"Champagne for my real friends. Real pain for my sham friends" (used as early as 1860 in the book The Perfect Gentleman. Famously used by painter Francis Bacon)



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martedì 26 novembre 2024

ATTENTI ALLE CITAZIONI

 

ATTENTI ALLE CITAZIONI

 

 

Le citazioni sono pericolose: spesso vengono smentite da chi non se ne è accontentato.

 

Un esempio: in Per un pugno di dollari chi muore è Ramon, non lo straniero Joe (alias Lo straniero).
Lo so da 60 anni: bang bang!

 

(E voi prima di parlare andatevi a leggere, a seconda dei casi: Dino Buzzati, Charles Bukowski, Jean Cocteau, eccetera.)

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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lunedì 9 settembre 2024

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE (Tonito Memorial)

POSTILLA A UNA LAPIDE VIVENTE

(Tonito Memorial)

 

Manca meno di un mese all’anniversario della morte di Tonito, quindi sono “in stagione”.

 

Nel testo del mio post ([1]), e in particolare intorno alla nota 7, evocavo quello che per titolo è forse l’opera letteraria più famosa di Jean Cocteau: Les Enfants terribles ([2]) e il suo personaggio che aleggia sui coprotagonisti: Dargelos.

Citazione dotta, allora.

 

Oggi stralcio da una traduzione, almeno per ora, sempre di un testo di Cocteau ([3]) ([4]).

Ma la fatale palla di neve gli era proprio stata scagliata dall’alunno Dargelos.
Dell’alunno Dargelos importa che io parli, perché simboleggia il fannullone prestigioso”.

 

Dargelos occupava invece definitivamente l’ultimo [posto], il primo posto dell’alunno nullo. Ma lo occupava con tale forza, tale audacia, tale calma, che nessuno di noi si sarebbe arrogato di penderglielo e neanche di invidiarglielo. Aggiungerò che era bello, di quella bellezza da animale, da albero o da fiume, di quella bellezza insolente che la sporcizia sottolinea, che sembra ignorarsi, che trae vantaggio dalle minime risorse e non ha bisogno di mostrarsi per convincere”.

 

Ho sempre supposto che Dargelos conoscesse il proprio privilegio e se ne servisse. Era la vamp della scuola”:

 

Dargelos ci disprezzava tutti”.

 

Ho sempre pensato che il solo contatto di un Dargelos basti a cambiare la neve in marmo, a indurirla fino al delitto e che tra le sue mani possa diventare altrettanto pericolosa dei coltelli spagnoli”.

 

Quel nome [, Dargelos,] è un programma da obitorio”.

 

Rimarrò forse molto stupito nel ritrovare un Dargelos umile, laborioso, timido, spogliato del suo mito e che rimpiange, attraverso di me, quelli che alla lunga dovette considerare difetti e che forse è riuscito a vincere. Forse mi chiederà di restituirgli il potere e i segreti del suo prestigio. Preferirei che restasse nell’ombra in cui gli ho sostituito la sua costellazione. Che rimanesse per me il prototipo di quello che non si impara, non si insegna, non si giudica, non si analizza, non si punisce, di tutto quello che singolarizza un essere, il primo simbolo delle forze selvagge che abitano in noi, che la macchina sociale tenta di uccidere in noi, e che, al di là del bene e del male, manovrano gli individui il cui esempio ci consola di vivere”.

 

Magari a chi ancora non lo conosce, è venuta voglia di leggere il romanzo (breve) di Cocteau.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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[1] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2012/08/tonito-memorial-to-live-and-die-in.html
[2] https://steg-speakerscorner.blogspot.com/2021/01/biglie-e-marmi.html
[3] Portraits-Souvenir, Paris, Grasset, 1935 la prima edizione.
[4] La fonte è la seguente edizione italiana: Ritratti ricordo, Roma, Biblioteca del Vascello, 1993 – a cura di Mireille Revol Cappelletti; le pagine delle citazioni sono quelle da 67 a 69 con il titolo “Premi da fannullone – La mia famiglia le prova tutte – La vera Cité Montiers – L’alunno Dargelos – Il pugno di marmo” (p. 65 e ss.).
Per chi volesse leggere in originale, consiglio la seguente edizione: Jean COCTEAU, Portraits-souvenir – suivi de Articles de Paris, présentation et notes de Pierre Georgel, Paris, Grasset (Collection Pluriel), 1977.

mercoledì 1 dicembre 2021

DELL’ACCAPPATOIO

 

DELL’ACCAPPATOIO

 

In italiano: accappatoio.

