"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 9 luglio 2026

MATTEO NUCCI: PECCATO (“come si cambia/per non morire”?) (Facebook Down Series – 295)

 

MATTEO NUCCI: PECCATO
(“come si cambia/per non morire”?)
(Facebook Down Series – 295)

 

Anni fa lessi un bel libro di Matteo Nucci: tema “la corrida”: https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/06/i-tori-e-le-corridas-1-sto-leggendo.html

 

Poi, mesi e mesi fa (o è già un anno?) mi incuriosii (anche perché lo avevo trovato a buon prezzo) un suo, successivo libro: questa volta dedicato a Ernest Hemingway ([1]).
Niente da fare: sono fermo verso la metà. Non che debba rileggerlo daccapo, però …

 

Ieri sera vedo un tipo, un poco “verdonianamente freak”: chignon, capelli rasati e, ma guarda!: adesso è edito da Feltrinelli. Sempre Nucci ([2]).
Che non ha vinto il Premio Strega.

 

Il sottotitolo del post? Eccolo qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Come_si_cambia/Fai_piano

 

Peccato …

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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[1] Sognava i leoni. L'eroismo fragile di Ernest Hemingway, Milano, HarperCollins, 2024.

giovedì 14 maggio 2026

LA PROSA VELOCE E LA PROSA SUCCINTA (Facebook Down Series – 258)

 

LA PROSA VELOCE E LA PROSA SUCCINTA

(Facebook Down Series – 258)

 

In ragione di una trasmissione con ospite Frédéric Beigbeder - https://www.youtube.com/watch?v=hr55Dtd_bE4 - ho recuperato un suo libro nei miei scaffali: finto diario? Piccoli cammei un poco tossico-indotti (Beigbeder non si nasconde)?

Il volume? Vacances dans le coma.

 

Spartanamente scrivendo ([1]) mi interrogo:

Beigbeder è veloce o è succinto?

Egli riconosce i suoi maestri, ma la celeberrima prosa in sei, sei, parole di Ernest Hemingway (che tradotta in Francese divengono sette) che scopo ha? Una sfida alla morte? 

E poi, Lucy Van Pelt in cinque, cinque, parole: “un uomo nacque, visse, morì” sconfigge anche EH. Già.

 

Forse le riflessioni mie abbisognerebbero “un” Niccolò Macchiavelli. 

Non per il mio valere, ma per non essere osannato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Avete notato come quasi tutti usano il verbo “dire” citando autori che hanno, per contro, scritto?

venerdì 20 marzo 2026

PARE CHE CESARE PAVESE (Facebook Down Series - 231)

 

PARE CHE CESARE PAVESE

(Facebook Down Series - 231)

 

Pare che Cesare Pavese ai sia suicidato in un alberghetto a ore torinese, e non al rispettabile e centrale Roma.

 

Beh se si scoprisse che non era invaghito di Fernanda Pivano ([1]) potrei anche rivedere la mia opinione su di lui come persona.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Che contrariamente a quanto non pochi credono, non fu la ispirazione per Renata in un romanzo hemingwayano ritenuto fra i minori: https://it.wikipedia.org/wiki/Di_l%C3%A0_dal_fiume_e_tra_gli_alberi

lunedì 24 novembre 2025

GLI ABBANDONATI DA HUGO PRATT

 

GLI ABBANDONATI DA HUGO PRATT

 

Ho ricevuto da un amico, e Esperto, del – dell’altro – materiale su Hugo Pratt e tento quindi una ennesima ricognizione sul tema, pur senza usare il nuovo materiale.

 

Esiste un libro, non celeberrimo, che riunisce molte delle persone abbandonate, in un modo o nell’altro, da Hugo Pratt: Je me souviens de PrattConversations à Malamocco ([1]).

 

Ho scelto l’aggettivo abbandonato siccome non voglio andare per estremi a sproposito.
Fra i lasciati dal Maestro di Malamocco ci sono la, seconda, moglie (divorziarono? Chissà) Anne/Ann/Anna Frognier ([2]) e i loro figli Silvina ([3]) e Giona (o Jonas).

