe fotografie di scena che nulla dicono, anche, sul reale aspetto del soggetto ritrattato all’epoca della posa.
Ciò perché nessuno si preoccupa di approfondire.


Ed allora, non solo nessuno riflette sul caso che conduce la mente nel casting dei film ([8]), onde delle rispettive carriere “possibili” è inutile fantasticare. Ma soprattutto perché non pensare a Marilyn Monroe in età matura autrice di libri e a James Dean quarantenne regista (per esempio di quella riduzione cinematografica de Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, su cui Orson Welles arrivò a scrivere una sceneggiatura)?






                                                                                                                      Steg








© 2012 Steg, Milano, Italia.


Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/o archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore.






[1] Mi sarebbe piaciuto usare il termine epifania, ma è abusato.
[2] Io credo, perché mi piace pensarlo, che sua madre davvero scelse il secondo nome in omaggio al poeta, politico e avventuriero inglese George Gordon Byron.
[3] In Italiano diviene la corsa del coniglio.
[4] Nella realtà lei aveva – dopo essere stata scelta – una relazione con il regista, ed era minorenne, sebbene essendo legata sentimentalmente a Dennis Hopper.
[5] Pur non dedicandomi solo a Dean.
[6] Se James Dean: fu innamorato della mora ma dolce Anna Maria Pierangeli, egli ebbe un flirt con una androgina e giovanissima Ursula Andress, probabilmente fu molto vicino alla gotica Maila Nurmi (aka Vampira), che la Monroe non fosse, comunque, il suo tipo di donna è più che verosimile.
[7] Qualcuno ha definito la morte di James Dean suicidio “da distrazione”, ritenendo dunque che tre su quattro (gli altri due sono Montgomery Clift e Marlon Brando, solo l’ultimo non morto prematuramente) dei migliori allievi dell’Actors’ Studio si siano tolti la vita.
[8] Andò male il provino di Marlon Brando, diversi anni prima, per il ruolo di Jim Stark; andò male anche a Paul Newman indicato fra i possibili interpreti di Cal ne East Of Eden (Newman poi “sostituì” il defunto Dean in Somebody Up There Likes Me, ironia della sorte con la Pierangeli, intanto sposata nel 1954 – spezzando il cuore a Jimmy? – ad un italoamericano, al suo fianco).