In francese: peignoir.

In inglese: bathrobe.

In spagnolo: bata de baño.

In tedesco: bademantel.

 

È un capo ambiguo (e non solo nelle immagini che esso evoca nelle varie lingue), in fondo: si contende una intimità anche sensuale con la vestaglia; combatte sportivamente con quelle – sempre vestaglie – dei pugili; è re delle competizioni natatorie.

 

Poi c’è la spugna e c’è la ciniglia disperata di Quentin Crisp, o di una diva che non può (più?) permettersi le mise de maison (anzi mansion) di Gloria Swanson in Sunset Boulevard.

 

Ma io penso a lembi strappati di accappatoio ed asciugamani lordi di colore sui pavimenti di 7 Reece Mews nello studio di Francis Bacon.

 

L’accappatoio è un simbolo di caduta sociale o artistica, oppure di decadenza mentale.
L’accappatoio può essere insolente e quasi perenne oppure nervoso e discinto.

 

Penso ancora ai brandelli di bathrobe nello studio di Bacon e mi chiedo quanto l’accappatoio abbia trasceso il proprio significato nell’esistenza del pittore.

 

Penso infine, e con licenza di sbagliarmi, che nella stanza di Elisabeth e Paul de Les Enfants terribles sicuramente sta almeno un peignoir maltrattato e abusato.

 

 

                                                                                                                      Steg

 

 

 

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venerdì 29 gennaio 2021

BIGLIE E MARMI

 

BIGLIE E MARMI

 

È ancora possibile regalare delle biglie?
La domanda è doppia: dove comprare oggi delle biglie di vetro? E per chi comprarle?

 

In realtà esiste un terzo quesito, che ha una valenza letteraria che contiene le prime due questioni. Ovvero: il problema delle biglie si pone solo a fronte di – almeno – una specifica lettura: Les Enfants terribles ([1]) di Jean Cocteau ([2]).

 

Le biglie stanno nelle tasche fangose di chi (mai vecchio) ivi tiene una banconota di infimo taglio, ma adeguata per una acquisizione destinata al “tesoro”.

 

Variando sul tema assoluto e perenne, sebbene puramente soggettivo, Paris reclama il primato su London: lo scontro è fra la forza distruttiva di Elisabeth e Paul e l’arrembante ed eterna pugnalata di Peter Pan ([3]).


Gli è che gli sconfitti sono sempre e solo gli invecchiati lettori, che con qualche vergogna scuotono il capo innanzi alle loro immature letture: se le letture sono state due su due potrebbero essere perdonati.
Qui invece non si scuote alcuna testa, e si rilegge.

 

E i marmi? Sono solo “marbles”: don’t loose them!

 



                                                                                                                      Steg

 

 

copertina della prima edizione

 

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[1] O Terribles, la grafia non è univoca.
[2] Romanzo che fra l’altro uccide intellettualmente l’eterosessualismo citazionistico del giornalista medio(cre) che non lo ha letto.
[3] Di James Matthew Barrie.

mercoledì 10 giugno 2020

1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1]) UN ANNO LUNGO) (Steg about Steg Series - 5)


1984: ET NOUS REPARLERONS DE “PEZZI DI BUIO” ([1])
(UN ANNO LUNGO)
(Steg about Steg Series - 5)

Possibile prosieguo del post della stessa serie “Hamburger e altro” ([2]), qui a costo di andare un poco sul personale vorrei riordinare le idee.