 

E poi, “ovviamente”, Alberto Ongaro ([4]).

 

Ma nei ricordi messi per iscritto compaiono anche i due collaboratori storici: Guido Fuga e Lele Vianello ([5]).
Le loro considerazioni sono nel già citato Je me souviens de Pratt, come quelle della moglie di Fuga: Mariolina Pasqualini.
Notevole mi pare questa battuta di Fuga: “Pratt avait l’amitié taxi: il payait, il montatit à bord, mais on savait qu’il rescendrait!” ([6]).

 

E Lele Vianello: “Mah … ti dirò: nel periodo di Malamocco i rapporti con Ongaro si erano fatti duri per una serie di comportamenti di Hugo che Ongaro non riteneva corretti” ([7]).
E ancora Vianello parla di “inferiorità” ([8]) sofferta da Pratt.

 

 

Ogni tanto occorre domandarsi se i grandi artisti dovrebbero – talvolta e almeno con i propri cari e amici – fare un bagno di umiltà o se la modestia sia in contraddizione col talento: “Hugo Pratt apparteneva alla stessa razza degli Hemingway, Orson Welles, John Huston e di tutti coloro che, consapevoli del proprio talento, sono interessati a coltivare solo se stessi” ([9]).

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Volume a cura di Michel JANS, St Egrève, Mosquito, 2013.
Ricco di belle foto, ma di immagini prattiane neanche l’ombra, eccettuata qualche vecchia copertina e disegni “giovanili”.
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/11/hugo-pratt-quanto-ancora-ce-da_17.html
[3] Le sue memorie sono in un libro che si dovrebbe avere in due lingue. Di Alberto Ongaro la bella “Prefazione”, in Silvina PRATT, Con Hugo, Venezia, Marsilio, luglio 2008. Si tratta della edizione italiana, ma questa prefazione è solo qui contenuta, di Avec Hugo, Paris, Flammarion, 2005.
[4] Un mio dotto lavoro su di lui potrebbe rischiare una pubblicazione in più parti o in altra e meno estesa forma nel blog … potrebbe.
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2014/03/in-difesa-di-alberto-ongaro-ma-ancora.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2019/12/un-romanzo-davventura-di-alberto-ongaro.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2023/05/la-de-ongarizzazione.html
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2025/01/un-libro-non-orfano-ancora-alberto.html
[5] Piccola nota di colore: una “guida” alla Venezia di Corto Maltese, intitolata Corto Sconto (gioco di parole) in prima pubblicazione aveva solo loro due come autori, che poi divennero posposti a Pratt in edizioni successive inclusa quella più recente.
[6] Je me souviens de Pratt, cit.,, p. 97.
[7] Vianello intervistato il 12 settembre 2020 a Bruxelles da Augusto Q. BRUNI, in Corto Maltese dietro le quinte, Vedano al Lambro, Edizioni Paginauno, 2021, pp. 9 ss., a p.10. L’intera risposta consta di una decina di righe evocando sia Romanzo, sia la intervista per L’Europeo.
[8] A. Q. BRUNI, op. cit., p. 12: Bruni “Una specie di senso di inferiorità?”: Vianello “… di inferiorità verso Ongaro”; Bruni: “Ah! Non verso Oesterheld?”: Vianello “No, proprio verso Ongaro. C’è una intervista rilasciata alla RAI alla presentazione de Il romanzo di Criss Kenton al Salone del libro di Torino dove lui ha preteso e ottenuto che si scrivesse e si parlasse di Hugo Pratt scrittore”.
[9] Alberto Ongaro, “Prefazione”, in Silvina PRATT, Con Hugo, cit., p. 9.
Per coerenza metodologica, ho deciso di indicare i riferimenti generali a queste tre celebrità, anche perché credo che nel tempo saranno sempre meno riconoscibili dal pubblico: https://en.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway, https://en.wikipedia.org/wiki/Orson_Welles, https://en.wikipedia.org/wiki/John_Huston.

domenica 16 novembre 2025

(pur non avendo io i bauli parigini di Ernest Hemingway) NYC NON MI LASCIA (Steg about Steg Series – 11)

 

(pur non avendo io i bauli parigini di Ernest Hemingway)

NYC NON MI LASCIA

(Steg about Steg Series – 11)

 

 

La premessa è preferibile come postilla (o postfazione).

