"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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giovedì 23 novembre 2023

IANVA TARDI CHE MAI

 

IANVA TARDI CHE MAI

 

Questo post sarà sicuramente incompleto, e molto probabilmente in buona parte ridondante.
 
Gli Ianva ([1]) sono stati da me citati, in modo marginale o marginalissimo, in alcuni post precedenti.
Fra coloro che si piccano di conoscere tutte o quasi le scene musicali “alternative” (a cosa?) essi sono presumibilmente i più noti fra gli sconosciuti ([2]).
 
Io li ho incontrati, mediaticamente, due volte, non ricordo quale fu la prima.
 
Attraverso questa canzone in questa versione (quanto a immagini di accompagnamento): https://www.youtube.com/watch?v=Eq5q67ac1xE.
Non era il solito clangore urlato che ci si sarebbe aspettati.
Album impegnativo quello da cui questa opera musicale è tratta, poiché è strutturato in successione storica.
 
Intanto coi Disciplinatha … ([3]).
Ed ecco Renato “Mercy” Carpaneto apparire fra gli illustri ospiti del documentario audiovisivo intitolato Questa non è una esercitazione ([4]).
 
Quindi mia raccolta di tutti i fonogrammi del gruppo e, a tempo debito, acquisto di quel monumento cartaceo che è il romanzo in 3 (tre volumi) per oltre duemila pagine di Carpaneto intitolato (come anche un album degli Ianva) La mano di gloria.
 
Il cerchio, poi, anni dopo si chiuse a sigillo con: https://www.youtube.com/watch?v=-C-L092HscU.
The European cannon is here” ([5]).
Questo singolo non singolo e “opera musicale titolo” dell’ultimo (al momento in cui scrivo) album del gruppo.
Album impegnativo con più tematiche, fra le quali quasi naturalmente, ancora riferimenti a Gabriele D’Annunzio ([6])
Il che necessariamente “impone” di ricordare come in “Canone europeo” canti anche Enrico Ruggeri, il quale ha creato l’opera musicale “Il volo su Vienna” ([7]).
 
Poi, pressoché inevitabilmente si arriva al centenario della Impresa di Fiume ([8]).
Carpaneto senza Ianva autore e “con”.
 
Ultima annotazione: chi comprasse Canone europeo, probabilmente si imbatterà in Michele Mari: però qui camminate da soli.

 

 

                                                                                                                       Steg

 

 

 

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Tutti i diritti riservati/All rights reserved. Nessuna parte – compreso il suo titolo – di questa opera e/o la medesima nella sua interezza può essere riprodotta e/od archiviata (anche su sistemi elettronici) per scopi privati e/o riprodotta e/od archiviata per il pubblico senza il preventivo ottenimento, in ciascun caso, dell’espresso consenso scritto dell’autore/degli autori.

 



Ma qualificarli come “neofolk dark” non significa nulla, sebbene il sostantivo sia impiegato anche da loro. Ed esiste un folk industriale?
Oppure “folk” sta per un “popolare” non diluito?
[5] David Bowie, Station To Station”.
Si notion le due “enne”.
[6] “D” maiuscola siccome nom de plume.
Contenuta nell’album Un viaggio incredibile.

giovedì 23 giugno 2022

LA MORTE DELL’ANFIBIO? (Whatever happened to Disciplinatha is not amusing)

 

LA MORTE DELL’ANFIBIO?

(Whatever happened to Disciplinatha is not amusing)

 

Autocritica e rigetto delle facili consolazioni: potrebbe essere un – altro – titolo.

 

Dario Parisini è morto da pochi giorni: il 9 giugno 2022.

Sua la frase “anteporre la postura dell’anfibio al trascinarsi sfatto della ciabatta” ([1]).

 

Su quella frase, costruii il titolo di un mio post che ha avuto discreto numero di lettori: “LA POSTURA DELL’ANFIBIO” (Nemo Disciplinatha in patria) ([2]).

In questa sede, basta ricordarne un frammento senza note a piè di pagina (che trovate partendo dalla “stringa” dello scritto): “Queste righe non hanno una struttura organica, se non quella di essere forme di pensieri occasionati da un documentario edito in formato DVD di 68 minuti intitolato Questa non è una esercitazione, realizzato dai Disciplinatha sui Disciplinatha”.

 

Nel 1984 (o era il 1981), ricordo che ero a Londra, vidi in metropolitana un ragazzo con la punta di uno dei suoi anfibi tenuta insieme da nastro adesivo per imballaggi.