°     °     °
Un anno lungo: certo: per me cominciò nella notte già del 7 settembre 1983, sdraiato sulla panchina della stazione ferroviaria nell’attesa di un treno che da Modena mi portasse a Milano.
Riflettevo sul fatto che dovevo dare uno strattone alla tesi di laurea, o meglio alla sua scrittura, se volevo, almeno, laurearmi nella successiva sessione di aprile.
Tornavo da un concerto se non bellissimo molto emozionante di S&TB: visto dal palco (qualche pass era arrivato da qualche parte), poi a fare da interprete per le interviste, poi al ristorante con Siouxsie che mi imboccava con la sua forchetta perché anche io mangiassi qualche tortellino.

°     °     °
Tesi, raso e bansheeiana
Cambio di passo, dunque, ma non di abitudini milanesi: quindi sempre la routine delle riviste musicali britanniche e i dischi (i CD - cioè il formato - quell’anno erano limitati a Miles Davis e quelli di David Bowie si sapeva che “suonavano male”).
A fatica consegno nei tempi la tesi di laurea e contemporaneamente mi preparo per il concerto di S&TB di Milano, del 29 marzo al Teatro Tenda. Ed ecco verificarsi due eventi inaspettati nel corso di un pre-concerto in due fasi: l’amico Tony Selinger ([3]) mi porge una copia del rough mix di Hyaena nelle ore fra il soundcheck e il concerto. L’altro è una ragazza bionda, vestita quasi come una figurina da torta nunziale (nel ruolo di damigella), amica di Robert Smith con cui comincio a scambiare due parole nel fango circostante il Teatro Tenda: io ho dei boots (probabilmente dei Johnson’s) lei delle scarpine di raso; si chiama Heidi.

°     °     °

Ottengo un lavoro a Londra, in uno studio di “solicitors”, col senno di poi molto interessante sotto il profilo umano e con grandi possibilità di vivere la città.

In quell’anno, una bella estate, nella capitale era ancora possibile sentirsi come nel paese dei balocchi.

 

La sera del 9 giugno dopo il secondo concerto di S&TB alla Brixton Academy si finisce tutti al private party presso il pub King’s Head (nella City): chiuso per l’occasione, è gestito da un amico della band.
Vengo presentato al nuovo chitarrista: John Valentine Carruthers.



°     °     °
Valigie e i Pezzi di buio
Rientrai a Milano, riportando anche un po’ di quanto già avevo comprato, per le elezioni europee del 17 giugno 1984.
Ripartii per Londra subito dopo, mi pare da Malpensa, nella mattina del 18. In attesa del volo notai 5 ragazze, sicuramente più giovani di me di qualche anno: fresche ed affiatate, qualcuna pareva anche carina.
Le ritrovai a qualche posto da me, dietro o di fianco, sull’aereo e si cominciò a chiacchierare: confesso che esibii il mio “AAA” laminato dello Hyæna Tour per rompere il ghiaccio e si passò all’argomento musica. Tutte simpatiche, genovesi, diciottenni nel 1984 prima o poi: Patty, Irene, Antonella, Paola e Giovanna; ma con le prime due legai subito, soprattutto con Patrizia quando mi dichiarò che le piacevano Adam and the Ants e le chiesi: “hai una frusta in valigia?”.
Diedi loro mio indirizzo e numero di telefono, ma il mio landlord si dimenticò (sic) di dirmi che avevano telefonato: ci si rincontrò per caso in King’s Road con Patty ed Irene e si combinò di vederci una sera.
Rammento che andai a casa loro, dalle parti di Brompton Road, forse, quei bei mattoni rossicci. Mi accolse una stanza grande che mi rammentò subito il rifugio di Paul e Elisabeth ne Les Enfants terribles: ma qui era stesa sul filo ad asciugare la coloratissima biancheria delle ragazze.

Poi si andò da qualche parte, quella volta od un’altra a Covent Garden.
Ricordo però che Irene mi disse che lei si sentiva un “Pezzo di buio” e me lo raccontò mentre scendevamo a rotta di collo io e lei la scala a chiocciola di una stazione di metropolitana, gli altri dietro (magari usando l’ascensore).