Sarà così.

 

Del mio legame con New York City i miei, pochissimi (non sono collodiano), lettori ben hanno traccia in altra sede.

 

Ogni tanto, mi tornano in mente quei locali che il “santo” (The) Village Voice (a pagamento: un dollaro) mi suggerì nell’autunno 1986, quando studiavo nel corso LL.M. alla Columbia University.
Inciso: da Phoebe (i caulfieldiani si fanno protettivi e nulla aggiungo), aperto 24/24, riuscii a pranzare con la “mia roccia” ([1]) circa tre o quattro lustri dopo: il lunch fu soddisfacente, mentre il WC divelto è ancora piccolo argomento di conversazione in famiglia.

 

C’era ([2]) questo locale sulla Second Avenue dove andai sempre a pranzo da solo ([3]), molto tardi dopo le lezioni.

Mi pare ci fosse un jukebox, ma potrei anche mitizzare.
Non era lontano da GEM SPA ([4]) e nemmeno da quel negozio nel basement, una traversa (d’altronde sulla Second Avenue incrocia St. Mark’s Place. Cui devo molto, nel caso studiate), dove comprai la prima edizione del libro di Nina Antonia dedicato a Johnny Thunders, e la prima edizione di quel libro (dove è?) in cui Hell e Verlaine si fecero uno, e ancora pagine del solo Hell in quella collana lillipuziana.
Quel locale sulla Second Avenue io lo rimpiango sempre.
E mai mi toglierò dalla testa che - Mapplethorpe a parte - io sono più newyorkese di Patti Smith.

 

La postilla.
Io e Hemingway continuiamo a diffidare reciprocamente.
Per partito preso tendo a stare con l’altro: Francis Scott Fitzgerald, che praticamente mai ho letto.
Continua?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Auspico la Regina Elisabetta Seconda e il Principe consorte Filippo non mi censurino, post mortem.
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/05/iluoghi-simbolo-spariscono-e-unproblema.html
[3] Forse “soulmates never die”, ma il passato si fa pesante. E avevo ragione io quella sera che fummo, novizi entrambi di quel locale, allo Empire Diner: dove tu picchiasti con stizza il pugno sul tavolo quando ti dissi che mi avresti dimenticato, vero V.?
[4]
https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2013/02/soltanto-genzale-just-like-johnny_14.html

venerdì 4 luglio 2025

IL LEONE È PLANATO? (storiella milanese)

IL LEONE È PLANATO?

(storiella milanese)

 

 

Il 30 giugno 2025, a Milano, cede una enorme insegna delle Assicurazioni Generali in cima a una torre -grattacielo:

 

Poiché ho qualche, minima, conoscenza, di Venezia e di Dino Buzzati, ho messo insieme alcuni aneddoti.

 

Intanto questo, “corporate”: https://www.generali.com/it/who-we-are/history/Generali-life-stories/the-legend-of-the-lion-of-St-Mark-and-the-eagle-that-flew-away#:~:text=%E2%80%9CPax%20tibi%20Marce%2C%20evangelista%20meus,trovato%20riposo%2C%20venerazione%20e%20onore.

 

Ernest Hemingway scrisse una “storia” per bambini su un leone, alato, che … torna a Venezia:

 

Dino Buzzati dipinse un quadro, è del 1962, e scrisse un racconto intitolati entrambi “Ragazza che precipita” ([1]): la ragazza cade da un piano alto.