 

Oggi ho confrontato il mittente della mia copia del cofanetto, formato CD, de Tesori della patria ([3]) con quello del DVD, separato, del documentario – regia di Alessandro Cavazza – che non è stato più, formalmente, ripubblicato da quasi un decennio (è compreso appunto in detto cofanetto), ma che è invece disponibile ([4]). Il mittente è lo stesso, quanto all’indirizzo, dei due “prodotti”.

La vicenda era nota a Parisini?

 

L’anfibio, dunque, non è nemmeno tenuto insieme dal nastro adesivo, esso si è trasformato in un paio di lise scarpe da ginnastica, di cui prima o poi una si “aprirà davanti” come la bocca di un pesce.

 

Non è la prima volta che ho notizia di vicende del genere: fra i diretti interessati volano sempre stracci alla fine. E crolla la stima, anzi crollano più stime e anche altro.

 

Sic transit gloria mundi.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] Si trova sia nel documentario di cui “devo” nuovamente occuparmi, sia nel libro biografico scritto da Giovanni ROSSI, Tu meriti il posto che occupi – La storia dei Disciplinatha, Milano, Tsunami (prima edizione numerata con copertina cartonata, 2019).

[4] Ero stufo di dover ogni volta, letteralmente, svitare i bulloni per aprire il cofanetto e recuperare il DVD.

sabato 1 giugno 2013

“LA POSTURA DELL’ANFIBIO” (Nemo Disciplinatha in patria)



“LA POSTURA DELL’ANFIBIO”
(Nemo Disciplinatha in patria)
 
Queste righe ([1]) non hanno una struttura organica, se non quella di essere forme di pensieri ([2]) occasionati da un documentario edito in formato DVD di 68 minuti intitolato Questa non è una esercitazione, realizzato dai Disciplinatha sui Disciplinatha ([3]).
 
Ci sarebbe un modo molto semplice per permettere a molte persone di avere il mezzo di formalizzare i propri pensieri (se ne hanno): considerando la capacità di concedere spazio ad altri che i Depeche Mode hanno sempre avuto nel corso dei loro concerti: sommare un numero di artisti italiani sufficiente ad eguagliare, nel loro complesso, le vendite di fonogrammi ([4]) dei predetti Depeche Mode.
Ebbene: quindi chiedere – ed ottenere – che gli artisti nazionali “addendi” (e parlo di una somma comprendente esponenti come Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Jovanotti, eccetera ...: tutti “idoli da stadio”) prima dei loro concerti facciano proiettare sugli schermi giganti quel documentario, il documentario dei Disciplinatha.
 
Questa non è una esercitazione è datato nei titoli di coda “XC Anno” dell’era fascista.
Purtroppo non è cosi, in quanto la era attuale consente a me di scrivere queste righe (non me lo permetterebbe una dittatura), ma impone anche ed ancora, a me o altro, di scrivere queste righe.
 
È una era apatica quella attuale: infatti, il documentario dei Disciplinatha non sarà diffuso negli stadi italiani, dove il pubblico si considererà come sempre democratico (anche perché fuma “spinelli” o non malmena qualcuno dei suoi familiari?), trasgressivo (bastano Elio e le Storie Tese) e seriamente impegnato con le vacanze estive imminenti (sai che bello mangiare spaghetti in Madagascar!).
 
In 24 anni i mercati cambiano: se Abbiamo pazientato 40 anni ora basta! ([5]) fu stampato nel 1988 in 1.500 copie (oggi è un disco raro), nel novembre-dicembre 2012 il cofanetto antologico Tesori della patria (4 CD e 1, quel, DVD) è stato pubblicato in 500 copie.
Sarebbe curioso (né bello, né interessante, solo curioso) sapere in quanti siamo a possedere copia di entrambi: da me il primo comprato al Disco d’oro di Bologna, il secondo via internet, tutti e due all’epoca della loro uscita, nessuna scoperta tardiva.
 
I Disciplinatha sono forse la compagine artistico-musicale che più riflette certe mie visioni provocatorie, ma non astruse – soprattutto ai tempi del loro primo album, come ad esempio il fatto che gli Arditi non erano in blocco degli ottusi (mentre l’ignoranza dei molti addirittura li confonde semplicemente con i fascisti) ([6]), e che per dare veramente fastidio con immagini “di sinistra” in Italia dovresti fare delle camicie con le foto dei cadaveri rinvenuti nelle foibe del “simpatico” Tito, dittatore jugoslavo ([7]).
 
Mi è anche tornato in mente che, al tramonto dei bei tempi, assistetti professionalmente Giovanni Lindo Ferretti in alcune vicende.
Ecco come io ebbi tutta la produzione de I Dischi Del Mulo in formato CD ([8]).
 