°     °     °



                                                                                                                      Steg





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[1] La parte francese del titolo è l’omaggio ad uno di quelli più evocativi, per me, entro la serie di storie brevi di Corto Maltese: il titolo esatto è ... Et nous reparlerons des Gentilhommes de Fortune, storia del 1970 che tratta di una specie di caccia al tesoro, ma in fondo si parla di persone un po’ speciali, non allineate, i gentiluomini di fortuna, avventurieri o pirati, anche Corto Maltese.
Comunque il riferimento è ai “gentlemen of fortune” di Robert Louis Stevenson ne Treasure Island
Per me sono echi lontani, come vedrete.
[3] Che già mi aveva omaggiato del suo Pass AAA dei concerti londinesi al Royal Albert Hall della band: diverranno Nocturne: album e video.

sabato 3 novembre 2012

ORSON WELLES: UNA VITA IN DISCESA?


ORSON WELLES: UNA VITA IN DISCESA?

 

Sono stato affascinato da Orson Welles sin da quando venni a conoscenza che suo era il film da tutti ritenuto il più grande capolavoro del cinema, il suo primo lungometraggio da regista, del 1941: Citizen Kane ([1]), e – contemporaneamente – lo dipingevano come un fallito nella vecchiaia disposto a recitare in quegli spot pubblicitari televisivi italiani noti come Carosello.
Dovevo essere ancora studente di scuola media inferiore quando ebbi questa informazione fondamentale.
 

Ecco, fra questi due estremi ognuno può esplorare questa figura anche fisicamente imponente, se non addirittura dominante.
Per me egli è (altresì) un Ernest Hemingway “venuto meglio” ([2]), che si scola bottiglie di champagne nell’unico livello in cui ha significato lo Harry’s Bar di Venezia ([3]) cioè quello che soffre dell’acqua alta ([4]).
 

Certo è senza un Nobel il colosso di Kenosha, Wisconsin, ma come scrisse Niccolò Machiavelli i titoli da soli non sono significativi delle persone al contrario sono queste ultime che “li illustrano”.

 

Grandi film realizzati e grandi film non realizzati.
Ecco per esempio l’asse ideale fra Welles e James Dean con un The Little Prince (ché uscì prima negli USA e poi in Francia) da entrambi sognato in versione cinematografica: cercate la sceneggiatura scritta dal primo.

 

Oppure un Don Quixote non completato, ma iniziato.

 

E che dire, per coloro ([5]) che hanno nel cuore Apocalypse Now ([6]), del progetto di una trasposizione su celluloide di Heart of Darkness di Joseph Conrad? Esiste solo qualche prova.

 

Tori e corrida per Hemingway, Welles e Dean. Per inciso.

 

Ma prima del capolavoro dei capolavori per il grand ecran, c’è il gesto ancor più ribelle: forse invidiato da Guy Debord o da Malcolm McLaren: la invasione dei marziani, nel 1938. Solo una lettura radiofonica dalla War of the Worlds del suo quasi omonimo, già illustre H. G. Wells: il 30 ottobre ([7])?

 

Ma non si vive di sola rendita: si pensi a un successo commerciale come quello de The Lady from Shangay che vede protagonista sua moglie Rita Hayworth.
Più sottili forse Touch of Evil oppure The Third Man (non una sua regia) ([8]).
 
Poi c’è quel progetto, ultimato, che è Confidential Report (o Mr. Arkadin, titolo con cui forse è più noto).
O quello strano prodotto filmico che ricordo con uno dei suoi molti titoli: F for Fakes.

 

Orson Welles aveva anche un bel tratto grafico, essenziale come quello di, suo ammiratore, Jean Cocteau.
Se potete, cercate il volume del 1982 di Maurice Bessy intitolato semplicemente con nome e cognome del grandissimo regista e sceneggiatore e attore: troverete degli splendidi esempi del disegno wellesiano.
 

 

                                                                                                                      Steg



 

POST SCRIPTUM

 
Per i più curiosi e pazienti, vale la pena di cercare su You Tube la versione di 2 ore e 44 minuti del documentario BBC: Arena – The Orson Welles Story. Ovviamente sarebbe bello se fosse possibile comprarne copia, ma al solito le masse assumono ben altro oppio audiovisivo.