 

Ecco, mancando Hemingway e Buzzati, nessuno si è preoccupato del leone delle Generali, che forse aveva solo caldo e voleva farsi un giretto in Laguna.
Se invece siete dei fini societaristi, c’è da chiedersi se il Leone non abbia chiuso il Vangelo marciano presagendo una guerra a Piazza Affari.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Il racconto è contenuto nella raccolta del 1968 La boutique del mistero: https://it.wikipedia.org/wiki/La_boutique_del_mistero.


mercoledì 3 luglio 2024

OGNI ANNO, A LUGLIO (Facebook Down Series – 53)

 

OGNI ANNO, A LUGLIO

(Facebook Down Series – 53)

 

Ci ricordano la morte di Ernest Hemingway.

Meno la morte di Louis-Ferdinand Celine.

 

Strano, vero?

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

 

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venerdì 22 gennaio 2016

GIANNI BRERA? (Sketches series - 26)



Per quel che riguarda la critica,
probabilmente i due testi recenti più rari
(ringrazio Andrea Maietti quanto a Il tempo sperperato
e la Fondazione Mondadori per Storia di Gianni Brera) 



GIANNI BRERA?
(Sketches series - 26)

 

Scrivere in Italia rispetto a Gianni Brera, facilmente definibile per lo meno come il più noto giornalista sportivo nazionale, comporta almeno due rischi critico-sportivi: quello di coloro che rileveranno ogni difetto tecnico in riferimento alle cronache agonistiche eventualmente analizzate dall’improvvido autore che si cimenti a tal riguardo; l’altro di coloro che non amando la cronaca sportiva di Brera faranno di te e lui un sol fascio.

Un terzo rischio, generale: semplicemente essere bersaglio dei “breraiani”, che ne approfitteranno anche per cozzare con i critici del secondo genere.

 

Posto che questo è un blog, non mi pongo invece preoccupazioni di completismo e dunque crucci rispetto al rischio generale. Anzi queste righe, indipendentemente dalla loro consistenza, potrebbero inaugurare per loro dichiarata incompletezza anche d’analisi, una “sub series” all’interno della “Sketches series”.

 

Ho scritto diversi post in tema di “fattore territoriale”, spesso combinato con il “fattore storico”: quelli su New York, Berlino e Milano sono i principali.

Pur essendo un lettore serio di e su Emilio Salgari, è chiaro che il suo limite geografico lo ha, in ultima analisi, limitato.

Il fattore storico serve, anche, per riordinare le idee (oltre che per tramandare senza errori) di chi espone (e racconta?).

 

Per dichiarare che un risotto mangiato in un ristorante di Milano non è buono ([1]) occorre avere dalla propria parte entrambi i fattori; chi poi ha un palato non condizionato dai critici culinari o dal blasone del locale sarà anche in grado di sorprendervi, magari ricordando due buoni tipi di risotto (rispettivamente ai frutti di mare e al nero di seppia) in un ristorante “di pesce” che non esiste più – “Ca’ d’oro” ([2]) – e che, secondo alcuni, era meglio di “a’ Riccione” amato da Gianni Brera, che lì fondò il suo “Club del giovedì” ([3]).

Oserei dire “eccetera”. Insomma: almeno questi due fattori sono dalla mia parte; infatti, non credo scriverò mai di Petrolini (pur apprezzandolo). Di sport praticato non scriverò.

 

Inutile qui una mia biografia di Gianni Brera: a parte quelle rinvenibili in internet, se ne trovano (o meglio se ne dovrebbero trovare, secondo quanto scrivere in seguito?) almeno un paio ben fatte – Brera post mortem fra l’altro ha sempre goduto di una attenta tutela della sua figura e della sua opera da parte della famiglia ([4]) – sotto forma di libri ([5]).

Eccettuata l’aneddotica simil-politica: nato l’8 settembre (del 1919), paracadutista e giornalista sotto l’egida fascista ma poi passa alla resistenza che ricordare?

Beh quella che sicuramente è una sorta di mia caratteristica (sebbene non del tutto dominante) d’interesse o passione: anche ([6]) Brera è morto in un incidente automobilistico, ma da passeggero: il 19 ([7]) dicembre 1992 nelle prime ore della notte di ritorno da una cena certo non parca.