I Dischi Del Mulo: dopo Attack Punk Records furono la seconda “etichetta” dei Disciplinatha.
Ma perché allora Giampaolo G., oggi Helena Velena, che pubblicò quell’esordio fonografico, storceva il naso quando nell’agosto 1979, in un appartamento di Portobello Road, Londra, dove egli dimorava con Laura “Caccia Urbana” C., io scandivo “Skin’ead! Skin’ead!” in tono scherzoso, visto che noi mod eravamo quasi “carne” per skin e per punk? Beh certo allora lui osannava i Crass.
 
Non ha senso scrivere delle immagini e/o della musica dei Disciplinatha: sarebbe un tentativo mal riuscito.
Tanto se li cercate li trovate.
 
Infine: il titolo del post che avete letto è tratto da una frase del Disciplinatha Dario Parisini, il sottotitolo è mio.
 
 
                                                                                                                      Steg
 
 
 
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[1] Molti dei riferimenti trovano miglior comprensione andando a cercar nei post dove già ho scritto di certi eventi e di certe persone.
[2] Non è poco, per anni la sostanza giace informe, come tale essa è inutile anche per la mente di colui/lei che la genera, oltre ad essere insuscettibile di tutela da parte dell’ordinamento giuridico.
[3] Fra gli intervistati esterni c’è Mercy, una delle due voci degli Ianva, che hanno dedicato un album all’Impresa di Fiume – si veda il mio post omonimo alla città – intitolato Disobbedisco!
[4] Bastano quelli, senza scomodare i download.
[5] Esordio fonografico dei Disciplinatha.
[6] Vedi Impresa di Fiume.
Qualcuno dice che gli Arditi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale divennero un “beffardo ‘soldato politico’” (cito da pagina 7, nota 5, dell’introduzione all’edizione pubblicata nel 2013 da AGA Editrice (Milano) di Tom ANTONGINI, Gli allegri filibustieri di d’Annunzio.
[7] Ed infatti in Tesori della patria trovate anche un CD di inediti e rarità intitolato Foiba.
[8] E scoprii – grazie a GLF e a CB (chi sa di cosa scrivo sa di chi scrivo) – anche il formaggio reggiano Vacche Rosse.


venerdì 26 agosto 2011

PUNK PRIMA DI TE?

PUNK PRIMA DI TE?



Non desidero che si pensi che io creda di poter criticare tutti.
Se fosse così scriverei critiche alla critica di Francis Bacon ([1]).

Però concordo nella essenza di una canzone di alcuni anni fa di Enrico Ruggeri ([2]) intitolata “Punk (prima di te)” ([3]).


Basta, come già scritto, attribuirsi qualità inesistenti, basta plastiche estetiche del proprio passato.

E, quindi, cosa ancor più rara devo citare un altro italiano contemporaneo: Freak Antoni con il libro Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti ([4]), ma …



Cosicché la decisione di aprire questo blog si sintetizza in una terza ed ultima (corretta nella datazione) citazione nazionale: “Abbiamo pazientato [34] anni ora basta”: sono i nostri Laibach (solo in termini cronologici), i Disciplinatha (da “Addis Abeba”).



                                                                                                                      Steg










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[1]Il macero come destino della critica trasformatasi nel fantasma di sé da quando ha deciso di trasformarsi nella critica ai fantasmi” a memoria reputo testualmente preciso almeno al 95%: era quanto scritto sulla carta di imballo della Libreria Sileno in Galleria Mazzini a Genova ed esattamente sintetizza la circolarità di certe riflessioni.
[2] Persosi dopo i primi due-tre album solisti salve – appunto – alcune canzoni eccezione.
[3]Sono stato punk prima di te/ sono stato sempre contro”, “Sono stato punk prima di te/e mi sono fatto male” (di Enrico Ruggeri; strofe tratte da Il falco e il gabbiano del 1990).
Comunque l’eponimo, meno le parentesi, album della canzone citata (che in esso non è contenuta) può servire per apprezzare certi testi altrimenti molto difficili da reperire date le quotazioni degli originali in vinile: la ristampa dei due album dei Decibel e del double-A-side-single Mano armata/Indigestione Disko in CD forse non ci sarà mai.
[4] Pubblicato da Feltrinelli nel 1994. Esiste anche un album degli Skiantos dallo stesso titolo, ma è altra cosa.
Per chi avesse la pazienza di sfogliare il mio elenco dei libri, trattasi di degno, più leggero, figlio de La prevalenza del cretino di Fruttero & Lucentini.