 

 

                                                                                                                      Steg


 

 

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[1] Lo preciso per te lettore/trice, il/la più giovane del blog per cui idealmente solo/a scrivo.
[2] La mia opinione più contraddittoria è forse su questo scrittore.
[3] Che non è il solo e storico nel mondo.
Ne esiste uno a Parigi ben più antico, già centenario, noto anche come Harry’s New York Bar, che con la “barra” dell’albergo Ritz di Place Vendome si contende il titolo di locale dove fu inventato il Bloody Mary. Of cockails and men...
[4] Dove i tavoli arrivano al numero 12, ma sono 14.
[5] Me incluso e una mia amica lettrice che non nomino al solito per proteggere gli innocenti.
[6] Degli, anche loro corpulenti, Francis Ford “Rumblefish” Coppola e John “Big Wednesday” Milius.
[7] Molti anni fa fu pubblicata in CD. Oggi chissà.
[8] Ennesima dimostrazione – anche – del fatto che Alida Valli sapeva recitare.
Sulla bellezza assoluta del viso di questa attrice, tale da rendere banale quello di Grace Kelly!, bisognerebbe meditare ogni giorno.

domenica 8 luglio 2012

MORRISSEY: WHY?, OH WHY?!


MORRISSEY: WHY?, OH WHY?!

Arrivo al concerto di Siouxsie and The Banshees ([1]) del 25 agosto 1993 in una venue londinese mai frequentata prima: The Grand (a Clapham) ([2]).


Scruto un poco l’ambiance, dove noto solamente Patricia Morrison (già Fur Bible quando aprirono proprio per i Banshees il tour autunnale del 1985 ([3])).
Indi noto Morrissey, il quale indossa dei blue jeans e una camicia bianca immacolata, mi sembra alto di statura.



Rammento che, evidentemente successivamente a un concerto (poco tempo dopo, non mi ricordo quando), Siouxsie dichiarò durante una chiacchiera fra amici che Morrissey fosse un “fascist”, sottintendendo il suo essersi pentita del suo duetto con Moz.



Io ho impiegato, sebbene non dedicandomi a ciò ex professo, anni ad apprezzare The Smiths e Morrissey ([4]); dunque nel 1994 comprai quel singolo ([5]) solo perché Siouxsie aveva duettato con lui e al Grand non provai che fastidio al fatto che ci fosse anche lui nel pubblico.



Ma Morrissey, ora che da anni sono in grado di valutare positivamente parte della sua produzione, non ha un comportamento suscettibile di essere ridotto ad uno. Morrissey vuole sempre e solo aver ragione.
Quindi non lo capisco.


Egli è convinto di piegare una stampa musicale, britannica, che ormai è l’ombra di se stessa, ma che preferisce dialogare – un poco supinamente, certo – con Paul Weller.


Egli pensa, già lo scrissi, che una base di devoti di notevole consistenza comprerà qualsiasi sua capricciosa ristampa (ma invece lui non rende disponibile oltre l’usato Song To Save Your Life ([6])) che poi finisce dopo mesi nel bargain bin ([7]).



Egli cerca di cancellare un documentario di Channel 4 (emittente televisiva britannica) quasi “battezzato” da lui ([8]) intitolato The Importance of Being Morrissey del 1992 (trasmesso l’8 giugno 1993). Modesto paradosso, scoprii che era facilmente reperibile in formato DVD via Internet ([9]).


Cosa vuole ottenere Morrissey?


Ho intrattenuto una breve corrispondenza con l’autore di un’ottima biografia su Morrissey ([10]).
Con me questo giornalista fu cortesissimo (mi regalò anche un volume fotografico su Manchester privandosi della sua copia), ma a un certo punto fra me e Moz ha scelto il secondo, declinando ogni aiuto che gli avevo chiesto su come reperire quel documentario di Channel 4.