 

1899, 1919, 1937: sono gli anni di nascita di Ernest Hemingway, Brera e Hunter S. Thompson: è da escludere che l’ultimo dei tre abbia influenzato – per ragioni cronologiche e linguistiche – i primi due, ma come è noto Thompson è il definitore del “gonzo journalism” ([8]).

Quanto a Hemingway, più passa il tempo, più la sua figura si sbiadisce, non per i suoi eccessi e “scorrettezze”, ma per le falle nella sua capacità di essere affidabile narratore del suo mondo ([9]) e perché i suoi meriti letterari paiono almeno in parte funzionali anche a certa politica USA della sua epoca. 

Ciò non toglie – se si espunge dai pregi necessari della letteratura gonzo quello di una sua attendibilità da parte dei lettori, certo un fattore apprezzato dal “gonzo reader” che è per la stragrande maggioranza dei casi maschio ([10]) – che questi tre autori con uno stile e un vocabolario anche innovativo abbiano ognuno nel suo tempo influenzato i propri lettori ([11]).

 

L’eredità letteraria del gonzo journalism è essenzialmente deleteria, e lo è anche per Gianni Brera. Addirittura doppiamente, quindi in modo ancor più grave ([12]).

Innanzitutto esiste un rimbecillimento dei lettori che ritengono il quotidiano sportivo nobilitato comunque: dunque non serve leggere altro, proprio in ragione di quanto prodotto dall’autore di San Zenone al Po ([13]) che leggevano (ormai i loro genitori e anche nonni).

Di pari, e a influenzare ulteriormente i destinatari delle loro righe e colonne, sono i sé dicenti eredi di Gianni Brera, nati qualche anno dopo: cioè non sto scrivendo di Beppe Viola (il quale erede non poteva essere perché morto prima del maestro, nel 1982) o di Gianni Mura (destinatario del legato di una delle macchine per scrivere del suo maestro); figuri autodichiaratisi che fra l’altro sono debordati dalla carta stampata e sono approdati in altri media: televisione innanzitutto: il loro linguaggio è quasi sempre un autocompiacimento nel cercare iperboli assolutamente da dimenticare (e dimenticate), neologismi da adolescente, eccessi insensati ([14]) che siccome giornalisti (con un albo professionale) dovrebbero invece lasciare all’Italiano traballante quotidiano di categorie per definizione non use a lavorare con le parole e con la sintassi.

 

Certo, c’è anche la produzione letteraria del Gioannfucarlo, meno nota, rinverdita dalle cure, dell’uno dirette e dell’altro auspici, dei fratelli Del Buono: fu Pilade a instradare Oreste presso il comune nipote Alessandro Dalai ([15]), così anche titoli come Il corpo della ragassa e Naso bugiardo (con nuovo titolo: La ballata del pugile suonato) furono ripubblicati da Baldini e Castoldi.

La storia delle edizioni delle opere di Gianni Brera ha poi avuto uno snodarsi non semplice, anche con risvolti giudiziari.

 

In questo panorama, evidenzio due aspetti prettamente letterario-editoriali.

Il primo è quello dello studioso: non mancano le analisi dello stile breriano, peraltro appunto ristrette ad un pubblico da biblioteca più che da libreria (in senso lato) e nemmeno da tutte le biblioteche.

 

Il secondo, mi pare ([16]), è che anche negli anni in cui si vendevano ancora libri (diciamo gli ultimi dieci del secolo scorso) i lettori di Brera, quelli che ne hanno fatto gloria e fortuna cioè quelli delle testate giornalistiche sportive, frequentassero poco gli scaffali e si limitassero alle edicole appunto; dunque non erano più quelli che leggevano Brera perché Brera non c’era più.

Oggi provate a trovare i volumi contenenti gli articoli della rubrica “L’arcimatto” in libreria, appunto.

Insomma: Brera è diventato un autore con un pubblico assolutamente ristretto, forse in esaurimento proprio perché Brera era uno da quotidiano ([17]), da banco del bar, da tavolo di osteria, al più da gambe sul tavolino stravaccato sul divano con cravatta lasca.