Dunque, sembra che Morrissey non ottenga proprio nulla.
Infatti, è appena (giugno 2012) uscita una nuova edizione di The Severed Alliance, biografia controversa ma imprescindibile di The Smiths la quale per lui resta da 20 anni una spina nel fianco (anche se recentemente pare aver rivisto, ma quanto?, la propria opinione).


Intanto Moz si lamenta perché non trova chi gli “pubblichi” l’album nuovo, cioè inedito.
Ora occorre una considerazione tecnico-giuridica: di regola chi pubblica è il soggetto che ha finanziato il fonogramma (il produttore di fonogrammi, appunto) oppure un suo licenziatario.
Quindi Morrissey intende dire che – come più probabile – ha scritto opere musicali (e magari realizzato delle versioni “demo”) in numero sufficiente per quell’album?
Data questa considerazione, come mai questo valente artista non riesce a trovare “casa” stabilmente presso un PdF?

C’è anche un rischio di provincialismo in questo cercare di costruire tutto a propria immagine. Morrissey animalista e vegetariano si scontra con Jean Cocteau, autore (anche) de La corrida du 1er Mai, se usa una immagine di Jean Marais (compagno affettivo – nel senso più letterale e scevro di correttezze di facciata – di Cocteau) ([11]) tratta dall’Orphée diretto da … Cocteau.


In questo si può intravvedere il limite oggettivo di Morrissey: la sua incapacità di inserire nel loro reale contesto i riferimenti storici ed artistici di cui egli si avvale.
Dopo anni di guerra davvero si può eccepire a qualcuno il piacere di un Sunday roast? Doc Marten’s con la tomaia “ecologica”, ma con le punte di metallo, per i “suoi” skins prelevati di peso da un aggro bovver tutto richardalleniano ([12])?
Per favore!


I concerti di Morrissey sembra siano quasi sempre degli esauriti ([13]), ma forse tornare a respirare l’aria di Albione anziché fare l’esiliato californiano (o dove vive adesso, poco importa) gli farebbe bene.


                                                                                                                      Steg




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[1] Confesso, ho dovuto verificare nella mia cronologia personale: i loro concerti cui ho assistito furono molti (un paio di dozzine?), talvolta cruciali.
[2] Ovviamente Billy “Chainsaw” Houlston – grazie – si era preso cura di Yours truly con un pass di un qualche genere.
[3] Quando il 24 ottobre Siouxsie si strappò i legamenti del ginocchio sinistro durante l’esecuzione di“Christine”, al Hammersmith Odeon di Londra.
[4] Nel frattempo ho capito The Rolling Stones; obiettivo che reputo più significativo in prospettiva storica. Evidentemente, The Beatles sono per me irrecuperabili.
[5] “Interlude”. Uscì in 4 formati (CD, 12”, 7” e MC7) nell’agosto 1994, attribuito a Morrissey & Siouxsie su “etichetta” Parlophone (dunque EMI) .
[6] Brillante antologia di diversi artisti da lui curata e distribuita anni fa con il New Musical Express.
[7] In una splendida recensione pubblicata su Amazon.Uk, il 5 aprile 2012 che racconta di come avrebbe dovuto essere la riedizione di Viva Hate di cui ho già scritto (nel post “Riscrivere la propria storia artistica non è leale”). Se il 50% di quanto ivi è scritto è vero, la situazione è ben peggiore di quella da me tratteggiata.
[8] Non solo ivi è intervistato, ma lo sono anche alcune persone a lui vicine.
[9] Spiacente, per me audio e video hanno da essere su supporti fisici.
[10] Non ritengo corretto citarne nome e cognome in questa sede.
[11] Mi riferisco alla copertina del singolo “This Charming Man” di The Smiths.
[12] A tal proposito rimando, con un altro corto circuito umano-letterario, al – già citato in questo blog – saggio England Is Mine di Michael Bracewell, marito di Linder Sterling.
[13] Andate a vedere il sito – che Morrissey ha, quanto a suo webmaster – “bandito” dai suoi concerti: www.morrissey-solo.com e leggete le entusiastiche recensioni dei suoi concerti del 2012, Italia inclusa.