 

A mo di epigrafe, ma finale: “Gianni Brera, un autore destinato a durare più del pubblico dei suoi lettori”. Peccato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] In tema di risotto alla milanese, scrivetemi in privato.
[2] Della famiglia Andriolo, di origine veneziana.
[3] Si veda il volume dedicato ai relativi scritti di Brera così rubricati del 1987 e 1988 – di molto successivi al sodalizio culinario creato nel 1956, si dice al tavolo n. 14: (A. MAZZOLA e P. BRERA curatori), Il club del giovedì, Torino, Aragno, 2006.
[4] Tanto che le prefazioni di suo figlio Paolo vengono quasi a noia, in quanto pressoché onnipresenti.
[5] Cito siccome le conosco due “ufficiali”, medesimi autori: P. BRERA – C. RINALDI, Gioannfucarlo, Pavia, Edizioni Selecta, 2001, sorta di coffee-table book ricco di foto, e il compatto P. BRERA – C. RINALDI, Giôann Brera – Vita e scritti di un Gran Lombardo, Milano, Boroli, 2004.
Sarei però ingeneroso se non menzionassi – non fosse altro che egli è meno famoso dell’altro epigono (portabandiera? Erede? Fate voi) Gianni Mura – Andrea Maietti: curatore di qualche opera antologica di Brera e autore di Com’era bello con Gianni Brera, Arezzo, Limina, 2002 in cui si rinviene anche il testo della sua tesi di laurea.
[6] Come James Dean, Roger Nimier, Ayrton Senna. Potrei aggiungere Albert Camus e la seriamente ferita Françoise Sagan. Tutti al volante.
[7] Fra il 18 e il 19 per Andrea Maietti.
[8] Rimando a http://steg-speakerscorner.blogspot.com/2011/12/gonzo-journalism-le-vite-non-parallele_01.html.
Ivi citati sono anche Lester Bangs e Giancarlo Fusco e tratteggiato il misconosciuto Jeffrey Bernard.
[9] Per tutti: si leggano certe pagine in cui Jean Cau nel suo libro del 1961 Les oreilles et la queue (in Italiano: Toro, Milano, Longanesi, 1962) in cui gli Spagnoli smontano la conoscenza dell’arte taurina, e della tauromachia in particolare, dell’autore di Oak Park.
[10] Non che le femmine siano imprecise, ma ritengo che sia come scrivo.
[11] È evidente la limitazione territoriale di lettura di Brera rispetto agli altrui due, non necessariamente per la lingua usata, anche se forse impossibili sono le traduzioni di certe sue parole. Forse proprio il fatto che Brera è stato essenzialmente giornalista solamente in ambito sportivo giustifica questa sua notorietà limitata, anche se credo ci sia altro.
[12] In misura minore, almeno per quel che concerne i loro lettori in quanto anche ascoltatori, le stesse conseguenze perniciose si manifestano con i critici musicali: molti, incapaci di stili più accollati, adottano quello sbracato di Lester Bangs, ma senza lo stile e l’acume di questi.
[13] Provincia di Pavia.
[14] Peggio poi l’ex sportivo che “vuol fare il Gianni Brera”: ho seguito nel 2015 una telecronaca di una partita di pallavolo della nazionale italiana maschile commentata anche dall’ex Andrea Lucchetta: squallida ed incomprensibile (mancava anche di riferimenti tecnici, graditi al profano) faceva dimenticare le sue grandi doti di sportivo.
[15] Lo racconta PdB nel suo intervento alla giornata di studi tenutasi a Milano il 17 novembre 2012 in occasione del ventesimo anniversario della morte del suo amico Gianni.
[16] Le logiche degli editori, almeno sino a qualche anno fa, erano tali per cui tendo ad escludere che: 1) i libri di Brera vadano fuori catalogo e divengano “remainder” solo in esito a una causa; 2) quelle copie per mesi stazionino in numero immutato o quasi per poi sparire (e diventare merce di piccola bibliofilia).
[17] Il guerin sportivo oggi è un mensile, era un settimanale ai tempi di Brera: quanto vende?